Un'altra doccia ancora
scritto il 2026-10-15 tempo di lettura 3 min
di
Marco Cianni
genere
gay
cura
A
Eravamo esausti, ma entrambi soddisfatti. Mangiammo la pasta perché eravamo affamati e ci mettemmo sul divano. Il pomeriggio lo passammo così, a farci le coccole sul divano, tra un pisolino e l’altro.
Arrivò presto sera. C’era bisogno di una doccia, dissi: “Papi, ho bisogno di una doccia, vieni a farla con me?”. “Sì, andiamo insieme”, replicò lui.
Mi portò nel secondo bagno, dove erano presenti una grande doccia e una piccola vasca da bagno. Eravamo rimasti nudi tutto il giorno, quindi aprimmo l’acqua ed entrammo direttamente. L’acqua calda sulla pelle e la compagnia reciproca ci fece eccitare in poco tempo. Ci insaponammo toccandoci a vicenda; i nostri corpi scivolavano l’uno sull’altro per il sapone. La sensazione era paradisiaca. I nostri cazzi si fecero subito duri come il marmo.
Uscimmo dalla doccia, ci asciugammo il corpo. Lui era rasato, quindi una passata di asciugamano in testa veloce; invece io presi il phon. Mentre mi asciugavo i capelli, iniziò a baciarmi sul collo e mi appoggiò il suo cazzo duro tra sul sedere. Emisi un gemito di piacere, posai il phon e, guardandolo negli occhi tramite lo specchio, dissi: “Dai, mettilo dentro mentre ti vedo gemere dallo specchio”.
Si bagnò il cazzo con la saliva e, molto lentamente, iniziò a strusciare la sua cappella calda su e giù per il mio buco. Mise altra saliva e lo spinse dentro, ma questa volta molto lentamente, mentre ci guardavamo negli occhi tramite lo specchio.
Fu una scopata molto lenta e sensuale. Lo sentivo scorrere per tutta la lunghezza; il piacere era estremo, ero in estasi. “Papi, mi fai sognare”, gli dissi mentre mi girai verso di lui. “Prendimi in braccio”, aggiunsi.
Senza dire una parola, mi tirò su di peso, mi prese in braccio e lo mise di nuovo dentro. Eravamo avvinghiati l’uno all’altro. Mi tirava su e mi lasciava cadere, facendo entrare tutto il suo grosso cazzo; lo sentivo tutto fino in fondo. “Sto per venire”, mi disse. “Vieni, ma non ti fermare, voglio che mi continui a scopare”, replicai io.
Dopo poche altre spinte, si bloccò e sentì tutte le pulsazioni dentro di me. “Dai, non ti fermare, continua”, gli dissi. Lui ripartì e sentivo il suo cazzo dentro di me scorrere, mentre a ogni incalzata un po’ del suo sborro usciva fuori per la pressione. Il cazzo scorreva senza problemi, il buco si era allargato mentre il suo sborro faceva da lubrificante. “Non ti fermare, che sto per venire”, sussurrai ansimando. Una decina di spinte e venni; il mio sborro colava ovunque su di lui e il suo sborro ancora usciva copioso dal mio buco.
Eravamo esausti, ma dovevamo farci un’altra doccia, dopo della quale finimmo per addormentarci sul letto, sempre nudi.
Arrivò presto sera. C’era bisogno di una doccia, dissi: “Papi, ho bisogno di una doccia, vieni a farla con me?”. “Sì, andiamo insieme”, replicò lui.
Mi portò nel secondo bagno, dove erano presenti una grande doccia e una piccola vasca da bagno. Eravamo rimasti nudi tutto il giorno, quindi aprimmo l’acqua ed entrammo direttamente. L’acqua calda sulla pelle e la compagnia reciproca ci fece eccitare in poco tempo. Ci insaponammo toccandoci a vicenda; i nostri corpi scivolavano l’uno sull’altro per il sapone. La sensazione era paradisiaca. I nostri cazzi si fecero subito duri come il marmo.
Uscimmo dalla doccia, ci asciugammo il corpo. Lui era rasato, quindi una passata di asciugamano in testa veloce; invece io presi il phon. Mentre mi asciugavo i capelli, iniziò a baciarmi sul collo e mi appoggiò il suo cazzo duro tra sul sedere. Emisi un gemito di piacere, posai il phon e, guardandolo negli occhi tramite lo specchio, dissi: “Dai, mettilo dentro mentre ti vedo gemere dallo specchio”.
Si bagnò il cazzo con la saliva e, molto lentamente, iniziò a strusciare la sua cappella calda su e giù per il mio buco. Mise altra saliva e lo spinse dentro, ma questa volta molto lentamente, mentre ci guardavamo negli occhi tramite lo specchio.
Fu una scopata molto lenta e sensuale. Lo sentivo scorrere per tutta la lunghezza; il piacere era estremo, ero in estasi. “Papi, mi fai sognare”, gli dissi mentre mi girai verso di lui. “Prendimi in braccio”, aggiunsi.
Senza dire una parola, mi tirò su di peso, mi prese in braccio e lo mise di nuovo dentro. Eravamo avvinghiati l’uno all’altro. Mi tirava su e mi lasciava cadere, facendo entrare tutto il suo grosso cazzo; lo sentivo tutto fino in fondo. “Sto per venire”, mi disse. “Vieni, ma non ti fermare, voglio che mi continui a scopare”, replicai io.
Dopo poche altre spinte, si bloccò e sentì tutte le pulsazioni dentro di me. “Dai, non ti fermare, continua”, gli dissi. Lui ripartì e sentivo il suo cazzo dentro di me scorrere, mentre a ogni incalzata un po’ del suo sborro usciva fuori per la pressione. Il cazzo scorreva senza problemi, il buco si era allargato mentre il suo sborro faceva da lubrificante. “Non ti fermare, che sto per venire”, sussurrai ansimando. Una decina di spinte e venni; il mio sborro colava ovunque su di lui e il suo sborro ancora usciva copioso dal mio buco.
Eravamo esausti, ma dovevamo farci un’altra doccia, dopo della quale finimmo per addormentarci sul letto, sempre nudi.
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