Mia suocera è bellissima Capitolo 2
di
Jonathan 88
genere
incesti
La zona è, come avevo potuto notare questa mattina, molto signorile. Altrettanto di lusso è il portone della palazzina. Ci sono solo tre piani. E qui c’è gente con i soldi veri. Immagino professionisti affermati con la villa con piscina al mare come seconda casa, e non dovrei sbagliarmi di molto. Sono uscito un po’ prima dallo studio, ma per fortuna il titolare è mio zio e non mi ha creato problemi. Come d’accordo, telefono a quella donna che, di fatto, è mia suocera, e la sua voce mi risponde immediatamente, dicendomi di salire all’ultimo piano. Sento il clic del portone che si apre. Mi guardo intorno. Non c’è nessuno in giro. Non ci sono negozi, ma solo palazzine simile a questa, e gente in giro non ce n’è, a parte una coppia di mezza età distante un centinaio di metri. Nervosissimo, entro nel portone e mi avvio verso l’ascensore. Dopo pochi secondi sono all’attico. Ci sono solo due porte. Controllo i cognomi e scopro che sono identici, ma non è lo stesso cognome di Luisa. Il mistero s’infittisce. Sto per suonare a una delle due porte quando l’altra si apre, e un uomo in giacca e cravatta mi chiama.
“Lorenzo, vero?” Dovrebbe essere il padre di Luisa. La prima cosa che noto è che si tratta di un uomo piuttosto mediocre come aspetto, malgrado sia vestito impeccabilmente in giacca e cravatta. Magro, alto forse un metro e settanta, sui cinquant’anni. Con i capelli castani non ancora imbianchiti che iniziano però a diradarsi. E con il viso… come se avesse appena subito un duro pestaggio. Gli occhi sono cerchiati, il labbro inferiore gonfio. Quest’uomo è appena stato picchiato o ha subito un incidente piuttosto serio.
“Sì, signore, sono Lorenzo. Lei è…”
“Mi chiamo Gianpaolo, e sono il padre di Luisa. Accomodati, mia moglie ti sta aspettando.”
L’uomo mi fa strada all’interno dell’abitazione. Si tratta, come si poteva prevedere, di una casa piuttosto lussuosa, molto grande e arredata con gusto. Quindi, tutto lascia presumere che i miei suoceri siano piuttosto ricchi. Percorriamo un corridoio pieno di specchi e di quadri, poi lui entra in una stanza facendomi segno di fare altrettanto. E poi lei… Non può essere la madre di Luisa. E’ giovane, ed è incredibilmente bella e sexy. Indossa un pantalone di pelle aderentissimo e un bolerino bianco di lino con la chiusura lampo, corto da mostrare una parte della pancia, e stretto da stringere due tette di notevoli dimensioni. Il viso è praticamente perfetto, curato e truccato minuziosamente, a cominciare da un rossetto rosso scuro che delinea due labbra piuttosto carnose, per finire ai suoi occhi verdi e magnetici. I capelli sono lunghi e neri, sciolti sulle spalle.
Mi sorride e si alza venendo di fronte a me. Cazzo, ma quanto è alta? Sì, ha delle scarpe con il tacco altissimo, ma le arrivo con gli occhi all’altezza delle tette, e non dovrebbe essere meno di un metro e ottanta, forse addirittura qualche centimetro in più. E’ di una bellezza da togliere il fiato, e il suo look, con quel pantalone aderentissimo, mi fa rimanere con gli occhi spalancati.
“E così tu sei Lorenzo, il marito di mia figlia”, mi dice, dandomi la mano che mi affretto a stringere. Una mano forte, non le solite strette di mano che molte donne fanno.
Mi schiarisco la gola e cerco di riprendermi dalla sorpresa. “Ehm, sì, signora, sono proprio io.”
Mi scruta, quasi come se stesse cercando di capire chi c’è dietro la facciata del ragazzo che le sta di fronte, poi si rimette seduta accavallando quelle gambe lunghissime.
“Il tipo di ragazzo adatto per Luisa. Carino, semplice e a modo. Bene, Lorenzo, io sono Nicole, tua… suocera. Anche se presumo che ti saresti immaginato una donna diversa.”
“Io… Beh, sì, non posso nasconderlo.”
“Era ovvio. Mettiti seduto. Vuoi qualcosa da bere?”
“Io…” Non faccio in tempo a dirle che non voglio niente che chiama il marito. “Giampaolo, portaci due caffè.”
“Grazie…Nicole.”
Si fa seria. “Non sono tua sorella. Vorrei che continuassi a chiamarmi “signora”. Chiaro?”
Annuisco.” Va bene, signora, come preferisce.”
“Dunque. Immagino che tu ti stia facendo un sacco di domande.”
“Sono venuto qui per questo. Ma lei… è veramente la mamma biologica di Luisa?”
Scoppia a ridere. “L’ho partorita io. Avevo quindici anni quando sono rimasta incinta, e sedici quando sono diventata madre. Pertanto, ho trentotto anni. Adesso a quest’età si è ancora giovani. Soprattutto se si tiene al proprio aspetto.”
E la donna che mi sta di fronte ci tiene, eccome. “Capisco, signora.”
“E adesso vorresti conoscere la storia, immagino.”
“Beh, ecco, sono venuto qui per questo.”
“Preparati a rimanere scioccato.”
“Dopo averla conosciuta, niente mi potrebbe scioccare”, le dico, pentendomi immediatamente dopo quelle parole.
Mia suocera invece scoppia a ridere. “Oh, vedrai che ti scioccherò. Dunque, due anni dopo essere diventata mamma, io e Giampaolo ci sposammo. E Luisa fu la nostra damigella d’onore. Giampaolo è il rampollo di una ricca famiglia, e non volevano scandali. Il matrimonio andava bene a tutti. Loro avevano una nuora bellissima, da esibire con vanto, e io avevo tutti i soldi che avrei potuto desiderare. Ma dopo un paio d’anni subentrarono dei problemi con lui.”
Veniamo interrotti dall’arrivo dell’uomo con un vassoio sopra il quale ci sono due caffè. Ne offre uno a me e l’altro a Nicole. Poi…qualcosa che mi lascia completamente di stucco. La donna schiocca le dita e Giampaolo prende da un tavolinetto di cristallo una sigaretta, la inserisce tra le labbra di sua moglie e gliel’accende. Un comportamento servile, ma che potrebbe rientrare nelle regole del perfetto gentleman. Poi però i dubbi svaniscono. Nicole indica con il dito il pavimento e l’uomo si inginocchia al suo fianco, con la bocca aperta.
Cazzo! Questi due…praticano il sadomasochismo, o qualcosa del genere. Ed ecco forse il motivo per cui mia moglie è scappata lontano da loro. Tutto sembra diventare più chiaro.
Nicole intanto sorride, e addirittura picchietta la sigaretta facendo scendere la cenere nella bocca di suo marito. Poi si rivolge a me. “Sorpreso?”
“Io… sono senza parole.”
“Come puoi vedere, io sono la padrona di Giampaolo, e lui è il mio schiavo. Ma non è per questo che Luisa se ne è andata. Ameno, non solo per questo.”
Ancora una volta rimango con la bocca spalancata. “Io pensavo…”
“Lo so cosa pensavi, ma fammi andare avanti con il mio racconto, e poi comprenderai. Dicevo che dopo un paio d’anni di matrimonio, io mi ero stancata di mio marito. Io ero bella, facevo la modella, e lui non era alla mia altezza, malgrado i suoi soldi. Ma io di uomini ricchi potevo averne quanti ne volevo. Quando ero adolescente non avevo badato a questa differenza, ma col tempo mi resi conto che non eravamo una coppia bene assortita. Lui era ricco, ma io volevo altro dalla vita. Volevo divertirmi e conoscere altri uomini. Posso garantirti che c’era la fila di uomini pronti a commettere follie pur di avermi. Iniziai a tradire Giampaolo con diversi uomini. Adoravo quel sesso trasgressivo. Mi piaceva avere più di un uomo contemporaneamente, sapendo che mio marito mi aspettava a casa in silenzio e badava a Luisa. Lui era troppo innamorato di me, e sapeva che il nostro matrimonio era appeso a un filo. Se stava zitto e accettava i miei tradimenti, lo avrei tenuto con me, altrimenti lui avrebbe dovuto dire addio alla sua moglie bellissima.”
Scuotevo la testa incredulo. Mi ero preparato a sentire una storia completamente diversa. “E’ davvero incredibile, signora Nicole.”
Lei sorrise di nuovo, mandando il fumo verso l’alto. “E non è finita qui. Tra i tanti uomini che conobbi pronti a fare pazzie per me, ce ne fu uno che diede una svolta alla mia vita. Era il mio amante, uno dei tanti, ma mi fece una proposta… molto particolare. Mi chiese anche di diventare la sua padrona. Accettai senza remore, e la dominazione divenne una parte imprescindibile del mio carattere. Sapevo comandare, e avevo una parte di me abbastanza sadica da godere nell’infliggere dolore. Dopo qualche mese mi ero fatta un altro paio di schiavi, ma non mi bastava. Io volevo mio marito come schiavo. Una sera chiamai Giampaolo e gli spiegai la situazione, e cioè che pretendevo che diventasse uno dei miei schiavi. Altrimenti lo avrei lasciato. Volevo avere altri schiavi ai miei piedi, e di lui non sapevo che farmene come marito. Come schiavo invece la cosa mi avrebbe potuto intrigare. Lo sai come reagì?”
Sospirai sempre più nervosamente. “Lui le chiese di rimanere, immagino, visto che a vent’anni di distanza siete ancora qui.”
Nicole diede una boccata alla sua sigaretta, gettò di nuovo la cenere nella bocca di suo merito, e poi tornò a guardarmi. “Non me lo chiese. M’implorò. Lui era follemente innamorato di me, e mi disse che avrebbe accettato anche altri uomini pur di non perdermi. Aggiunse che se io volevo uno schiavo, era pronto a diventare ciò che io desideravo.”
“E lei accettò.”
“Non subito. Gli dissi che io non volevo solo degli schiavi, ma anche uomini coi quali divertirmi, fare sesso, e che non mi sarei fatta scrupoli di portarli a casa e di scoparmeli davanti a lui.”
“Perché davanti a lui? Era libera di fare ciò che voleva.”
“Perché più lo umiliavo e più mi eccitavo. E mi piaceva umiliarlo in tutti i modi. Fu proprio in quel periodo che iniziai a frequentare una palestra per diventare più forte di lui, in modo che la mia dominazione fosse ancora più autentica.”
“Vuole dire che lei… lo picchia?”
“Oh sì. Sono diventata molto brava e molto forte. Molto più di lui, di te e della maggior parte degli uomini.”
Ecco spiegati i segni sul volto di Giampaolo. Sua moglie lo riempie di botte. Faccio fatica a metabolizzare la situazione. Penso addirittura che sia tutta una montatura per quanto la situazione sia assurda, ma la scena di Giampaolo che continua a ingoiare la cenere mi dice però che sia tutto vero.
“Quindi, Luisa è scappata per non vedere lei che metteva le mani addosso a suo padre?” domando, pensando di aver compreso ciò che è accaduto.
Nicole però scuote la testa. “Non è per quello. Si tratta di un insieme di cose. Diciamo che Luisa ha ragione, e non sono stata una mamma esemplare. Mi portavo a casa i miei amanti schiavi e ci facevo sesso davanti a mio marito, fregandomene del fatto che la mia bambina fosse in casa. Per me contava umiliare mio marito, e non ho salvaguardato Luisa.”
“Un’esibizionista, se posso permettermi.”
Vedo che spegne la sigaretta e la consegna al marito. “Forse. Ma è la mia natura. Non posso diventare un’altra donna per nessuno al mondo. Nemmeno per mia figlia. La amo, ma non ho mai pensato di cambiare per lei. Non sono stata una buona madre? Può darsi. Anche se da grande avrei voluto parlarle, spiegarle le mie sensazioni, proprio come sto facendo con te, ma non me lo ha mai permesso.”
“E adesso?”
“Adesso lei ha la sua vita e io la mia. Anche se ci assomigliamo più di quanto lei pensi. Anzi, sono convinta che questa somiglianza la spaventi.”
Cerco di ragionarci sopra. In effetti a volte Luisa è estremamente dura, ma ha valori ben diversi rispetto a quelli di sua madre. Almeno credo.
“Perché ha voluto vedermi, signora?” le chiedo.
“Volevo vedere chi fosse il ragazzo che ha impalmato mia figlia”, mi risponde, con quel sorriso che esprime sensualità e sicurezza estrema in sé stessa.
Sto quindi per alzarmi. Credo che ormai mia suocera mi abbia detto tutto. La guardo di nuovo con la coda degli occhi. E’ di una bellezza da togliere il fiato. Immagino quindi che qualunque uomo avrebbe fatto di tutto pur di portarsela a letto. Ma se pensavo di aver capito tutto della signora Nicole, mi sbagliavo di grosso.
Continua...
“Lorenzo, vero?” Dovrebbe essere il padre di Luisa. La prima cosa che noto è che si tratta di un uomo piuttosto mediocre come aspetto, malgrado sia vestito impeccabilmente in giacca e cravatta. Magro, alto forse un metro e settanta, sui cinquant’anni. Con i capelli castani non ancora imbianchiti che iniziano però a diradarsi. E con il viso… come se avesse appena subito un duro pestaggio. Gli occhi sono cerchiati, il labbro inferiore gonfio. Quest’uomo è appena stato picchiato o ha subito un incidente piuttosto serio.
“Sì, signore, sono Lorenzo. Lei è…”
“Mi chiamo Gianpaolo, e sono il padre di Luisa. Accomodati, mia moglie ti sta aspettando.”
L’uomo mi fa strada all’interno dell’abitazione. Si tratta, come si poteva prevedere, di una casa piuttosto lussuosa, molto grande e arredata con gusto. Quindi, tutto lascia presumere che i miei suoceri siano piuttosto ricchi. Percorriamo un corridoio pieno di specchi e di quadri, poi lui entra in una stanza facendomi segno di fare altrettanto. E poi lei… Non può essere la madre di Luisa. E’ giovane, ed è incredibilmente bella e sexy. Indossa un pantalone di pelle aderentissimo e un bolerino bianco di lino con la chiusura lampo, corto da mostrare una parte della pancia, e stretto da stringere due tette di notevoli dimensioni. Il viso è praticamente perfetto, curato e truccato minuziosamente, a cominciare da un rossetto rosso scuro che delinea due labbra piuttosto carnose, per finire ai suoi occhi verdi e magnetici. I capelli sono lunghi e neri, sciolti sulle spalle.
Mi sorride e si alza venendo di fronte a me. Cazzo, ma quanto è alta? Sì, ha delle scarpe con il tacco altissimo, ma le arrivo con gli occhi all’altezza delle tette, e non dovrebbe essere meno di un metro e ottanta, forse addirittura qualche centimetro in più. E’ di una bellezza da togliere il fiato, e il suo look, con quel pantalone aderentissimo, mi fa rimanere con gli occhi spalancati.
“E così tu sei Lorenzo, il marito di mia figlia”, mi dice, dandomi la mano che mi affretto a stringere. Una mano forte, non le solite strette di mano che molte donne fanno.
Mi schiarisco la gola e cerco di riprendermi dalla sorpresa. “Ehm, sì, signora, sono proprio io.”
Mi scruta, quasi come se stesse cercando di capire chi c’è dietro la facciata del ragazzo che le sta di fronte, poi si rimette seduta accavallando quelle gambe lunghissime.
“Il tipo di ragazzo adatto per Luisa. Carino, semplice e a modo. Bene, Lorenzo, io sono Nicole, tua… suocera. Anche se presumo che ti saresti immaginato una donna diversa.”
“Io… Beh, sì, non posso nasconderlo.”
“Era ovvio. Mettiti seduto. Vuoi qualcosa da bere?”
“Io…” Non faccio in tempo a dirle che non voglio niente che chiama il marito. “Giampaolo, portaci due caffè.”
“Grazie…Nicole.”
Si fa seria. “Non sono tua sorella. Vorrei che continuassi a chiamarmi “signora”. Chiaro?”
Annuisco.” Va bene, signora, come preferisce.”
“Dunque. Immagino che tu ti stia facendo un sacco di domande.”
“Sono venuto qui per questo. Ma lei… è veramente la mamma biologica di Luisa?”
Scoppia a ridere. “L’ho partorita io. Avevo quindici anni quando sono rimasta incinta, e sedici quando sono diventata madre. Pertanto, ho trentotto anni. Adesso a quest’età si è ancora giovani. Soprattutto se si tiene al proprio aspetto.”
E la donna che mi sta di fronte ci tiene, eccome. “Capisco, signora.”
“E adesso vorresti conoscere la storia, immagino.”
“Beh, ecco, sono venuto qui per questo.”
“Preparati a rimanere scioccato.”
“Dopo averla conosciuta, niente mi potrebbe scioccare”, le dico, pentendomi immediatamente dopo quelle parole.
Mia suocera invece scoppia a ridere. “Oh, vedrai che ti scioccherò. Dunque, due anni dopo essere diventata mamma, io e Giampaolo ci sposammo. E Luisa fu la nostra damigella d’onore. Giampaolo è il rampollo di una ricca famiglia, e non volevano scandali. Il matrimonio andava bene a tutti. Loro avevano una nuora bellissima, da esibire con vanto, e io avevo tutti i soldi che avrei potuto desiderare. Ma dopo un paio d’anni subentrarono dei problemi con lui.”
Veniamo interrotti dall’arrivo dell’uomo con un vassoio sopra il quale ci sono due caffè. Ne offre uno a me e l’altro a Nicole. Poi…qualcosa che mi lascia completamente di stucco. La donna schiocca le dita e Giampaolo prende da un tavolinetto di cristallo una sigaretta, la inserisce tra le labbra di sua moglie e gliel’accende. Un comportamento servile, ma che potrebbe rientrare nelle regole del perfetto gentleman. Poi però i dubbi svaniscono. Nicole indica con il dito il pavimento e l’uomo si inginocchia al suo fianco, con la bocca aperta.
Cazzo! Questi due…praticano il sadomasochismo, o qualcosa del genere. Ed ecco forse il motivo per cui mia moglie è scappata lontano da loro. Tutto sembra diventare più chiaro.
Nicole intanto sorride, e addirittura picchietta la sigaretta facendo scendere la cenere nella bocca di suo marito. Poi si rivolge a me. “Sorpreso?”
“Io… sono senza parole.”
“Come puoi vedere, io sono la padrona di Giampaolo, e lui è il mio schiavo. Ma non è per questo che Luisa se ne è andata. Ameno, non solo per questo.”
Ancora una volta rimango con la bocca spalancata. “Io pensavo…”
“Lo so cosa pensavi, ma fammi andare avanti con il mio racconto, e poi comprenderai. Dicevo che dopo un paio d’anni di matrimonio, io mi ero stancata di mio marito. Io ero bella, facevo la modella, e lui non era alla mia altezza, malgrado i suoi soldi. Ma io di uomini ricchi potevo averne quanti ne volevo. Quando ero adolescente non avevo badato a questa differenza, ma col tempo mi resi conto che non eravamo una coppia bene assortita. Lui era ricco, ma io volevo altro dalla vita. Volevo divertirmi e conoscere altri uomini. Posso garantirti che c’era la fila di uomini pronti a commettere follie pur di avermi. Iniziai a tradire Giampaolo con diversi uomini. Adoravo quel sesso trasgressivo. Mi piaceva avere più di un uomo contemporaneamente, sapendo che mio marito mi aspettava a casa in silenzio e badava a Luisa. Lui era troppo innamorato di me, e sapeva che il nostro matrimonio era appeso a un filo. Se stava zitto e accettava i miei tradimenti, lo avrei tenuto con me, altrimenti lui avrebbe dovuto dire addio alla sua moglie bellissima.”
Scuotevo la testa incredulo. Mi ero preparato a sentire una storia completamente diversa. “E’ davvero incredibile, signora Nicole.”
Lei sorrise di nuovo, mandando il fumo verso l’alto. “E non è finita qui. Tra i tanti uomini che conobbi pronti a fare pazzie per me, ce ne fu uno che diede una svolta alla mia vita. Era il mio amante, uno dei tanti, ma mi fece una proposta… molto particolare. Mi chiese anche di diventare la sua padrona. Accettai senza remore, e la dominazione divenne una parte imprescindibile del mio carattere. Sapevo comandare, e avevo una parte di me abbastanza sadica da godere nell’infliggere dolore. Dopo qualche mese mi ero fatta un altro paio di schiavi, ma non mi bastava. Io volevo mio marito come schiavo. Una sera chiamai Giampaolo e gli spiegai la situazione, e cioè che pretendevo che diventasse uno dei miei schiavi. Altrimenti lo avrei lasciato. Volevo avere altri schiavi ai miei piedi, e di lui non sapevo che farmene come marito. Come schiavo invece la cosa mi avrebbe potuto intrigare. Lo sai come reagì?”
Sospirai sempre più nervosamente. “Lui le chiese di rimanere, immagino, visto che a vent’anni di distanza siete ancora qui.”
Nicole diede una boccata alla sua sigaretta, gettò di nuovo la cenere nella bocca di suo merito, e poi tornò a guardarmi. “Non me lo chiese. M’implorò. Lui era follemente innamorato di me, e mi disse che avrebbe accettato anche altri uomini pur di non perdermi. Aggiunse che se io volevo uno schiavo, era pronto a diventare ciò che io desideravo.”
“E lei accettò.”
“Non subito. Gli dissi che io non volevo solo degli schiavi, ma anche uomini coi quali divertirmi, fare sesso, e che non mi sarei fatta scrupoli di portarli a casa e di scoparmeli davanti a lui.”
“Perché davanti a lui? Era libera di fare ciò che voleva.”
“Perché più lo umiliavo e più mi eccitavo. E mi piaceva umiliarlo in tutti i modi. Fu proprio in quel periodo che iniziai a frequentare una palestra per diventare più forte di lui, in modo che la mia dominazione fosse ancora più autentica.”
“Vuole dire che lei… lo picchia?”
“Oh sì. Sono diventata molto brava e molto forte. Molto più di lui, di te e della maggior parte degli uomini.”
Ecco spiegati i segni sul volto di Giampaolo. Sua moglie lo riempie di botte. Faccio fatica a metabolizzare la situazione. Penso addirittura che sia tutta una montatura per quanto la situazione sia assurda, ma la scena di Giampaolo che continua a ingoiare la cenere mi dice però che sia tutto vero.
“Quindi, Luisa è scappata per non vedere lei che metteva le mani addosso a suo padre?” domando, pensando di aver compreso ciò che è accaduto.
Nicole però scuote la testa. “Non è per quello. Si tratta di un insieme di cose. Diciamo che Luisa ha ragione, e non sono stata una mamma esemplare. Mi portavo a casa i miei amanti schiavi e ci facevo sesso davanti a mio marito, fregandomene del fatto che la mia bambina fosse in casa. Per me contava umiliare mio marito, e non ho salvaguardato Luisa.”
“Un’esibizionista, se posso permettermi.”
Vedo che spegne la sigaretta e la consegna al marito. “Forse. Ma è la mia natura. Non posso diventare un’altra donna per nessuno al mondo. Nemmeno per mia figlia. La amo, ma non ho mai pensato di cambiare per lei. Non sono stata una buona madre? Può darsi. Anche se da grande avrei voluto parlarle, spiegarle le mie sensazioni, proprio come sto facendo con te, ma non me lo ha mai permesso.”
“E adesso?”
“Adesso lei ha la sua vita e io la mia. Anche se ci assomigliamo più di quanto lei pensi. Anzi, sono convinta che questa somiglianza la spaventi.”
Cerco di ragionarci sopra. In effetti a volte Luisa è estremamente dura, ma ha valori ben diversi rispetto a quelli di sua madre. Almeno credo.
“Perché ha voluto vedermi, signora?” le chiedo.
“Volevo vedere chi fosse il ragazzo che ha impalmato mia figlia”, mi risponde, con quel sorriso che esprime sensualità e sicurezza estrema in sé stessa.
Sto quindi per alzarmi. Credo che ormai mia suocera mi abbia detto tutto. La guardo di nuovo con la coda degli occhi. E’ di una bellezza da togliere il fiato. Immagino quindi che qualunque uomo avrebbe fatto di tutto pur di portarsela a letto. Ma se pensavo di aver capito tutto della signora Nicole, mi sbagliavo di grosso.
Continua...
1
voti
voti
valutazione
10
10
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Mia suocera è bellissima Capitolo 1
Commenti dei lettori al racconto erotico