Mia cognata Irene

di
genere
incesti

IRENE - MIA COGNATA

Dopo sposati con mia moglie eravamo andati ad abitare in una villetta bifamiliare con un bel pezzo di giardino, noi a piano terra mentre al 1 piano ci abitava mia cognata Irene con il marito.
Mia cognata con il marito avevano 4 anni più di noi ed avevano un bambino di 5.
Mio cognato non tornava mai a pranzo, avendo la madre che abitava vicino al suo ufficio andava da lei.
Mia moglie a settimane alterne non rientrava nemmeno a pranzo, aveva trovato l’accordo con la sorella che in quei giorni io sarei andato a pranzo da lei.
Avevo una pausa pranzo di 2 ore e restando insieme parlavamo di un sacco di cose, fra noi era nata una certa intimità e ci confidavamo su tutto.

Ascoltandola avevo capito che era insoddisfatta del suo matrimonio a causa di tante piccole incomprensioni.
Con mia moglie volevamo un figlio ma dopo 2 anni di matrimonio ancora lei non rimaneva incinta.
Avevamo fatto tutte le analisi del caso e nonostante tutto risultava essere nei parametri normali lei non rimaneva incinta. In quel periodo, su consiglio del ginecologo stavamo provando con il metodo della temperatura basale che controllava il periodo fertile.
Dopo un po' era diventato stressante, fare sesso, non quando ne avevi voglia ma quando la temperatura era nei giusti valori.
Anche io mi ero confidato della mia insoddisfazione di questa situazione, mia cognata Irene su questo ci scherzava parecchio.

Era successo che avevo avuto un inaspettato e grave lutto ella mia famiglia di origine, ed ero andato un po' in depressione. Un giorno parlando con mia cognata con cui spesso mi confidavo più che con mia moglie, avevo avuto una crisi di pianto.
Lei mi aveva abbracciato per consolarmi, aveva iniziato ad asciugarmi le lacrime con un dito, po’, ad un certo punto aveva iniziato a baciarmi sulle guance. Tutto era successo all’improvviso, dalle guance era passata alle labbra, per primo era stato un bacio lieve, poi all’improvviso le nostre bocche si erano aperte le lingue incontrate ed il bacio era diventato intenso.

Per alcuni minuti, non smettevamo di baciarci, ma non solo quello, le nostre mani esploravano i nostri corpi freneticamente.
Eravamo in piedi appoggiati al ripiano della cucina, Irene aveva la camicia sbottonata ed il seno allo scoperto, mentre con una mano ero arrivato alle sue mutandine e cercavo di abbassarle, lei aveva già aperto la cerniera dei miei pantaloni ed adesso stringeva il mio cazzo nella mano.
Stava per succedere l’irreparabile, quando in un momento di lucidità mi ero fermato e gli avevo detto:

- Stiamo per compiere una cazzata tremenda, fermiamoci prima che sia tardi.

Mi ero staccato da lei, mi ero ricomposto ed ero scappato verso le scale.
L’ultima immagine che ricordo è il viso di Irene con una espressione mista a sorpresa e delusione.
Sapevo che era stata la decisione migliore ma arrivato a casa non avevo resistito ed ero corso in bagno a masturbarmi. Quando avevo goduto era stato un piacere così intenso che le gambe sembravano cedermi.

Era passato quasi un mesetto da quel fatto, io logicamente avevo trovato una scusa per non andare a pranzo da lei.
Cercavamo di evitarci e quando non ne potevamo fare a meno perché c’erano gli altri con noi, nel momento che i nostri sguardi si incrociavano ci dicevamo tutto con un semplice sguardo.
La scuola era finita e mia moglie come sempre si era trasferita nella villa di montagna dei genitori. Io la raggiungevo a giorni alterni e per il week end.
Mia cognata a volte venivano nel week end, ma durante la settimana restava a casa, anche perché il bambino seguiva in centro ricreativo estivo.

Era una caldissima giornata di inizio luglio, ero ritornato a pranzare a casa, quando avevo aperto le tapparelle della cucina, nel prato sul retro della casa, c’era mia cognata, in costume da bagno stesa a prendere il sole su una sdraio.
L’avevo osservata per un paio di minuti, mi era passata la fame.
Ero uscito e l’avevo salutata, mi aveva risposto in modo caloroso, poi avevamo iniziato a parlare del più e del meno. Io mi ero seduto al bordo della sdraio, lei ad un certo punto indicandomi una bottiglietta con una spruzzino sopra mi aveva chiesto gentilmente se gliela passassi perché voleva rinfrescarsi.

Avevo preso la bottiglia ma invece di passargliela avevo iniziato io a spruzzarle l’acqua, prima sul collo, petto e pancia, avevo continuato iniziando dalle gambe e salendo lungo le cosce.
Mi ero fermato quando ero arrivato all’inguine, poi senza quasi pensarci avevo indirizzato il getto sulla mutandina del costume proprio all’altezza della figa.
Al secondo spruzzo lei aveva allargato leggermente le gambe emettendo un piccolo gemito.
Era ad occhi chiusi e sul viso aveva una espressione beata e soddisfatta.
Avevo intervallato gli spruzzi, ma ad ogni spruzzo lei emetteva un gemito, ormai ero eccitato anche io.



L’acqua era finita, avevo riposto la bottiglietta ed avevo iniziato a spalmarle l’acqua sulla pancia. Lei continuava a tenere gli occhi chiusi.
Quando lentamente avevo infilato la mano dentro le mutandine raggiungendo la figa e trovandola bagnatissima e non solo di acqua, lei con la sua mano aveva bloccato la mia, aveva aperto gli occhi e fissandomi con un tono di voce rauco mi aveva detto:

- Se continui devi andare fino alla fine e non lasciarmi sul più bello come la volta scorsa.

Come risposta mi ero piegato baciandola infilandole la lingua in bocca.
Lei mi aveva abbracciato continuando a baciarmi.
Gli avevo infilato un dito nella figa iniziando a masturbarla, era mia intenzione infilarle il secondo dito ma non ne avevo avuto il tempo lei aveva goduto gemendo e stringendomi. Anche lei aveva allungato la mano a toccarmi il cazzo.
Anche se eravamo in un angolo ben riparato, non volevo correre rischi, l’avevo presa per mano e l’avevo portata dentro casa.
Non eravamo andati in camera ma avevamo messo i cuscini del divano sul tappeto e dopo esserci spogliati ci eravamo stesi sul pavimento.

Lei, visto che aveva avuto il suo primo orgasmo mi aveva subito preso il cazzo in bocca con l’intenzione di ricambiare il piacere che le avevo dato, dal canto mio non avevo resistito a leccare la sua figa.
Sapientemente quando sentiva che ero al limite si fermava. Eravamo arrivati al punto che nessuno dei due avrebbe resistito a lungo.
Nel momento che glielo avevo infilato dentro avevo voluto osservare il mio cazzo sparire lentamente nella sua figa.
Era caldissima e sentivo le contrazioni della sua figa.
Quando avevamo goduto insieme le avevo schizzato dentro una quantità di sborra esagerata. Dopo esserci rilassati, l’avevo invitata a venire in bagno per lavarci, lei con espressione abbacchiata mi aveva chiesto:

- Si è fatto tardi e devi andare al lavoro?

- Lavoro? Non ci vado di certo oggi. Volevo solo leccartela di nuovo.

Sul viso le era comparso un sorriso radioso, si era alzata e corsa in bagno, io le ero andato dietro. Era seduta sul bidet quando l’avevo raggiunta, ero accanto a lei in piedi lei aveva spostato il viso mi aveva preso il cazzo in bocca ed in una pausa mi aveva detto

- Preferisco pulirlo io succhiandolo, spero che ti piacerà.

Mi era piaciuto, eccome, il cazzo era diventato subito duro di nuovo. Eravamo tornati in sala le 3 ore seguenti erano stati un continuo scopare. Non aveva avuto nessuna remora nemmeno quando gli avevo puntato il cazzo nel buco del culo, mi aveva solo raccomandato di fare piano perché con il marito lo aveva fatto poche volte. Gli avevo spalmato un po' d’olio ed il cazzo le era entrato tutto senza problemi. Alle 16 avevamo dovuto smettere e ricomporci. Lei era salita a casa si era vestita ed era andata a prendere il bambino, io avevo fatto una doccia, quella sera sarei andato in montagna.

Sono ritornato a pranzare da Irene. Quando arrivo di solito è già tutto pronto, mangio velocemente per poi avere quasi un’oretta per noi. Sono di nuovo iniziate le scuole, siamo in inverno, a volte avverto al lavoro che ho una leggera febbre e che resto a casa, sono pomeriggi memorabili. Irene non ha pretese se non quella che ogni volta che siamo soli pretende di avere il mio cazzo dentro.
scritto il
2026-06-27
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