Avventura in aeroporto (prima parte)

di
genere
etero

A fine anni novanta inziai a lavorare come team manager all’aerporto di Linate. In quel periodo la società per cui avevo inziato a lavorare aveva assunto molti ragazzi e ragazze più o meno coetanei per quel nuovo ramo d’azienda.
Dopo alcuni mesi lavorai a stretto contatto con una ragazza dai folti capelli castani, occhi marroni, seno generoso, vita stretta ed un bellissimo fondo schiena.
Non so cosa accadde ma tra me e lei fu passione a prima vista. Lei al tempo era assieme ad un ragazzo con cui stava già da diversi anni, io invece in quel periodo scopavo ogni settimana con una donna diversa. Con lei però non intendevo ridurre tutto ad una semplice trombata. Mi aveva colpito il suo modo di essere, mi piaceva la sua risata ed il fatto che fosse sempre allegra. A posteriori posso ammettere senza problemi che presi una bella cotta.
Spesso io e lei “capitavamo” nella stessa turnazione e questo non fece altro che accelerare i tempi della nostra storia. Ogni volta che ci guardavamo non desideravo altro che stare con lei. Volevo farla mia al più presto ed il luogo non m’interessava. Il fato ci aiutò ed una sera verso le 22 mentre aspettavamo l’ultimo aereo della giornata, ci avvisarono che il volo era in ritardo a causa di uno sciopero improvviso e che avremmo dovuto aspettarlo ad oltranza. Quella notte organizzai la mia squadra e poi presi la macchina ed andai a caricare la mia preda. Lei accettò di buon grado ed andammo a rifugiarci in un luogo poco frequentato dell’aeroporto. Iniziammo a parlare guardandoci fisso negli occhi. Io la ascoltavo e non riuscivo a fermare il mio sguardo che puntualmente scivolava sulle sue morbide labbra. Ogni volta che proferiva parola e che sorrideva vedevo la sua lingua danzare nella sua bocca. Ero al culmine e non riuscivo più a contenere il mio desiderio. Anche lei guardava spesso la mia bocca e ad un certo punto mi sorprese e mi si lanciò addosso. Si mise fronte a fronte con me e continuava a parlare sottovoce, facendomi respirare il suo caldo e profumato alito. Le nostre bocche erano a pochi millemetri ed io ero lì fermo come un coglione incapace di muovermi. Lei poco alla volta colmò la distanza ma senza scatti. Mi fece morire. Poi però le nostre labbra si unirono. Mi sentivo il cuore in gola e mentre lei affondava la sua lingua dentro di me io inizialmente rimasi fermo. Sentivo che mi stava assaporando delicatamente per poi succhiarmi il labbro superiore. Io mi ripresi ed iniziai a stringerla verso di me e ad avvolgerla con le mie braccia. Ero partito. Infilai la mia lingua come una spada nella sua bocca ed iniziammo a giocare. Nel mentre la mia mano s’infilò sotto la sua maglietta e raggiunse il suo seno. Morbido, caldo e con i capezzoli intirizziti come baionette. Le mie dita cominciarono a giocarci, prima a secco e poi dopo esssermele inumidite. Lei iniziò ad avere un respiro irregolare e così decisi di scendere con la testa per succhiargli avidamente il seno. Tirai su la maglietta e mi fiondai sui capezzoli succhiandoli e leccandoli come non avevo mai fatto prima. Il mio cazzo era duro come il marmo. Lei fece scivolare la mano nei miei pantaloni ed iniziò a segarmi lentamente. Io mi scostai dal suo petto, inclinai lo schienale del mio sedile e senza chiderglielo lei ficcò la sua testa in mezzo alle mie gambe. Era vorace. Mi abbassò anche le mutande ed il mio membro era lì a sua disposizione. In un attimo fece sparire la mia cappella grondante nella sua bocca. Sentivo la sua lingua girare attorno al mio glande, poi piano piano prese sempre più cazzo in bocca fino ad avere un conato di vomito. Io nel mentre inziai a sditalinarla. Aveva la figa completamente fradicia e così infilai un dito fino in fondo. Lei di contro inziò a succhiare ancora di più il mio cazzo fino a farmi ribaltare indietro le pupille. Sentivo un calore impressionante nella sua bocca. Una lingua assatanata e morbida che mi lucidava ogni centimetro. Ero vicino ad una sborrata colossale ma volevo farmela a pecorina, così la feci sollevare, la denudai e la misi sui sedili posteriori a quattro zampe. Avevo davanti a me questa splendida ragazza con la sua fighetta bagnata pronta ad essere impalata dal mio cazzo. Non sprecai un secondo e con un gesto deciso glielo infilai fino alla palle. Lei iniziò a mugolare sempre più forte ad ogni mio colpo di minchia. Mentre me la sbattevo in modo deciso riuscii ad afferrare i suoi seni e lì lei non capì più niente. Mi supplicò di continuare prima e di aumentare la velocita di penetrazione poi. Eravamo entrambi in procinto di eruttare tra fatica, sudore e goduria allo stato puro. Lei mi anticipò e partì un urlo che squarciò il silenzio di piccolo ed isolato parcheggio. Ansimò per alcuni secondi mentre io continuavo a fottermela. Ad un certo punto sfilai il mio arnere dal suo buchino e glielo infilai in bocca qualche istante prima di sborrare. Lei accolse il mio sperma non facendosene scappare nemmeno una goccia. Succhiava e leccava in cerca di tutto il mio fluido. Io ad ogni succhiata saltavo dal sedile in preda a momenti di piacere indescrivibili. Piano piano il mio pisello si sgonfiò nella sua caverna ma lei continuava a succhiare senza sosta. Qualche goccia di sborra cadde sulle palle e non appena se ne accorse iniziò a succhiarmele come un ossessa. I miei coglioni erano ormai nella sua bocca e lei con la sua lingua limonava con loro. Una volta ricomposti rimanemmo abbracciati nudi in macchina, ormai esausti dalla nostra scopata. Ricominciammo a parlare sottovoce promettondoci altri incontri focosi. Credo che quella ragazza fosse realmente la donna della mia vita, arrivata però in un momento un cui non ero in grado di comprenderlo. Poco dopo diedi le dimissioni e cambiai ambito. Continuammo a sentirci per qualche tempo poi la cosa andò scemando.
Il destino però 18 anni dopo ci fece reincontrare.
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scritto il
2026-06-10
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