Trasferimento a Milano
di
Joma996
genere
incesti
TRASFERIMENTO A MILANO
Arrivare a Milano nei primi anni 70 proveniente da un piccolo paesino interno della Calabria per me era come sbarcare sulla luna. Mi portavo dietro una valigia di cartone con dentro pochi e scarsi indumenti e l’animo stracolmo di rabbia. Più che una scelta la mia era stato quasi un obbligo quello di allontanarmi dal mio paese. Quando a 25 anni devi elemosinare anche una sigaretta è facile essere assorbito in loschi giri, ma poi quando nello spazio di pochi giorni uno dei tuoi migliori amici viene assassinato ed un altro finisce in galera capisci che per te non c’è futuro ed allora parti portandoti tutta la rabbia dentro di te.
Come appoggio avevo mia sorella Antonella, che aveva 3 anni più di me. Anche lei pur di scappare dalla fame aveva accettato di sposare un uomo con 12 anni più di lei, erano i rospi che di dovevano ingoiare. Dentro me stesso mi ero ripromesso che non avrei mai più fatto la fame, volevo fare i soldi a tutti i costi. Antonella con il marito Filipo viveva in una casa di ringhiera in un quartiere popolare alla periferia di Milano. Si entrava in un grande cortile, si saliva al primo piano dove c’era una lunga balconata dove allineate c’erano tante stanze con il gabinetto in comune in fondo.
Appena in cima sulla destra c’era un cancello di ferro, Filippo aveva preso 3 stanze, abbattendo i muri aveva ricavato un dignitoso appartamento una grande cucina e sala un bagno e la camera da letto. Io avrei dormito in una stanza sul lato sinistro, c’era un lettino un tavolinetto con un paio di sedie un vecchio armadio ed un lavandino. Potevo reputarmi fortunato perché avrei usato il bagno della casa di mia sorella dove avrei mangiato anche insieme a loro. Fin da subito Filippo mi era stato sui coglioni, mi infastidiva quel suo velato razzismo che lo faceva sentire superiore e con il diritto di trattarmi come poveraccio.
Per fortuna avevo subito trovato da lavorare in una ditta meccanica, il lavoro duro non mi spaventava e lavoravo anche 12 orre al giorno. Filippo lavorava in una industria chimica e mia sorella Antonella in una camiceria. A fare il paragone con la Calabria era come vivere nella terra dei bengodi. La mattina uscivo presto, portandomi il pranzo al sacco che mi aveva preparato mia sorella tornavo la sera, cenavamo insieme si guardava un po' la televisione poi si andava a letto. Almeno 2/volte a settimana dovevo sopportare i loro momenti di intimità se volevo guardare la televisione. Filippo di solito verso le 21 chiamava Antonella in camera, sentivo i loro gemiti che per fortuna duravano poco, poi Antonella ritornava in vestaglia, quando ci scambiavamo qualche sguardo lei mi sorrideva facendo una alzata di spalle, come a dire che era il prezzo da pagare, poi accendeva una sigaretta e continuavamo a guardare la televisione.
Ricordo dopo il primo mese quando avevo preso il primo stipendio, con tutti gli straordinari avevo preso di stipendio una cifra che in Calabria ci avrei impiegato almeno 4 mesi. Ero euforico al massimo, mi sentivo di poter spaccare il mondo ed era solo l’inizio. Per festeggiare li avevo invitati a mangiare fuori, eravamo andati in una modesta trattoria ma per me era stato come essere stato nel miglior ristorante al mondo. Tutto procedeva nel migliore dei modi, quando una domenica mattina, mia sorella Antonella mi aveva chiamato mentre rifaceva il mio letto e mi puliva la stanza. Mi aveva fatto vedere il lenzuolo che aveva una grossa macchia gialla, poi mi aveva dato degli straccetti in stoffa dicendomi:
- Quando non resisti e ti fai pugnetta usa questi, così non sporchi.
- Scusami, ma ogni volta che vi sento scopare poi mi viene voglia.
- Ascolta ho una amica che lavora con me, non è una gran bellezza ma gli avevo parlato di te, gli farebbe piacere uscire. Se vuoi la chiamo e stasera puoi portarla al cinema.
Logicamente avevo subito accettato, Antonella era passata da casa dalla sua amica Maria ed aveva organizzato l’uscita. A pranzo Filippo mi aveva fatto quasi girare i coglioni con il suo modo di fare. Si sentiva autorizzato a spiegarmi come dovevo corteggiare una donna, cosa potevo e non potevo fare. Avevo evitato di rispondergli ed annuivo a qualsiasi cazzata diceva, ma ero certo che avrei evitato suoi consigli. Anche se non avevo mai avuto una ragazza credevo di non aver avuto bisogno di consigli, le mie esperienze in fatto di sesso si riduceva solo a una decina di visite ad una prostituta.
Maria era arrivata in orario, poverina, aveva il labbro leporino e l’operazione che aveva fato non aveva totalmente risolto il problema, ma aveva due belle tette ed un bel culo. Aveva 35 anni e viveva con la madre. Ero stato molto gentile ed educato con lei, forse fin troppo, perché all’inizio del secondo tempo, appena spente le luci era stata lei a baciarmi, e quando avevo allungato le mani a palparle le tette non aveva protestato e non l’aveva fatto nemmeno quando le avevo infilato le mani nella figa. Anche lei aveva palpato il mio cazzo trovandolo duro ed avevamo deciso di lasciar perdere il film ed uscire.
Eravamo tornati a casa nella mia stanza, a casa sua c’era sua madre. Quando Maria si era spogliata, non avevo pensato affatto al suo labbro leporino, era davvero una gran figa. L’avevo leccata fino a farla godere, poi glielo avevo messo dentro e l’avevo scopata, lei mi aveva detto che le potevo sborrare in figa e lo avevo fatto. Io avevo una fame arretrata di sesso, avevamo scopato a lungo, io alla fine avevo goduto 5 volte ma avevo lo stesso sempre voglia, era la prima volta che scopavo con una donna e non una puttana.
Il giorno dopo Maria aveva raccontato tutto a mia sorella anche i particolari e mi aveva mandato un messaggio dicendomi che quando avevo voglia di vederla Per un paio di mesi almeno 2 volte a settimana al mattino dicevo a mia sorella, di a Maria che se vuole venire stasera l’aspetto e Maria puntualmente arrivava, la scopavo in tutte le posizioni ed a richiesta sua gli avevo sborrato in bocca ed aveva voluto che gli scopassi anche il culo, mi diceva sempre che con lei potevo fare quello che volevo.
Filippo aveva dovuto cambiare orari di lavoro, non faceva più giornata ma era passato a fare turni, io ero contento perché così lo vedevo di meno. La prima sera che faceva il turno 22-06, subito dopo cena con ancora tavolo apparecchiato, aveva chiamato Antonella in camera, non avevo sentito gemiti, ma ancora prima che tornasse in sala mia sorella, lui era uscito trafelato perché rischiava di fare tardi al lavoro. Dopo pochi minuti, era arrivata Antonella sempre in vestaglia, aveva sparecchiato e lavato piatti, poi si era seduta accanto a me sul divano a fumare la sigaretta, io l’avevo guardata e scherzando gli avevo detto:
- Stavolta non ho sentito gemiti come mai.
- Non li hai sentito perché stasera non avevo voglia di fingere
- Mi stai dicendo che i gemiti che fai sono solo finta?
- La maggior parte delle volte fingo, poi prima di dormire faccio da sola. Non pensare che tutti siano torelli come te. Guarda che Maria al lavoro racconta tutto e se vuoi ci sono alcune sposate che avrebbero voglia di provarti
A sentirla parlare mi ero eccitato, intanto la cinta della vestaglia, si era sciolta non so dire se era successo per caso o se l’aveva fatto di proposito. Aveva una tetta interamente scoperta e si poteva vedere anche parte della figa. Senza rendermi conto e sorprendendo me stesso gli avevo detto:
- Visto che dici che tante vorrebbero provarmi, lo vorresti anche t?
- Siamo fratello e sorella e tutti dicono che è pericoloso scopare fra consanguinei.
- Scopare non è affatto pericoloso, il pericolo c’è se si fanno figli.
- Per quello non c’è pericolo, io purtroppo non riesco a restare incinta.
Eravamo rimasti in silenzio ci fissavamo negli occhi, ormai eravamo consapevoli che tutte e due volevamo farlo, aspettavamo per vedere chi avrebbe preso l’iniziativa. Avevo allungato la mano a toccarle una tetta e lei mi aveva subito baciato in bocca. Ci eravamo spogliati nudi in un attimo, ledi mi aveva preso per mano e mi aveva portato a letto, continuava a toccare e succhiare il mio cazzo mentre io gli toccavo la figa, poi quando gli ero andato sopra e lentamente gli avevo infilato il cazzo dentro sempre continuando a baciarmi mi aveva allacciato e gambe dietro la schiena imprigionandomi e mi aveva detto:
- Adesso così non puoi muoverti, lo voglio dentro per tutta la notte, devi farmi provare il piacere che fai provare a Maria. Ogni volta a lavoro mi raccontava tutto ed io correvo in bagno a toccarmi.
- Non serve che mi tieni bloccato. Anche io tutte le sere quando ti sentivo gemere poi la notte continuavo a farmi le pugnette immaginando si essere io scoparti.
- Adesso potrai farlo tutte le volte che vuoi, se c’è Filippo andiamo nella tua stanza.
Avevamo scopato fino alle 5 della mattina, poi io ero andato nella mia stanza, mancava poco e filippo sarebbe ritornato e noi dovevamo andare al lavoro.
Sono passati diversi mesi, con Antonella scopiamo regolarmente, lei con Filippo non finge più di godere, anzi più di una volta glielo ha rinfacciato, spesso quando la chiama per scopare prima di andare al lavoro lei non ci va e lo lascia a bocca asciutta. Un giorno che lui esasperato gli aveva dato uno schiaffo io l’ho menato di brutto e l’ho minacciato di sparargli. Ormai è succube di Antonella che ha come scopo quello di fargli chiedere separazione. Antonella non mi fa storie se scopo con altre, anzi spesso è lei che mi porta amiche, mi ha fatto solo un avvertimento, il giorno che non riesco a soddisfarla scopa il primo che passa.
Arrivare a Milano nei primi anni 70 proveniente da un piccolo paesino interno della Calabria per me era come sbarcare sulla luna. Mi portavo dietro una valigia di cartone con dentro pochi e scarsi indumenti e l’animo stracolmo di rabbia. Più che una scelta la mia era stato quasi un obbligo quello di allontanarmi dal mio paese. Quando a 25 anni devi elemosinare anche una sigaretta è facile essere assorbito in loschi giri, ma poi quando nello spazio di pochi giorni uno dei tuoi migliori amici viene assassinato ed un altro finisce in galera capisci che per te non c’è futuro ed allora parti portandoti tutta la rabbia dentro di te.
Come appoggio avevo mia sorella Antonella, che aveva 3 anni più di me. Anche lei pur di scappare dalla fame aveva accettato di sposare un uomo con 12 anni più di lei, erano i rospi che di dovevano ingoiare. Dentro me stesso mi ero ripromesso che non avrei mai più fatto la fame, volevo fare i soldi a tutti i costi. Antonella con il marito Filipo viveva in una casa di ringhiera in un quartiere popolare alla periferia di Milano. Si entrava in un grande cortile, si saliva al primo piano dove c’era una lunga balconata dove allineate c’erano tante stanze con il gabinetto in comune in fondo.
Appena in cima sulla destra c’era un cancello di ferro, Filippo aveva preso 3 stanze, abbattendo i muri aveva ricavato un dignitoso appartamento una grande cucina e sala un bagno e la camera da letto. Io avrei dormito in una stanza sul lato sinistro, c’era un lettino un tavolinetto con un paio di sedie un vecchio armadio ed un lavandino. Potevo reputarmi fortunato perché avrei usato il bagno della casa di mia sorella dove avrei mangiato anche insieme a loro. Fin da subito Filippo mi era stato sui coglioni, mi infastidiva quel suo velato razzismo che lo faceva sentire superiore e con il diritto di trattarmi come poveraccio.
Per fortuna avevo subito trovato da lavorare in una ditta meccanica, il lavoro duro non mi spaventava e lavoravo anche 12 orre al giorno. Filippo lavorava in una industria chimica e mia sorella Antonella in una camiceria. A fare il paragone con la Calabria era come vivere nella terra dei bengodi. La mattina uscivo presto, portandomi il pranzo al sacco che mi aveva preparato mia sorella tornavo la sera, cenavamo insieme si guardava un po' la televisione poi si andava a letto. Almeno 2/volte a settimana dovevo sopportare i loro momenti di intimità se volevo guardare la televisione. Filippo di solito verso le 21 chiamava Antonella in camera, sentivo i loro gemiti che per fortuna duravano poco, poi Antonella ritornava in vestaglia, quando ci scambiavamo qualche sguardo lei mi sorrideva facendo una alzata di spalle, come a dire che era il prezzo da pagare, poi accendeva una sigaretta e continuavamo a guardare la televisione.
Ricordo dopo il primo mese quando avevo preso il primo stipendio, con tutti gli straordinari avevo preso di stipendio una cifra che in Calabria ci avrei impiegato almeno 4 mesi. Ero euforico al massimo, mi sentivo di poter spaccare il mondo ed era solo l’inizio. Per festeggiare li avevo invitati a mangiare fuori, eravamo andati in una modesta trattoria ma per me era stato come essere stato nel miglior ristorante al mondo. Tutto procedeva nel migliore dei modi, quando una domenica mattina, mia sorella Antonella mi aveva chiamato mentre rifaceva il mio letto e mi puliva la stanza. Mi aveva fatto vedere il lenzuolo che aveva una grossa macchia gialla, poi mi aveva dato degli straccetti in stoffa dicendomi:
- Quando non resisti e ti fai pugnetta usa questi, così non sporchi.
- Scusami, ma ogni volta che vi sento scopare poi mi viene voglia.
- Ascolta ho una amica che lavora con me, non è una gran bellezza ma gli avevo parlato di te, gli farebbe piacere uscire. Se vuoi la chiamo e stasera puoi portarla al cinema.
Logicamente avevo subito accettato, Antonella era passata da casa dalla sua amica Maria ed aveva organizzato l’uscita. A pranzo Filippo mi aveva fatto quasi girare i coglioni con il suo modo di fare. Si sentiva autorizzato a spiegarmi come dovevo corteggiare una donna, cosa potevo e non potevo fare. Avevo evitato di rispondergli ed annuivo a qualsiasi cazzata diceva, ma ero certo che avrei evitato suoi consigli. Anche se non avevo mai avuto una ragazza credevo di non aver avuto bisogno di consigli, le mie esperienze in fatto di sesso si riduceva solo a una decina di visite ad una prostituta.
Maria era arrivata in orario, poverina, aveva il labbro leporino e l’operazione che aveva fato non aveva totalmente risolto il problema, ma aveva due belle tette ed un bel culo. Aveva 35 anni e viveva con la madre. Ero stato molto gentile ed educato con lei, forse fin troppo, perché all’inizio del secondo tempo, appena spente le luci era stata lei a baciarmi, e quando avevo allungato le mani a palparle le tette non aveva protestato e non l’aveva fatto nemmeno quando le avevo infilato le mani nella figa. Anche lei aveva palpato il mio cazzo trovandolo duro ed avevamo deciso di lasciar perdere il film ed uscire.
Eravamo tornati a casa nella mia stanza, a casa sua c’era sua madre. Quando Maria si era spogliata, non avevo pensato affatto al suo labbro leporino, era davvero una gran figa. L’avevo leccata fino a farla godere, poi glielo avevo messo dentro e l’avevo scopata, lei mi aveva detto che le potevo sborrare in figa e lo avevo fatto. Io avevo una fame arretrata di sesso, avevamo scopato a lungo, io alla fine avevo goduto 5 volte ma avevo lo stesso sempre voglia, era la prima volta che scopavo con una donna e non una puttana.
Il giorno dopo Maria aveva raccontato tutto a mia sorella anche i particolari e mi aveva mandato un messaggio dicendomi che quando avevo voglia di vederla Per un paio di mesi almeno 2 volte a settimana al mattino dicevo a mia sorella, di a Maria che se vuole venire stasera l’aspetto e Maria puntualmente arrivava, la scopavo in tutte le posizioni ed a richiesta sua gli avevo sborrato in bocca ed aveva voluto che gli scopassi anche il culo, mi diceva sempre che con lei potevo fare quello che volevo.
Filippo aveva dovuto cambiare orari di lavoro, non faceva più giornata ma era passato a fare turni, io ero contento perché così lo vedevo di meno. La prima sera che faceva il turno 22-06, subito dopo cena con ancora tavolo apparecchiato, aveva chiamato Antonella in camera, non avevo sentito gemiti, ma ancora prima che tornasse in sala mia sorella, lui era uscito trafelato perché rischiava di fare tardi al lavoro. Dopo pochi minuti, era arrivata Antonella sempre in vestaglia, aveva sparecchiato e lavato piatti, poi si era seduta accanto a me sul divano a fumare la sigaretta, io l’avevo guardata e scherzando gli avevo detto:
- Stavolta non ho sentito gemiti come mai.
- Non li hai sentito perché stasera non avevo voglia di fingere
- Mi stai dicendo che i gemiti che fai sono solo finta?
- La maggior parte delle volte fingo, poi prima di dormire faccio da sola. Non pensare che tutti siano torelli come te. Guarda che Maria al lavoro racconta tutto e se vuoi ci sono alcune sposate che avrebbero voglia di provarti
A sentirla parlare mi ero eccitato, intanto la cinta della vestaglia, si era sciolta non so dire se era successo per caso o se l’aveva fatto di proposito. Aveva una tetta interamente scoperta e si poteva vedere anche parte della figa. Senza rendermi conto e sorprendendo me stesso gli avevo detto:
- Visto che dici che tante vorrebbero provarmi, lo vorresti anche t?
- Siamo fratello e sorella e tutti dicono che è pericoloso scopare fra consanguinei.
- Scopare non è affatto pericoloso, il pericolo c’è se si fanno figli.
- Per quello non c’è pericolo, io purtroppo non riesco a restare incinta.
Eravamo rimasti in silenzio ci fissavamo negli occhi, ormai eravamo consapevoli che tutte e due volevamo farlo, aspettavamo per vedere chi avrebbe preso l’iniziativa. Avevo allungato la mano a toccarle una tetta e lei mi aveva subito baciato in bocca. Ci eravamo spogliati nudi in un attimo, ledi mi aveva preso per mano e mi aveva portato a letto, continuava a toccare e succhiare il mio cazzo mentre io gli toccavo la figa, poi quando gli ero andato sopra e lentamente gli avevo infilato il cazzo dentro sempre continuando a baciarmi mi aveva allacciato e gambe dietro la schiena imprigionandomi e mi aveva detto:
- Adesso così non puoi muoverti, lo voglio dentro per tutta la notte, devi farmi provare il piacere che fai provare a Maria. Ogni volta a lavoro mi raccontava tutto ed io correvo in bagno a toccarmi.
- Non serve che mi tieni bloccato. Anche io tutte le sere quando ti sentivo gemere poi la notte continuavo a farmi le pugnette immaginando si essere io scoparti.
- Adesso potrai farlo tutte le volte che vuoi, se c’è Filippo andiamo nella tua stanza.
Avevamo scopato fino alle 5 della mattina, poi io ero andato nella mia stanza, mancava poco e filippo sarebbe ritornato e noi dovevamo andare al lavoro.
Sono passati diversi mesi, con Antonella scopiamo regolarmente, lei con Filippo non finge più di godere, anzi più di una volta glielo ha rinfacciato, spesso quando la chiama per scopare prima di andare al lavoro lei non ci va e lo lascia a bocca asciutta. Un giorno che lui esasperato gli aveva dato uno schiaffo io l’ho menato di brutto e l’ho minacciato di sparargli. Ormai è succube di Antonella che ha come scopo quello di fargli chiedere separazione. Antonella non mi fa storie se scopo con altre, anzi spesso è lei che mi porta amiche, mi ha fatto solo un avvertimento, il giorno che non riesco a soddisfarla scopa il primo che passa.
2
voti
voti
valutazione
1.5
1.5
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
La vendita della casa “parte seconda”
Commenti dei lettori al racconto erotico