Il guardone gentile 2
di
LeoeLea
genere
scambio di coppia
Dopo quell'incontro casuale col guardone marocchino e la promessa a rivederci la settimana successiva, non ci fu giorno che con Lea non facessimo un accenno od un riferimento al possibile prossimo incontro.
La volontà era sì di rivederlo, ma il dilemma era che cosa avremmo fatto e soprattutto cosa avremmo in realtà voluto fare.
Lea voleva farsi guardare, toccare, questo era chiaro, ma avrebbe voluto anche andare oltre, fargli una sega o un pompino, farselo mettere nella figa o nel culo?
Lui, una volta accettato ed accolto da noi, avrebbe acconsentito a fermarsi dove noi avremmo voluto?
Poi, particolare di non poco conto, avrei realmente voluto far scopare, o chissà che altro fare, Lea, proprio davanti a me?
Piano piano i dubbi e le paure svanirono, o meglio, si affievolirono.
Lea comprò del lubbrificante, dei preservativi, delle salviette e quindi era palesemente consapevole di come si sarebbe potuta evolvere la situazione, e le piaceva.
Quando le espressi i miei dubbi sul fatto se avrei accettato o meno la situazione, Lea mi raggelò immadiatamente: "Hai paura di esserci quando mi sbatterà? Certo che io non c'ero quando sei andato con Gabriella, con Grazia, con Monica e con Laura, e te le dico in ordine, e ti dico anche che con Monica non è poi tutto finito, perché quando vi sentite non parlate certo del tempo. Non avresti certo da essere geloso del guardone che per noi, per te e per me, è solo un oggetto che utilizziamo per i nostri giochi e che serve soprattutto a rianimare le nostre fantasie."
Bella spiegazione, certo che quel cazzo enorme sarebbe piaciuto a tutte, avrebbe spaventato tante, ma non certo Lea, o almeno appariva così.
Quella domenica partimmo di buonora per evitare che il traffico o un altro inconveniente ci potesse far arrivare in ritardo.
Lea indossava il solito vestitino bianco, corto, largo, di tessuto fine, che lasciava intravedere i capezzoli in trasparenza quando si attaccava alla pelle.
Era così sbraccaito che chi si fosse messo al suo fianco avrebbe potuto vedere dal lato le tette ed ovviamente fu così all'Autogrill dove Lea perparò con cura la situazione mettendosi accanto a dei turisti olandesi.
Fummo fra i primi ad arrivare allo spiazzo fra Eze e Beauleau e non ci fu problema per il posteggio.
Prendemmo le borse e ci avviammo verso la spiaggia.
Non eravamo ancora arrivati che il voyeour marocchino, già al suo posto, ci vide e sbracciandosi ci invitò a seguirlo fra i cespugli.
Non era nudo, aveva una polo e dei pantaloncini corti.
Senza dire una parola mi salutò con un cenno del capo, poi guardò Lea, le prese la borsa e le porse la mano guidandola alla semplice alcova che aveva preparato pochi metri più in là: un grandissimo asciugamano disteso in piano e circondato dai cespugli su tre lati.
Ora saremmo potuti restare bloccati a guardarci, ma Lea prese l'iniziativa, si sfilò il vestitino e rimase nuda fra noi, poi levò la maglietta al marocchino che era in ginocchio e gli slacciò i pantaloncini, poi si girò verso di me e fece altrettanto.
In un attimo comiciarono le carezze su Lea, al volto, alle tette, ai piedi, alle cosce, al sedere.
Lei si muoveva sinuosamente ad ogni tocco, facendoci percepire che le piaceva e non solo: aspettava altro.
Tirò fuori i preservativi ed invitò il marocchino ad indossarne uno, tirò fuori il lubrificante e cominciò da sola a spalmarselo sulla figa.
Credo che fosse anche una scusa per toccarsi e quando si rese conto che lo avevamo capito, se la allargò, come per controllare che fosse a posto, mostrandoci il rosso dell'interno.
Io ero molto, molto meno dotato del marocchino, ma quei movimenti di Lea mi fecero venire una erezione massima.
Mentre Lea ed io ci limonavamo, il marocchino cominciò a leccarle la figa.
Lea ormai era tutto un contorcimento ed un mugolare.
Mi prese in mano il cazzo e mi disse "Ti amo" e dopo poco iniziò a farmi un pompino.
Con la coda dell'occhio vidi il marocchino che che si infilava un preservativo: aveva un cazzo enorme.
Mentre Lea, compleamente distesa, con il viso girato verso di me, mi succhiava il cazzo e con un braccio mi accarezava la schiena, il marocchino prese ancora il lubrificante e spalmò nuovamente ed accuratamente la figa e poi, dolcemente si appoggiò su di lei.
Lentamente e con molta delicatezza allargò le labbra e vi poggiò la cappella, poi cominciò ad andare avanti ed indietro di due o tre centimetri dando il tempo alla figa di rilassarsi ed allargarsi.
Lea aveva interrotto di farmi il pompino, si era sdraiata completamente e mi aveva preso una mano.
Lui cominciò a spingere, con forza, ma con dolcezza.
I mugolii di Lea si traformarono persto in urletti di dolore e mi guardò negli occhi facendomi capire che sentiva male, ma che voleva andare avanti.
Quando il cazzo entrò nella figa fece quasi un sorriso e mi guardò più rilassata, poi mi mandò un bacio.
Il marocchino sembrava un metronomo, dentro fino in fondo e indietro, con la stessa cadenza, lenta e ripetuta.
Un cazzo di quelle dimensioni, usato differentemente, avrebbe potuto fare dei danni.
Lo guardai in viso, aveva gli occhi socchiusi ed una espressione di piacere.
Lea ed io ci baciammo e cominciai a giocare con le su tette ed a stringerle delicatamente i capezzoli.
Non so quante vonne venne Lea, forse due, forse tre, e non so nemmeno quanto durò quel gioco.
Ad un certo punto il marocchino lanciò un urlo strozzato e fu la sola volta che sentii un suono uscire dalla sua bocca.
Era venuto, si fermò qualche secondo, e poi sfilò lentamente il cazzo: il preservativo era intatto.
Prima ancora di levarselo prese delle salviette e le pasò sulla pancia e sulle cosce di Lea, non tralasciando la figa.
Si levò il preservativo, si pulì, mi guardò, poi guardò Lea, si alzò e cominciò a rivestirsi mentre io riempivo ancora Lea di baci e di attenzioni.
Stava per andaresene quando io gli dissi in fancese: "E l'asciugamano, che fai, non lo porti via?", fece dei gesti chiarissimi con la mano che significavano: non vi preoccupate, passo più tardi, e se ne andò.
Rimanemmo soli in quell'alcova e continuammo ad accarezzarci ed a toccarci fino che presto ci ritrovammo a scopare con intensità, passione, ma con tanta dolcezza.
Restammo ancora sdraiati ed in silenzio per qualche minuto.
Ci demmo una ripulita, Lea scrollò e ripiegò l'asciugamano accostandolo alle piante, mettemmo le nostre poche cose in borsa e ce ne andammo.
Fu allora che diedi un'occhiata al cellulare e mi resi conto che dal nostro arrivo erano passate quasi due ore.
Cambiammo spiaggia, facemmo un bagno, poi un po' di sole, una doccia ed un ristorantino prima di tornarcene a casa.
Fu un'esperienza particolare, che ritengo positiva e che rafforzò l'amore, la sintonia e la complicità che ci lega.
Un grazie a quel guardone gentile che non vedemmo mai più e di cui non sappiamo nemmeno il nome, ma in fondo non importa.
La volontà era sì di rivederlo, ma il dilemma era che cosa avremmo fatto e soprattutto cosa avremmo in realtà voluto fare.
Lea voleva farsi guardare, toccare, questo era chiaro, ma avrebbe voluto anche andare oltre, fargli una sega o un pompino, farselo mettere nella figa o nel culo?
Lui, una volta accettato ed accolto da noi, avrebbe acconsentito a fermarsi dove noi avremmo voluto?
Poi, particolare di non poco conto, avrei realmente voluto far scopare, o chissà che altro fare, Lea, proprio davanti a me?
Piano piano i dubbi e le paure svanirono, o meglio, si affievolirono.
Lea comprò del lubbrificante, dei preservativi, delle salviette e quindi era palesemente consapevole di come si sarebbe potuta evolvere la situazione, e le piaceva.
Quando le espressi i miei dubbi sul fatto se avrei accettato o meno la situazione, Lea mi raggelò immadiatamente: "Hai paura di esserci quando mi sbatterà? Certo che io non c'ero quando sei andato con Gabriella, con Grazia, con Monica e con Laura, e te le dico in ordine, e ti dico anche che con Monica non è poi tutto finito, perché quando vi sentite non parlate certo del tempo. Non avresti certo da essere geloso del guardone che per noi, per te e per me, è solo un oggetto che utilizziamo per i nostri giochi e che serve soprattutto a rianimare le nostre fantasie."
Bella spiegazione, certo che quel cazzo enorme sarebbe piaciuto a tutte, avrebbe spaventato tante, ma non certo Lea, o almeno appariva così.
Quella domenica partimmo di buonora per evitare che il traffico o un altro inconveniente ci potesse far arrivare in ritardo.
Lea indossava il solito vestitino bianco, corto, largo, di tessuto fine, che lasciava intravedere i capezzoli in trasparenza quando si attaccava alla pelle.
Era così sbraccaito che chi si fosse messo al suo fianco avrebbe potuto vedere dal lato le tette ed ovviamente fu così all'Autogrill dove Lea perparò con cura la situazione mettendosi accanto a dei turisti olandesi.
Fummo fra i primi ad arrivare allo spiazzo fra Eze e Beauleau e non ci fu problema per il posteggio.
Prendemmo le borse e ci avviammo verso la spiaggia.
Non eravamo ancora arrivati che il voyeour marocchino, già al suo posto, ci vide e sbracciandosi ci invitò a seguirlo fra i cespugli.
Non era nudo, aveva una polo e dei pantaloncini corti.
Senza dire una parola mi salutò con un cenno del capo, poi guardò Lea, le prese la borsa e le porse la mano guidandola alla semplice alcova che aveva preparato pochi metri più in là: un grandissimo asciugamano disteso in piano e circondato dai cespugli su tre lati.
Ora saremmo potuti restare bloccati a guardarci, ma Lea prese l'iniziativa, si sfilò il vestitino e rimase nuda fra noi, poi levò la maglietta al marocchino che era in ginocchio e gli slacciò i pantaloncini, poi si girò verso di me e fece altrettanto.
In un attimo comiciarono le carezze su Lea, al volto, alle tette, ai piedi, alle cosce, al sedere.
Lei si muoveva sinuosamente ad ogni tocco, facendoci percepire che le piaceva e non solo: aspettava altro.
Tirò fuori i preservativi ed invitò il marocchino ad indossarne uno, tirò fuori il lubrificante e cominciò da sola a spalmarselo sulla figa.
Credo che fosse anche una scusa per toccarsi e quando si rese conto che lo avevamo capito, se la allargò, come per controllare che fosse a posto, mostrandoci il rosso dell'interno.
Io ero molto, molto meno dotato del marocchino, ma quei movimenti di Lea mi fecero venire una erezione massima.
Mentre Lea ed io ci limonavamo, il marocchino cominciò a leccarle la figa.
Lea ormai era tutto un contorcimento ed un mugolare.
Mi prese in mano il cazzo e mi disse "Ti amo" e dopo poco iniziò a farmi un pompino.
Con la coda dell'occhio vidi il marocchino che che si infilava un preservativo: aveva un cazzo enorme.
Mentre Lea, compleamente distesa, con il viso girato verso di me, mi succhiava il cazzo e con un braccio mi accarezava la schiena, il marocchino prese ancora il lubrificante e spalmò nuovamente ed accuratamente la figa e poi, dolcemente si appoggiò su di lei.
Lentamente e con molta delicatezza allargò le labbra e vi poggiò la cappella, poi cominciò ad andare avanti ed indietro di due o tre centimetri dando il tempo alla figa di rilassarsi ed allargarsi.
Lea aveva interrotto di farmi il pompino, si era sdraiata completamente e mi aveva preso una mano.
Lui cominciò a spingere, con forza, ma con dolcezza.
I mugolii di Lea si traformarono persto in urletti di dolore e mi guardò negli occhi facendomi capire che sentiva male, ma che voleva andare avanti.
Quando il cazzo entrò nella figa fece quasi un sorriso e mi guardò più rilassata, poi mi mandò un bacio.
Il marocchino sembrava un metronomo, dentro fino in fondo e indietro, con la stessa cadenza, lenta e ripetuta.
Un cazzo di quelle dimensioni, usato differentemente, avrebbe potuto fare dei danni.
Lo guardai in viso, aveva gli occhi socchiusi ed una espressione di piacere.
Lea ed io ci baciammo e cominciai a giocare con le su tette ed a stringerle delicatamente i capezzoli.
Non so quante vonne venne Lea, forse due, forse tre, e non so nemmeno quanto durò quel gioco.
Ad un certo punto il marocchino lanciò un urlo strozzato e fu la sola volta che sentii un suono uscire dalla sua bocca.
Era venuto, si fermò qualche secondo, e poi sfilò lentamente il cazzo: il preservativo era intatto.
Prima ancora di levarselo prese delle salviette e le pasò sulla pancia e sulle cosce di Lea, non tralasciando la figa.
Si levò il preservativo, si pulì, mi guardò, poi guardò Lea, si alzò e cominciò a rivestirsi mentre io riempivo ancora Lea di baci e di attenzioni.
Stava per andaresene quando io gli dissi in fancese: "E l'asciugamano, che fai, non lo porti via?", fece dei gesti chiarissimi con la mano che significavano: non vi preoccupate, passo più tardi, e se ne andò.
Rimanemmo soli in quell'alcova e continuammo ad accarezzarci ed a toccarci fino che presto ci ritrovammo a scopare con intensità, passione, ma con tanta dolcezza.
Restammo ancora sdraiati ed in silenzio per qualche minuto.
Ci demmo una ripulita, Lea scrollò e ripiegò l'asciugamano accostandolo alle piante, mettemmo le nostre poche cose in borsa e ce ne andammo.
Fu allora che diedi un'occhiata al cellulare e mi resi conto che dal nostro arrivo erano passate quasi due ore.
Cambiammo spiaggia, facemmo un bagno, poi un po' di sole, una doccia ed un ristorantino prima di tornarcene a casa.
Fu un'esperienza particolare, che ritengo positiva e che rafforzò l'amore, la sintonia e la complicità che ci lega.
Un grazie a quel guardone gentile che non vedemmo mai più e di cui non sappiamo nemmeno il nome, ma in fondo non importa.
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