Il mio incontro con Chiara, mia moglie
di
Federika
genere
saffico
Mi chiamo Federica, ho 29 anni, sono nata il 24 gennaio 1997. Abito a Genova, con mia moglie Chiara.In questo primo racconto vi dirò come io e Chiara ci siamo conosciute mentre nei successivi racconti vi parlerò della evoluzione della nostra storia d'amore
A19 anni feci l’esame di maturità, una liberazione! Tutti quelli che mi leggono sanno bene cosa significhi abbandonare per sempre la scuola dopo aver affrontato l’esame finale… finisce un capitolo della propria vita, quello che ci lega ancora agli obblighi scolastici ma anche che ci identifica con l’essere piccoli, adolescenti, chiusi tra i banchi di scuola, in quelle ore con il timore delle interrogazioni, dei compiti a sorpresa, dei compiti a casa. Ora tutto questo era finito e subito mi buttai sui test di medicina per tentare di superare la prova preselettiva per entrare nella facoltà di medicina. Ad inizio settembre feci i test e li superai! Ero iscritta al primo anno della facoltà di medicina di Genova, una eccellenza in ItLia.
Un sabato di metà settembre del 2016, ancora libera dai futuri impegni universitari, una mia cara amica, Elisa, mi invitò ad una festa di una sua amica, una tale Ludovica, in una villetta nel paese di Sant’Ilario, in Riviera, poco dopo Genova Nervi. Accettai volentieri pensando tra me che poteva essere l’occasione giusta per conoscere qualcuno di interessante dopo così tanto tempo di solitudine sentimentale.Lo studio scolastico, infatti, mi aveva impegnata così tanto che non avevo avuto proprio né il tempo né il desiderio di conoscere qualche ragazzo. A questo se ci aggiungo la mia timidezza, il quadro è completo.
Quindi quel pomeriggio pensai a come prepararmi per arrivare al meglio alla festa. Fatta la doccia, mi guardai allo specchio nuda come ero consueta fare. La statura ormai era quella che era, sul 1.64, i capelli si erano un poco schiariti e quindi ero diventata castano-bionda grazie anche a qualche intervento del parrucchiere e tenevo sempre la striscia in mezzo coi capelli che scendevano ai lati e che ormai avevano superato le spalle, il seno una buona seconda e stava su da solo che era un piacere, per fortuna l’intervento del reggiseno spesso era inutile, e i capezzoli piccoli ma di un bel colore rosso scuro adornati da una aureola non grande ma vivace facevano la loro bella figura. Pancia piatta, e questo mi soddisfaceva, un piccolo triangolino di peli al pube corti castani che la estetista curava ogni volta togliendomi quelli orrendi ai lati delle labbra, grandi labbra non troppo pronunciate ma decisamente simpatiche, il clitoride era il mio ormai insostituibile amico di tante serate a letto, gambe abbastanza dritte e piedi numero 37. Guardandomi di spalle potevo notare un culetto non grande ma abbastanza delineato nelle sue forme.Insomma mi vedevo come una ragazza carina che avrebbe potuto catturare l’attenzione di qualche ragazzo.
Mi vestii comunque in modo sportivo, un leggero trucco e Elisa mi venne a prendere con la sua auto alle 19 e andammo in questa località così piccola ma nello stesso tempo suggestiva perché posta in collina, poco sopra al mare, fra gli ulivi, con una vista stupenda sul golfo genovese.
Arrivammo verso le 20 e già c’erano molti invitati tutti a me sconosciuti; era una villetta con un bel giardino, ricco di ulivi e di fiori nelle aiuole, ombrelloni e sedie, tavolini coperti da ampie tovaglie bianche su cui erano posti vassoi pieni di cibarie e varie bottiglie di ogni tipo di bevanda, alcoolica e non. Entrando, c’era un’ampia sala con una gran vetrata che dava sul mare in lontananza, divani scuri appoggiati alle pareti bianche, ampi tendaggi anch’essi scuri ai lati della vetrata, vari quadri futuristi appesi alle pareti e dalla parte opposta altri tavolini con ogni ben di Dio in fatto di cibo, salato e dolce, e di bevande e con i piatti, posate e tovaglioli in gran quantità a diposizione di tutti.
Sapevo che era una festa di compleanno di una ragazza la cui famiglia era sicuramente agiata, ma mi sentivo quasi un’imbucata, considerato che non conoscevo nessuno e sicuramente anche chi mi vedeva si sarà chiesto chi diavolo fossi e cosa ci facessi lì! Elisa non mi aveva ancora presentata alla padrona di casa e, anzi, dopo aver salutato alcuni suoi conoscenti e aver detto loro chi ero, aveva incontrato un tizio con il quale si era dileguata, facendomi, con un gran sorriso stampato in faccia, un cenno di saluto con la mano come per dire ci vediamo tra un po’.
Immaginando cosa avrebbe fatto Elisa con il suo amico, girai piuttosto annoiata fra il giardino e la sala guardandomi in giro alla ricerca di qualcosa di interessante e di qualcuno con cui poter fare conoscenza in modo da far passare il tempo. Ma vedevo che tutti i presenti già parlavano fra loro, ridevano e scherzavano, non c’era nessuno da solo, magari da un lato, ad aspettare compagnia. Mi sedetti nel giardino a guardare distrattamente il cellulare almeno per non dare a qualcuno l’impressione che ero alla ricerca di un’anima buona che mi tenesse compagnia. Del resto, non ero di carattere abbastanza aperta e sfacciata da inserirmi in un gruppetto di sconosciuti per partecipare ad una discussione già avviata. Ma poco dopo pensai, ma chi se ne frega, già che sono qui e che ho fame ne approfitto! E cosi, rientrata in sala, presi un piatto, le posate e il tovagliolo, e iniziai a servirmi pregustando la mia cena seduta nel fresco del giardino fra gli ulivi.
Mentre giravo tra un tavolino e l’altro per controllare e valutare ciò che mi piaceva di più fra tutte quelle cibarie e, adocchiata una torta salata dall’aspetto decisamente invitante, balzai a tagliarmene una fetta, istintivamente alzai gli occhi e il mio sguardo si incrociò con quello di una ragazza che stava in piedi, in quel momento da sola, a metà della sala, fra il tavolino dove mi trovavo io e uno di quei divani posti vicino alla vetrata. Non l’avevo ancora vista prima e notai che mi stava fissando anche se con una certa discrezione. Era sicuramente più grande di me. Quel suo sguardo penetrante e magnetico, grazie ai suoi occhi così neri e a quelle sopracciglia così curate che ne delineavano i contorni superiori in modo assolutamente perfetto, e quel suo mezzo sorriso impreziosito da una bocca piccola ma le cui labbra, adornate da un discreto rossetto rosa scuro, ne davano una fotografia degna della migliore Leibovitz, catturano i miei occhi che, per qualche istante, rimasero appiccicati ai suoi come legati da un invisibile filo a doppio senso. In quegli istanti rimasi immobile, la forchetta sospesa a mezz’aria, quasi fossi bloccata e calamitata. Ma subito dopo, scossa da quell'istante insolito, continuai il mio giro tra i tavoli alla ricerca di qualcosa che soddisfacesse le mie papille gustative.
Ero arrivata alla fase del piatto quasi pieno – ma – ancora – una – cosa – ci – può – stare - quando mi sentii toccare la spalla sinistra e una voce cristallina dirmi:
-Ehi ciao!
Girandomi, vidi la ragazza che mi aveva così profondamente impressionata con i suoi occhi.
-Ciao! – le risposi. Ero stupita ma felice che qualcuno mi stesse rivolgendo la parola e soprattutto perché si trattava proprio della ragazza che aveva acceso la mia curiosità.
-Non ti ho mai vista, qui, sei un’amica di Ludovica?
-Di chi? dissi distrattamente senza ricordarmi sul momento chi fosse.
-Di Ludovica, la padrona di casa!
-Ah si..no..non la conosco, veramente, le dissi con un certo imbarazzo.
-Ahaha non dirmi che ti sei imbucata! mi disse ridendo.
-No no! Sono venuta con un’amica, Elisa, solo che non mi ha ancora presentata alla padrona di casa e ora non so nemmeno dove sia! dissi alzando gli occhi al cielo e sentendomi sempre più a disagio. Chissà cosa penserà di me!
-Rimediamo subito, tranquilla, se vuoi ti presento io. Ah, io sono Chiara, piacere!
-Io Federica, piacere. Grazie mille!
-Vieni, ecco, Ludovica è quella ragazza laggiù, bionda e coi tacchi alti, è inconfondibile.
Mi sentivo decisamente a disagio ad essere presentata da una sconosciuta ad una sconosciuta, per di più alla sua festa di compleanno e a casa sua!
-Ehi Ludovica, disse Chiara, questa è Federica, amica di Elisa.
-Ciao, mi disse Ludovica, piacere! Grazie di essere venuta! Qui è tutto a tua disposizione.
-Grazie, risposi sfoderando un sorriso credo un po' forzato, visto l'imbarazzo del momento.
-Allora divertiti, vado a salutare i miei amici che sono arrivati! Ci vediamo!
Una meteora la padrona di casa!
“Divertiti” pensai fra me, ma come? Avrei proprio voluto tornarmene a casa. Nel frattempo, anche quella Chiara si era dileguata mentre Ludovica mi stava parlando per quei 20 secondi. Mi guardai attorno, decisa a trovare un angolo tranquillo dove potermi sedere e mangiare; non feci in tempo a muovermi che Chiara, la misteriosa sconosciuta, mi fu di nuovo accanto con il suo piatto, dicendomi:
-Vieni, andiamo in giardino a mangiare assieme, ti va?
-Si!
Oh finalmente! Pensai tra me, almeno non sarò sola tutta la serata!
Sedute una vicina all’altra ad un tavolino in giardino iniziammo a parlare e subito scoprii che aveva 27 anni e che lavorava nello studio del papà, notaio a Genova, mentre la mamma aveva un negozio in uno dei centri commerciali della città. Non potei fare a meno di notare come oggettivamente fosse una bella ragazza: alta circa 1.70, oltre allo sguardo che mi aveva colpita, aveva capelli neri leggermente a boccoli che le cadevano poco sotto le spalle con una leggera frangetta sulla parte destra della fronte, le mani ben curate e unghie corte con lo smalto rosa chiaro, magra al punto giusto, vestita in modo elegante ma sportivo allo stesso tempo, con una camicetta bianca con merletti da cui traspariva un seno non eccessivamente abbondante ma sicuramente sodo e ben fatto e un pantalone nero aderente, con bei sandali dal tacco non troppo alto e ai piedi lo stesso smalto delle mani.
Dopo essermi presentata anche io, vestita decisamente più sportiva di lei, con una polo bianca e un jeans scuro e anche io dei sandali ai piedi sui quali avevo messo lo smalto nero, cosi come sulle mani, iniziai a dire che avevo 19 anni, avevo fatto la maturità e che ero passata ai test di medicina e che, quindi, avrei intrapreso questa carriera universitaria. Lei mi fece i complimenti, che mi sembravano sinceri, per aver superato uno scoglio così difficile. Mentre partecipava alla mia gioia per il risultato, non potei fare a meno di notare il suo sorriso smagliante, dai denti bianchissimi e perfetti. La sua voce era limpida, per nulla impastata come capitava a me nei momenti di nervosismo, e aveva un timbro davvero gradevole. E dal suo sguardo traspariva una ragazza buona, sincera, ma sicuramente decisa e sicura del fatto suo.
Ci mettemmo a parlare di tutto, ora sedute al tavolino, ora in piedi a ricaricare i nostri piatti, ora sedute su uno dei divani della sala. Il tempo era volato, con Chiara mi sono sentita a mio agio fin da quando abbiamo iniziato a chiacchierare, come fossimo amiche di vecchia data e non sconosciute. Si era fatta oltre mezzanotte e, dopo aver risposto al messaggio di mia madre – Quando torni? – Fra 3 ore - , Elisa finalmente fece capolino facendomi cenno che voleva andare via. Io invece avrei voluto rimanere ancora a parlare con Chiara, e poi fra me pensai che Elisa fosse stata davvero una stronza a lasciarmi da sola per tutta la serata, aveva voluta la mia compagnia per andare alla festa ma poi quando si era trattato di scopare col suo amico non ci aveva pensato su un attimo ad abbandonarmi. Per fortuna Chiara, avendo capito la mia riluttanza a tornare a casa, mi disse che mi avrebbe accompagnata, che era venuta da sola in auto, se mi faceva piacere. Ben felice dissi freddamente ad Elisa di tornarsene a casa da sola e che mi sarei arrangiata per il ritorno, e lei fece pure l’offesa!
Alle 2 passate decidemmo di tornare a casa. Non avevo affatto sonno: quell'incontro così inatteso mi aveva trasmesso una scarica di adrenalina, dandomi una carica e una parlantina che non provavo da tempo. Ero felice di aver fatto una conoscenza così speciale; anche se Chiara era un po' più grande di me, sentivo che saremmo potute diventare amiche e che con lei avrei potuto parlare di tutto, forse persino confidarmi.
Dopo aver chiacchierato ancora durante il tragitto di ritorno a Genova, ci lasciammo sotto casa mia dopo esserci scambiate il numero di cellulare, con la promessa di rivederci al più presto. Andata a letto, non potei fare a meno di ripensare a questa nuova ragazza conosciuta, avevo davanti a me l’immagine del suo volto così radioso e così simpatico, e dentro di me risentivo ancora la sua voce. Mi sentivo felice di averla conosciuta e pensavo che avrei potuto mandare a quel paese Elisa una volta per tutte.
Quella domenica ci scambiammo solo un messaggio di saluto.
Non ci pensai più quel giorno, ma il pomeriggio del giorno dopo, mentre ero in centro per acquistare la cancelleria da utilizzare per i corsi universitari, trovandomi nella centralissima Via XX Settembre, mi ricordai che proprio lì c’era l’ufficio dove lavorava Chiara. Siccome era quasi l’ora in cui lei usciva per tornare a casa mi misi di fronte al portone in attesa che uscisse. Neanche dieci minuti dopo, infatti, si aprì il portone e appena la vidi la salutai.
-Ciao Chiara!
-Ehi Federica, cosa ci fai qua?
-Ero qui in centro per fare acquisti e ho pensato che uscissi a quest’ora e così ho pensato di aspettarti per salutarti!
-Hai fatto benissimo! mi disse abbracciandomi. Senti Io ho una fame..ti va un aperitivo al Porto Antico?
-Si certo!
Non potei fare a meno di notare che Chiara era raggiante nella sua bellezza, vestita in modo elegante, da ufficio, con un tailleur in giacca e pantalone leggeri, color azzurro chiaro, una camicetta bianca e scarpe nere col tacco non eccessivamente alto, i capelli sciolti, un filo di trucco e rossetto rosa cipria. Un profumo fiorato completava il suo quadro. Non sapevo se ne ero più affascinata o ammirata, ero solamente certa che stare in sua compagnia mi faceva stare bene, mi rilassava, mi rendeva felice, anche se la mia mise di quel momento non era paragonabile alla sua, converse ai piedi, un jeans strappato e una maglietta colorata!
In quei mesi fino a dicembre la nostra amicizia si consolidò sempre di più e l'intesa tra noi divenne fortissima. Anche se i nuovi corsi universitari mi richiedevano molto impegno, cercavo di ritagliarmi un paio d'ore ogni pomeriggio per raggiungerla al lavoro e fare due passi insieme, magari arrivare fino a casa sua che non era peraltro troppo distante da casa mia, entrambe nella circonvallazione a monte della città, in collina, o prenderci un aperitivo.
La mia vita era decisamente cambiata. Dal brutto anatroccolo che ero in adolescenza, come almeno mi vedevo io fino ai 14 e inizio 15 anni, sola e scontrosa, con poche amicizie, dedita soprattutto allo studio, adesso mi vedevo rifiorita, molto più sicura di me, orgogliosa di quello che avevo ottenuto e anche di questa nuova amicizia che aveva soppiantato le mie ex amiche, Alessia che da tempo ormai non vedevo più ed Elisa con la quale avevo litigato proprio a causa di quella sera di settembre e che avevo mandata a quel paese definitivamente.
Il 23 dicembre di quell’anno andai per la prima volta a casa sua e mi presentò i suoi genitori; abitava in una grande casa decisamente di gran stile, arredata con gusto, che denotava una certa agiatezza della famiglia, in corso Firenze, una delle zone più in della Circonvallazione. Passammo una bellissima serata, dopo esserci scambiate i regali di Natale e aver chiacchierato fino a tarda notte tanto che suo padre fu così gentile da accompagnarmi a casa alle 3 perché temevano che da sola, per la strada, a quell’ora potessi fare qualche incontro poco piacevole.
Devo dire che dentro di me mi sentivo piuttosto in confusione. Andata a letto, pur non avendo sonno, iniziai a riflettere a occhi chiusi: Chiara era ormai un mio punto di riferimento e, inevitabilmente, mi resi conto che più passava il tempo e più lei occupava felicemente i miei pensieri.
Anche quando studiavo la mente restava sì sui libri, ma in sottofondo c'era sempre lei; mi ritrovavo a chiedermi cosa stesse facendo, a desiderare il momento in cui ci saremmo riviste e a rivivere le nostre chiacchierate. Cercai in quei giorni di scacciare quei pensieri così strani per me anche se quando mi arrivava un bip di whatsapp speravo sempre fosse lei a scrivermi. Per un momento associai la mia breve storia con Fabrizia, che ammiravo a tal punto che eravamo arrivate a fare sesso, con la mia amicizia con Chiara, ma poi mi resi conto che in realtà erano due cose del tutto diverse.
Il 26 dicembre, la sera, uscimmo per andare al cinema al centro commerciale la Fiumara. Dopo mezzanotte, mentre stavamo tornando a casa in auto, si voltò verso di me e disse:
-Hai già sonno, Federica?
-No, e tu?
-Nemmeno io. Ti va di fermarci a Castelletto? La serata è così mite e bella!
-Va bene!
Castelletto è vicino alle nostre case ed è un piccolo quartiere dove c’è una spianata pedonale dalla quale si gode un bellissimo panorama di tutta la città e del golfo ligure, meta immancabile di tutti i turisti che vengono a Genova.
Ci sedemmo su una panchina di fronte al panorama. Il silenzio ci avvolgeva. Assaporavo una felicità piena, appagata dal trovarmi ancora con lei, eppure avvertivo dentro di me un vuoto indefinibile. Non riuscivo a dare una veste logica a quella sensazione, né a interpretare l'impulso che, dal profondo del mio animo, lottava per emergere restando tuttavia intrappolato. Non sapevo cosa fosse quell'enigma; un'ombra sottile che guastava la bellezza di un momento in cui mi sentivo leggera come una farfalla.
Per rompere quel silenzio, Chiara iniziò a parlare e in seguito ad una sua battuta su una nostra conoscente mi misi a ridere come una scema voltandomi verso di lei e facendole un gesto con la mano come per dire..cosa stai dicendo??.. al che anche lei iniziò a ridere e a ridere mettendo una mano attorno al mio braccio destro e spingendoci leggermente spalla a spalla. Come capita quando si ride così a crepapelle, finita la ridarella ci siamo ritrovate viso a viso, una di fronte all’altra, il suo sguardo profondo che sembrava fondersi nel mio; la guardai dritta negli occhi con un accenno di sorriso, sentendo dentro di me una leggerezza unica e mai provata prima, amplificata dal suo sguardo perso nel mio e dal sorriso che le illuminava le labbra. Chiara, senza dire una parola, si avvicinò ancora di più. Poi, ad un tratto, mi baciò sulla bocca facendo scivolare la mano destra sopra la mia sinistra appoggiata sulla mia gamba. Tutto si consumò in pochi istanti: quel bacio imprevisto mi regalò una sensazione dolcissima di stupore e stordimento. Con gli occhi chiusi sentii il calore delle sue labbra contro le mie, mentre un batticuore improvviso mi fece trasalire per l'unicità di quel momento.
Quando si staccò dalle mie labbra, Chiara fece per chiedermi scusa, convinta che non avessi ricambiato il bacio; fu allora che io, d’istinto, la baciai a mia volta. E questa volta fu un bacio più vero, appassionato, dolce ed estremamente coinvolgente. Quel bacio ha sprigionato i suoi sensi, il suo sapore, il suo alito, la sua travolgente sensualità, il suo erotismo, sensi che nei mesi precedenti avevo cercato di ignorare scacciandoli dalla mia mente. Ma in quel frangente la natura e l'amore hanno vinto ogni resistenza, esplodendo in tutta la loro potenza.
Finito quel bacio meraviglioso, mi accorsi solo allora che la mia mano sinistra era intrecciata alla sua destra, e iniziai appena a dirle…:
-Io…
-Shhh, non dire niente, non parlare adesso.
Mi strinse il collo con la mano sinistra e ci baciammo ancora. Un nuovo bacio ancora più consapevole, più frenetico, più denso di sentimento e di femminilità, con i nostri profumi che si confondevano e univano, i nostri respiri che si accoppiavano, le nostre mani che stringevano le une il corpo dell’altra, le nostre lingue che si intrecciavano in vorticosi giochi e danze sensuali dentro le nostre bocche e le nostre salive che si univano e mescolavano…del tutto incuranti di eventuali persone che potessero passare in quel momento e di chi dalle finestre delle case vicine potesse vederci.
Quando le nostre labbra si separarono, ci guardammo negli occhi e le sorrisi, trovando subito il suo sguardo complice. Prima avrei avuto mille cose da raccontarle e da confessarle, ma in quel momento la mente era vuota, immobile; quell’ultimo bacio aveva azzerato ogni mio pensiero.
-Avevo paura…- iniziò a dirmi Chiara interrompendo quel silenzio che si era creato tra noi guardandomi negli occhi – ..cioè è molto tempo che avrei voluto baciarti, ma avevo paura di rovinare la nostra amicizia, ma dentro di me stavo male anche se fingevo che tutto andasse bene, e stasera non ce l’ho più fatta! Se…
-Anche io – le dissi interrompendola – ero confusa su quello che provavo per te! Pensavo che fosse solo ammirazione per la splendida persona che sei, forse volevo togliere dalla mia mente l’idea che la mia non fosse solo ammirazione ma qualcosa di più, ma quando mi hai baciata è come se mi avessi tolto dagli occhi la cortina di dubbi che mi circondava…
Allora anche tu provi qualcosa per me? – Mi chiese con gli occhi che le brillavano desiderosi di un mio “si”.
-Eh…si – riuscii a dire solo questo, mi sentivo ancora confusa, forse un po’ imbarazzata, ma la mia risposta fu del tutto sincera.
Mi abbracciò stretta a sé, felice, entusiasta della mia dichiarazione, dandomi qualche bacio sul collo.
Ingenuamente le feci una domanda adolescenziale:
-Allora che dici, ci mettiamo assieme?
- Certo!
Restammo ancora su quella panchina a parlare, a baciarci, a stringerci in un abbraccio continuo... sentivo addosso una strana euforia, una adrenalina pura… mi percepivo diversa ma in modo del tutto nuovo e magnetico. Era come se una parte sconosciuta di me si fosse impossessata del mio corpo, spingendomi a vivere finalmente alle mie condizioni, oltre i confini di tutto ciò che avevo sempre conosciuto.
A tarda notte Chiara mi accompagnò sotto casa e ci salutammo con un altro appassionato bacio confessandoci la gioia di aver finalmente squarciato quel velo di paure che ci avvolgeva, quel timore costante di manifestare i nostri sentimenti e rischiare di rovinare la nostra amicizia.
Quella notte non riuscii a prendere sono tanto facilmente; l’euforia che provavo dentro di me era troppa per farmi rilassare e ripensai a lungo alla magnifica serata appena trascorsa e finalmente capii anche cosa era quel malessere interiore che mi tormentava e che non mi permetteva di essere felice del tutto. Quella strana sensazione non era altro che il mio vero sentimento per Chiara: bussava alla porta del mio cuore, ma mi ostinavo a non aprire. Forse lo facevo per via dei tabù inculcati dalla mia famiglia, o per la paura di scontrarmi con una realtà che, dentro di me, non sapevo ancora come gestire. Ma per fortuna ad aprire quella porta ci ha pensata Chiara che, con la sua forza era riuscita a far riemergere definitivamente in me il mio vero sentimento.
Durante tutte le feste di Natale ci vedemmo ogni giorno finché una volta, rimaste sole a casa sua, facemmo l’amore. Per Chiara non era la prima volta con una donna. Si definiva bisessuale: aveva frequentato qualche ragazzo durante l'adolescenza, ma dopo i vent'anni aveva avuto solo brevi storie con altre ragazze, nessuna delle quali l'aveva mai coinvolta davvero. Io invece, a parte Fabrizia, il mio compagno di scuola con il quale avevo perso la verginità e il mio scopamico, non avevo quasi esperienze. Solamente la masturbazione aveva dato negli ultimi anni sollievo al mio deserto sentimentale. E comunque mai avevo pensato che avrei fatto di nuovo l’amore con un’altra ragazza.
La mia prima volta con Chiara è stata bellissima, appassionata, coinvolgente. Chiara mi ha fatto scoprire un lato della sessualità del tutto nuovo per me, con una potenza di femminilità erotica che non immaginavo nemmeno lontanamente si potesse raggiungere con un’altra donna. Lo stare nude nello stesso letto, baciarsi, stare a contatto con la sua pelle e sentire il mio seno e i miei capezzoli unirsi ai suoi, sentire i suoi, lei con una terza a differenza della mia seconda, scivolare dalla mia bocca mentre li baciavo fino ad attraversare tutto il mio corpo, sentire la sua bocca e la sua lingua giocare ed esplorare tutto il mio corpo senza tralasciare un centimetro della mia pelle per concludere l’esplorazione sul mio clitoride e sulle mie labbra, sentire le sue mani toccare ogni parte di me, stringerla, accarezzarla, ora con tocchi lievi, ora più decisi, fino ad arrivare all’orgasmo consumato sulla sua bocca mentre continuava a leccarmi…e poi i miei tentativi di fare lo stesso con lei, prima un po’ goffamente per la mia inesperienza, e poi con il suo aiuto in modo più mirato e preciso, fino a farla arrivare all’orgasmo mentre ero io a baciarle e leccarle la vagina… tutto questo mi ha proiettata in un mondo di passione, di amore, di tenerezza, di dolcezza che mi stavano dando una gioia, una carica di vita, una potenza mai visti prima.
Qualche giorno dopo, poco prima della fine delle vacanze Chiara mi disse:
-Federica, vorrei presentarti ai miei genitori, cioè li conosci già, ma come la mia ragazza!
Sul momento la sua richiesta mi stupii, ma subito dopo ne compresi l’importanza: mi resi conto di quanto fossi importante per lei, e lei per me sebbene stessimo assieme da così poco tempo. Quel gesto mi aveva fatta sentire incredibilmente orgogliosa di essere la sua ragazza!
-Naturalmente gliene parlerò prima, ma non ci sarà alcun problema, stai tranquilla!
-Sono felice che tu mi voglia presentare ai tuoi come la tua ragazza! le dissi sorridendo, anche se dal mio sguardo trapelava sicuramente un velo di tristezza che Chiara infatti colse subito.
-Cos’hai? Non sei contenta?
-Certo che lo sono!
-E allora perché quello sguardo un po’ triste?
-Perché sto pensando che non potrò fare subito lo stesso con la mia famiglia! Te l’ho detto come sono.
-Si lo so, ma sono sicura che riuscirai a trovare il modo giusto per parlargliene e metterli di fronte al fatto compiuto.
-Lo spero, ma sarà difficile! Ma ora non pensiamoci.
Chiara mi abbracciò, quasi a volermi dare il coraggio per affrontare quel passo così difficile: parlarne con i miei genitori. Poi mi diede un bacio intenso sulla bocca, suggellando il nostro patto di non nasconderci più e rendere pubblica la nostra relazione.
Il 6 gennaio era il giorno fissato per la presentazione “ufficiale” ai suoi.
Il giorno prima ci eravamo viste in centro e mi aveva detto che, come immaginava, i suoi non avevano fatto alcun problema. Rimasti un attimo stupiti della notizia, subito però avevano detto che ero già loro simpatica come sua amica e che ora, se lei era felice, anche loro lo erano e che erano contenti di conoscermi meglio soprattutto perché ero la ragazza della loro figlia.
Quel giorno verso mezzogiorno arrivai a casa loro, ero piuttosto emozionata, lo ammetto. Mi venne ad aprire Chiara e, abbracciatami, andammo in sala dove poco dopo sono arrivati i suoi genitori.
-Ciao Federica, mi disse sua madre abbracciandomi e dandomi un bacio sulla guancia.
-Buongiorno signora.
-Benvenuta! Mi disse subito dopo suo padre dandomi anche lui due baci sulle guance.
-Grazie
-Vieni accomodati, mi disse sua madre.
Io e Chiara ci sedemmo sul divano, di fronte ai suoi genitori. Sebbene mi conoscessero già, in quel momento mi sentivo profondamente osservata: avevo l’impressione che mi stessero studiando sotto una luce nuova, quella di fidanzata della loro figlia.
Invece per fortuna fu una conversazione molto piacevole e informale e alla fine sua madre mi disse:
-Sai noi un po’ ti conoscevamo già, ma adesso siamo felici di sapere che tu e Chiara vi amate!
Forse provai un po’ di imbarazzo per quella sua dichiarazione così sincera e spontanea, ma dentro di me ero davvero felice: mi sentivo finalmente accolta in quella famiglia, come se ne facessi già parte integrante. Erano riusciti a mettermi a mio agio in tutto e per tutto. Sua madre, in particolare, mi aveva invitata a sentirmi libera, come se fossi a casa mia e senza farmi alcun problema. Ovviamente non sarei mai stata del tutto spontanea come a casa mia, se non in camera con Chiara. Lì sì che avevo superato ogni timore, fin da quando avevamo fatto l’amore per la prima volta. In camera sua mi sentivo completamente a mio agio. Potevo stare scalza, nuda o in intimo, sapendomi sempre protetta da lei: tra quelle mura si creava un mondo tutto nostro, dove nessuno poteva entrare senza permesso. Proprio come quella sera del 6 gennaio, quando dormimmo insieme nonostante i suoi genitori fossero nell'altra stanza.
A Chiara piaceva prendere l’iniziativa. Una volta chiuse in camera, iniziammo a baciarci abbracciate, ora in piedi, ora appoggiate al tavolo, dopo di che lei iniziò a spogliarmi con una certa eccitante violenza, quasi a volermi strappare i vestiti di dosso. Mi ritrovai nuda sotto di lei, che era ancora del tutto vestita. Mi aveva spinta sul letto e mi divorava i capezzoli con morsi e baci leggeri, mentre con gesti rapidi si slacciava e si toglieva i pantaloni. Ero in preda ad una totale frenesia ed eccitazione per quel suo nuovo modo di farmi godere. Chiara, ormai nuda, si sfilò anche la maglia in un baleno e iniziammo a fare l’amore. Sapere che i suoi genitori erano nell'altra stanza mi faceva sentire parte della famiglia ma, allo stesso tempo, mi trasmetteva un brivido di proibito. Quell'imbarazzo eccitante surriscaldava l'atmosfera, impregnando la stanza di una carica erotica e di una complicità travolgenti. Sapevo che eravamo chiuse nel nostro mondo un caldo rifugio solo per noi. Nude, avvolte tra le coperte del suo letto, ci stringevamo l'una all'altra in un abbraccio continuo, scambiandoci baci infiniti e ripetendoci, sussurrando, mille volte 'Ti amo'. Il contatto con la sua pelle liscia e profumata, i suoi baci, i lenti movimenti del suo corpo sul mio e i suoi capelli che mi sfioravano il viso mi travolsero. Mentre la sua bocca indugiava sui miei capezzoli, per poi scendere lungo lo stomaco, l'ombelico e il pube, un'ondata di adrenalina mi scatenò brividi intensi e scosse elettriche lungo tutta la schiena. Arrivata al pube, mi disse “Aspetta”. Si mise sopra di me ma all’inverso, con il suo sedere e vagina sul mio viso e il suo viso sulla mia vagina. Appena iniziò a leccarmi il clitoride sentii una nuova scarica elettrica più potente delle precedenti che mi portò immediatamente ad abbracciare il suo sedere ai lati e a proiettare la mia bocca sulla sua vagina e a leccarle le labbra e il clitoride che già erano impregnate di bagnata eccitazione. Il calore della sua eccitazione sulla mia bocca, il bagnato della sua vagina che faceva scivolare dentro le mie dita mentre la mia lingua stuzzicava il suo clitoride e la mia bocca lo succhiavano alternando movimenti, pressione, durata, e la sua bocca che tormentava il mio clitoride e le sue dite che esploravano la mia vagina ora più fuori ora più dentro alla ricerca del mio punto G che ha trovato con abile facilità, mi fecero sciogliere in uno stato di concitazione, esagitazione, smanie che erano lì a portarmi ad un orgasmo che si preannunciava esplosivo.
Non so quanto tempo passammo a fare l’amore in quella posizione nuova per me, ma completamente eccitante, ma fatto sta che arrivammo all’orgasmo quasi contemporaneamente. Chiara era sicuramente più brava di me a dirigere e a controllare la mia eccitazione e ad accorgersi quando stavo per venire in modo da prolungare al massimo la mia eccitazione e a coordinarla con la sua, mentre io ero ancora dedita a leccare e a baciare tutta la sua vagina senza rendermi molto conto del suo livello di eccitazione e se era prossima all’orgasmo. Chiara controllava la nostra eccitazione. Ci portò a un orgasmo simultaneo, lasciando che i suoi caldi umori incontrassero la mia lingua proprio mentre i miei, copiosi, bagnavano la sua.
Ogni volta che facevamo l’amore era una sorpresa, con Chiara! Perché sapeva come farmi godere in un modo diverso dal precedente, come farmi eccitare ma anche semplicemente come farmi sentire protetta e al sicuro con un abbraccio, con un sorriso, con i suoi soli occhi, con le sue mani, con una sua parola.
Quella sera dopo aver fatto l’amore ancora una volta, ci addormentammo nude, ben avvolte nelle coperte e il risveglio del mattino dopo fu assolutamente dolce. Eravamo sole in casa e restammo a letto ancora per un bel po’, senza fare l’amore ma abbracciate, ora lei sopra di me, ora io sopra di lei, ora di fianco viso a viso, a baciarci e a parlare del nostro futuro, di quello che ci sarebbe piaciuto fare assieme, di viaggi, di sport, di avventure, e a ridere e a scherzare e a farci il solletico. Poi verso le 11 ci facemmo la doccia assieme e poi una bella colazione. Il resto della giornata lo passammo a casa sua, sempre con il saluto a mia madre che chissà cosa pensava io facessi, chissà con quale mascalzone di ragazzo, in assoluto relax anche quando i suoi tornarono a casa.
Il giorno dopo Chiara sarebbe dovuta tornare al lavoro nello studio del papà mentre io avrei dovuto riprendere i corsi all’università e mettermi a studiare d’impegno per affrontare i primi esami di medicina, che sono anche piuttosto impegnativi, soprattutto biologia, chimica e fisica medica. Ma il mio esame più importante era raccontare ai miei genitori della relazione con Chiara.
Cosi quel pomeriggio tardi, molto a malincuore, salutai Chiara e i suoi genitori, per tornare a casa mia, con la promessa però che tutti i giorni sarei andata a prenderla al lavoro anche per stare assieme solo per il tragitto per andare a casa sua e che avrei recuperato quel tempo tolto allo studio la sera. Chiara, dal canto suo, mi disse che non dovevo venire tutti i giorni perché non voleva che io perdessi troppo tempo togliendolo ai libri e che ci saremmo rifatte il fine settimana.
A19 anni feci l’esame di maturità, una liberazione! Tutti quelli che mi leggono sanno bene cosa significhi abbandonare per sempre la scuola dopo aver affrontato l’esame finale… finisce un capitolo della propria vita, quello che ci lega ancora agli obblighi scolastici ma anche che ci identifica con l’essere piccoli, adolescenti, chiusi tra i banchi di scuola, in quelle ore con il timore delle interrogazioni, dei compiti a sorpresa, dei compiti a casa. Ora tutto questo era finito e subito mi buttai sui test di medicina per tentare di superare la prova preselettiva per entrare nella facoltà di medicina. Ad inizio settembre feci i test e li superai! Ero iscritta al primo anno della facoltà di medicina di Genova, una eccellenza in ItLia.
Un sabato di metà settembre del 2016, ancora libera dai futuri impegni universitari, una mia cara amica, Elisa, mi invitò ad una festa di una sua amica, una tale Ludovica, in una villetta nel paese di Sant’Ilario, in Riviera, poco dopo Genova Nervi. Accettai volentieri pensando tra me che poteva essere l’occasione giusta per conoscere qualcuno di interessante dopo così tanto tempo di solitudine sentimentale.Lo studio scolastico, infatti, mi aveva impegnata così tanto che non avevo avuto proprio né il tempo né il desiderio di conoscere qualche ragazzo. A questo se ci aggiungo la mia timidezza, il quadro è completo.
Quindi quel pomeriggio pensai a come prepararmi per arrivare al meglio alla festa. Fatta la doccia, mi guardai allo specchio nuda come ero consueta fare. La statura ormai era quella che era, sul 1.64, i capelli si erano un poco schiariti e quindi ero diventata castano-bionda grazie anche a qualche intervento del parrucchiere e tenevo sempre la striscia in mezzo coi capelli che scendevano ai lati e che ormai avevano superato le spalle, il seno una buona seconda e stava su da solo che era un piacere, per fortuna l’intervento del reggiseno spesso era inutile, e i capezzoli piccoli ma di un bel colore rosso scuro adornati da una aureola non grande ma vivace facevano la loro bella figura. Pancia piatta, e questo mi soddisfaceva, un piccolo triangolino di peli al pube corti castani che la estetista curava ogni volta togliendomi quelli orrendi ai lati delle labbra, grandi labbra non troppo pronunciate ma decisamente simpatiche, il clitoride era il mio ormai insostituibile amico di tante serate a letto, gambe abbastanza dritte e piedi numero 37. Guardandomi di spalle potevo notare un culetto non grande ma abbastanza delineato nelle sue forme.Insomma mi vedevo come una ragazza carina che avrebbe potuto catturare l’attenzione di qualche ragazzo.
Mi vestii comunque in modo sportivo, un leggero trucco e Elisa mi venne a prendere con la sua auto alle 19 e andammo in questa località così piccola ma nello stesso tempo suggestiva perché posta in collina, poco sopra al mare, fra gli ulivi, con una vista stupenda sul golfo genovese.
Arrivammo verso le 20 e già c’erano molti invitati tutti a me sconosciuti; era una villetta con un bel giardino, ricco di ulivi e di fiori nelle aiuole, ombrelloni e sedie, tavolini coperti da ampie tovaglie bianche su cui erano posti vassoi pieni di cibarie e varie bottiglie di ogni tipo di bevanda, alcoolica e non. Entrando, c’era un’ampia sala con una gran vetrata che dava sul mare in lontananza, divani scuri appoggiati alle pareti bianche, ampi tendaggi anch’essi scuri ai lati della vetrata, vari quadri futuristi appesi alle pareti e dalla parte opposta altri tavolini con ogni ben di Dio in fatto di cibo, salato e dolce, e di bevande e con i piatti, posate e tovaglioli in gran quantità a diposizione di tutti.
Sapevo che era una festa di compleanno di una ragazza la cui famiglia era sicuramente agiata, ma mi sentivo quasi un’imbucata, considerato che non conoscevo nessuno e sicuramente anche chi mi vedeva si sarà chiesto chi diavolo fossi e cosa ci facessi lì! Elisa non mi aveva ancora presentata alla padrona di casa e, anzi, dopo aver salutato alcuni suoi conoscenti e aver detto loro chi ero, aveva incontrato un tizio con il quale si era dileguata, facendomi, con un gran sorriso stampato in faccia, un cenno di saluto con la mano come per dire ci vediamo tra un po’.
Immaginando cosa avrebbe fatto Elisa con il suo amico, girai piuttosto annoiata fra il giardino e la sala guardandomi in giro alla ricerca di qualcosa di interessante e di qualcuno con cui poter fare conoscenza in modo da far passare il tempo. Ma vedevo che tutti i presenti già parlavano fra loro, ridevano e scherzavano, non c’era nessuno da solo, magari da un lato, ad aspettare compagnia. Mi sedetti nel giardino a guardare distrattamente il cellulare almeno per non dare a qualcuno l’impressione che ero alla ricerca di un’anima buona che mi tenesse compagnia. Del resto, non ero di carattere abbastanza aperta e sfacciata da inserirmi in un gruppetto di sconosciuti per partecipare ad una discussione già avviata. Ma poco dopo pensai, ma chi se ne frega, già che sono qui e che ho fame ne approfitto! E cosi, rientrata in sala, presi un piatto, le posate e il tovagliolo, e iniziai a servirmi pregustando la mia cena seduta nel fresco del giardino fra gli ulivi.
Mentre giravo tra un tavolino e l’altro per controllare e valutare ciò che mi piaceva di più fra tutte quelle cibarie e, adocchiata una torta salata dall’aspetto decisamente invitante, balzai a tagliarmene una fetta, istintivamente alzai gli occhi e il mio sguardo si incrociò con quello di una ragazza che stava in piedi, in quel momento da sola, a metà della sala, fra il tavolino dove mi trovavo io e uno di quei divani posti vicino alla vetrata. Non l’avevo ancora vista prima e notai che mi stava fissando anche se con una certa discrezione. Era sicuramente più grande di me. Quel suo sguardo penetrante e magnetico, grazie ai suoi occhi così neri e a quelle sopracciglia così curate che ne delineavano i contorni superiori in modo assolutamente perfetto, e quel suo mezzo sorriso impreziosito da una bocca piccola ma le cui labbra, adornate da un discreto rossetto rosa scuro, ne davano una fotografia degna della migliore Leibovitz, catturano i miei occhi che, per qualche istante, rimasero appiccicati ai suoi come legati da un invisibile filo a doppio senso. In quegli istanti rimasi immobile, la forchetta sospesa a mezz’aria, quasi fossi bloccata e calamitata. Ma subito dopo, scossa da quell'istante insolito, continuai il mio giro tra i tavoli alla ricerca di qualcosa che soddisfacesse le mie papille gustative.
Ero arrivata alla fase del piatto quasi pieno – ma – ancora – una – cosa – ci – può – stare - quando mi sentii toccare la spalla sinistra e una voce cristallina dirmi:
-Ehi ciao!
Girandomi, vidi la ragazza che mi aveva così profondamente impressionata con i suoi occhi.
-Ciao! – le risposi. Ero stupita ma felice che qualcuno mi stesse rivolgendo la parola e soprattutto perché si trattava proprio della ragazza che aveva acceso la mia curiosità.
-Non ti ho mai vista, qui, sei un’amica di Ludovica?
-Di chi? dissi distrattamente senza ricordarmi sul momento chi fosse.
-Di Ludovica, la padrona di casa!
-Ah si..no..non la conosco, veramente, le dissi con un certo imbarazzo.
-Ahaha non dirmi che ti sei imbucata! mi disse ridendo.
-No no! Sono venuta con un’amica, Elisa, solo che non mi ha ancora presentata alla padrona di casa e ora non so nemmeno dove sia! dissi alzando gli occhi al cielo e sentendomi sempre più a disagio. Chissà cosa penserà di me!
-Rimediamo subito, tranquilla, se vuoi ti presento io. Ah, io sono Chiara, piacere!
-Io Federica, piacere. Grazie mille!
-Vieni, ecco, Ludovica è quella ragazza laggiù, bionda e coi tacchi alti, è inconfondibile.
Mi sentivo decisamente a disagio ad essere presentata da una sconosciuta ad una sconosciuta, per di più alla sua festa di compleanno e a casa sua!
-Ehi Ludovica, disse Chiara, questa è Federica, amica di Elisa.
-Ciao, mi disse Ludovica, piacere! Grazie di essere venuta! Qui è tutto a tua disposizione.
-Grazie, risposi sfoderando un sorriso credo un po' forzato, visto l'imbarazzo del momento.
-Allora divertiti, vado a salutare i miei amici che sono arrivati! Ci vediamo!
Una meteora la padrona di casa!
“Divertiti” pensai fra me, ma come? Avrei proprio voluto tornarmene a casa. Nel frattempo, anche quella Chiara si era dileguata mentre Ludovica mi stava parlando per quei 20 secondi. Mi guardai attorno, decisa a trovare un angolo tranquillo dove potermi sedere e mangiare; non feci in tempo a muovermi che Chiara, la misteriosa sconosciuta, mi fu di nuovo accanto con il suo piatto, dicendomi:
-Vieni, andiamo in giardino a mangiare assieme, ti va?
-Si!
Oh finalmente! Pensai tra me, almeno non sarò sola tutta la serata!
Sedute una vicina all’altra ad un tavolino in giardino iniziammo a parlare e subito scoprii che aveva 27 anni e che lavorava nello studio del papà, notaio a Genova, mentre la mamma aveva un negozio in uno dei centri commerciali della città. Non potei fare a meno di notare come oggettivamente fosse una bella ragazza: alta circa 1.70, oltre allo sguardo che mi aveva colpita, aveva capelli neri leggermente a boccoli che le cadevano poco sotto le spalle con una leggera frangetta sulla parte destra della fronte, le mani ben curate e unghie corte con lo smalto rosa chiaro, magra al punto giusto, vestita in modo elegante ma sportivo allo stesso tempo, con una camicetta bianca con merletti da cui traspariva un seno non eccessivamente abbondante ma sicuramente sodo e ben fatto e un pantalone nero aderente, con bei sandali dal tacco non troppo alto e ai piedi lo stesso smalto delle mani.
Dopo essermi presentata anche io, vestita decisamente più sportiva di lei, con una polo bianca e un jeans scuro e anche io dei sandali ai piedi sui quali avevo messo lo smalto nero, cosi come sulle mani, iniziai a dire che avevo 19 anni, avevo fatto la maturità e che ero passata ai test di medicina e che, quindi, avrei intrapreso questa carriera universitaria. Lei mi fece i complimenti, che mi sembravano sinceri, per aver superato uno scoglio così difficile. Mentre partecipava alla mia gioia per il risultato, non potei fare a meno di notare il suo sorriso smagliante, dai denti bianchissimi e perfetti. La sua voce era limpida, per nulla impastata come capitava a me nei momenti di nervosismo, e aveva un timbro davvero gradevole. E dal suo sguardo traspariva una ragazza buona, sincera, ma sicuramente decisa e sicura del fatto suo.
Ci mettemmo a parlare di tutto, ora sedute al tavolino, ora in piedi a ricaricare i nostri piatti, ora sedute su uno dei divani della sala. Il tempo era volato, con Chiara mi sono sentita a mio agio fin da quando abbiamo iniziato a chiacchierare, come fossimo amiche di vecchia data e non sconosciute. Si era fatta oltre mezzanotte e, dopo aver risposto al messaggio di mia madre – Quando torni? – Fra 3 ore - , Elisa finalmente fece capolino facendomi cenno che voleva andare via. Io invece avrei voluto rimanere ancora a parlare con Chiara, e poi fra me pensai che Elisa fosse stata davvero una stronza a lasciarmi da sola per tutta la serata, aveva voluta la mia compagnia per andare alla festa ma poi quando si era trattato di scopare col suo amico non ci aveva pensato su un attimo ad abbandonarmi. Per fortuna Chiara, avendo capito la mia riluttanza a tornare a casa, mi disse che mi avrebbe accompagnata, che era venuta da sola in auto, se mi faceva piacere. Ben felice dissi freddamente ad Elisa di tornarsene a casa da sola e che mi sarei arrangiata per il ritorno, e lei fece pure l’offesa!
Alle 2 passate decidemmo di tornare a casa. Non avevo affatto sonno: quell'incontro così inatteso mi aveva trasmesso una scarica di adrenalina, dandomi una carica e una parlantina che non provavo da tempo. Ero felice di aver fatto una conoscenza così speciale; anche se Chiara era un po' più grande di me, sentivo che saremmo potute diventare amiche e che con lei avrei potuto parlare di tutto, forse persino confidarmi.
Dopo aver chiacchierato ancora durante il tragitto di ritorno a Genova, ci lasciammo sotto casa mia dopo esserci scambiate il numero di cellulare, con la promessa di rivederci al più presto. Andata a letto, non potei fare a meno di ripensare a questa nuova ragazza conosciuta, avevo davanti a me l’immagine del suo volto così radioso e così simpatico, e dentro di me risentivo ancora la sua voce. Mi sentivo felice di averla conosciuta e pensavo che avrei potuto mandare a quel paese Elisa una volta per tutte.
Quella domenica ci scambiammo solo un messaggio di saluto.
Non ci pensai più quel giorno, ma il pomeriggio del giorno dopo, mentre ero in centro per acquistare la cancelleria da utilizzare per i corsi universitari, trovandomi nella centralissima Via XX Settembre, mi ricordai che proprio lì c’era l’ufficio dove lavorava Chiara. Siccome era quasi l’ora in cui lei usciva per tornare a casa mi misi di fronte al portone in attesa che uscisse. Neanche dieci minuti dopo, infatti, si aprì il portone e appena la vidi la salutai.
-Ciao Chiara!
-Ehi Federica, cosa ci fai qua?
-Ero qui in centro per fare acquisti e ho pensato che uscissi a quest’ora e così ho pensato di aspettarti per salutarti!
-Hai fatto benissimo! mi disse abbracciandomi. Senti Io ho una fame..ti va un aperitivo al Porto Antico?
-Si certo!
Non potei fare a meno di notare che Chiara era raggiante nella sua bellezza, vestita in modo elegante, da ufficio, con un tailleur in giacca e pantalone leggeri, color azzurro chiaro, una camicetta bianca e scarpe nere col tacco non eccessivamente alto, i capelli sciolti, un filo di trucco e rossetto rosa cipria. Un profumo fiorato completava il suo quadro. Non sapevo se ne ero più affascinata o ammirata, ero solamente certa che stare in sua compagnia mi faceva stare bene, mi rilassava, mi rendeva felice, anche se la mia mise di quel momento non era paragonabile alla sua, converse ai piedi, un jeans strappato e una maglietta colorata!
In quei mesi fino a dicembre la nostra amicizia si consolidò sempre di più e l'intesa tra noi divenne fortissima. Anche se i nuovi corsi universitari mi richiedevano molto impegno, cercavo di ritagliarmi un paio d'ore ogni pomeriggio per raggiungerla al lavoro e fare due passi insieme, magari arrivare fino a casa sua che non era peraltro troppo distante da casa mia, entrambe nella circonvallazione a monte della città, in collina, o prenderci un aperitivo.
La mia vita era decisamente cambiata. Dal brutto anatroccolo che ero in adolescenza, come almeno mi vedevo io fino ai 14 e inizio 15 anni, sola e scontrosa, con poche amicizie, dedita soprattutto allo studio, adesso mi vedevo rifiorita, molto più sicura di me, orgogliosa di quello che avevo ottenuto e anche di questa nuova amicizia che aveva soppiantato le mie ex amiche, Alessia che da tempo ormai non vedevo più ed Elisa con la quale avevo litigato proprio a causa di quella sera di settembre e che avevo mandata a quel paese definitivamente.
Il 23 dicembre di quell’anno andai per la prima volta a casa sua e mi presentò i suoi genitori; abitava in una grande casa decisamente di gran stile, arredata con gusto, che denotava una certa agiatezza della famiglia, in corso Firenze, una delle zone più in della Circonvallazione. Passammo una bellissima serata, dopo esserci scambiate i regali di Natale e aver chiacchierato fino a tarda notte tanto che suo padre fu così gentile da accompagnarmi a casa alle 3 perché temevano che da sola, per la strada, a quell’ora potessi fare qualche incontro poco piacevole.
Devo dire che dentro di me mi sentivo piuttosto in confusione. Andata a letto, pur non avendo sonno, iniziai a riflettere a occhi chiusi: Chiara era ormai un mio punto di riferimento e, inevitabilmente, mi resi conto che più passava il tempo e più lei occupava felicemente i miei pensieri.
Anche quando studiavo la mente restava sì sui libri, ma in sottofondo c'era sempre lei; mi ritrovavo a chiedermi cosa stesse facendo, a desiderare il momento in cui ci saremmo riviste e a rivivere le nostre chiacchierate. Cercai in quei giorni di scacciare quei pensieri così strani per me anche se quando mi arrivava un bip di whatsapp speravo sempre fosse lei a scrivermi. Per un momento associai la mia breve storia con Fabrizia, che ammiravo a tal punto che eravamo arrivate a fare sesso, con la mia amicizia con Chiara, ma poi mi resi conto che in realtà erano due cose del tutto diverse.
Il 26 dicembre, la sera, uscimmo per andare al cinema al centro commerciale la Fiumara. Dopo mezzanotte, mentre stavamo tornando a casa in auto, si voltò verso di me e disse:
-Hai già sonno, Federica?
-No, e tu?
-Nemmeno io. Ti va di fermarci a Castelletto? La serata è così mite e bella!
-Va bene!
Castelletto è vicino alle nostre case ed è un piccolo quartiere dove c’è una spianata pedonale dalla quale si gode un bellissimo panorama di tutta la città e del golfo ligure, meta immancabile di tutti i turisti che vengono a Genova.
Ci sedemmo su una panchina di fronte al panorama. Il silenzio ci avvolgeva. Assaporavo una felicità piena, appagata dal trovarmi ancora con lei, eppure avvertivo dentro di me un vuoto indefinibile. Non riuscivo a dare una veste logica a quella sensazione, né a interpretare l'impulso che, dal profondo del mio animo, lottava per emergere restando tuttavia intrappolato. Non sapevo cosa fosse quell'enigma; un'ombra sottile che guastava la bellezza di un momento in cui mi sentivo leggera come una farfalla.
Per rompere quel silenzio, Chiara iniziò a parlare e in seguito ad una sua battuta su una nostra conoscente mi misi a ridere come una scema voltandomi verso di lei e facendole un gesto con la mano come per dire..cosa stai dicendo??.. al che anche lei iniziò a ridere e a ridere mettendo una mano attorno al mio braccio destro e spingendoci leggermente spalla a spalla. Come capita quando si ride così a crepapelle, finita la ridarella ci siamo ritrovate viso a viso, una di fronte all’altra, il suo sguardo profondo che sembrava fondersi nel mio; la guardai dritta negli occhi con un accenno di sorriso, sentendo dentro di me una leggerezza unica e mai provata prima, amplificata dal suo sguardo perso nel mio e dal sorriso che le illuminava le labbra. Chiara, senza dire una parola, si avvicinò ancora di più. Poi, ad un tratto, mi baciò sulla bocca facendo scivolare la mano destra sopra la mia sinistra appoggiata sulla mia gamba. Tutto si consumò in pochi istanti: quel bacio imprevisto mi regalò una sensazione dolcissima di stupore e stordimento. Con gli occhi chiusi sentii il calore delle sue labbra contro le mie, mentre un batticuore improvviso mi fece trasalire per l'unicità di quel momento.
Quando si staccò dalle mie labbra, Chiara fece per chiedermi scusa, convinta che non avessi ricambiato il bacio; fu allora che io, d’istinto, la baciai a mia volta. E questa volta fu un bacio più vero, appassionato, dolce ed estremamente coinvolgente. Quel bacio ha sprigionato i suoi sensi, il suo sapore, il suo alito, la sua travolgente sensualità, il suo erotismo, sensi che nei mesi precedenti avevo cercato di ignorare scacciandoli dalla mia mente. Ma in quel frangente la natura e l'amore hanno vinto ogni resistenza, esplodendo in tutta la loro potenza.
Finito quel bacio meraviglioso, mi accorsi solo allora che la mia mano sinistra era intrecciata alla sua destra, e iniziai appena a dirle…:
-Io…
-Shhh, non dire niente, non parlare adesso.
Mi strinse il collo con la mano sinistra e ci baciammo ancora. Un nuovo bacio ancora più consapevole, più frenetico, più denso di sentimento e di femminilità, con i nostri profumi che si confondevano e univano, i nostri respiri che si accoppiavano, le nostre mani che stringevano le une il corpo dell’altra, le nostre lingue che si intrecciavano in vorticosi giochi e danze sensuali dentro le nostre bocche e le nostre salive che si univano e mescolavano…del tutto incuranti di eventuali persone che potessero passare in quel momento e di chi dalle finestre delle case vicine potesse vederci.
Quando le nostre labbra si separarono, ci guardammo negli occhi e le sorrisi, trovando subito il suo sguardo complice. Prima avrei avuto mille cose da raccontarle e da confessarle, ma in quel momento la mente era vuota, immobile; quell’ultimo bacio aveva azzerato ogni mio pensiero.
-Avevo paura…- iniziò a dirmi Chiara interrompendo quel silenzio che si era creato tra noi guardandomi negli occhi – ..cioè è molto tempo che avrei voluto baciarti, ma avevo paura di rovinare la nostra amicizia, ma dentro di me stavo male anche se fingevo che tutto andasse bene, e stasera non ce l’ho più fatta! Se…
-Anche io – le dissi interrompendola – ero confusa su quello che provavo per te! Pensavo che fosse solo ammirazione per la splendida persona che sei, forse volevo togliere dalla mia mente l’idea che la mia non fosse solo ammirazione ma qualcosa di più, ma quando mi hai baciata è come se mi avessi tolto dagli occhi la cortina di dubbi che mi circondava…
Allora anche tu provi qualcosa per me? – Mi chiese con gli occhi che le brillavano desiderosi di un mio “si”.
-Eh…si – riuscii a dire solo questo, mi sentivo ancora confusa, forse un po’ imbarazzata, ma la mia risposta fu del tutto sincera.
Mi abbracciò stretta a sé, felice, entusiasta della mia dichiarazione, dandomi qualche bacio sul collo.
Ingenuamente le feci una domanda adolescenziale:
-Allora che dici, ci mettiamo assieme?
- Certo!
Restammo ancora su quella panchina a parlare, a baciarci, a stringerci in un abbraccio continuo... sentivo addosso una strana euforia, una adrenalina pura… mi percepivo diversa ma in modo del tutto nuovo e magnetico. Era come se una parte sconosciuta di me si fosse impossessata del mio corpo, spingendomi a vivere finalmente alle mie condizioni, oltre i confini di tutto ciò che avevo sempre conosciuto.
A tarda notte Chiara mi accompagnò sotto casa e ci salutammo con un altro appassionato bacio confessandoci la gioia di aver finalmente squarciato quel velo di paure che ci avvolgeva, quel timore costante di manifestare i nostri sentimenti e rischiare di rovinare la nostra amicizia.
Quella notte non riuscii a prendere sono tanto facilmente; l’euforia che provavo dentro di me era troppa per farmi rilassare e ripensai a lungo alla magnifica serata appena trascorsa e finalmente capii anche cosa era quel malessere interiore che mi tormentava e che non mi permetteva di essere felice del tutto. Quella strana sensazione non era altro che il mio vero sentimento per Chiara: bussava alla porta del mio cuore, ma mi ostinavo a non aprire. Forse lo facevo per via dei tabù inculcati dalla mia famiglia, o per la paura di scontrarmi con una realtà che, dentro di me, non sapevo ancora come gestire. Ma per fortuna ad aprire quella porta ci ha pensata Chiara che, con la sua forza era riuscita a far riemergere definitivamente in me il mio vero sentimento.
Durante tutte le feste di Natale ci vedemmo ogni giorno finché una volta, rimaste sole a casa sua, facemmo l’amore. Per Chiara non era la prima volta con una donna. Si definiva bisessuale: aveva frequentato qualche ragazzo durante l'adolescenza, ma dopo i vent'anni aveva avuto solo brevi storie con altre ragazze, nessuna delle quali l'aveva mai coinvolta davvero. Io invece, a parte Fabrizia, il mio compagno di scuola con il quale avevo perso la verginità e il mio scopamico, non avevo quasi esperienze. Solamente la masturbazione aveva dato negli ultimi anni sollievo al mio deserto sentimentale. E comunque mai avevo pensato che avrei fatto di nuovo l’amore con un’altra ragazza.
La mia prima volta con Chiara è stata bellissima, appassionata, coinvolgente. Chiara mi ha fatto scoprire un lato della sessualità del tutto nuovo per me, con una potenza di femminilità erotica che non immaginavo nemmeno lontanamente si potesse raggiungere con un’altra donna. Lo stare nude nello stesso letto, baciarsi, stare a contatto con la sua pelle e sentire il mio seno e i miei capezzoli unirsi ai suoi, sentire i suoi, lei con una terza a differenza della mia seconda, scivolare dalla mia bocca mentre li baciavo fino ad attraversare tutto il mio corpo, sentire la sua bocca e la sua lingua giocare ed esplorare tutto il mio corpo senza tralasciare un centimetro della mia pelle per concludere l’esplorazione sul mio clitoride e sulle mie labbra, sentire le sue mani toccare ogni parte di me, stringerla, accarezzarla, ora con tocchi lievi, ora più decisi, fino ad arrivare all’orgasmo consumato sulla sua bocca mentre continuava a leccarmi…e poi i miei tentativi di fare lo stesso con lei, prima un po’ goffamente per la mia inesperienza, e poi con il suo aiuto in modo più mirato e preciso, fino a farla arrivare all’orgasmo mentre ero io a baciarle e leccarle la vagina… tutto questo mi ha proiettata in un mondo di passione, di amore, di tenerezza, di dolcezza che mi stavano dando una gioia, una carica di vita, una potenza mai visti prima.
Qualche giorno dopo, poco prima della fine delle vacanze Chiara mi disse:
-Federica, vorrei presentarti ai miei genitori, cioè li conosci già, ma come la mia ragazza!
Sul momento la sua richiesta mi stupii, ma subito dopo ne compresi l’importanza: mi resi conto di quanto fossi importante per lei, e lei per me sebbene stessimo assieme da così poco tempo. Quel gesto mi aveva fatta sentire incredibilmente orgogliosa di essere la sua ragazza!
-Naturalmente gliene parlerò prima, ma non ci sarà alcun problema, stai tranquilla!
-Sono felice che tu mi voglia presentare ai tuoi come la tua ragazza! le dissi sorridendo, anche se dal mio sguardo trapelava sicuramente un velo di tristezza che Chiara infatti colse subito.
-Cos’hai? Non sei contenta?
-Certo che lo sono!
-E allora perché quello sguardo un po’ triste?
-Perché sto pensando che non potrò fare subito lo stesso con la mia famiglia! Te l’ho detto come sono.
-Si lo so, ma sono sicura che riuscirai a trovare il modo giusto per parlargliene e metterli di fronte al fatto compiuto.
-Lo spero, ma sarà difficile! Ma ora non pensiamoci.
Chiara mi abbracciò, quasi a volermi dare il coraggio per affrontare quel passo così difficile: parlarne con i miei genitori. Poi mi diede un bacio intenso sulla bocca, suggellando il nostro patto di non nasconderci più e rendere pubblica la nostra relazione.
Il 6 gennaio era il giorno fissato per la presentazione “ufficiale” ai suoi.
Il giorno prima ci eravamo viste in centro e mi aveva detto che, come immaginava, i suoi non avevano fatto alcun problema. Rimasti un attimo stupiti della notizia, subito però avevano detto che ero già loro simpatica come sua amica e che ora, se lei era felice, anche loro lo erano e che erano contenti di conoscermi meglio soprattutto perché ero la ragazza della loro figlia.
Quel giorno verso mezzogiorno arrivai a casa loro, ero piuttosto emozionata, lo ammetto. Mi venne ad aprire Chiara e, abbracciatami, andammo in sala dove poco dopo sono arrivati i suoi genitori.
-Ciao Federica, mi disse sua madre abbracciandomi e dandomi un bacio sulla guancia.
-Buongiorno signora.
-Benvenuta! Mi disse subito dopo suo padre dandomi anche lui due baci sulle guance.
-Grazie
-Vieni accomodati, mi disse sua madre.
Io e Chiara ci sedemmo sul divano, di fronte ai suoi genitori. Sebbene mi conoscessero già, in quel momento mi sentivo profondamente osservata: avevo l’impressione che mi stessero studiando sotto una luce nuova, quella di fidanzata della loro figlia.
Invece per fortuna fu una conversazione molto piacevole e informale e alla fine sua madre mi disse:
-Sai noi un po’ ti conoscevamo già, ma adesso siamo felici di sapere che tu e Chiara vi amate!
Forse provai un po’ di imbarazzo per quella sua dichiarazione così sincera e spontanea, ma dentro di me ero davvero felice: mi sentivo finalmente accolta in quella famiglia, come se ne facessi già parte integrante. Erano riusciti a mettermi a mio agio in tutto e per tutto. Sua madre, in particolare, mi aveva invitata a sentirmi libera, come se fossi a casa mia e senza farmi alcun problema. Ovviamente non sarei mai stata del tutto spontanea come a casa mia, se non in camera con Chiara. Lì sì che avevo superato ogni timore, fin da quando avevamo fatto l’amore per la prima volta. In camera sua mi sentivo completamente a mio agio. Potevo stare scalza, nuda o in intimo, sapendomi sempre protetta da lei: tra quelle mura si creava un mondo tutto nostro, dove nessuno poteva entrare senza permesso. Proprio come quella sera del 6 gennaio, quando dormimmo insieme nonostante i suoi genitori fossero nell'altra stanza.
A Chiara piaceva prendere l’iniziativa. Una volta chiuse in camera, iniziammo a baciarci abbracciate, ora in piedi, ora appoggiate al tavolo, dopo di che lei iniziò a spogliarmi con una certa eccitante violenza, quasi a volermi strappare i vestiti di dosso. Mi ritrovai nuda sotto di lei, che era ancora del tutto vestita. Mi aveva spinta sul letto e mi divorava i capezzoli con morsi e baci leggeri, mentre con gesti rapidi si slacciava e si toglieva i pantaloni. Ero in preda ad una totale frenesia ed eccitazione per quel suo nuovo modo di farmi godere. Chiara, ormai nuda, si sfilò anche la maglia in un baleno e iniziammo a fare l’amore. Sapere che i suoi genitori erano nell'altra stanza mi faceva sentire parte della famiglia ma, allo stesso tempo, mi trasmetteva un brivido di proibito. Quell'imbarazzo eccitante surriscaldava l'atmosfera, impregnando la stanza di una carica erotica e di una complicità travolgenti. Sapevo che eravamo chiuse nel nostro mondo un caldo rifugio solo per noi. Nude, avvolte tra le coperte del suo letto, ci stringevamo l'una all'altra in un abbraccio continuo, scambiandoci baci infiniti e ripetendoci, sussurrando, mille volte 'Ti amo'. Il contatto con la sua pelle liscia e profumata, i suoi baci, i lenti movimenti del suo corpo sul mio e i suoi capelli che mi sfioravano il viso mi travolsero. Mentre la sua bocca indugiava sui miei capezzoli, per poi scendere lungo lo stomaco, l'ombelico e il pube, un'ondata di adrenalina mi scatenò brividi intensi e scosse elettriche lungo tutta la schiena. Arrivata al pube, mi disse “Aspetta”. Si mise sopra di me ma all’inverso, con il suo sedere e vagina sul mio viso e il suo viso sulla mia vagina. Appena iniziò a leccarmi il clitoride sentii una nuova scarica elettrica più potente delle precedenti che mi portò immediatamente ad abbracciare il suo sedere ai lati e a proiettare la mia bocca sulla sua vagina e a leccarle le labbra e il clitoride che già erano impregnate di bagnata eccitazione. Il calore della sua eccitazione sulla mia bocca, il bagnato della sua vagina che faceva scivolare dentro le mie dita mentre la mia lingua stuzzicava il suo clitoride e la mia bocca lo succhiavano alternando movimenti, pressione, durata, e la sua bocca che tormentava il mio clitoride e le sue dite che esploravano la mia vagina ora più fuori ora più dentro alla ricerca del mio punto G che ha trovato con abile facilità, mi fecero sciogliere in uno stato di concitazione, esagitazione, smanie che erano lì a portarmi ad un orgasmo che si preannunciava esplosivo.
Non so quanto tempo passammo a fare l’amore in quella posizione nuova per me, ma completamente eccitante, ma fatto sta che arrivammo all’orgasmo quasi contemporaneamente. Chiara era sicuramente più brava di me a dirigere e a controllare la mia eccitazione e ad accorgersi quando stavo per venire in modo da prolungare al massimo la mia eccitazione e a coordinarla con la sua, mentre io ero ancora dedita a leccare e a baciare tutta la sua vagina senza rendermi molto conto del suo livello di eccitazione e se era prossima all’orgasmo. Chiara controllava la nostra eccitazione. Ci portò a un orgasmo simultaneo, lasciando che i suoi caldi umori incontrassero la mia lingua proprio mentre i miei, copiosi, bagnavano la sua.
Ogni volta che facevamo l’amore era una sorpresa, con Chiara! Perché sapeva come farmi godere in un modo diverso dal precedente, come farmi eccitare ma anche semplicemente come farmi sentire protetta e al sicuro con un abbraccio, con un sorriso, con i suoi soli occhi, con le sue mani, con una sua parola.
Quella sera dopo aver fatto l’amore ancora una volta, ci addormentammo nude, ben avvolte nelle coperte e il risveglio del mattino dopo fu assolutamente dolce. Eravamo sole in casa e restammo a letto ancora per un bel po’, senza fare l’amore ma abbracciate, ora lei sopra di me, ora io sopra di lei, ora di fianco viso a viso, a baciarci e a parlare del nostro futuro, di quello che ci sarebbe piaciuto fare assieme, di viaggi, di sport, di avventure, e a ridere e a scherzare e a farci il solletico. Poi verso le 11 ci facemmo la doccia assieme e poi una bella colazione. Il resto della giornata lo passammo a casa sua, sempre con il saluto a mia madre che chissà cosa pensava io facessi, chissà con quale mascalzone di ragazzo, in assoluto relax anche quando i suoi tornarono a casa.
Il giorno dopo Chiara sarebbe dovuta tornare al lavoro nello studio del papà mentre io avrei dovuto riprendere i corsi all’università e mettermi a studiare d’impegno per affrontare i primi esami di medicina, che sono anche piuttosto impegnativi, soprattutto biologia, chimica e fisica medica. Ma il mio esame più importante era raccontare ai miei genitori della relazione con Chiara.
Cosi quel pomeriggio tardi, molto a malincuore, salutai Chiara e i suoi genitori, per tornare a casa mia, con la promessa però che tutti i giorni sarei andata a prenderla al lavoro anche per stare assieme solo per il tragitto per andare a casa sua e che avrei recuperato quel tempo tolto allo studio la sera. Chiara, dal canto suo, mi disse che non dovevo venire tutti i giorni perché non voleva che io perdessi troppo tempo togliendolo ai libri e che ci saremmo rifatte il fine settimana.
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