Io e mia.moglie Chiara. La nostra prima vacanza. Seconda parte
di
Federika
genere
saffico
Capitolo 6: le due ragazze francesi
La nostra vacanza prese un ritmo tutto suo, un’alternanza pigra tra la spiaggia e la camera, divisa tra il sole del mattino e l'intimità del pomeriggio. La sera, invece, diventava il momento delle esplorazioni. Uscivamo sempre, spingendoci oltre la vivace movida di Cap d'Agde per scoprire i dintorni: la grandezza di Montpellier, i canali di Sète, la storia di Béziers e la natura selvaggia del Parco di Narbonne. Posti meravigliosi, che riempivano gli occhi e i pensieri.
Circa dieci giorni dopo il nostro arrivo, decidemmo di cambiare routine. Prima di scendere in spiaggia, ci perdemmo tra i negozietti del villaggio. Camminavamo senza fretta, finché una vetrina piena di bijoux artigianali attirò la nostra attenzione. Ci fermammo a commentare collane, orecchini e ciondoli, completamente assorte, quando una voce spezzò l'idillio, facendomi irrigidire all'istante.
«Belle queste collane, vero?» Ci voltammo di scatto. Accanto a noi, apparentemente sbucate dal nulla, c’erano due ragazze che ci sorridevano complici. O meglio, sorridevano a Chiara. Notai subito come i loro sguardi avessero ignorato me per concentrarsi sulla mia ragazza.
«Sì, davvero belle » rispose Chiara, ricambiando il sorriso con un'apertura che mi diede subito fastidio.
«Vedi questa? — intervenne una delle due, sfiorando con le dita un ciondolo che le pendeva sul petto, attirando l'attenzione proprio lì. — L’abbiamo comprata proprio qui l'anno scorso. È un regalo di Cristine».
«Molto particolare, le sta davvero bene» osservò Chiara con sincero interesse, studiando il gioiello con fin troppa attenzione. L'approccio spontaneo si trasformò subito in presentazioni, e io mi sentii immediatamente esclusa, un terzo incomodo nella nostra stessa vacanza.
«Io sono Vivienne, piacere.
«E io Cristine.
«Chiara, piacere nostro.
«Federica», tagliai corto io.
«È la vostra prima volta qui? chiese Vivienne, inclinando leggermente la testa e puntando i suoi occhi dritti in quelli di Chiara.
«Sì, esatto, la prima volta», confermò lei, per nulla infastidita da quell'intrusione.
« E cosa ne pensate? Vi piace? »
«È un posto unico, un po' particolare... ma ci sta piacendo molto», ammise Chiara.
«Oh, sì! » esclamò Vivienne con enfasi, accorciando ancora di più le distanze da lei. È speciale. Noi ci torniamo ogni estate ormai da anni. Veniamo dai dintorni di Parigi. E voi di dove siete? »
«Siamo italiane».
«Ah, l'Italia! Ci sono tantissimi italiani qui quest'anno. Ma vi disturbiamo? Forse avevate da fare? »
«No, assolutamente. Stavamo solo andando in spiaggia», la rassicurò Chiara.
«Allora possiamo venire con voi? Vi va di fare strada insieme? »
«Certo, volentieri! » rispose Chiara, senza la minima esitazione.
A quel punto non ce la feci più a tacere.
«Veramente, Chiara, pensavo volessimo stare un po' per conto nostro stamattina», dissi, lasciando trapelare tutta la mia irritazione.
Chiara si voltò verso di me, sorpresa e leggermente imbarazzata dal mio tono. Vivienne e Cristine si scambiarono un'occhiata rapida, cogliendo al volo la tensione.
«Oh, ma non vogliamo disturbare... se preferite stare sole, andiamo dopo», si affrettò a dire Vivienne, con una finta cortesia che mi fece innervosire ancora di più.
«Ma no, figurati, non disturbate affatto! » intervenne subito Chiara, fulminandomi con lo sguardo per rimediare alla mia uscita. Federica è solo un po' stanca, andiamo pure insieme.
Vivienne e Cristine si avviarono davanti, indicando la direzione, mentre io e Chiara rallentammo impercettibilmente il passo, lasciando quel paio di metri di distanza necessario per non farsi sentire. Non appena fummo abbastanza lontane da non essere intercettate, afferrai Chiara per il polso, costringendola ad avvicinarsi. "Solo un po' stanca"? Sul serio, Chiara? — le sussurrai— Ti sembra il caso di tirarti dietro le prime due che passano?
« Ma che ti prende? — mi rispose a bassa voce per non farsi sentire dalle francesi, Sono state solo gentili. Hanno visto due italiane e hanno attaccato bottone. Che c'è di male? »
«Di male c'è che non vedevano l'ora di infilarsi nel nostro spazio! Ti sei accorta di come ti guardano? Di come ti guardava Vivienne? »
Chiara sorridendomi e cercando di consolarmi mi disse: «Oddio, Federica, siamo in un villaggio turistico, la gente è aperta, fa amicizia. Non puoi fare una scenata di gelosia per due battute in croce su una collana! »
«Non faccio una scenata di gelosia, Chiara. Io non esisto per loro, stanno parlando solo con te. E a te la cosa non dispiace affatto, a quanto pare. Volevamo stare da sole stamattina, era questo il programma, no? »
«E staremo da sole, Fede, ma dai, adesso non posso cacciarle a pedate dopo che si sono offerte di fare la strada insieme! »
Ero gelosa, è vero, per la prima volta! una gelosia feroce mi aveva bloccato la gola nel vedere la disinvoltura con cui quelle due si erano insinuate tra noi, e soprattutto per come Chiara le stesse assecondando. Mentre ci incamminavamo, camminando mezzo passo più indietro, non potei fare a meno di studiarle, provando un profondo fastidio per quanto fossero sfacciatamente belle. Vivienne era alta, persino qualche centimetro più di Chiara; la pelle già dorata dal sole contrastava con i capelli neri, liscissimi, e due occhi neri profondi che continuavano a cercare quelli di Chiara, le natiche perfettamente arrotondate e sode. Aveva un seno perfetto da seconda abbondante e una pelle liscia, totalmente depilata, una vagina ben delineata dalle grandi labbra sottili. Al suo opposto c'era Cristine: più minuta, con un taglio di capelli corto e sbarazzino di un rosso acceso, occhi scuri e un seno generoso, accentuato da una leggera peluria rossa che adornava le sue labbra più carnose. Erano bellissime, libere e fin troppo spigliate.
«Voilà les italiennes! Abbiamo trovato un posto perfetto più avanti, vicino alla riva», disse Vivienne, parlando in un italiano fluido ma deliziosamente accentato.
Ci sistemammo sulla sabbia, disponendo i quattro teli a quadrato. Fu in quel momento che la mia gelosia iniziò a trasformarsi in un tormento silenzioso. Vivienne si sdraiò a pancia in su proprio di fronte a Chiara, appoggiandosi sui gomiti e allargando le gambe. La posizione metteva in piena mostra il suo seno sodo e la depilazione totale del pube, liscia e perfetta e le sue sottili labbra vaginali.
«Chiara, mi passi la crema per il viso? La mia è rimasta in borsa», chiese Vivienne, inclinando la testa di lato con un sorriso malizioso.
«Certo, prendi pure», rispose Chiara, allungandole il flacone.
Invece di prenderlo e basta, Vivienne sfiorò deliberatamente le dita di Chiara, mantenendo il contatto visivo per qualche secondo di troppo. «Grazie. Cristine, mon amour, mi metti un po' di crema? Sento la pelle che tira», disse Vivienne, voltando la testa verso Cristine con un sorriso pigro e carico di sottintesi.
Cristine non se lo fece ripetere. Si mise in ginocchio a cavalcioni delle cosce di Vivienne, una posizione sfrontata e intima che mi tese subito i nervi, proprio davanti a Chiara. Versò una generosa quantità di olio solare sui palmi, producendo un suono viscido, e iniziò a massaggiare la compagna. Non era un semplice gesto di protezione dal sole; era una vera e propria esibizione erotica. Le mani di Cristine scivolavano con una lentezza studiata sulla pelle ambrata di Vivienne, toccando il suo seno fino ad arrivare al pube.
«Oh sì, proprio lì... hai delle mani divine, Cristine», sussurrò Vivienne, socchiudendo gli occhi ma tenendo lo sguardo fisso, felino e provocatorio, dritto in quello di Chiara.
Notai con una fitta al petto come Chiara fosse rimasta letteralmente ipnotizzata da quella scena. Il suo sguardo indugiava, quasi senza respirare, sui corpi nudi delle due francesi che si muovevano l'uno sull'altro, sulla lucentezza dell'olio che rifletteva il sole e sulla totale disinvoltura con cui esibivano la loro intimità davanti a noi. Cristine scese con le mani lungo l'interno delle cosce di Vivienne, sfiorando i bordi del suo sesso con tocchi tormentosi che fecero fremere la compagna, prima di risalire verso i fianchi.
L'orgoglio mi fece distogliere lo sguardo, ma la tensione era ormai palpabile. Vivienne, godendosi l'effetto che quel massaggio stava avendo su Chiara, si sollevò leggermente sui gomiti, lasciando che Cristine scivolasse giù dal suo corpo.
«Il sole della Francia sa essere molto... esigente con la pelle — disse Vivienne, rivolgendosi direttamente a Chiara con una nota di maliziosa sfida nella voce. — Voi italiane usate molta protezione, o preferite bruciare?
Chiara arrossì leggermente, risvegliandosi da quella sorta di trance ipnotica, ma cercò di mantenere il controllo. «Usiamo la protezione, sì... ».
Cristine, tornò a sedersi vicina a me. «Sei molto silenziosa, Federica», mi disse a bassa voce, mentre le altre due parlavano di Parigi e dei locali del villaggio. «Il sole della Francia ti rende malinconica?»
«No, sto bene», tagliai corto, stringendo le dita attorno alla sabbia fresca sotto il mio telo. Il contrasto tra me e loro non faceva che aumentare il mio senso di inadeguatezza. Loro erano fluide, aperte, a loro agio in quella nudità esibita; io mi sentivo un guscio chiuso, una fortezza assediata.
Verso mezzogiorno, Vivienne propose un bagno. Si alzò in piedi in tutta la sua statuaria altezza e tese la mano verso Chiara. «Andiamo a rinfrescarci? Il mare è caldissimo oggi».
Chiara accettò l'invito, afferrò la mano di Vivienne e si fece tirare su. Corsero verso l'acqua ridendo, i loro corpi nudi che si muovevano in sincrono sul bagnasciuga, sotto il sole accecante.
Rimasi sul mio asciugamano, immobile, a guardarle entrare in acqua. Vivienne si tuffò e, quando riemerse, scosse la testa bagnata, lanciando uno spruzzo d'acqua verso Chiara. Cominciarono a scherzare, a rincorrersi dove l'acqua era più bassa, e a un certo punto Vivienne avvolse scherzosamente le braccia attorno alla vita di Chiara da dietro, stringendola a sé. Chiara scoppiò a ridere, gettando la testa all'indietro sulla spalla della francese.
Quell'immagine — il corpo bagnato e scuro di Vivienne fuso con quello dorato della mia ragazza — mi tolse il respiro. Era come se una parte del controllo che avevo faticosamente conquistato nelle notti precedenti mi stesse sfuggendo di mano, calpestata dalla disinvoltura di una sconosciuta.
«Vivienne sa essere molto... persuasiva quando vuole qualcosa», commentò Cristine accanto a me, con una nota di assoluta leggerezza, come se stesse parlando del meteo. «Ma non devi temere. È solo il gioco di Cap d'Agde. Qui la pelle non ha segreti, ma il cuore resta dove deve stare».
Non risposi. Mi limitai a guardare l'orizzonte, sentendo il sole bruciare sulla mia pelle indifesa, mentre una rabbia sorda e una gelosia possessiva si radicavano dentro di me, pronte a esplodere non appena fossimo rimaste sole tra le quattro pareti del nostro appartamento.
Non appena la porta dell'appartamento si chiuse dietro di noi, tagliando fuori il rumore del villaggio e il calore soffocante della spiaggia, il silenzio che avevo mantenuto per tutto il pomeriggio crollò, trasformandosi in una tempesta di nervi.
Lanciai la borsa da mare sul pavimento con troppa forza. Mi voltai verso Chiara, che si era appoggiata al bancone della cucina per bere un bicchiere d'acqua, e incrociai le braccia sul petto, sentendo il cuore battere all'impazzata per la rabbia.
«Ti è piaciuto lo spettacolo allora?», sbottai, la voce resa acida dalla tensione.
Chiara posò lentamente il bicchiere, guardandomi con un'espressione a metà tra il sorpreso e il rassegnato. «Fede, per favore... non ricominciare con la storia di stamattina».
«Non ricominciare? Chiara, eri letteralmente ipnotizzata!». La gelosia mi bruciava in gola come acido. «Vivienne si è fatta massaggiare da Cristine praticamente davanti alla tua faccia, a cavalcioni sul letto di sabbia, emettendo gemiti da film porno, e tu non le hai tolto gli occhi di dosso per un solo secondo! Anzi, le davi corda, sorridevi come un'idiota ai suoi doppi sensi sulla pelle che brucia».
«Erano solo due ragazze libere che stavano scherzando, Federica! Siamo a Cap d'Agde, te lo ricordi? Qui la sensualità è ovunque», rispose lei, alzando leggermente il tono della voce per difendersi.
«No, Chiara, non erano "due ragazze che scherzavano". Quella era una provocazione mirata. Vivienne voleva te, lo ha capito persino Cristine, e tu ci sei cascata con tutte le scarpe! Mi sono sentita invisibile. Mi sono sentita un manichino di fianco a te mentre quella ti spogliava con gli occhi e tu ti lasciavi guardare. Forse io sono troppo timida?»
Sentii gli occhi farsi lucidi e caldi. Mi voltai di scatto per non farmi vedere, sedendomi sul bordo del letto e nascondendo il viso tra le mani, sopraffatta da un senso di inadeguatezza che non riuscivo a controllare.
Il silenzio tornò a riempire la stanza, rotto solo dal mio respiro spezzato. Poi, sentii il materasso cedere leggermente sotto il peso di Chiara.
Non disse nulla subito. Mi cinse le spalle con le braccia bagnate di calore, tirandomi dolcemente verso di sé. Io provai a fare resistenza, a irrigidire il corpo, ma lei insistette, avvolgendomi completamente finché non poggiai la testa contro il suo petto.
«Fede... guardami», sussurrò, con una dolcezza così profonda da farmi male.
Sollevai gli occhi ormai pieni di lacrime, incrociando i suoi. Non c'era più traccia di sfida o di fastidio sul suo viso; c'era solo una comprensione assoluta, limpida e ferma. Mi accarezzò la guancia umida di lacrime con il pollice.
«Mi dispiace», disse piano. «Mi dispiace di averti fatta sentire così. Hai ragione. Sono rimasta a guardarle, è vero, ma non perché Vivienne mi interessasse. Era la prima volta che vedevo due persone usare la propria nudità in modo così... aggressivo e teatrale. Mi ha spiazzata, mi ha incuriosita per un attimo, ma è stato un errore non accorgermi che quel gioco ti stava ferendo».
Prese le mie mani tra le sue, stringendole forte. «Ascoltami bene. Io non voglio Vivienne. Non voglio la sfrontatezza parigina, né i corpi perfetti ricoperti d'olio solare di due sconosciute. Io voglio te. Voglio la tua timidezza che si scioglie solo quando siamo noi due, voglio il modo in cui mi hai protetta l'altra sera sotto la doccia, voglio la nostra intimità, che è speciale proprio perché è solo nostra, non uno spettacolo da spiaggia».
Chiara si chinò e mi baciò sulle labbra. Fu un bacio lungo, caldo, che sapeva di scuse e di una passione totalizzante, capace di spazzare via ogni mio dubbio.
«Se quelle due ti fanno stare male, da domani non le vediamo più. Inventiamo una scusa, andiamo in un'altra spiaggia, facciamo quello che vuoi. Ma non pensare mai, nemmeno per un secondo, di non essere abbastanza per me. Sei tutto quello che voglio».
Rilassai finalmente i muscoli, stringendomi a lei e respirando il suo profumo pulito. La tempesta era passata, e tra le pareti del nostro appartamento avevamo ritrovato, ancora una volta, la nostra unica e inviolabile verità.
A quel punto, rassicurata dalle sue parole, mi sciolsi del tutto e la guardai negli occhi, lasciando spazio a un sorriso complice.
«No, va bene... in fondo mi fa anche piacere conoscere gente nuova. Però, se solo quella si azzarda ad avvicinarsi troppo a te, le faccio un occhio nero, okay?
Chiara scoppiò a ridere di nuovo, stringendomi più forte. «Ahah, va benissimo, affare fatto! E sappi che vale per entrambe. Se Cristine si azzarda ad allungare le mani su d te... io rendo le sue inutilizzabili per almeno una settimana! ».
Ci guardammo e scoppiammo a ridere insieme, cancellando ogni residuo di gelosia e ritrovando, tra i muri del nostro appartamento, la nostra complicità di sempre.
«Te l'ho detto, Fede... — sussurrò poi, la voce fatta più dolce e bassa mentre mi cercava per un altro abbraccio. — Ci sei solo tu. Sempre. »
Passarono ancora due giorni in cui tutte e quattro ci frequentammo sempre di più, dividendo le mattine in spiaggia, i pomeriggi e anche le sere. Vivienne e Cristine ci portarono a cena in un locale che conoscevano a Sète, dove mangiammo benissimo, e la sera successiva finimmo a ballare in discoteca, trascinate dalla loro energia travolgente.
La terza sera, di ritorno in auto da un’altra serata passata nei locali del villaggio, i discorsi si fecero decisamente piccanti. La confidenza tra noi era aumentata e le due francesi, molto più maliziose e disinibite, partendo alla lontana dal racconto di come si erano conosciute, fecero scivolare la conversazione sul sesso. Cominciarono a raccontare senza filtri cosa facevano a letto, cosa piacesse loro di più, e cercarono di coinvolgerci, spingendoci a confessare le nostre preferenze. Mi sentivo intimidita ed entrai in una sorta di guscio protettivo, rimanendo molto sul vago. Per fortuna Chiara, rendendosi conto del mio disagio, mi assecondò e restò altrettanto elusiva, evitando di scendere nei particolari. Per me l'intimità era qualcosa di sacro, una sfera solo nostra che non avevo alcuna intenzione di spiattellare a delle sconosciute.
Vivienne e Cristine, vista la nostra riluttanza, cambiarono discorso con disinvoltura. Una volta rientrate al villaggio, mentre camminavamo lungo i vialetti illuminati sotto il nostro appartamento, Vivienne propose di salire da loro per chiacchierare ancora un'ora prima di andare a dormire. Non avevamo ancora sonno e accettammo. Entrate nel loro alloggio, poco distante dal nostro, le padrone di casa ci rivolsero un sorriso enigmatico:
«Mettetevi comode, noi arriviamo subito».
Guardai Chiara, un po' stupita da quell'invito formale. Lei mi ricambiò con un sorriso tranquillo, come a volermi dire di non preoccuparmi, che andava tutto bene.
Un attimo dopo, le due francesi rientrarono nella stanza completamente nude.
«Non vi siete messe comode?», domandò Vivienne, piegando leggermente le labbra in un sorriso di sfida.
«No, stiamo bene così», risposi io, stringendo d'istinto la mano di Chiara.
Sapete... guardandovi in questi giorni abbiamo pensato che siete una coppia magnifica», esordì Vivienne «Ma Cap d'Agde è fatta per spingersi oltre. Stasera la camera è grande, la notte è lunga... e noi vorremmo avervi entrambe nel nostro letto. Io adoro il modo in cui ti muovi, Chiara. E Cristine... beh, vuole vedere fino a che punto la timidezza di Federica può trasformarsi in qualcos'altro!
I miei occhi scattarono d'istinto verso Chiara. Anche lei si era voltata verso di me nello stesso millesimo di secondo. Fu uno sguardo sbigottito, totale, privo di filtri. Nei suoi occhi, solitamente così sicuri e pronti alla battuta, vidi dipingersi un disorientamento profondo: le labbra erano impercettibilmente schiuse, le pupille dilatate dallo shock di aver visto il confine del "gioco" superato senza preavviso. In quel secondo di sconcerto muto, ci dicemmo tutto. Chiara non stava valutando la proposta; era spaventata dall'aggressività con cui quel paradiso di libertà stava provando a fagocitare la nostra intimità.
Noi, con educazione ma assoluta fermezza, rifiutammo immediatamente l’invito. Spiegammo che non eravamo minimamente interessate a quel genere di esperienze e, dopo un saluto cordiale ma sbrigativo, imboccammo la porta.
Cristine fece l'atto di sollevare una mano, abbozzando una mezza scusa: «Attendez, ragazze, era solo un'idea...»
Ma non le lasciammo il tempo di finire.
Non appena la porta si chiuse alle nostre spalle, escludendo l'appartamento delle francesi, la finta calma che avevo esibito crollò di colpo. Il cuore mi batteva così forte in gola da fare quasi male e le gambe iniziarono a tremarmi. Facemmo solo pochi passi nel vialetto buio prima che la vista mi si annebbiasse.
Mi fermai di scatto, nascondendo il viso tra le mani, e scoppiai in un pianto silenzioso e convulso. Erano lacrime di pura, tensione accumulata, un misto di shock, rabbia e un senso di profonda minaccia verso quella bolla d'amore che io e Chiara avevamo costruito a fatica. Quell'invito così esplicito e disinvolto mi aveva fatta sentire violata, come se la nostra intimità fosse stata svalutata a semplice merce di scambio.
Chiara si girò immediatamente. Vedendomi piangere, sul suo viso passò un'ombra di puro dispiacere. Mi prese subito tra le braccia, stringendomi con una forza disperata, quasi protettiva, mentre io continuavo a tremare contro il suo petto, bagnandole la maglietta con le mie lacrime.
«Ehi, ehi... guardami, Fede», sussurrò con una dolcezza infinita, accarezzandomi i capelli e baciandomi la tempia. Mi sollevò delicatamente il mento per costringermi a incontrare i suoi occhi, che nella penombra del villaggio brillavano di una fermezza assoluta. «Va tutto bene, amore mio. Siamo fuori di lì. Non permetterò mai a nessuno di toccarti, né di rovinare quello che siamo noi due».
Asciugò le mie lacrime con i pollici, continuando a cullarmi. «Nessuno può prenderci nulla se noi non lo vogliamo. Tu sei mia, io sono tua, e quel mondo lì fuori non ci appartiene. Io non ti condividerei con nessuno, nemmeno se ne andasse della mia stessa vita. Sei al sicuro con me, ricordatelo sempre».
Quelle parole, dette con una convinzione così profonda, agirono come un balsamo. Il calore del suo corpo e la stabilità della sua voce calmarono gradualmente i miei singhiozzi, restituendomi il respiro. Le stringevo le braccia intorno alla vita come se fosse la mia unica ancora di salvezza in mezzo a quella tempesta di emozioni.
Coprimmo la breve distanza verso il nostro appartamento camminando vicinissime, con il suo braccio stretto intorno alle mie spalle. Quella notte, una volta infilate sotto le lenzuola, mi addormentai stretta al suo seno, affondando il viso contro la sua pelle calda. Avevo un immenso bisogno di sentirmi protetta, consolata e cullata dal battito regolare del suo cuore.
Dopo quella serata così particolare, le nostre strade e quelle delle due francesi si separarono definitivamente. Non le incontrammo più se non di sfuggita e, qualche giorno più tardi, le vedemmo da lontano sulla spiaggia, già impegnate a ridere e scherzare con una nuova coppia di ragazze. Il loro gioco estivo era ricominciato, ma noi eravamo già tornate nella nostra bolla, più unite e forti di prima.
Capitolo 7: la fine della vacanza
Un pomeriggio, mentre eravamo distese nude sul letto a goderci il fresco della stanza, l'intimità assunse una piega del tutto inaspettata. Io stavo giocando pigramente con il cellulare e Chiara era concentrata sulla lettura del suo libro quando, ad un certo punto, interruppe il silenzio.
«Ti ho mai detto che hai dei bei piedini?»
La guardai distrattamente, ancora con gli occhi sullo schermo, e le risposi con un mezzo sorriso: «No, mai...»
«Non sto scherzando», aggiunse lei, allungando una mano per abbassarmi delicatamente il telefono. «Hai davvero dei bellissimi piedi».
«Davvero?», domandai, incuriosita da quella svolta improvvisa.
«Certo! Guarda...» Si mise a sedere di fronte a me, afferrando con delicatezza il mio piede sinistro. «Guarda come è proporzionato. Hai le unghie cortissime, proprio come piace a me, e ben delineate. La forma è perfetta, e mi piace persino il profumo leggero della tua pelle».
Sorrisi di fronte a quelle affermazioni così esplicite. Prima che potessi ribattere, Chiara chinò la testa: baciò ad uno ad uno ogni dito del mio piede e poi, con una lentezza studiata, accolse l’alluce tra le labbra. Mi scappò una risata, un po' per il solletico improvviso, un po' perché l'intera situazione era decisamente nuova, provocante e accattivante.
Sentire il calore della sua bocca e la morbidezza della sua lingua che avvolgevano e assaporavano il mio alluce mi procurò un brivido di piacere inaspettato. Quella sensazione aumentò quando Chiara, sfilando il piede dalla bocca, lo guidò più su, facendolo scorrere sul proprio seno. Mi invitò implicitamente a muoverlo, e io usai l'alluce per accarezzarle e solleticarle i capezzoli, che reagirono irrigidendosi all'istante.
Sempre tenendomi per la caviglia, Chiara fece scivolare il mio piede lungo il suo corpo, superando il ventre fino a raggiungere il clitoride. Cominciai a stimolarla con la punta del dito, assecondando i suoi primi respiri affannosi, finché non guidò il mio alluce ancora più in basso, spingendolo verso l'imboccatura della sua vagina bagnata. Con delicatezza, lasciai che penetrasse tra le sue labbra.
Chiara emise un gemito profondo. Stringendo forte la mia caviglia con entrambe le mani, iniziò a muovere il bacino con lentezza, dondolandosi sopra il mio piede per farlo affondare il più possibile dentro di sé. Sentire il calore del suo sesso pulsante e ricolmo di piacere che avvolgeva il mio dito del piede fu un’esperienza incredibilmente intensa e coinvolgente. L'eccitazione salì al punto che, quasi senza accorgermene, portai una mano al mio stesso pube, iniziando a masturbarmi il clitoride mentre Chiara continuava a dimenarsi sopra di me in preda al desiderio.
I nostri respiri riempirono la stanza, corti e accelerati, in un ritmo condiviso. Alla fine, esausta per quella posizione tanto acrobatica quanto gratificante, Chiara si sfilò dal mio piede. Si chinò subito dopo a leccarlo e succhiarlo un'ultima volta, assaporando i propri stessi umori mischiati alla mia pelle, per poi risalire lungo il mio corpo.
Si tuffò letteralmente su di me, cercando le mie labbra per un bacio profondo, umido e appassionato. Ci stringemmo forte, rimanendo accoccolate l'una all'altra, con i cuori che battevano all'impazzata e la pelle ancora calda per quella nuova, audace scoperta.
Le tre settimane erano volate via come un soffio di vento caldo della Linguadoca. L’indomani mattina avremmo caricato i trolley in auto, varcato per l'ultima volta il cancello del villaggio e imboccato l'autostrada verso l'Italia, verso Genova e la vita di tutti i giorni. Ma quella sera apparteneva ancora a noi.
Il sole stava scendendo, tingendo il cielo di Cap d'Agde di un rosso fuoco che sfumava nel viola. Decidemmo di passare l'ultima ora di luce sulla spiaggia, nella nostra zona preferita. Non c'era quasi più nessuno; le famiglie erano rientrate per la cena e il bagnasciuga era una distesa solitaria di sabbia dorata, cullata dal rumore regolare della risacca.
Camminare nuda accanto a Chiara, ormai, non mi faceva più l’effetto dei primi giorni: la nudità era diventata la nostra pelle, il simbolo di una libertà che avevamo conquistato insieme. La guardai: la sua pelle era ambrata, dorata dal sole, e i suoi capelli scuri erano mossi dalla brezza marina. Era bellissima, e nei suoi occhi c'era la stessa dolce malinconia che stringeva il mio cuore.
Ci sedemmo sulla sabbia, vicinissime. Chiara mi passò un braccio intorno alle spalle, tirandomi a sé, e io appoggiai la testa sulla sua spalla, respirando il suo profumo mescolato all'odore del mare.
«Mi mancherà questo posto», sussurrai, stringendo le dita intorno al suo fianco.
«Anche a me», rispose lei, posando le labbra tra i miei capelli. «Ma non è il posto, Fede. È quello che siamo diventate qui dentro. Guarda da dove eravamo partite... e guarda dove siamo adesso».
Mi voltai a guardarla. Negli occhi di Chiara non c'era più la maschera della ragazza forte a tutti i costi, né l'ombra dell'ansia della prima sera. C'era una trasparenza assoluta, una vulnerabilità fiera e consapevole. Capii, in quell'istante, che avevamo superato ogni barriera: i giochi, la gelosia per le francesi, l'esplorazione dei nostri corpi oltre ogni tabù... tutto ci aveva condotte a quell'istante di totale nudità emotiva.
«Voglio amarti qui, un'ultima volta», mi sussurrò, e la sua voce fu un brivido sulla mia pelle.
Non c'era urgenza, né esibizionismo. Eravamo solo noi due, l'orizzonte e il crepuscolo. Chiara si distese sulla sabbia e mi tirò sopra di sé. Il contatto tra i nostri corpi nudi fu immediato, caldo, amplificato dalla frescura della sera che cominciava a scendere. Mi baciò con una lentezza dolcissima, come se volesse imprimere il sapore delle mie labbra nella sua memoria per sempre.
Le mie mani scivolarono lungo i suoi fianchi, accarezzando la pelle liscia, mentre le sue gambe si aprivano spontaneamente per accogliermi. Mi sollevai leggermente sui gomiti, guardandola dritta negli occhi mentre scendevo con la mano tra le sue cosce. La sua intimità era già calda, bagnata, vibrante di un desiderio che nasceva direttamente dal cuore.
Affondai due dita dentro di lei con delicatezza estrema, seguendo il ritmo lento del mare. Chiara inarcò la schiena, emettendo un sospiro che si perse nel rumore delle onde. Chiuse gli occhi per un istante, ma io le sussurrai: «Guardami».
Lei riaprì gli occhi, lucidi di emozione, e fissò lo sguardo nel mio. Continuai a muovere le dita, aumentando gradualmente la pressione, mentre con il pollice accarezzavo il suo clitoride. Sentire le sue pareti interne stringersi intorno alle mie dita, vedere sul suo viso i segni del piacere che le stavo donando, senza filtri, senza vergogna, sotto il cielo immenso della Francia, mi diede un senso di pienezza mai provato prima. Chiara iniziò a respirare affannosamente, stringendo le mani sulla mia schiena, finché le sue labbra si schiusero in un gemito profondo e il suo corpo fu attraversato dalle contrazioni dolci e intense dell'orgasmo.
Rimasi immobile sopra di lei, stringendola forte mentre il suo battito cardiaco rallentava. Poi, con un movimento fluido, Chiara si girò, portando me sulla sabbia ancora tiepida. Si chinò su di me, baciandomi il collo, i seni, scendendo lungo il ventre con una devozione che mi fece tremare. Quando la sua bocca cercò il mio sesso, bagnato e pulsante, chiusi gli occhi e mi abbandonai completamente a lei. La sua lingua si mosse con una sapienza e una dolcezza infinite, cullando il mio piacere fino a farmi esplodere in un orgasmo che mi lasciò senza fiato, con le lacrime agli occhi per l'intensità del momento.
Rimanemmo a lungo distese sul bagnasciuga, abbracciate, mentre il cielo si riempiva delle prime stelle. La sabbia si era incollata alla nostra pelle bagnata, ma non ci importava.
«Torniamo a casa diverse, vero?», domandai a bassa voce, mentre Chiara mi asciugava una lacrima d'emozione con il pollice.
«Sì», rispose lei, stringendomi più forte contro il suo petto. «Torniamo a casa libere. E immensamente più nostre».
Ci alzammo, ci scattammo una foto mentale di quel mare scuro e, senza bisogno di rivestirci, tornammo verso l'appartamento mano nella mano. La vacanza stava finendo, ma la nostra storia, quella vera, era appena cominciata.
La nostra vacanza prese un ritmo tutto suo, un’alternanza pigra tra la spiaggia e la camera, divisa tra il sole del mattino e l'intimità del pomeriggio. La sera, invece, diventava il momento delle esplorazioni. Uscivamo sempre, spingendoci oltre la vivace movida di Cap d'Agde per scoprire i dintorni: la grandezza di Montpellier, i canali di Sète, la storia di Béziers e la natura selvaggia del Parco di Narbonne. Posti meravigliosi, che riempivano gli occhi e i pensieri.
Circa dieci giorni dopo il nostro arrivo, decidemmo di cambiare routine. Prima di scendere in spiaggia, ci perdemmo tra i negozietti del villaggio. Camminavamo senza fretta, finché una vetrina piena di bijoux artigianali attirò la nostra attenzione. Ci fermammo a commentare collane, orecchini e ciondoli, completamente assorte, quando una voce spezzò l'idillio, facendomi irrigidire all'istante.
«Belle queste collane, vero?» Ci voltammo di scatto. Accanto a noi, apparentemente sbucate dal nulla, c’erano due ragazze che ci sorridevano complici. O meglio, sorridevano a Chiara. Notai subito come i loro sguardi avessero ignorato me per concentrarsi sulla mia ragazza.
«Sì, davvero belle » rispose Chiara, ricambiando il sorriso con un'apertura che mi diede subito fastidio.
«Vedi questa? — intervenne una delle due, sfiorando con le dita un ciondolo che le pendeva sul petto, attirando l'attenzione proprio lì. — L’abbiamo comprata proprio qui l'anno scorso. È un regalo di Cristine».
«Molto particolare, le sta davvero bene» osservò Chiara con sincero interesse, studiando il gioiello con fin troppa attenzione. L'approccio spontaneo si trasformò subito in presentazioni, e io mi sentii immediatamente esclusa, un terzo incomodo nella nostra stessa vacanza.
«Io sono Vivienne, piacere.
«E io Cristine.
«Chiara, piacere nostro.
«Federica», tagliai corto io.
«È la vostra prima volta qui? chiese Vivienne, inclinando leggermente la testa e puntando i suoi occhi dritti in quelli di Chiara.
«Sì, esatto, la prima volta», confermò lei, per nulla infastidita da quell'intrusione.
« E cosa ne pensate? Vi piace? »
«È un posto unico, un po' particolare... ma ci sta piacendo molto», ammise Chiara.
«Oh, sì! » esclamò Vivienne con enfasi, accorciando ancora di più le distanze da lei. È speciale. Noi ci torniamo ogni estate ormai da anni. Veniamo dai dintorni di Parigi. E voi di dove siete? »
«Siamo italiane».
«Ah, l'Italia! Ci sono tantissimi italiani qui quest'anno. Ma vi disturbiamo? Forse avevate da fare? »
«No, assolutamente. Stavamo solo andando in spiaggia», la rassicurò Chiara.
«Allora possiamo venire con voi? Vi va di fare strada insieme? »
«Certo, volentieri! » rispose Chiara, senza la minima esitazione.
A quel punto non ce la feci più a tacere.
«Veramente, Chiara, pensavo volessimo stare un po' per conto nostro stamattina», dissi, lasciando trapelare tutta la mia irritazione.
Chiara si voltò verso di me, sorpresa e leggermente imbarazzata dal mio tono. Vivienne e Cristine si scambiarono un'occhiata rapida, cogliendo al volo la tensione.
«Oh, ma non vogliamo disturbare... se preferite stare sole, andiamo dopo», si affrettò a dire Vivienne, con una finta cortesia che mi fece innervosire ancora di più.
«Ma no, figurati, non disturbate affatto! » intervenne subito Chiara, fulminandomi con lo sguardo per rimediare alla mia uscita. Federica è solo un po' stanca, andiamo pure insieme.
Vivienne e Cristine si avviarono davanti, indicando la direzione, mentre io e Chiara rallentammo impercettibilmente il passo, lasciando quel paio di metri di distanza necessario per non farsi sentire. Non appena fummo abbastanza lontane da non essere intercettate, afferrai Chiara per il polso, costringendola ad avvicinarsi. "Solo un po' stanca"? Sul serio, Chiara? — le sussurrai— Ti sembra il caso di tirarti dietro le prime due che passano?
« Ma che ti prende? — mi rispose a bassa voce per non farsi sentire dalle francesi, Sono state solo gentili. Hanno visto due italiane e hanno attaccato bottone. Che c'è di male? »
«Di male c'è che non vedevano l'ora di infilarsi nel nostro spazio! Ti sei accorta di come ti guardano? Di come ti guardava Vivienne? »
Chiara sorridendomi e cercando di consolarmi mi disse: «Oddio, Federica, siamo in un villaggio turistico, la gente è aperta, fa amicizia. Non puoi fare una scenata di gelosia per due battute in croce su una collana! »
«Non faccio una scenata di gelosia, Chiara. Io non esisto per loro, stanno parlando solo con te. E a te la cosa non dispiace affatto, a quanto pare. Volevamo stare da sole stamattina, era questo il programma, no? »
«E staremo da sole, Fede, ma dai, adesso non posso cacciarle a pedate dopo che si sono offerte di fare la strada insieme! »
Ero gelosa, è vero, per la prima volta! una gelosia feroce mi aveva bloccato la gola nel vedere la disinvoltura con cui quelle due si erano insinuate tra noi, e soprattutto per come Chiara le stesse assecondando. Mentre ci incamminavamo, camminando mezzo passo più indietro, non potei fare a meno di studiarle, provando un profondo fastidio per quanto fossero sfacciatamente belle. Vivienne era alta, persino qualche centimetro più di Chiara; la pelle già dorata dal sole contrastava con i capelli neri, liscissimi, e due occhi neri profondi che continuavano a cercare quelli di Chiara, le natiche perfettamente arrotondate e sode. Aveva un seno perfetto da seconda abbondante e una pelle liscia, totalmente depilata, una vagina ben delineata dalle grandi labbra sottili. Al suo opposto c'era Cristine: più minuta, con un taglio di capelli corto e sbarazzino di un rosso acceso, occhi scuri e un seno generoso, accentuato da una leggera peluria rossa che adornava le sue labbra più carnose. Erano bellissime, libere e fin troppo spigliate.
«Voilà les italiennes! Abbiamo trovato un posto perfetto più avanti, vicino alla riva», disse Vivienne, parlando in un italiano fluido ma deliziosamente accentato.
Ci sistemammo sulla sabbia, disponendo i quattro teli a quadrato. Fu in quel momento che la mia gelosia iniziò a trasformarsi in un tormento silenzioso. Vivienne si sdraiò a pancia in su proprio di fronte a Chiara, appoggiandosi sui gomiti e allargando le gambe. La posizione metteva in piena mostra il suo seno sodo e la depilazione totale del pube, liscia e perfetta e le sue sottili labbra vaginali.
«Chiara, mi passi la crema per il viso? La mia è rimasta in borsa», chiese Vivienne, inclinando la testa di lato con un sorriso malizioso.
«Certo, prendi pure», rispose Chiara, allungandole il flacone.
Invece di prenderlo e basta, Vivienne sfiorò deliberatamente le dita di Chiara, mantenendo il contatto visivo per qualche secondo di troppo. «Grazie. Cristine, mon amour, mi metti un po' di crema? Sento la pelle che tira», disse Vivienne, voltando la testa verso Cristine con un sorriso pigro e carico di sottintesi.
Cristine non se lo fece ripetere. Si mise in ginocchio a cavalcioni delle cosce di Vivienne, una posizione sfrontata e intima che mi tese subito i nervi, proprio davanti a Chiara. Versò una generosa quantità di olio solare sui palmi, producendo un suono viscido, e iniziò a massaggiare la compagna. Non era un semplice gesto di protezione dal sole; era una vera e propria esibizione erotica. Le mani di Cristine scivolavano con una lentezza studiata sulla pelle ambrata di Vivienne, toccando il suo seno fino ad arrivare al pube.
«Oh sì, proprio lì... hai delle mani divine, Cristine», sussurrò Vivienne, socchiudendo gli occhi ma tenendo lo sguardo fisso, felino e provocatorio, dritto in quello di Chiara.
Notai con una fitta al petto come Chiara fosse rimasta letteralmente ipnotizzata da quella scena. Il suo sguardo indugiava, quasi senza respirare, sui corpi nudi delle due francesi che si muovevano l'uno sull'altro, sulla lucentezza dell'olio che rifletteva il sole e sulla totale disinvoltura con cui esibivano la loro intimità davanti a noi. Cristine scese con le mani lungo l'interno delle cosce di Vivienne, sfiorando i bordi del suo sesso con tocchi tormentosi che fecero fremere la compagna, prima di risalire verso i fianchi.
L'orgoglio mi fece distogliere lo sguardo, ma la tensione era ormai palpabile. Vivienne, godendosi l'effetto che quel massaggio stava avendo su Chiara, si sollevò leggermente sui gomiti, lasciando che Cristine scivolasse giù dal suo corpo.
«Il sole della Francia sa essere molto... esigente con la pelle — disse Vivienne, rivolgendosi direttamente a Chiara con una nota di maliziosa sfida nella voce. — Voi italiane usate molta protezione, o preferite bruciare?
Chiara arrossì leggermente, risvegliandosi da quella sorta di trance ipnotica, ma cercò di mantenere il controllo. «Usiamo la protezione, sì... ».
Cristine, tornò a sedersi vicina a me. «Sei molto silenziosa, Federica», mi disse a bassa voce, mentre le altre due parlavano di Parigi e dei locali del villaggio. «Il sole della Francia ti rende malinconica?»
«No, sto bene», tagliai corto, stringendo le dita attorno alla sabbia fresca sotto il mio telo. Il contrasto tra me e loro non faceva che aumentare il mio senso di inadeguatezza. Loro erano fluide, aperte, a loro agio in quella nudità esibita; io mi sentivo un guscio chiuso, una fortezza assediata.
Verso mezzogiorno, Vivienne propose un bagno. Si alzò in piedi in tutta la sua statuaria altezza e tese la mano verso Chiara. «Andiamo a rinfrescarci? Il mare è caldissimo oggi».
Chiara accettò l'invito, afferrò la mano di Vivienne e si fece tirare su. Corsero verso l'acqua ridendo, i loro corpi nudi che si muovevano in sincrono sul bagnasciuga, sotto il sole accecante.
Rimasi sul mio asciugamano, immobile, a guardarle entrare in acqua. Vivienne si tuffò e, quando riemerse, scosse la testa bagnata, lanciando uno spruzzo d'acqua verso Chiara. Cominciarono a scherzare, a rincorrersi dove l'acqua era più bassa, e a un certo punto Vivienne avvolse scherzosamente le braccia attorno alla vita di Chiara da dietro, stringendola a sé. Chiara scoppiò a ridere, gettando la testa all'indietro sulla spalla della francese.
Quell'immagine — il corpo bagnato e scuro di Vivienne fuso con quello dorato della mia ragazza — mi tolse il respiro. Era come se una parte del controllo che avevo faticosamente conquistato nelle notti precedenti mi stesse sfuggendo di mano, calpestata dalla disinvoltura di una sconosciuta.
«Vivienne sa essere molto... persuasiva quando vuole qualcosa», commentò Cristine accanto a me, con una nota di assoluta leggerezza, come se stesse parlando del meteo. «Ma non devi temere. È solo il gioco di Cap d'Agde. Qui la pelle non ha segreti, ma il cuore resta dove deve stare».
Non risposi. Mi limitai a guardare l'orizzonte, sentendo il sole bruciare sulla mia pelle indifesa, mentre una rabbia sorda e una gelosia possessiva si radicavano dentro di me, pronte a esplodere non appena fossimo rimaste sole tra le quattro pareti del nostro appartamento.
Non appena la porta dell'appartamento si chiuse dietro di noi, tagliando fuori il rumore del villaggio e il calore soffocante della spiaggia, il silenzio che avevo mantenuto per tutto il pomeriggio crollò, trasformandosi in una tempesta di nervi.
Lanciai la borsa da mare sul pavimento con troppa forza. Mi voltai verso Chiara, che si era appoggiata al bancone della cucina per bere un bicchiere d'acqua, e incrociai le braccia sul petto, sentendo il cuore battere all'impazzata per la rabbia.
«Ti è piaciuto lo spettacolo allora?», sbottai, la voce resa acida dalla tensione.
Chiara posò lentamente il bicchiere, guardandomi con un'espressione a metà tra il sorpreso e il rassegnato. «Fede, per favore... non ricominciare con la storia di stamattina».
«Non ricominciare? Chiara, eri letteralmente ipnotizzata!». La gelosia mi bruciava in gola come acido. «Vivienne si è fatta massaggiare da Cristine praticamente davanti alla tua faccia, a cavalcioni sul letto di sabbia, emettendo gemiti da film porno, e tu non le hai tolto gli occhi di dosso per un solo secondo! Anzi, le davi corda, sorridevi come un'idiota ai suoi doppi sensi sulla pelle che brucia».
«Erano solo due ragazze libere che stavano scherzando, Federica! Siamo a Cap d'Agde, te lo ricordi? Qui la sensualità è ovunque», rispose lei, alzando leggermente il tono della voce per difendersi.
«No, Chiara, non erano "due ragazze che scherzavano". Quella era una provocazione mirata. Vivienne voleva te, lo ha capito persino Cristine, e tu ci sei cascata con tutte le scarpe! Mi sono sentita invisibile. Mi sono sentita un manichino di fianco a te mentre quella ti spogliava con gli occhi e tu ti lasciavi guardare. Forse io sono troppo timida?»
Sentii gli occhi farsi lucidi e caldi. Mi voltai di scatto per non farmi vedere, sedendomi sul bordo del letto e nascondendo il viso tra le mani, sopraffatta da un senso di inadeguatezza che non riuscivo a controllare.
Il silenzio tornò a riempire la stanza, rotto solo dal mio respiro spezzato. Poi, sentii il materasso cedere leggermente sotto il peso di Chiara.
Non disse nulla subito. Mi cinse le spalle con le braccia bagnate di calore, tirandomi dolcemente verso di sé. Io provai a fare resistenza, a irrigidire il corpo, ma lei insistette, avvolgendomi completamente finché non poggiai la testa contro il suo petto.
«Fede... guardami», sussurrò, con una dolcezza così profonda da farmi male.
Sollevai gli occhi ormai pieni di lacrime, incrociando i suoi. Non c'era più traccia di sfida o di fastidio sul suo viso; c'era solo una comprensione assoluta, limpida e ferma. Mi accarezzò la guancia umida di lacrime con il pollice.
«Mi dispiace», disse piano. «Mi dispiace di averti fatta sentire così. Hai ragione. Sono rimasta a guardarle, è vero, ma non perché Vivienne mi interessasse. Era la prima volta che vedevo due persone usare la propria nudità in modo così... aggressivo e teatrale. Mi ha spiazzata, mi ha incuriosita per un attimo, ma è stato un errore non accorgermi che quel gioco ti stava ferendo».
Prese le mie mani tra le sue, stringendole forte. «Ascoltami bene. Io non voglio Vivienne. Non voglio la sfrontatezza parigina, né i corpi perfetti ricoperti d'olio solare di due sconosciute. Io voglio te. Voglio la tua timidezza che si scioglie solo quando siamo noi due, voglio il modo in cui mi hai protetta l'altra sera sotto la doccia, voglio la nostra intimità, che è speciale proprio perché è solo nostra, non uno spettacolo da spiaggia».
Chiara si chinò e mi baciò sulle labbra. Fu un bacio lungo, caldo, che sapeva di scuse e di una passione totalizzante, capace di spazzare via ogni mio dubbio.
«Se quelle due ti fanno stare male, da domani non le vediamo più. Inventiamo una scusa, andiamo in un'altra spiaggia, facciamo quello che vuoi. Ma non pensare mai, nemmeno per un secondo, di non essere abbastanza per me. Sei tutto quello che voglio».
Rilassai finalmente i muscoli, stringendomi a lei e respirando il suo profumo pulito. La tempesta era passata, e tra le pareti del nostro appartamento avevamo ritrovato, ancora una volta, la nostra unica e inviolabile verità.
A quel punto, rassicurata dalle sue parole, mi sciolsi del tutto e la guardai negli occhi, lasciando spazio a un sorriso complice.
«No, va bene... in fondo mi fa anche piacere conoscere gente nuova. Però, se solo quella si azzarda ad avvicinarsi troppo a te, le faccio un occhio nero, okay?
Chiara scoppiò a ridere di nuovo, stringendomi più forte. «Ahah, va benissimo, affare fatto! E sappi che vale per entrambe. Se Cristine si azzarda ad allungare le mani su d te... io rendo le sue inutilizzabili per almeno una settimana! ».
Ci guardammo e scoppiammo a ridere insieme, cancellando ogni residuo di gelosia e ritrovando, tra i muri del nostro appartamento, la nostra complicità di sempre.
«Te l'ho detto, Fede... — sussurrò poi, la voce fatta più dolce e bassa mentre mi cercava per un altro abbraccio. — Ci sei solo tu. Sempre. »
Passarono ancora due giorni in cui tutte e quattro ci frequentammo sempre di più, dividendo le mattine in spiaggia, i pomeriggi e anche le sere. Vivienne e Cristine ci portarono a cena in un locale che conoscevano a Sète, dove mangiammo benissimo, e la sera successiva finimmo a ballare in discoteca, trascinate dalla loro energia travolgente.
La terza sera, di ritorno in auto da un’altra serata passata nei locali del villaggio, i discorsi si fecero decisamente piccanti. La confidenza tra noi era aumentata e le due francesi, molto più maliziose e disinibite, partendo alla lontana dal racconto di come si erano conosciute, fecero scivolare la conversazione sul sesso. Cominciarono a raccontare senza filtri cosa facevano a letto, cosa piacesse loro di più, e cercarono di coinvolgerci, spingendoci a confessare le nostre preferenze. Mi sentivo intimidita ed entrai in una sorta di guscio protettivo, rimanendo molto sul vago. Per fortuna Chiara, rendendosi conto del mio disagio, mi assecondò e restò altrettanto elusiva, evitando di scendere nei particolari. Per me l'intimità era qualcosa di sacro, una sfera solo nostra che non avevo alcuna intenzione di spiattellare a delle sconosciute.
Vivienne e Cristine, vista la nostra riluttanza, cambiarono discorso con disinvoltura. Una volta rientrate al villaggio, mentre camminavamo lungo i vialetti illuminati sotto il nostro appartamento, Vivienne propose di salire da loro per chiacchierare ancora un'ora prima di andare a dormire. Non avevamo ancora sonno e accettammo. Entrate nel loro alloggio, poco distante dal nostro, le padrone di casa ci rivolsero un sorriso enigmatico:
«Mettetevi comode, noi arriviamo subito».
Guardai Chiara, un po' stupita da quell'invito formale. Lei mi ricambiò con un sorriso tranquillo, come a volermi dire di non preoccuparmi, che andava tutto bene.
Un attimo dopo, le due francesi rientrarono nella stanza completamente nude.
«Non vi siete messe comode?», domandò Vivienne, piegando leggermente le labbra in un sorriso di sfida.
«No, stiamo bene così», risposi io, stringendo d'istinto la mano di Chiara.
Sapete... guardandovi in questi giorni abbiamo pensato che siete una coppia magnifica», esordì Vivienne «Ma Cap d'Agde è fatta per spingersi oltre. Stasera la camera è grande, la notte è lunga... e noi vorremmo avervi entrambe nel nostro letto. Io adoro il modo in cui ti muovi, Chiara. E Cristine... beh, vuole vedere fino a che punto la timidezza di Federica può trasformarsi in qualcos'altro!
I miei occhi scattarono d'istinto verso Chiara. Anche lei si era voltata verso di me nello stesso millesimo di secondo. Fu uno sguardo sbigottito, totale, privo di filtri. Nei suoi occhi, solitamente così sicuri e pronti alla battuta, vidi dipingersi un disorientamento profondo: le labbra erano impercettibilmente schiuse, le pupille dilatate dallo shock di aver visto il confine del "gioco" superato senza preavviso. In quel secondo di sconcerto muto, ci dicemmo tutto. Chiara non stava valutando la proposta; era spaventata dall'aggressività con cui quel paradiso di libertà stava provando a fagocitare la nostra intimità.
Noi, con educazione ma assoluta fermezza, rifiutammo immediatamente l’invito. Spiegammo che non eravamo minimamente interessate a quel genere di esperienze e, dopo un saluto cordiale ma sbrigativo, imboccammo la porta.
Cristine fece l'atto di sollevare una mano, abbozzando una mezza scusa: «Attendez, ragazze, era solo un'idea...»
Ma non le lasciammo il tempo di finire.
Non appena la porta si chiuse alle nostre spalle, escludendo l'appartamento delle francesi, la finta calma che avevo esibito crollò di colpo. Il cuore mi batteva così forte in gola da fare quasi male e le gambe iniziarono a tremarmi. Facemmo solo pochi passi nel vialetto buio prima che la vista mi si annebbiasse.
Mi fermai di scatto, nascondendo il viso tra le mani, e scoppiai in un pianto silenzioso e convulso. Erano lacrime di pura, tensione accumulata, un misto di shock, rabbia e un senso di profonda minaccia verso quella bolla d'amore che io e Chiara avevamo costruito a fatica. Quell'invito così esplicito e disinvolto mi aveva fatta sentire violata, come se la nostra intimità fosse stata svalutata a semplice merce di scambio.
Chiara si girò immediatamente. Vedendomi piangere, sul suo viso passò un'ombra di puro dispiacere. Mi prese subito tra le braccia, stringendomi con una forza disperata, quasi protettiva, mentre io continuavo a tremare contro il suo petto, bagnandole la maglietta con le mie lacrime.
«Ehi, ehi... guardami, Fede», sussurrò con una dolcezza infinita, accarezzandomi i capelli e baciandomi la tempia. Mi sollevò delicatamente il mento per costringermi a incontrare i suoi occhi, che nella penombra del villaggio brillavano di una fermezza assoluta. «Va tutto bene, amore mio. Siamo fuori di lì. Non permetterò mai a nessuno di toccarti, né di rovinare quello che siamo noi due».
Asciugò le mie lacrime con i pollici, continuando a cullarmi. «Nessuno può prenderci nulla se noi non lo vogliamo. Tu sei mia, io sono tua, e quel mondo lì fuori non ci appartiene. Io non ti condividerei con nessuno, nemmeno se ne andasse della mia stessa vita. Sei al sicuro con me, ricordatelo sempre».
Quelle parole, dette con una convinzione così profonda, agirono come un balsamo. Il calore del suo corpo e la stabilità della sua voce calmarono gradualmente i miei singhiozzi, restituendomi il respiro. Le stringevo le braccia intorno alla vita come se fosse la mia unica ancora di salvezza in mezzo a quella tempesta di emozioni.
Coprimmo la breve distanza verso il nostro appartamento camminando vicinissime, con il suo braccio stretto intorno alle mie spalle. Quella notte, una volta infilate sotto le lenzuola, mi addormentai stretta al suo seno, affondando il viso contro la sua pelle calda. Avevo un immenso bisogno di sentirmi protetta, consolata e cullata dal battito regolare del suo cuore.
Dopo quella serata così particolare, le nostre strade e quelle delle due francesi si separarono definitivamente. Non le incontrammo più se non di sfuggita e, qualche giorno più tardi, le vedemmo da lontano sulla spiaggia, già impegnate a ridere e scherzare con una nuova coppia di ragazze. Il loro gioco estivo era ricominciato, ma noi eravamo già tornate nella nostra bolla, più unite e forti di prima.
Capitolo 7: la fine della vacanza
Un pomeriggio, mentre eravamo distese nude sul letto a goderci il fresco della stanza, l'intimità assunse una piega del tutto inaspettata. Io stavo giocando pigramente con il cellulare e Chiara era concentrata sulla lettura del suo libro quando, ad un certo punto, interruppe il silenzio.
«Ti ho mai detto che hai dei bei piedini?»
La guardai distrattamente, ancora con gli occhi sullo schermo, e le risposi con un mezzo sorriso: «No, mai...»
«Non sto scherzando», aggiunse lei, allungando una mano per abbassarmi delicatamente il telefono. «Hai davvero dei bellissimi piedi».
«Davvero?», domandai, incuriosita da quella svolta improvvisa.
«Certo! Guarda...» Si mise a sedere di fronte a me, afferrando con delicatezza il mio piede sinistro. «Guarda come è proporzionato. Hai le unghie cortissime, proprio come piace a me, e ben delineate. La forma è perfetta, e mi piace persino il profumo leggero della tua pelle».
Sorrisi di fronte a quelle affermazioni così esplicite. Prima che potessi ribattere, Chiara chinò la testa: baciò ad uno ad uno ogni dito del mio piede e poi, con una lentezza studiata, accolse l’alluce tra le labbra. Mi scappò una risata, un po' per il solletico improvviso, un po' perché l'intera situazione era decisamente nuova, provocante e accattivante.
Sentire il calore della sua bocca e la morbidezza della sua lingua che avvolgevano e assaporavano il mio alluce mi procurò un brivido di piacere inaspettato. Quella sensazione aumentò quando Chiara, sfilando il piede dalla bocca, lo guidò più su, facendolo scorrere sul proprio seno. Mi invitò implicitamente a muoverlo, e io usai l'alluce per accarezzarle e solleticarle i capezzoli, che reagirono irrigidendosi all'istante.
Sempre tenendomi per la caviglia, Chiara fece scivolare il mio piede lungo il suo corpo, superando il ventre fino a raggiungere il clitoride. Cominciai a stimolarla con la punta del dito, assecondando i suoi primi respiri affannosi, finché non guidò il mio alluce ancora più in basso, spingendolo verso l'imboccatura della sua vagina bagnata. Con delicatezza, lasciai che penetrasse tra le sue labbra.
Chiara emise un gemito profondo. Stringendo forte la mia caviglia con entrambe le mani, iniziò a muovere il bacino con lentezza, dondolandosi sopra il mio piede per farlo affondare il più possibile dentro di sé. Sentire il calore del suo sesso pulsante e ricolmo di piacere che avvolgeva il mio dito del piede fu un’esperienza incredibilmente intensa e coinvolgente. L'eccitazione salì al punto che, quasi senza accorgermene, portai una mano al mio stesso pube, iniziando a masturbarmi il clitoride mentre Chiara continuava a dimenarsi sopra di me in preda al desiderio.
I nostri respiri riempirono la stanza, corti e accelerati, in un ritmo condiviso. Alla fine, esausta per quella posizione tanto acrobatica quanto gratificante, Chiara si sfilò dal mio piede. Si chinò subito dopo a leccarlo e succhiarlo un'ultima volta, assaporando i propri stessi umori mischiati alla mia pelle, per poi risalire lungo il mio corpo.
Si tuffò letteralmente su di me, cercando le mie labbra per un bacio profondo, umido e appassionato. Ci stringemmo forte, rimanendo accoccolate l'una all'altra, con i cuori che battevano all'impazzata e la pelle ancora calda per quella nuova, audace scoperta.
Le tre settimane erano volate via come un soffio di vento caldo della Linguadoca. L’indomani mattina avremmo caricato i trolley in auto, varcato per l'ultima volta il cancello del villaggio e imboccato l'autostrada verso l'Italia, verso Genova e la vita di tutti i giorni. Ma quella sera apparteneva ancora a noi.
Il sole stava scendendo, tingendo il cielo di Cap d'Agde di un rosso fuoco che sfumava nel viola. Decidemmo di passare l'ultima ora di luce sulla spiaggia, nella nostra zona preferita. Non c'era quasi più nessuno; le famiglie erano rientrate per la cena e il bagnasciuga era una distesa solitaria di sabbia dorata, cullata dal rumore regolare della risacca.
Camminare nuda accanto a Chiara, ormai, non mi faceva più l’effetto dei primi giorni: la nudità era diventata la nostra pelle, il simbolo di una libertà che avevamo conquistato insieme. La guardai: la sua pelle era ambrata, dorata dal sole, e i suoi capelli scuri erano mossi dalla brezza marina. Era bellissima, e nei suoi occhi c'era la stessa dolce malinconia che stringeva il mio cuore.
Ci sedemmo sulla sabbia, vicinissime. Chiara mi passò un braccio intorno alle spalle, tirandomi a sé, e io appoggiai la testa sulla sua spalla, respirando il suo profumo mescolato all'odore del mare.
«Mi mancherà questo posto», sussurrai, stringendo le dita intorno al suo fianco.
«Anche a me», rispose lei, posando le labbra tra i miei capelli. «Ma non è il posto, Fede. È quello che siamo diventate qui dentro. Guarda da dove eravamo partite... e guarda dove siamo adesso».
Mi voltai a guardarla. Negli occhi di Chiara non c'era più la maschera della ragazza forte a tutti i costi, né l'ombra dell'ansia della prima sera. C'era una trasparenza assoluta, una vulnerabilità fiera e consapevole. Capii, in quell'istante, che avevamo superato ogni barriera: i giochi, la gelosia per le francesi, l'esplorazione dei nostri corpi oltre ogni tabù... tutto ci aveva condotte a quell'istante di totale nudità emotiva.
«Voglio amarti qui, un'ultima volta», mi sussurrò, e la sua voce fu un brivido sulla mia pelle.
Non c'era urgenza, né esibizionismo. Eravamo solo noi due, l'orizzonte e il crepuscolo. Chiara si distese sulla sabbia e mi tirò sopra di sé. Il contatto tra i nostri corpi nudi fu immediato, caldo, amplificato dalla frescura della sera che cominciava a scendere. Mi baciò con una lentezza dolcissima, come se volesse imprimere il sapore delle mie labbra nella sua memoria per sempre.
Le mie mani scivolarono lungo i suoi fianchi, accarezzando la pelle liscia, mentre le sue gambe si aprivano spontaneamente per accogliermi. Mi sollevai leggermente sui gomiti, guardandola dritta negli occhi mentre scendevo con la mano tra le sue cosce. La sua intimità era già calda, bagnata, vibrante di un desiderio che nasceva direttamente dal cuore.
Affondai due dita dentro di lei con delicatezza estrema, seguendo il ritmo lento del mare. Chiara inarcò la schiena, emettendo un sospiro che si perse nel rumore delle onde. Chiuse gli occhi per un istante, ma io le sussurrai: «Guardami».
Lei riaprì gli occhi, lucidi di emozione, e fissò lo sguardo nel mio. Continuai a muovere le dita, aumentando gradualmente la pressione, mentre con il pollice accarezzavo il suo clitoride. Sentire le sue pareti interne stringersi intorno alle mie dita, vedere sul suo viso i segni del piacere che le stavo donando, senza filtri, senza vergogna, sotto il cielo immenso della Francia, mi diede un senso di pienezza mai provato prima. Chiara iniziò a respirare affannosamente, stringendo le mani sulla mia schiena, finché le sue labbra si schiusero in un gemito profondo e il suo corpo fu attraversato dalle contrazioni dolci e intense dell'orgasmo.
Rimasi immobile sopra di lei, stringendola forte mentre il suo battito cardiaco rallentava. Poi, con un movimento fluido, Chiara si girò, portando me sulla sabbia ancora tiepida. Si chinò su di me, baciandomi il collo, i seni, scendendo lungo il ventre con una devozione che mi fece tremare. Quando la sua bocca cercò il mio sesso, bagnato e pulsante, chiusi gli occhi e mi abbandonai completamente a lei. La sua lingua si mosse con una sapienza e una dolcezza infinite, cullando il mio piacere fino a farmi esplodere in un orgasmo che mi lasciò senza fiato, con le lacrime agli occhi per l'intensità del momento.
Rimanemmo a lungo distese sul bagnasciuga, abbracciate, mentre il cielo si riempiva delle prime stelle. La sabbia si era incollata alla nostra pelle bagnata, ma non ci importava.
«Torniamo a casa diverse, vero?», domandai a bassa voce, mentre Chiara mi asciugava una lacrima d'emozione con il pollice.
«Sì», rispose lei, stringendomi più forte contro il suo petto. «Torniamo a casa libere. E immensamente più nostre».
Ci alzammo, ci scattammo una foto mentale di quel mare scuro e, senza bisogno di rivestirci, tornammo verso l'appartamento mano nella mano. La vacanza stava finendo, ma la nostra storia, quella vera, era appena cominciata.
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