Dal grande magazzino cinese
di
LeoeLea
genere
esibizionismo
Dopo una mattinata di mare in Francia, per tornare seguivamo spesso la via del colle di Tenda, scendendo a Limone per poi prendere verso casa passando da Mondovì.
Non era la prima volta che ci fermavamo in quel grande magazzino cinese di abbigliamento.
Lea trovava lì, a buon prezzo dei pezzi da indossare quando andava al mare, prevalentemente delle magliette in tessuto fine, spesso traforato che da lontano nulla da dire, ma che da vicino non coprivano niente e i capezzoli, ad esempio, ad un occhio attento, erano visibilissimi.
Questi capi avrebbero dovuto essere utilizzati insieme al reggiseno o con sotto una maglietta, ma non penserete certo che Lea seguisse questi accorgimenti.
Ricordo che una volta acquistò una maglietta a rete traforata e indossandola, Lea si divertiva a far uscire e a tenere incastrati nei fori i capezzoli, per il piacere dei passanti, immaginate quindi il diametro dei fori e l'effetto coprente....
Uscì poche volte con quella maglietta e con i capezzoli fuori perché, credetemi, era veramente indecente e una volta incominciò una discussione che sarebbe anche potuta degenerare, con la moglie di un uomo che, nonostante i richiami della donna, non levava gli occhi da Lea.
Quella volta era alla ricerca di un due pezzi trasparente da indossare ovviamente senza reggiseno e di una maglietta elasticizzata ed aderente.
Scelse due o tre capi per tipo e si avviò verso il camerino di prova.
Quando entrava nei camerini lasciava sempre mal tirata la tenda in modo che se qualche cliente fosse stato interessato, avrebbe potuto dare una sbirciatina indisturbata.
In quel grande magazzino, però, gli spogiatoi si fronteggiavano a due a due, quindi un camerino era visibilissimo da quello di fronte, ma restava sufficientemente protetto da chi passava nel corridoio.
Io giravo annoiato nel grande magazzino, avendo piena fiducia sulla scelta dei capi migliori da parte di Lea.
Vi riporto quindi cosa mi ha raccontato Lea quando siamo rientrati in macchina.
Nel camerino Lea si era spogliata completamente per provare i capi, non che avesse dovuto levare molti indumenti, è chiaro, ma era comunque completamente nuda.
In quel momento un uomo, credendo che il camerino fosse libero, tirò la tenda per entrare e quando si trovò Lea, nuda, di fronte rimase bloccato con in mano i capi da provare.
Cosa avrebbe fatto chiunque? O Lea o l'uomo o entrambi avrebbero semplicemente dovuto chiudere la tenda, ma non lo fece nessuno, anzi l'uomo entrò nel camerino di fronte, che era libero e lascò la sua tenda abbondantemente aperta, per guardare e per essere guardato.
Lea, con calma e naturalezza, continuò a mettersi ed a levarsi i capi che aveva scelto di provare, senza smettere di guardare direttamente o di riflesso nello specchio l'uomo nel camerino di fronte.
L'uomo, che avrebbe dovuto provarsi delle magliette o delle camice, si spogliò completamente e cominciò con naturalezza, senza eccessi, a menarsi il cazzo.
Lea con una calma olimpica, continuò a provarsi i pezzi fino a che fece la sua scelta, si rivestì e uscì "senza toccare la tenda" mi disse, per farmi capire quanto la tenda fosse aperta, si recò alla cassa dove, vedendola arrivare, la raggiunsi.
Quando eravamo ormai in macchina e lei mi aveva raccontato la storia, le chiesi: "Ma perché ogni tanto ti giravi e lo guardavi riflesso nello specchio mentre avresti potuto continuare a guardarlo sempre di fronte?" "Perché volevo che lui vedesse anche il lato B".
Dopo questa risposta le dissi quello che ognuno le avrebbe detto e che si meritava, mi sorrise e mi tirò giù la cerniera dei pantaloni e cominciò a farmi quello che quel giorno non mi aveva ancora fatto.
Non era la prima volta che ci fermavamo in quel grande magazzino cinese di abbigliamento.
Lea trovava lì, a buon prezzo dei pezzi da indossare quando andava al mare, prevalentemente delle magliette in tessuto fine, spesso traforato che da lontano nulla da dire, ma che da vicino non coprivano niente e i capezzoli, ad esempio, ad un occhio attento, erano visibilissimi.
Questi capi avrebbero dovuto essere utilizzati insieme al reggiseno o con sotto una maglietta, ma non penserete certo che Lea seguisse questi accorgimenti.
Ricordo che una volta acquistò una maglietta a rete traforata e indossandola, Lea si divertiva a far uscire e a tenere incastrati nei fori i capezzoli, per il piacere dei passanti, immaginate quindi il diametro dei fori e l'effetto coprente....
Uscì poche volte con quella maglietta e con i capezzoli fuori perché, credetemi, era veramente indecente e una volta incominciò una discussione che sarebbe anche potuta degenerare, con la moglie di un uomo che, nonostante i richiami della donna, non levava gli occhi da Lea.
Quella volta era alla ricerca di un due pezzi trasparente da indossare ovviamente senza reggiseno e di una maglietta elasticizzata ed aderente.
Scelse due o tre capi per tipo e si avviò verso il camerino di prova.
Quando entrava nei camerini lasciava sempre mal tirata la tenda in modo che se qualche cliente fosse stato interessato, avrebbe potuto dare una sbirciatina indisturbata.
In quel grande magazzino, però, gli spogiatoi si fronteggiavano a due a due, quindi un camerino era visibilissimo da quello di fronte, ma restava sufficientemente protetto da chi passava nel corridoio.
Io giravo annoiato nel grande magazzino, avendo piena fiducia sulla scelta dei capi migliori da parte di Lea.
Vi riporto quindi cosa mi ha raccontato Lea quando siamo rientrati in macchina.
Nel camerino Lea si era spogliata completamente per provare i capi, non che avesse dovuto levare molti indumenti, è chiaro, ma era comunque completamente nuda.
In quel momento un uomo, credendo che il camerino fosse libero, tirò la tenda per entrare e quando si trovò Lea, nuda, di fronte rimase bloccato con in mano i capi da provare.
Cosa avrebbe fatto chiunque? O Lea o l'uomo o entrambi avrebbero semplicemente dovuto chiudere la tenda, ma non lo fece nessuno, anzi l'uomo entrò nel camerino di fronte, che era libero e lascò la sua tenda abbondantemente aperta, per guardare e per essere guardato.
Lea, con calma e naturalezza, continuò a mettersi ed a levarsi i capi che aveva scelto di provare, senza smettere di guardare direttamente o di riflesso nello specchio l'uomo nel camerino di fronte.
L'uomo, che avrebbe dovuto provarsi delle magliette o delle camice, si spogliò completamente e cominciò con naturalezza, senza eccessi, a menarsi il cazzo.
Lea con una calma olimpica, continuò a provarsi i pezzi fino a che fece la sua scelta, si rivestì e uscì "senza toccare la tenda" mi disse, per farmi capire quanto la tenda fosse aperta, si recò alla cassa dove, vedendola arrivare, la raggiunsi.
Quando eravamo ormai in macchina e lei mi aveva raccontato la storia, le chiesi: "Ma perché ogni tanto ti giravi e lo guardavi riflesso nello specchio mentre avresti potuto continuare a guardarlo sempre di fronte?" "Perché volevo che lui vedesse anche il lato B".
Dopo questa risposta le dissi quello che ognuno le avrebbe detto e che si meritava, mi sorrise e mi tirò giù la cerniera dei pantaloni e cominciò a farmi quello che quel giorno non mi aveva ancora fatto.
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