Il guardone gentile 1
di
LeoeLea
genere
voyeur
Era una calda mattina d'estate.
Il tratto di spiaggia è quello che collega Beaulieu a Eze Bord de Mer.
Se si arriva presto si trova posto in uno spiazzo abbastanza ampio che può contenere una ventina di vetture, poi si scende lungo un largo sentiero verso il mare e dopo neanche tre minuti si arriva alla spiaggia.
Ora la spiaggia è più ampia, sono stati rimossi tutti quei cespugli che creavano riparo dal sole e che erano un nido per i guardoni, allora era tutto più selvaggio e più confortevole.
C'era chi si metteva in costume e chi si metteva nudo a prendere il sole, i primi ovunque, i secondi un po' appartati e prevalentemente negli anfratti in direzione Eze.
Quella mattina eravamo fra i primi ad arrivare e scgliemmo ovviamente il posto migliore, non troppo appartato perché avevamo deciso di tenere il costume, Lea ovviamente in topless, e vicino al mare.
Ad un certo punto vidi arrivare un uomo, direi di origine marocchina, intorno ai 50 anni, con i capelli ricci e brizzolati che si infilò in un cespuglio poco dietro di noi, ad una ventina di metri.
"E' andato lì per cambiarsi" pensai, ma non diedi troppa attenzione.
Forse era passata una mezz'ora e casualmente mi volsi verso quella siepe e vidi l'uomo, maldestramente nascosto fra le piante, completamente nudo, con un cazzo enorme che, guardando Lea si stava masturbando.
Feci alcune foto che ancora conservo.
La cosa non mi dispiaceva, mi sarebbe spiaciuto se Lea se ne fosse accorta e, infastidita, si fosse coperta privando me e lui della visione delle sue tette.
Mentre io sopporto bene il caldo Lea ogni tanto andava in acqua a rinfrescarsi e fu proprio mentre ritornava dall'acqua che lo vide e me lo segnalò.
Feci finta di non averlo visto prima e mi complimentai con Lea che aveva fatto diventare duro quel cazzo enorme.
Lea si rimise sdraiata ed io pensai subito di slacciarle il pezzo del costume per gioire io e far gioire il nostro amico guardone, ma sarebbe stato di poco effetto perché Lea era rivolta verso il mare ed il guardone era a monte.
Mi venne un'altra idea.
Quando dopo poco Lea tornò in mare, andai con lei e, protetti dall'acqua, ci scambiammo qualche attenzione, non ignorando gli sguardi del guardone che, fose capendo che non ci infastidiva era uscito quasi completamente dai cespugli e continuava a memare quel cazzo enorme.
Quando Lea decise di tornare in spiaggia, misi in atto il mio piano: le slacciai i fiocchi a destra ed a sinistra del costume e glielo sfilai da dietro e lo portai via, alzandolo, mostrandolo al guardone come un trofeo.
Lea era infastidita, rimase ancora in acqua, si abbassò nell'acqua e coprì anche le tette, ma conoscendomi, sapeva che avrebbe potuto far qualsiasi cosa, ma non avrebbe mai avuto indietro il suo costume.
Dopo poco si alzò e con naturalezza, per non dare a vedere del suo imbarazzo e risultare ancora più eccitante, tornò sulla spiaggia dando spettacolo a me ed al guardone che con la mia mossa precedente avevo allertato.
Lea non voleva darmi soddisfazione, non mi disse nulla, e si rimise, questa volta nuda, a prendere il sole.
Io le dissi "Ora lo chiamo", "Coosa?" mi rispose, ma io lo chiamai con un gesto del braccio, lui subito non capì o forse non credeva a quello che aveva capito, ma dopo due o tre gesti, lentamente, si avvicinò.
Lea era furiosa, ma cosa avrebbe potuto fare, vestirsi ed andarsene, o cacciarlo?
Gli indicai di stendere l'asciugamano dall'atra parte di Lea rispetto alla mia, e lo fece e si sdraiò.
Io rimasi in costume perché la sproporzione mi avrebbe umiliato.
Lea cominciava ad accettare la situazione e non era poi così dispiaciuta di avere quella vista e quell'arnese accanto a lei.
Parlando in francese dissi al guardone che avrebbe potuto spalmare la crema solare su Lea, ma senza toccare le tette e senza toccare il pube, se lei non avesse voluto, e di essere gentile e delicato.
Non avevo mai visto una persona spalmare la crema con tanta delicatezza ed attenzione.
Piano piano si avvicinò alle tette e non trovando resistenza od opposizione cominciò a spalmare pure quelle.
Lea intanto avveva allargato leggermente le gambe e quale invito più esplicito a completare il lavoro?
Era naturale che passando le dita sopra le labbra queste si sarebbero aperte ed era naturale che se si fossero aperte almeno un dito sarebbe entrato, e così fu.
Il suo cazzo era duro e veramente importante, non particolarmente grosso in diametro, ma lungo, o forse era la lunghezza che non faceva apparire grande il diametro.
Ad un certo punto Lea chiese di andar via, così, di punto in bianco e capii che stava per perdere la testa.
Era stata fin troppo accondiscendente e non volevo forzare la sua volontà ignorando la richiesta.
Dissi al guardone, sempre in francese: "Ora basta, vai pure, ci vediamo la prossima settimana".
Non rimase un secondo, si alzò, salutò con un gesto della testa prima me e poi Lea, prese il suo asciugamano, se ne andò e rientrò nei cespugli.
Ci rivestimmo quasi subito e tornammo alla macchina, parlando della piacevole mattinata e pensando a come ed a cosa avremmo fatto la domenica successiva.
Il tratto di spiaggia è quello che collega Beaulieu a Eze Bord de Mer.
Se si arriva presto si trova posto in uno spiazzo abbastanza ampio che può contenere una ventina di vetture, poi si scende lungo un largo sentiero verso il mare e dopo neanche tre minuti si arriva alla spiaggia.
Ora la spiaggia è più ampia, sono stati rimossi tutti quei cespugli che creavano riparo dal sole e che erano un nido per i guardoni, allora era tutto più selvaggio e più confortevole.
C'era chi si metteva in costume e chi si metteva nudo a prendere il sole, i primi ovunque, i secondi un po' appartati e prevalentemente negli anfratti in direzione Eze.
Quella mattina eravamo fra i primi ad arrivare e scgliemmo ovviamente il posto migliore, non troppo appartato perché avevamo deciso di tenere il costume, Lea ovviamente in topless, e vicino al mare.
Ad un certo punto vidi arrivare un uomo, direi di origine marocchina, intorno ai 50 anni, con i capelli ricci e brizzolati che si infilò in un cespuglio poco dietro di noi, ad una ventina di metri.
"E' andato lì per cambiarsi" pensai, ma non diedi troppa attenzione.
Forse era passata una mezz'ora e casualmente mi volsi verso quella siepe e vidi l'uomo, maldestramente nascosto fra le piante, completamente nudo, con un cazzo enorme che, guardando Lea si stava masturbando.
Feci alcune foto che ancora conservo.
La cosa non mi dispiaceva, mi sarebbe spiaciuto se Lea se ne fosse accorta e, infastidita, si fosse coperta privando me e lui della visione delle sue tette.
Mentre io sopporto bene il caldo Lea ogni tanto andava in acqua a rinfrescarsi e fu proprio mentre ritornava dall'acqua che lo vide e me lo segnalò.
Feci finta di non averlo visto prima e mi complimentai con Lea che aveva fatto diventare duro quel cazzo enorme.
Lea si rimise sdraiata ed io pensai subito di slacciarle il pezzo del costume per gioire io e far gioire il nostro amico guardone, ma sarebbe stato di poco effetto perché Lea era rivolta verso il mare ed il guardone era a monte.
Mi venne un'altra idea.
Quando dopo poco Lea tornò in mare, andai con lei e, protetti dall'acqua, ci scambiammo qualche attenzione, non ignorando gli sguardi del guardone che, fose capendo che non ci infastidiva era uscito quasi completamente dai cespugli e continuava a memare quel cazzo enorme.
Quando Lea decise di tornare in spiaggia, misi in atto il mio piano: le slacciai i fiocchi a destra ed a sinistra del costume e glielo sfilai da dietro e lo portai via, alzandolo, mostrandolo al guardone come un trofeo.
Lea era infastidita, rimase ancora in acqua, si abbassò nell'acqua e coprì anche le tette, ma conoscendomi, sapeva che avrebbe potuto far qualsiasi cosa, ma non avrebbe mai avuto indietro il suo costume.
Dopo poco si alzò e con naturalezza, per non dare a vedere del suo imbarazzo e risultare ancora più eccitante, tornò sulla spiaggia dando spettacolo a me ed al guardone che con la mia mossa precedente avevo allertato.
Lea non voleva darmi soddisfazione, non mi disse nulla, e si rimise, questa volta nuda, a prendere il sole.
Io le dissi "Ora lo chiamo", "Coosa?" mi rispose, ma io lo chiamai con un gesto del braccio, lui subito non capì o forse non credeva a quello che aveva capito, ma dopo due o tre gesti, lentamente, si avvicinò.
Lea era furiosa, ma cosa avrebbe potuto fare, vestirsi ed andarsene, o cacciarlo?
Gli indicai di stendere l'asciugamano dall'atra parte di Lea rispetto alla mia, e lo fece e si sdraiò.
Io rimasi in costume perché la sproporzione mi avrebbe umiliato.
Lea cominciava ad accettare la situazione e non era poi così dispiaciuta di avere quella vista e quell'arnese accanto a lei.
Parlando in francese dissi al guardone che avrebbe potuto spalmare la crema solare su Lea, ma senza toccare le tette e senza toccare il pube, se lei non avesse voluto, e di essere gentile e delicato.
Non avevo mai visto una persona spalmare la crema con tanta delicatezza ed attenzione.
Piano piano si avvicinò alle tette e non trovando resistenza od opposizione cominciò a spalmare pure quelle.
Lea intanto avveva allargato leggermente le gambe e quale invito più esplicito a completare il lavoro?
Era naturale che passando le dita sopra le labbra queste si sarebbero aperte ed era naturale che se si fossero aperte almeno un dito sarebbe entrato, e così fu.
Il suo cazzo era duro e veramente importante, non particolarmente grosso in diametro, ma lungo, o forse era la lunghezza che non faceva apparire grande il diametro.
Ad un certo punto Lea chiese di andar via, così, di punto in bianco e capii che stava per perdere la testa.
Era stata fin troppo accondiscendente e non volevo forzare la sua volontà ignorando la richiesta.
Dissi al guardone, sempre in francese: "Ora basta, vai pure, ci vediamo la prossima settimana".
Non rimase un secondo, si alzò, salutò con un gesto della testa prima me e poi Lea, prese il suo asciugamano, se ne andò e rientrò nei cespugli.
Ci rivestimmo quasi subito e tornammo alla macchina, parlando della piacevole mattinata e pensando a come ed a cosa avremmo fatto la domenica successiva.
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