Il piacere di obbedire
di
Nora V.
genere
dominazione
La prima volta
Non avrei mai pensato di realizzare la mia fantasia più proibita, e invece eccomi qui, davanti alla villa di Luca. Il cuore mi batte forte mentre raggiungo la porta.
Ci ha presentati la mia amica Sara. Fa parte del mondo BDSM da anni e, dopo la fine della mia relazione, le ho confessato una curiosità che avevo sempre tenuto nascosta. Il mio ex l'aveva liquidata con una risata, lei invece mi ha ascoltata.
Mi ha raccontato le sue esperienze, mi ha spiegato regole, limiti e safeword. Prima di lasciarmi mi ha detto soltanto:
«Pensaci bene. Se vorrai provarci, fammelo sapere.»
Ci ho pensato tutta la notte. Ho guardato video, letto testimonianze e capito che quella curiosità non sarebbe sparita.
La mattina dopo le ho scritto.
Voglio provarci.
Qualche giorno più tardi mi ha presentato Luca.
Ci siamo incontrati in un bar. Ha trentaquattro anni, occhi grigi, capelli biondi e un fisico atletico. La prima cosa che mi ha trasmesso, però, non è stata autorità, ma sicurezza. Abbiamo parlato a lungo. Mi ha spiegato come lavora, i limiti, le safeword e il fatto che ogni esperienza sarebbe stata concordata in anticipo. È stato proprio quel modo di affrontare le cose, con calma e chiarezza, a convincermi.
Una settimana dopo, sto entrando nella sua villa. Mi accoglie gentile e caloroso, mi mette subito a mio agio. Si siede sul divano del suo salotto, un ambiente elegante ma accogliente, pulito e profumato. Faccio per sedermi accanto a lui, ma mi ferma.
«No, Sofia. Spogliati, resta nuda davanti a me, con le gambe aperte», si appoggia allo schienale.
Sorrido. Lui no. È serio.
Beh. Sono qui per questo. Mi alzo, abbasso la zip che ho sul fianco e il vestito scivola a terra lungo il mio corpo. I capezzoli gonfi, completamente esposta sotto il suo sguardo.
«Ripeti le safeword» ordina.
«Giallo rallenta, rosso ferma» dico.
«Perfetto. Se senti di averne bisogno usale».
«Va bene».
«Sì, signore», mi corregge, alzandosi.
«Sì, signore» ripeto.
Le sue dita scorrono sulla schiena, risalgono sul ventre, mi accarezzano i seni. Mi tormenta un capezzolo. Lo tira, mi piego per seguirlo, un lamento fugge dalle mie labbra. Lo lascia e lo riprende. Alterna momenti di pressione intensa a tocchi più leggeri. Controlla il piacere e il dolore con la mia voce.
Quando decide che può bastare, riprendo fiato e la sua mano scivola tra le mie gambe.
«Sei tutta bagnata, Sofia», dice divertito, strofinando il clitoride gonfio. Mi penetra con decisione continuando a massaggiare il clitoride con il pollice. I miei gemiti riempiono la stanza, le gambe stanno per abbandonarmi al piacere, ma Luca si ferma. Si pulisce le dita bagnate sul mio viso. Il mio odore e l’eccitazione si spandono sulla mia pelle.
«Sei pronta?»
Annuisco, incapace di parlare. Mi stringe le guance con una mano e con l’altra mi afferra i capelli finché non mi mette in ginocchio, obbligandomi a sostenere i suoi occhi grigi.
Si toglie i pantaloni e i boxer in un solo gesto. Ha un cazzo enorme e strattonando i capelli per muovermi la testa, me lo spinge in bocca con decisione. Il sapore salato della sua eccitazione mi penetra in gola. Spinge con forza, quasi soffoco. Si ritrae per spingerlo di nuovo.
Il suo cazzo duro scivola nella bocca, su tutta la faccia, spalmando saliva e umori. Il suo respiro è pesante. La saliva densa mi cola dal mento. Il cuoio capelluto brucia, ma una scarica di eccitazione mi attraversa il corpo. I muscoli dell’addome si contraggono, il desiderio avvampa.
«Sei molto più bella con il trucco sbavato», dice, sistemando una ciocca dei miei capelli dietro l’orecchio.
«Grazie, signore», boccheggio.
Lo sguardo di Luca è predatorio, mi batte a terra con la faccia tra i suoi piedi.
«Devo frustarti, Sofia», dice spostandosi dietro di me. «Devo sapere come reagisci e come reagisce la tua pelle. Sei d’accordo?»
«Sì, signore» rispondo.
«A quattro zampe», ordina.
Obbedisco.
Il primo colpo arriva secco, la frusta si scontra contro il mio sedere. La pelle si tende, brucia di un dolore acuto, ma sopportabile.
«Conta».
«Uno…»
Ma al terzo il dolore è intenso, si diffonde verso l’interno delle cosce. I muscoli si irrigidiscono. Grido e mi contorco per accogliere l’ondata di dolore che si mischia al piacere dell’eccitazione. Dopo la quinta mi lascia il tempo di contorcermi sul pavimento. Si inginocchia e mi accarezza i capelli. «Se non vuoi fermarti, sedere fuori», ordina. E io obbedisco. Non voglio fermarmi.
Luca mi afferra per i fianchi e mi penetra con decisione. Mi scopa con ritmo incessante, rispondo alla brutalità delle sue spinte tra le grida di piacere e il bruciore delle frustate sul culo.
«Che figa stretta», commenta Luca con un mix di piacere e sadismo. Continua a muoversi dentro di me con un ritmo implacabile. Ogni spinta è profonda e definita, le palle mi rimbalzano sul clitoride, aumentano l’umiliazione.
Il piacere cresce in modo inarrestabile. Il respiro affannoso, i miei lamenti di dolore mi fanno eccitare ancora di più. L’orgasmo mi travolge, così intenso da essere quasi doloroso. Luca continua a muoversi, prolungando l’orgasmo fin quando le braccia mi cedono e mi abbandona sul pavimento, togliendosi prima che le sue ginocchia mi seguano.
Esce di colpo, mi tira per i capelli per farmi inginocchiare davanti a lui. Senza darmi il tempo di riprendere fiato, spinge di nuovo la mia faccia verso il suo cazzo ancora rigido, impregnato dei miei e dei suoi umori.
Sento il sapore misto del mio piacere e della sua eccitazione. Ogni affondo è deciso, quasi soffocante, sbavo copiosamente sul petto mentre cerco di respirare. Luca muove la mia testa a suo piacimento, tenendomi per i capelli. Si spinge più in fondo, le lacrime mi scorrono lungo le guance mentre respiro rumorosamente dal naso.
Il suo corpo si irrigidisce e con un grido di piacere si ritrae e mi viene sulla faccia. Riversa tutto, fino all’ultimo, e accolgo il suo sperma come un segno della mia completa sottomissione.
Luca mi guarda dall’alto. Nei suoi occhi leggo un misto di trionfo e soddisfazione.
«Non male, Sofia», ansima, accarezzandomi la testa.
Sospiro, senza fiato, guardandolo dal basso della mia posizione. Mi accarezza la testa come se fossi un cane. Solo dopo essersi rivestito mi dà l’ordine che aspettavo. «Prenditi il tempo che ti serve. Il bagno è in fondo sulla destra».
«Grazie, signore».
Raggiungo il bagno. Mi guardo allo specchio: il trucco è colato, il viso porta ancora i segni della sessione. Mi aspettavo di provare vergogna. Invece sorrido.
Mi lavo, mi rivesto e torno in salotto.
«Stai bene?» chiede Luca.
Annuisco. «Molto meglio di quanto immaginassi».
Mi porge un bicchiere d'acqua. Restiamo a parlare ancora qualche minuto.
Quando mi accompagna alla macchina sorride.
«La prossima volta sarà molto più… intensa».
Ricambio il sorriso. «Non vedo l’ora».
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Ci ha presentati la mia amica Sara. Fa parte del mondo BDSM da anni e, dopo la fine della mia relazione, le ho confessato una curiosità che avevo sempre tenuto nascosta. Il mio ex l'aveva liquidata con una risata, lei invece mi ha ascoltata.
Mi ha raccontato le sue esperienze, mi ha spiegato regole, limiti e safeword. Prima di lasciarmi mi ha detto soltanto:
«Pensaci bene. Se vorrai provarci, fammelo sapere.»
Ci ho pensato tutta la notte. Ho guardato video, letto testimonianze e capito che quella curiosità non sarebbe sparita.
La mattina dopo le ho scritto.
Voglio provarci.
Qualche giorno più tardi mi ha presentato Luca.
Ci siamo incontrati in un bar. Ha trentaquattro anni, occhi grigi, capelli biondi e un fisico atletico. La prima cosa che mi ha trasmesso, però, non è stata autorità, ma sicurezza. Abbiamo parlato a lungo. Mi ha spiegato come lavora, i limiti, le safeword e il fatto che ogni esperienza sarebbe stata concordata in anticipo. È stato proprio quel modo di affrontare le cose, con calma e chiarezza, a convincermi.
Una settimana dopo, sto entrando nella sua villa. Mi accoglie gentile e caloroso, mi mette subito a mio agio. Si siede sul divano del suo salotto, un ambiente elegante ma accogliente, pulito e profumato. Faccio per sedermi accanto a lui, ma mi ferma.
«No, Sofia. Spogliati, resta nuda davanti a me, con le gambe aperte», si appoggia allo schienale.
Sorrido. Lui no. È serio.
Beh. Sono qui per questo. Mi alzo, abbasso la zip che ho sul fianco e il vestito scivola a terra lungo il mio corpo. I capezzoli gonfi, completamente esposta sotto il suo sguardo.
«Ripeti le safeword» ordina.
«Giallo rallenta, rosso ferma» dico.
«Perfetto. Se senti di averne bisogno usale».
«Va bene».
«Sì, signore», mi corregge, alzandosi.
«Sì, signore» ripeto.
Le sue dita scorrono sulla schiena, risalgono sul ventre, mi accarezzano i seni. Mi tormenta un capezzolo. Lo tira, mi piego per seguirlo, un lamento fugge dalle mie labbra. Lo lascia e lo riprende. Alterna momenti di pressione intensa a tocchi più leggeri. Controlla il piacere e il dolore con la mia voce.
Quando decide che può bastare, riprendo fiato e la sua mano scivola tra le mie gambe.
«Sei tutta bagnata, Sofia», dice divertito, strofinando il clitoride gonfio. Mi penetra con decisione continuando a massaggiare il clitoride con il pollice. I miei gemiti riempiono la stanza, le gambe stanno per abbandonarmi al piacere, ma Luca si ferma. Si pulisce le dita bagnate sul mio viso. Il mio odore e l’eccitazione si spandono sulla mia pelle.
«Sei pronta?»
Annuisco, incapace di parlare. Mi stringe le guance con una mano e con l’altra mi afferra i capelli finché non mi mette in ginocchio, obbligandomi a sostenere i suoi occhi grigi.
Si toglie i pantaloni e i boxer in un solo gesto. Ha un cazzo enorme e strattonando i capelli per muovermi la testa, me lo spinge in bocca con decisione. Il sapore salato della sua eccitazione mi penetra in gola. Spinge con forza, quasi soffoco. Si ritrae per spingerlo di nuovo.
Il suo cazzo duro scivola nella bocca, su tutta la faccia, spalmando saliva e umori. Il suo respiro è pesante. La saliva densa mi cola dal mento. Il cuoio capelluto brucia, ma una scarica di eccitazione mi attraversa il corpo. I muscoli dell’addome si contraggono, il desiderio avvampa.
«Sei molto più bella con il trucco sbavato», dice, sistemando una ciocca dei miei capelli dietro l’orecchio.
«Grazie, signore», boccheggio.
Lo sguardo di Luca è predatorio, mi batte a terra con la faccia tra i suoi piedi.
«Devo frustarti, Sofia», dice spostandosi dietro di me. «Devo sapere come reagisci e come reagisce la tua pelle. Sei d’accordo?»
«Sì, signore» rispondo.
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Il primo colpo arriva secco, la frusta si scontra contro il mio sedere. La pelle si tende, brucia di un dolore acuto, ma sopportabile.
«Conta».
«Uno…»
Ma al terzo il dolore è intenso, si diffonde verso l’interno delle cosce. I muscoli si irrigidiscono. Grido e mi contorco per accogliere l’ondata di dolore che si mischia al piacere dell’eccitazione. Dopo la quinta mi lascia il tempo di contorcermi sul pavimento. Si inginocchia e mi accarezza i capelli. «Se non vuoi fermarti, sedere fuori», ordina. E io obbedisco. Non voglio fermarmi.
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«Che figa stretta», commenta Luca con un mix di piacere e sadismo. Continua a muoversi dentro di me con un ritmo implacabile. Ogni spinta è profonda e definita, le palle mi rimbalzano sul clitoride, aumentano l’umiliazione.
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Esce di colpo, mi tira per i capelli per farmi inginocchiare davanti a lui. Senza darmi il tempo di riprendere fiato, spinge di nuovo la mia faccia verso il suo cazzo ancora rigido, impregnato dei miei e dei suoi umori.
Sento il sapore misto del mio piacere e della sua eccitazione. Ogni affondo è deciso, quasi soffocante, sbavo copiosamente sul petto mentre cerco di respirare. Luca muove la mia testa a suo piacimento, tenendomi per i capelli. Si spinge più in fondo, le lacrime mi scorrono lungo le guance mentre respiro rumorosamente dal naso.
Il suo corpo si irrigidisce e con un grido di piacere si ritrae e mi viene sulla faccia. Riversa tutto, fino all’ultimo, e accolgo il suo sperma come un segno della mia completa sottomissione.
Luca mi guarda dall’alto. Nei suoi occhi leggo un misto di trionfo e soddisfazione.
«Non male, Sofia», ansima, accarezzandomi la testa.
Sospiro, senza fiato, guardandolo dal basso della mia posizione. Mi accarezza la testa come se fossi un cane. Solo dopo essersi rivestito mi dà l’ordine che aspettavo. «Prenditi il tempo che ti serve. Il bagno è in fondo sulla destra».
«Grazie, signore».
Raggiungo il bagno. Mi guardo allo specchio: il trucco è colato, il viso porta ancora i segni della sessione. Mi aspettavo di provare vergogna. Invece sorrido.
Mi lavo, mi rivesto e torno in salotto.
«Stai bene?» chiede Luca.
Annuisco. «Molto meglio di quanto immaginassi».
Mi porge un bicchiere d'acqua. Restiamo a parlare ancora qualche minuto.
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