La festa di addio al nubilato di Martina
di
LeoeLea
genere
etero
In tante ci eravamo già passate, alcune ci sono passate in seguito, altre ci passeranno, ma quel giorno toccò a Martina invitare il nostro gruppo alla sua festa di addio al nubilato.
Il gruppo, di sole donne, nacque al liceo e si cosolidò negli anni, rimanendo attivo e coeso fino ad oggi.
Eravamo inizialmente 12, qualcuna lo lasciò per divergenze (furto di boyfriends), qualcuna perché si trasferì, ma alcune compagne di università si aggregarono fino ad essere, ad oggi, lo stesso numero.
Martina era la più monella, la più scatenata del gruppo, contestatrice, insofferente, ma sincera ed disponibile con tutte noi: sempre.
Io pensavo che non si sarebe mai sposata, non perché non fosse bella, anzi, ma perché avrebbe avuto difficoltà a mettersi in sintonia con un'altra persona che avrebbe dovuto dividere con lei la vita, e invece trovò l'anima gemella.
Ricevemmo tutte una e-mail di invito che recitava più o meno così: "Quel giorno è arrivato anche per me. Riceverai per tempo l'invito alla cerimonia ed al rinfresco che sarà all'inizio di maggio, ma ora ti invito alla mia festa di addio al nubilato a cui parteciperemo solo noi Befane (questo era il termine con cui ci definivamo). Sarà una cenetta fra noi amiche cui seguirà uno spettacolo a sorpresa. Non puoi mancare! Vestiti in modo pratico ed essenziale." e seguiva la data, il posto e l'orario dell'incontro ed il nome del locale, che non avevo mai sentito, ma mi fidavo ciecamente dei gusti e delle scelte di Martina.
Quella sera ci trovammo tutte al posto prestabilito, eravamo in 10 compresa Martina, solo 2 defezioni e ci recammo insieme al locale.
Nulla di eccezionale, a dire il vero, pochissima gente, anzi nessuno oltre a noi.
Ci sedeemmo tutti all'unico tavolo apparecchiato, ci fu servito un rapido aperitivo e poi la cena, alla fine consegnammo il regalo cui tutte avevamo contribuito: una bellissima borsa firmata.
Alcune di noi erano già un po' alticce e non riuscivano a modulare correttamente il tono della voce ed a moderare le risate, figuriamoci a camminare diritte.
Dopo i ringraziamenti, Martina, ci parlò dello spettacolo a sorpresa.
"Ora andiamo tutte nell'altra stanza, ognuna di voi si siederà sulla sedia che riporta il suo nome e lo spettacolo avrà inizio".
Andammo tutte nell'altra stanza e dietro di noi la porta si chiuse.
Era una stanza di circa 6 per 6, con una pedana al centro e dove le 10 sedie erano accostate alle pareti a circa 2 metri una dall'altra.
Accanto a me avevo Sara, avvocato, e Rosa, professore universitario.
Eravamo tutte incuriosite.
Ad un certo punto le luci si spensero, Franca e Paola, che avevano forse bevuto più di tutte incominciarono a fare battute stupide a sfondo sessuale, ma subito cominciò una forte musica techno a tutto volume, che sovrastando le nostre voci non ci avrebbe più permesso di comunicare.
Si aprì una porta ed entrò qualcosa, dico qualcosa perchè non si capì se era un uomo, una donna, un fantasma.
Sempre con la musica a tutto volume cominciarono ad accendersi delle luci soffuse che fecero passare dal buio totale alla penombra e poi alla luce soffusa e che ci consentirono di capire chi era entrato.
Al centro della pedana c'era un uomo, con una maschera che ne celava il volto ed un mantello blu scuro che lo fasciava totalmente.
Martina salì anche lei sulla pedana e disse: "Ragazze, ho preparato per voi una serata indimenticabile, con un ospite favoloso che vi farà giocare e giocherà con voi.
Dimenticate cosa c'è fuori da questa stanza e chi siete fuori da questa stanza, qui siamo un gruppo di amiche che si vogliono divertire fino in fondo e per farlo ci facciamo trasportare dal gioco.
Chiamo qui, al mio posto Monica, di cui tutte conosciamo le doti nascoste (risolino di sottofondo da tutte noi) e lei darà il via alla serata.
Qui ci siamo solo noi e Mr X, quindi non abbiamo nulla da nascondere".
Monica, professoressa di liceo, salì sulla pedana.
Ricominciò fortissima la musica techno e l'uomo si levò il mantello che lanciò verso la porta da dove era entrato.
Rimase con un paio di pantaloni blu e con una camicia blu.
Era di media alteza, mediamente muscoloso, di carnagione scura.
Seguendo il ritmo della musica cominciò a girare intorno a Monica ed a farsi slacciare ad uno ad uno i bottoni della camicia e lui, allo stesso tempo, slacciava quelli della camicia di Monica.
Si capiva che era uno del mestiere e non improvvisava nulla, ma sapeva benissimo cosa e come fare.
Per farla breve le due camicie furono slacciate completamente e volarono via lasciando l'uomo a petto nudo e Monica in reggiseno.
L'uomo fece capire che lui non aveva nessun vestito sopra la cintura e così doveva essere anche per Monica che, incitata dai presenti, si slacciò il reggiseno e lo lanciò verso la sua sedia.
Cominciarono a ballare in modo molto sensuale, devo dire che lui era molto bravo e Monica suppliva a questa sua impreparazione con le sue doti naturali.
Dopo poco volarono via anche i pantaloni di entrambi, con applausi del pubblico a scena aperta.
Mentre Monica restò col suo tanga rosa, l'uomo restò con un perizoma di pelle o similpelle nero.
Prese Monica per mano, le diede un bacetto sulla fronte, lei sperava qualcos'altro...., e la riacompagnò al suo posto, poi prese il mantello, vi si fasciò nuovamente e ricominciò a danzare da solo sulla pedana.
Il pubblico era moto attento, alcune avevano già capito, altre no, ma tutte seguivano con attenzione, solo Monica, a seno nudo, non nascondeva che aspettava con ansia la prossima mossa sperando di poter tornare protagonista.
Completamente fasciato nel mantello e quindi senza che nulla fosse visibile al pubblico, si sfilò il perizoma, lo fece roteare e lo laciò a Martina, poi scese dalla pedana e si avvicinò a Monica.
Col braccio destro e col braccio sinistro teneva il mantello che aprì e tenne intorno a Monica, rimanendo non visibile a tutte le altre e nascondendo Monica, non facendo loro vedere cosa avrebbe fatto Monica: guardre, toccare, segare, spompinare.
Dalla fama di Monica e dai movimenti del mantello nessuna di noi ebbe il minimo dubbio.
Poi si spostò sull'altro lato della stanza avvolgendo Sara e ripetè la scena.
Non eravamo certi su cosa avesse fatto Sara, ma alla fine, quando ci raccontanmmo tutto sul primo giro, venne fuori che lo avevano baciato, lo avevano leccato o avevano cominciato a segarlo o a spompinarlo: nessuna ebbe il coraggio di dire che lo aveva solo guardato.
Da parte mia lo spompinai ed avrei voluto chiedergli se ero meglio io o la mia maestra Monica.
Ci furono poi delle trovate che rendevano il gioco più divertente: l'uomo fingeva di dimenticarsi qualcuna e tornava da chi aveva già servito ed allora il pubblico lo redarguiva richiamandolo al suo dovere!
Tutto si svolgeva in allegria.
Dopo aver completato il giro l'uomo fece cadere il mantello mostrando quello che tutte avevano già visto e cominciò a slacciare i vestiti e tutte rimasero in reggiseno tranne Rosa ed io che non lo portavamo e ci guadagnamo un applauso dalla platea.
Al giro successivo l'uomo fece sfilare le gonne ed i pantaloni e tutte restarono con lo slip o con il tanga tranne io che non lo portavo e l'applauso fu solo per me.
Ormai tutti i freni inibitori erano caduti e sarebbe stato più difficile dire no che accondiscendere alle richieste.
L'uomo prese una bomboletta di panna e fece levare a tutte il reggiseno, poi passando da un lato all'altro della stanza spruzzò poca panna su ogni capezzolo.
Ad operazione completata passò lui a levare la panna con la lingua, non limitandosi a levare la panna.....
Divertente fu che non leccava entrambi i capezzoli di una di noi prima di andare alla successiva, ma solo ad uno, laciando l'altro capezzolo coperto, facendo in modo che ognuna di noi lo richiamasse a completare il lavoro.
Poi si spruzzo la panna sulla cappella e tenendo il cazzo in mano si avvicinò ad ognuna di noi per farselo pulire così come lui aveva pulito i capezzoli.
Nessuna si rifiutò, alcune facevano un sorrisino pudico, come se lo dovessero fare per obbligo e non per piacere.
Alcune, prendendolo in mano, passavano la lingua sulla panna, altre pulivano la cappella con le tonsille, e in più volte, come se la panna non se ne fosse voluta andare.
Il passo successivo che fu quello di far levare a tutte le mutande, di darci la bomboletta della panna e fare in modo che ognuna si potesse sparare la panna sulla parte della fica che preferiva, essendo chiaro che sarebbe poi passato lui a levarla con la lingua, e così fu.
I giochi sarebbero potuti proseguire, ma un solo uomo non sarebbe stato sufficiente e quindi ci fu ancora qualche risata, qualche palpeggiamento, qualche bacio, ma tutto finì lì.
L'uomo si rprese i vestiti, il mantello ed il resto e dopo averci salutate, ringraziò ed uscì dalla porta da cui era entrato.
Ci complimentammo con Martina per la bellissima idea, la ringraziammo e ce ne tornammo a casa alla spicciolata.
Erano già le tre di notte.
Per quanto riguarda l'uomo essuna di noi vide il suo volto, ma lui vide tutti i nostri.
Ogni tanto, se noto che qualcuno che non conosco mi guarda con insistenza, penso: "Sarà lui?"
Il gruppo, di sole donne, nacque al liceo e si cosolidò negli anni, rimanendo attivo e coeso fino ad oggi.
Eravamo inizialmente 12, qualcuna lo lasciò per divergenze (furto di boyfriends), qualcuna perché si trasferì, ma alcune compagne di università si aggregarono fino ad essere, ad oggi, lo stesso numero.
Martina era la più monella, la più scatenata del gruppo, contestatrice, insofferente, ma sincera ed disponibile con tutte noi: sempre.
Io pensavo che non si sarebe mai sposata, non perché non fosse bella, anzi, ma perché avrebbe avuto difficoltà a mettersi in sintonia con un'altra persona che avrebbe dovuto dividere con lei la vita, e invece trovò l'anima gemella.
Ricevemmo tutte una e-mail di invito che recitava più o meno così: "Quel giorno è arrivato anche per me. Riceverai per tempo l'invito alla cerimonia ed al rinfresco che sarà all'inizio di maggio, ma ora ti invito alla mia festa di addio al nubilato a cui parteciperemo solo noi Befane (questo era il termine con cui ci definivamo). Sarà una cenetta fra noi amiche cui seguirà uno spettacolo a sorpresa. Non puoi mancare! Vestiti in modo pratico ed essenziale." e seguiva la data, il posto e l'orario dell'incontro ed il nome del locale, che non avevo mai sentito, ma mi fidavo ciecamente dei gusti e delle scelte di Martina.
Quella sera ci trovammo tutte al posto prestabilito, eravamo in 10 compresa Martina, solo 2 defezioni e ci recammo insieme al locale.
Nulla di eccezionale, a dire il vero, pochissima gente, anzi nessuno oltre a noi.
Ci sedeemmo tutti all'unico tavolo apparecchiato, ci fu servito un rapido aperitivo e poi la cena, alla fine consegnammo il regalo cui tutte avevamo contribuito: una bellissima borsa firmata.
Alcune di noi erano già un po' alticce e non riuscivano a modulare correttamente il tono della voce ed a moderare le risate, figuriamoci a camminare diritte.
Dopo i ringraziamenti, Martina, ci parlò dello spettacolo a sorpresa.
"Ora andiamo tutte nell'altra stanza, ognuna di voi si siederà sulla sedia che riporta il suo nome e lo spettacolo avrà inizio".
Andammo tutte nell'altra stanza e dietro di noi la porta si chiuse.
Era una stanza di circa 6 per 6, con una pedana al centro e dove le 10 sedie erano accostate alle pareti a circa 2 metri una dall'altra.
Accanto a me avevo Sara, avvocato, e Rosa, professore universitario.
Eravamo tutte incuriosite.
Ad un certo punto le luci si spensero, Franca e Paola, che avevano forse bevuto più di tutte incominciarono a fare battute stupide a sfondo sessuale, ma subito cominciò una forte musica techno a tutto volume, che sovrastando le nostre voci non ci avrebbe più permesso di comunicare.
Si aprì una porta ed entrò qualcosa, dico qualcosa perchè non si capì se era un uomo, una donna, un fantasma.
Sempre con la musica a tutto volume cominciarono ad accendersi delle luci soffuse che fecero passare dal buio totale alla penombra e poi alla luce soffusa e che ci consentirono di capire chi era entrato.
Al centro della pedana c'era un uomo, con una maschera che ne celava il volto ed un mantello blu scuro che lo fasciava totalmente.
Martina salì anche lei sulla pedana e disse: "Ragazze, ho preparato per voi una serata indimenticabile, con un ospite favoloso che vi farà giocare e giocherà con voi.
Dimenticate cosa c'è fuori da questa stanza e chi siete fuori da questa stanza, qui siamo un gruppo di amiche che si vogliono divertire fino in fondo e per farlo ci facciamo trasportare dal gioco.
Chiamo qui, al mio posto Monica, di cui tutte conosciamo le doti nascoste (risolino di sottofondo da tutte noi) e lei darà il via alla serata.
Qui ci siamo solo noi e Mr X, quindi non abbiamo nulla da nascondere".
Monica, professoressa di liceo, salì sulla pedana.
Ricominciò fortissima la musica techno e l'uomo si levò il mantello che lanciò verso la porta da dove era entrato.
Rimase con un paio di pantaloni blu e con una camicia blu.
Era di media alteza, mediamente muscoloso, di carnagione scura.
Seguendo il ritmo della musica cominciò a girare intorno a Monica ed a farsi slacciare ad uno ad uno i bottoni della camicia e lui, allo stesso tempo, slacciava quelli della camicia di Monica.
Si capiva che era uno del mestiere e non improvvisava nulla, ma sapeva benissimo cosa e come fare.
Per farla breve le due camicie furono slacciate completamente e volarono via lasciando l'uomo a petto nudo e Monica in reggiseno.
L'uomo fece capire che lui non aveva nessun vestito sopra la cintura e così doveva essere anche per Monica che, incitata dai presenti, si slacciò il reggiseno e lo lanciò verso la sua sedia.
Cominciarono a ballare in modo molto sensuale, devo dire che lui era molto bravo e Monica suppliva a questa sua impreparazione con le sue doti naturali.
Dopo poco volarono via anche i pantaloni di entrambi, con applausi del pubblico a scena aperta.
Mentre Monica restò col suo tanga rosa, l'uomo restò con un perizoma di pelle o similpelle nero.
Prese Monica per mano, le diede un bacetto sulla fronte, lei sperava qualcos'altro...., e la riacompagnò al suo posto, poi prese il mantello, vi si fasciò nuovamente e ricominciò a danzare da solo sulla pedana.
Il pubblico era moto attento, alcune avevano già capito, altre no, ma tutte seguivano con attenzione, solo Monica, a seno nudo, non nascondeva che aspettava con ansia la prossima mossa sperando di poter tornare protagonista.
Completamente fasciato nel mantello e quindi senza che nulla fosse visibile al pubblico, si sfilò il perizoma, lo fece roteare e lo laciò a Martina, poi scese dalla pedana e si avvicinò a Monica.
Col braccio destro e col braccio sinistro teneva il mantello che aprì e tenne intorno a Monica, rimanendo non visibile a tutte le altre e nascondendo Monica, non facendo loro vedere cosa avrebbe fatto Monica: guardre, toccare, segare, spompinare.
Dalla fama di Monica e dai movimenti del mantello nessuna di noi ebbe il minimo dubbio.
Poi si spostò sull'altro lato della stanza avvolgendo Sara e ripetè la scena.
Non eravamo certi su cosa avesse fatto Sara, ma alla fine, quando ci raccontanmmo tutto sul primo giro, venne fuori che lo avevano baciato, lo avevano leccato o avevano cominciato a segarlo o a spompinarlo: nessuna ebbe il coraggio di dire che lo aveva solo guardato.
Da parte mia lo spompinai ed avrei voluto chiedergli se ero meglio io o la mia maestra Monica.
Ci furono poi delle trovate che rendevano il gioco più divertente: l'uomo fingeva di dimenticarsi qualcuna e tornava da chi aveva già servito ed allora il pubblico lo redarguiva richiamandolo al suo dovere!
Tutto si svolgeva in allegria.
Dopo aver completato il giro l'uomo fece cadere il mantello mostrando quello che tutte avevano già visto e cominciò a slacciare i vestiti e tutte rimasero in reggiseno tranne Rosa ed io che non lo portavamo e ci guadagnamo un applauso dalla platea.
Al giro successivo l'uomo fece sfilare le gonne ed i pantaloni e tutte restarono con lo slip o con il tanga tranne io che non lo portavo e l'applauso fu solo per me.
Ormai tutti i freni inibitori erano caduti e sarebbe stato più difficile dire no che accondiscendere alle richieste.
L'uomo prese una bomboletta di panna e fece levare a tutte il reggiseno, poi passando da un lato all'altro della stanza spruzzò poca panna su ogni capezzolo.
Ad operazione completata passò lui a levare la panna con la lingua, non limitandosi a levare la panna.....
Divertente fu che non leccava entrambi i capezzoli di una di noi prima di andare alla successiva, ma solo ad uno, laciando l'altro capezzolo coperto, facendo in modo che ognuna di noi lo richiamasse a completare il lavoro.
Poi si spruzzo la panna sulla cappella e tenendo il cazzo in mano si avvicinò ad ognuna di noi per farselo pulire così come lui aveva pulito i capezzoli.
Nessuna si rifiutò, alcune facevano un sorrisino pudico, come se lo dovessero fare per obbligo e non per piacere.
Alcune, prendendolo in mano, passavano la lingua sulla panna, altre pulivano la cappella con le tonsille, e in più volte, come se la panna non se ne fosse voluta andare.
Il passo successivo che fu quello di far levare a tutte le mutande, di darci la bomboletta della panna e fare in modo che ognuna si potesse sparare la panna sulla parte della fica che preferiva, essendo chiaro che sarebbe poi passato lui a levarla con la lingua, e così fu.
I giochi sarebbero potuti proseguire, ma un solo uomo non sarebbe stato sufficiente e quindi ci fu ancora qualche risata, qualche palpeggiamento, qualche bacio, ma tutto finì lì.
L'uomo si rprese i vestiti, il mantello ed il resto e dopo averci salutate, ringraziò ed uscì dalla porta da cui era entrato.
Ci complimentammo con Martina per la bellissima idea, la ringraziammo e ce ne tornammo a casa alla spicciolata.
Erano già le tre di notte.
Per quanto riguarda l'uomo essuna di noi vide il suo volto, ma lui vide tutti i nostri.
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