Mettilo dentro ti prego
scritto il 2026-10-19 tempo di lettura 5 min
di
Marco Cianni
genere
gay
cura
A+
La mattina successiva a quella giornata di sesso folle, me ne dovetti andare perché avevo lezione. Lui ancora dormiva. Lasciai casa sua molto triste; era stata una giornata intensa ma fantastica. Le sensazioni vissute erano state molto forti, sia psicologicamente che fisicamente. Il culo mi faceva male, ma era un dolore sopportabile e, allo stesso tempo, piacevole.
Mi mandò un messaggio un’ora dopo. Quel giorno lui aveva degli appuntamenti e forse non potevamo vederci. Mi disse che mi avrebbe scritto la sera, quando sarebbe tornato a casa.
A quelle parole mi venne un’idea diabolica.
Lui lasciava un mazzo di chiavi nascosto in un posto che sapevo perché me lo aveva detto, quindi io, la sera, quando sarebbe tornato, mi sarei fatto trovare a casa vestito solo di un perizoma.
Finita la lezione, andai al negozio di intimo a comprare un perizoma; glielo dovevo dopo il piacere che mi aveva fatto provare il giorno prima. Ne presi uno di pizzo completamente trasparente, di colore bianco candido. Tornai a casa e, sotto la doccia, mi feci tutti i peli, liscio come piaceva a lui.
Feci pranzo e, nel tardo pomeriggio, gli scrissi per cercare di capire a che ora sarebbe tornato, e lui mi rispose: “Ciao tesoro, sono stanchissimo e per fortuna tra mezz’ora sono a casa”.
Di corsa, presi tutto e partii verso casa sua. L’unico problema era dove lasciare la macchina, ma poco più giù di dove abitava c’era una casa abbandonata e la parcheggiai lì.
Corsi verso casa, arrivai al posto dove sapevo ci fossero le chiavi, le presi ed entrai.
Molto velocemente mi spogliai e indossai il perizoma. Mi stava benissimo, il colore bianco gli sarebbe di sicuro piaciuto.
Mi posizionai davanti alla porta di casa in attesa del suo arrivo. Potevo anche fargli una sorpresa, ma avrebbe preso paura, quindi decisi di aspettarlo a porta aperta. Ero lì, in piedi sull’uscio della porta, nudo, indossando solo il perizoma, quando mi vide i suoi occhi si accesero di felicità. Si diresse verso di me e disse sorridendo: “Oh, che bella sorpresa, che bellezza che sei”. “Nuovo?!”, aggiunse indicando il perizoma.
“Sì, papi, un regalo per te. Chi è stanco e ha bisogno di relax?!”, replicai.
Gli dissi di spogliarsi e di sedersi sul divano. Mi inginocchiai tra le sue gambe, gli presi il cazzo in mano, che già si stava indurendo, e iniziai a fargli un bocchino.
I suoi gemiti si fecero subito intensi, i quali mi provocavano un enorme piacere.
“Cerca di resistere più che puoi perché ho tanta voglia di succhiartelo e, quando vieni, non me lo dire”, gli dissi e continuai.
Mentre glielo succhiavo, gli massaggiavo le palle e sentivo il suo perineo indurirsi a ogni affondata. Iniziai a premere un dito sul suo buco per aumentare il piacere che stava provando. Lui si fece avanti col sedere, scorrendo sul divano, quindi capii che voleva essere penetrato. Misi prima un dito, poi il secondo, e le sentivo entrare molto bene. Arrivai alla prostata e iniziai a massaggiarla molto profondamente. I suoi gemiti si fecero più intensi.
“Marco, mettimelo dentro, ti prego!”, urlò.
Mi tirai su, lo guardai con gli occhi strabuzzati e gli dissi: “Sei sicuro? La prima volta può fare male, anzi, fa male”.
“Ci deve essere una prima volta, sono eccitatissimo e credo sia il momento giusto”, replicò.
Aggiunsi solo che prima glielo avrei allargato un po’ con le dita.
Lasciai il suo cazzo per non rischiare di farlo venire e mi concentrai sul suo buco.
Infilai direttamente due dita ed entrarono molto bene. Aggiunsi un terzo dito e anche questo entrò molto bene. I suoi gemiti si facevano sempre più intensi, il suo buco si era allargato. Aveva ragione, era pronto.
Mi tirai su, bagnai molto bene il mio cazzo con la saliva e lentamente spinsi la mia cappella sul suo buco. “Se ti fa male, dimmelo che rallento o mi fermo”, gli dissi.
Lui era a occhi chiusi e fece solamente di sì con la testa.
Feci entrare solo la cappella, che non fece fatica. Rimasi sorpreso, essendo la sua prima volta.
Continuai a far entrare un altro pezzo ed emise un gemito intenso, così lo estrassi un po’. “No, no, vai avanti, sto godendo”, mi disse, sempre a occhi chiusi e concentratissimo.
Continuai a fare avanti e indietro e, in poche spinte, metà cazzo era dentro.
Aggiunsi altra saliva e dissi: “Continuo? Ti piace?”. Ansimando, mi rispose: “Non ti fermare, non ti fermare”.
Continuai lentamente a fare avanti e indietro e arrivai quasi in fondo. Lui aprì gli occhi, mi guardò e disse: “Sei arrivato quasi in fondo? Spingilo dentro, scopami”.
Diedi l’ultima spinta e la mantenni per alcuni secondi. Il suo buco si era allargato e iniziai a scoparlo. I suoi gemiti si fecero ancora più intensi.
“Papi, sto per venire”, gli dissi a un certo punto.
“Dai, sborrami dentro, non vedo l’ora di provare questa sensazione”, replicò lui e continuai.
Mentre mi concentravo sulla mia sborrata imminente, mi fece: “Oddio, anche io sto per venire, spingilo dentro, sto godendo tantissimo”.
Altre poche spinte ed esplosi in una sborrata come poche altre volte prima.
“Oddio, stai sborrando, sento caldo, continua sto venenrdo”, replicò lui.
Gli ripresi il cazzo in mano e lo scappellai, tirando in basso la pelle per aumentare il piacere. Ripresi a scoparlo, sentii il suo buco stringersi intorno al mio cazzo, le sue gambe iniziarono a tremare ed esplose in una sborrata molto vigorosa. Fece degli schizzi altissimi che caddero sopra di lui.
Mi guardò sorridendo, mentre le sue gambe ancora tremavano, e disse: “Lo sai che da oggi in poi litigheremo per chi lo deve prendere?!”.
Mi mandò un messaggio un’ora dopo. Quel giorno lui aveva degli appuntamenti e forse non potevamo vederci. Mi disse che mi avrebbe scritto la sera, quando sarebbe tornato a casa.
A quelle parole mi venne un’idea diabolica.
Lui lasciava un mazzo di chiavi nascosto in un posto che sapevo perché me lo aveva detto, quindi io, la sera, quando sarebbe tornato, mi sarei fatto trovare a casa vestito solo di un perizoma.
Finita la lezione, andai al negozio di intimo a comprare un perizoma; glielo dovevo dopo il piacere che mi aveva fatto provare il giorno prima. Ne presi uno di pizzo completamente trasparente, di colore bianco candido. Tornai a casa e, sotto la doccia, mi feci tutti i peli, liscio come piaceva a lui.
Feci pranzo e, nel tardo pomeriggio, gli scrissi per cercare di capire a che ora sarebbe tornato, e lui mi rispose: “Ciao tesoro, sono stanchissimo e per fortuna tra mezz’ora sono a casa”.
Di corsa, presi tutto e partii verso casa sua. L’unico problema era dove lasciare la macchina, ma poco più giù di dove abitava c’era una casa abbandonata e la parcheggiai lì.
Corsi verso casa, arrivai al posto dove sapevo ci fossero le chiavi, le presi ed entrai.
Molto velocemente mi spogliai e indossai il perizoma. Mi stava benissimo, il colore bianco gli sarebbe di sicuro piaciuto.
Mi posizionai davanti alla porta di casa in attesa del suo arrivo. Potevo anche fargli una sorpresa, ma avrebbe preso paura, quindi decisi di aspettarlo a porta aperta. Ero lì, in piedi sull’uscio della porta, nudo, indossando solo il perizoma, quando mi vide i suoi occhi si accesero di felicità. Si diresse verso di me e disse sorridendo: “Oh, che bella sorpresa, che bellezza che sei”. “Nuovo?!”, aggiunse indicando il perizoma.
“Sì, papi, un regalo per te. Chi è stanco e ha bisogno di relax?!”, replicai.
Gli dissi di spogliarsi e di sedersi sul divano. Mi inginocchiai tra le sue gambe, gli presi il cazzo in mano, che già si stava indurendo, e iniziai a fargli un bocchino.
I suoi gemiti si fecero subito intensi, i quali mi provocavano un enorme piacere.
“Cerca di resistere più che puoi perché ho tanta voglia di succhiartelo e, quando vieni, non me lo dire”, gli dissi e continuai.
Mentre glielo succhiavo, gli massaggiavo le palle e sentivo il suo perineo indurirsi a ogni affondata. Iniziai a premere un dito sul suo buco per aumentare il piacere che stava provando. Lui si fece avanti col sedere, scorrendo sul divano, quindi capii che voleva essere penetrato. Misi prima un dito, poi il secondo, e le sentivo entrare molto bene. Arrivai alla prostata e iniziai a massaggiarla molto profondamente. I suoi gemiti si fecero più intensi.
“Marco, mettimelo dentro, ti prego!”, urlò.
Mi tirai su, lo guardai con gli occhi strabuzzati e gli dissi: “Sei sicuro? La prima volta può fare male, anzi, fa male”.
“Ci deve essere una prima volta, sono eccitatissimo e credo sia il momento giusto”, replicò.
Aggiunsi solo che prima glielo avrei allargato un po’ con le dita.
Lasciai il suo cazzo per non rischiare di farlo venire e mi concentrai sul suo buco.
Infilai direttamente due dita ed entrarono molto bene. Aggiunsi un terzo dito e anche questo entrò molto bene. I suoi gemiti si facevano sempre più intensi, il suo buco si era allargato. Aveva ragione, era pronto.
Mi tirai su, bagnai molto bene il mio cazzo con la saliva e lentamente spinsi la mia cappella sul suo buco. “Se ti fa male, dimmelo che rallento o mi fermo”, gli dissi.
Lui era a occhi chiusi e fece solamente di sì con la testa.
Feci entrare solo la cappella, che non fece fatica. Rimasi sorpreso, essendo la sua prima volta.
Continuai a far entrare un altro pezzo ed emise un gemito intenso, così lo estrassi un po’. “No, no, vai avanti, sto godendo”, mi disse, sempre a occhi chiusi e concentratissimo.
Continuai a fare avanti e indietro e, in poche spinte, metà cazzo era dentro.
Aggiunsi altra saliva e dissi: “Continuo? Ti piace?”. Ansimando, mi rispose: “Non ti fermare, non ti fermare”.
Continuai lentamente a fare avanti e indietro e arrivai quasi in fondo. Lui aprì gli occhi, mi guardò e disse: “Sei arrivato quasi in fondo? Spingilo dentro, scopami”.
Diedi l’ultima spinta e la mantenni per alcuni secondi. Il suo buco si era allargato e iniziai a scoparlo. I suoi gemiti si fecero ancora più intensi.
“Papi, sto per venire”, gli dissi a un certo punto.
“Dai, sborrami dentro, non vedo l’ora di provare questa sensazione”, replicò lui e continuai.
Mentre mi concentravo sulla mia sborrata imminente, mi fece: “Oddio, anche io sto per venire, spingilo dentro, sto godendo tantissimo”.
Altre poche spinte ed esplosi in una sborrata come poche altre volte prima.
“Oddio, stai sborrando, sento caldo, continua sto venenrdo”, replicò lui.
Gli ripresi il cazzo in mano e lo scappellai, tirando in basso la pelle per aumentare il piacere. Ripresi a scoparlo, sentii il suo buco stringersi intorno al mio cazzo, le sue gambe iniziarono a tremare ed esplose in una sborrata molto vigorosa. Fece degli schizzi altissimi che caddero sopra di lui.
Mi guardò sorridendo, mentre le sue gambe ancora tremavano, e disse: “Lo sai che da oggi in poi litigheremo per chi lo deve prendere?!”.
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