Lucy - La spiaggia
di
Lucy Trav
genere
trans
Ero riuscito a ritagliarmi lo spazio di un weekend da solo al mare. Staccare la spina, rilassarsi, e soprattutto, chissà, magari vivere una bella avventura.
Proprio per questo mi ero portato, nei bagagli, tutto il necessario per trasformarmi in Lucy; là, lontano dalle mura domestiche, avrei anche provato il brivido dell’uscire en femme.
E quindi eccomi qui. Dopo una giornata passata in spiaggia, tornato a casa avevo compiuto la magia e mi ero trasformato in una femmina cazzuta, e il ticchettio dei tacchi sulla passeggiata, insieme agli sguardi della gente mi dava un’eccitazione perversa.
Arrivato alla piazzetta, mi presi un gelato e mi sedetti sul muretto ad osservare la gente. Coppiette, gruppi di ragazzi, anziani a spasso… spesso qualche ragazzo mi osservava, forse intuendo il segreto che si nascondeva dietro a quelle lunghe gambe accavallate e così desiderabili, e io rispondevo a quelle occhiate con il mio sguardo più malizioso.
Ad un tratto mi accorsi di due ragazzi che, seduti su una panchina di fronte a me, mi guardavano scambiandosi battute il cui argomento era facilmente intuibile.
Li guardai fissamente, mentre con tutta la malizia possibile facevo correre la lingua sul gelato come se si trattasse di un pene eretto.
Dopo quel tacito invito, i due si avvicinarono, e chiedendo il permesso vennero a sedersi accanto a me, uno a destra e uno a sinistra.
La scusa non era originale, ma stetti al gioco.
“Il mio amico dice che non sei una vera donna, io dico che non è possibile con quelle gambe da sogno…”
Prima che finisse la frase, lo interruppi: “Perché? Sarebbe un problema se non lo fossi?”
Sorpreso, cercò di continuare: “No… sai… è che se uno ti volesse conoscere…”
Mettendogli la mano sulla coscia lasciata scoperta dai bermuda e guardandolo negli occhi, ripetei: “E allora ti chiedo di nuovo: sarebbe un problema?” leccando la pallina di gelato per poi prenderla tra le labbra come per un voluttoso pompino.
E così di lì a poco eravamo a passeggiare insieme: i due ragazzi, che mi cingevano la vita con le loro braccia, lasciarono che le loro mani scendessero “accidentalmente” fin sulle mie chiappe e, visto che non mi lamentavo, rimasero lì, palpeggiando le mie sode rotondità attraverso il vestitino.
Fortunatamente avevo preso le mie precauzioni, perciò il mio cazzo, ormai duro, rimase incastrato tra le mie cosce anche se mi faceva quasi male. Ma senza di quello sicuramente avrei dato scandalo ad andarmene in giro sul lungomare con il mio abitino aderente sollevato sul davanti come una tenda canadese.
Ad un tratto comparve il classico venditore di rose: non so se si accorse della mia vera identità, ma comunque ci offrì una rosa rossa, che i miei accompagnatori acquistarono subito per regalarmela.
Ringraziai i miei due cavalieri baciando leggermente prima uno, poi l’altro, sulle labbra, poi, per chiarire che avevo le idee molto chiare su quello che sarebbe diventata quella serata, replicai con altri due baci molto più passionali.
Mario e Giorgio, i due ragazzi, furono delusi quando dissi loro che mi fermavo lì solamente per il weekend, sicuramente immaginavano di aver “svoltato” la vacanza, anche perché mi avevano già mostrato, da fuori, il caseggiato dove avevano preso alloggio per qualche giorno.
Quando però dissi loro che “allora bisogna cogliere l’attimo!” li vidi rincuorarsi.
Ormai ci eravamo allontanati dalla casa, per cui proposi loro di fare un giro in spiaggia.
La luce della luna illuminava noi tre, abbracciati, con me che passavo dalla bocca di uno a quella dell’altro facendo danzare la mia lingua insieme alle loro, mentre quattro mani mi palpavano il culo, mi sollevavano l’abito, cercavano un seno che, purtroppo, non avevo. Nel mentre io cercavo di liberare i loro due cazzi, che al tatto mi sembravano promettere bene in quanto a dimensioni, dalle bermuda leggere che i due indossavano quella sera.
Non mi sbagliavo: quelli che ora stringevo tra le mani erano due bei cazzi, che a giudicare dall’erezione non si facevano alcun problema riguardo alla mia reale sessualità, ma che al contrario non vedevano l’ora di provare le carezze e i baci di una femmina cazzuta.
E io non li feci attendere: mi staccai dalla bocca di Mario e mi inginocchiai sulla sabbia, di fronte a quei due cazzi che presi in mano per baciarne uno e strusciarmi sul viso l’altro.
Mi piace succhiare il cazzo, e se sono due come questa volta è ancora meglio: posso apprezzare meglio le diverse forme, gli odori, le consistenze. Sentire i due maschi che si litigano la mia bocca, che mi spingono i loro randelli fino giù in gola, che cercano di entrarmi contemporaneamente in bocca. E io non mi rifiuto di certo!
Sento in bocca il sapore asprigno dei liquidi prespermatici dei due, e allora mi concentro maggiormente a succhiare ora uno, ora l’altro pene, più che mai intenzionata a portare i due ragazzi al punto di non ritorno. Sento quei cazzi vibrare allo spasimo e i loro proprietari gemere di piacere e spingerli a fondo nella mia bocca, fino a che prima uno e poi l’altro mi schizzano il loro sperma giù nella gola e sul viso urlando il loro godimento.
Ingoio quel seme di maschio mentre continuo a succhiare quei due di cazzi ripulendoli anche dell’ultima stilla di liquido seminale, per poi rialzarmi e tornare a baciare i due ragazzi con la bocca ancora impiastricciata della loro sborra.
Quel bacio così perverso, con la mia lingua che danza con le loro, coperta di quel misto gelatinoso di bava e sperma, è il suggello definitivo al nostro patto depravato, con cui li voglio legare a me.
Ci sediamo sulla sabbia, continuando ad accarezzarci e baciarci, mentre i loro cazzi ricuperano lentamente l’erezione.
“Spero che non sia finita qui… voi avete goduto ma io ho ancora voglia… tanta voglia…” dico, per provocarli.
Visto che il cazzo di Giorgio era già nuovamente duro, mi alzai e mi sputai sulle dita, usandole per inumidirmi l’ano, e poi andai a sedermi sopra di lui, appuntando la cappella sul mio buchino, che dilatandosi la accolse senza particolari sforzi. Prima dell’appuntamento, infatti, mi ero fatta un bel lavaggio interno e mi ero preparata il culo con una grossa zucchina e i muscoli dello sfintere erano ancora leggermente rilassati.
Mi sentii scivolare quel bastone di carne nel culo fino a quando le mie natiche furono a contatto con le cosce nude di Giorgio, allargandomi le natiche con entrambe le mani come così se potessi farne entrare ancora un centimetro dentro di me, mentre gemevo di piacere.
“Mamma mia che culo, Mario… dovresti provarlo… è quasi meglio di una figa!” diceva all’amico il mio scopatore, e io volli subito rassicurarlo mentre mi godevo quel cazzo che entrava e usciva dalle mie budella: “Oooh… Mario, non ti preoccupare che… ooh… voglio anche te, dopo… oh, sììì… inculatemi per bene… scopatemi, fatemi morire di cazzo…”
Mario mi diede subito il suo cazzo da succhiare, mentre là sotto la nerchia di Giorgio faceva sfracelli nel mio culo che non offriva più alcuna resistenza alla penetrazione.
“Troia… Puttana… oddio, che culo… toh, toh, Ti vengo nel culooooo!” urlò Giorgio, afferrandomi per i fianchi e scaricando la sua sborra nel mio retto, con mio enorme piacere.
Sentii il suo cazzo, dopo la sborrata, scivolarmi lentamente fuori dal culo, e quindi, lasciando il cazzo di Mario, mi alzai in piedi per andare ad appoggiarmi alla recinzione della spiaggia.
L’invito era sufficientemente esplicito, e sentii subito le mani di Mario sui fianchi e il suo cazzo che, trovato il mio buco dilatato, vi scivolò dentro agevolmente.
Mario mi scopava con colpi violenti, provocando ad ogni colpo un osceno sciaquettio dovuto, immaginai, allo sperma dell’amico che mi riempiva il retto; io, da parte mia, non mi lamentavo della sua rudezza ma al contrario lo incitavo: “Ooh… sììì… mi piace… sfondami il culo… riempimelo di sborra!”
Godevo come una matta e dicevo a me stessa che non avrei potuto sperare in un weekend più fortunato; due bei cazzi tutti per me, nella mia bocca e nel mio culo.
Sentii i colpi farsi ancora più violenti e infine Mario, ruggendo, mi sborrò nel culo, mentre anche io sborravo sulla sabbia sottostante scossa dall’orgasmo.
Sdraiata sulla sabbia sentivo lo sperma dei due colarmi fuori. Dopo un po’ i miei due amanti se ne andarono, ma io gli dissi che volevo rimanere ancora un po’ in spiaggia a godermi le sensazioni del post-scopata e il fresco della sera…
Proprio per questo mi ero portato, nei bagagli, tutto il necessario per trasformarmi in Lucy; là, lontano dalle mura domestiche, avrei anche provato il brivido dell’uscire en femme.
E quindi eccomi qui. Dopo una giornata passata in spiaggia, tornato a casa avevo compiuto la magia e mi ero trasformato in una femmina cazzuta, e il ticchettio dei tacchi sulla passeggiata, insieme agli sguardi della gente mi dava un’eccitazione perversa.
Arrivato alla piazzetta, mi presi un gelato e mi sedetti sul muretto ad osservare la gente. Coppiette, gruppi di ragazzi, anziani a spasso… spesso qualche ragazzo mi osservava, forse intuendo il segreto che si nascondeva dietro a quelle lunghe gambe accavallate e così desiderabili, e io rispondevo a quelle occhiate con il mio sguardo più malizioso.
Ad un tratto mi accorsi di due ragazzi che, seduti su una panchina di fronte a me, mi guardavano scambiandosi battute il cui argomento era facilmente intuibile.
Li guardai fissamente, mentre con tutta la malizia possibile facevo correre la lingua sul gelato come se si trattasse di un pene eretto.
Dopo quel tacito invito, i due si avvicinarono, e chiedendo il permesso vennero a sedersi accanto a me, uno a destra e uno a sinistra.
La scusa non era originale, ma stetti al gioco.
“Il mio amico dice che non sei una vera donna, io dico che non è possibile con quelle gambe da sogno…”
Prima che finisse la frase, lo interruppi: “Perché? Sarebbe un problema se non lo fossi?”
Sorpreso, cercò di continuare: “No… sai… è che se uno ti volesse conoscere…”
Mettendogli la mano sulla coscia lasciata scoperta dai bermuda e guardandolo negli occhi, ripetei: “E allora ti chiedo di nuovo: sarebbe un problema?” leccando la pallina di gelato per poi prenderla tra le labbra come per un voluttoso pompino.
E così di lì a poco eravamo a passeggiare insieme: i due ragazzi, che mi cingevano la vita con le loro braccia, lasciarono che le loro mani scendessero “accidentalmente” fin sulle mie chiappe e, visto che non mi lamentavo, rimasero lì, palpeggiando le mie sode rotondità attraverso il vestitino.
Fortunatamente avevo preso le mie precauzioni, perciò il mio cazzo, ormai duro, rimase incastrato tra le mie cosce anche se mi faceva quasi male. Ma senza di quello sicuramente avrei dato scandalo ad andarmene in giro sul lungomare con il mio abitino aderente sollevato sul davanti come una tenda canadese.
Ad un tratto comparve il classico venditore di rose: non so se si accorse della mia vera identità, ma comunque ci offrì una rosa rossa, che i miei accompagnatori acquistarono subito per regalarmela.
Ringraziai i miei due cavalieri baciando leggermente prima uno, poi l’altro, sulle labbra, poi, per chiarire che avevo le idee molto chiare su quello che sarebbe diventata quella serata, replicai con altri due baci molto più passionali.
Mario e Giorgio, i due ragazzi, furono delusi quando dissi loro che mi fermavo lì solamente per il weekend, sicuramente immaginavano di aver “svoltato” la vacanza, anche perché mi avevano già mostrato, da fuori, il caseggiato dove avevano preso alloggio per qualche giorno.
Quando però dissi loro che “allora bisogna cogliere l’attimo!” li vidi rincuorarsi.
Ormai ci eravamo allontanati dalla casa, per cui proposi loro di fare un giro in spiaggia.
La luce della luna illuminava noi tre, abbracciati, con me che passavo dalla bocca di uno a quella dell’altro facendo danzare la mia lingua insieme alle loro, mentre quattro mani mi palpavano il culo, mi sollevavano l’abito, cercavano un seno che, purtroppo, non avevo. Nel mentre io cercavo di liberare i loro due cazzi, che al tatto mi sembravano promettere bene in quanto a dimensioni, dalle bermuda leggere che i due indossavano quella sera.
Non mi sbagliavo: quelli che ora stringevo tra le mani erano due bei cazzi, che a giudicare dall’erezione non si facevano alcun problema riguardo alla mia reale sessualità, ma che al contrario non vedevano l’ora di provare le carezze e i baci di una femmina cazzuta.
E io non li feci attendere: mi staccai dalla bocca di Mario e mi inginocchiai sulla sabbia, di fronte a quei due cazzi che presi in mano per baciarne uno e strusciarmi sul viso l’altro.
Mi piace succhiare il cazzo, e se sono due come questa volta è ancora meglio: posso apprezzare meglio le diverse forme, gli odori, le consistenze. Sentire i due maschi che si litigano la mia bocca, che mi spingono i loro randelli fino giù in gola, che cercano di entrarmi contemporaneamente in bocca. E io non mi rifiuto di certo!
Sento in bocca il sapore asprigno dei liquidi prespermatici dei due, e allora mi concentro maggiormente a succhiare ora uno, ora l’altro pene, più che mai intenzionata a portare i due ragazzi al punto di non ritorno. Sento quei cazzi vibrare allo spasimo e i loro proprietari gemere di piacere e spingerli a fondo nella mia bocca, fino a che prima uno e poi l’altro mi schizzano il loro sperma giù nella gola e sul viso urlando il loro godimento.
Ingoio quel seme di maschio mentre continuo a succhiare quei due di cazzi ripulendoli anche dell’ultima stilla di liquido seminale, per poi rialzarmi e tornare a baciare i due ragazzi con la bocca ancora impiastricciata della loro sborra.
Quel bacio così perverso, con la mia lingua che danza con le loro, coperta di quel misto gelatinoso di bava e sperma, è il suggello definitivo al nostro patto depravato, con cui li voglio legare a me.
Ci sediamo sulla sabbia, continuando ad accarezzarci e baciarci, mentre i loro cazzi ricuperano lentamente l’erezione.
“Spero che non sia finita qui… voi avete goduto ma io ho ancora voglia… tanta voglia…” dico, per provocarli.
Visto che il cazzo di Giorgio era già nuovamente duro, mi alzai e mi sputai sulle dita, usandole per inumidirmi l’ano, e poi andai a sedermi sopra di lui, appuntando la cappella sul mio buchino, che dilatandosi la accolse senza particolari sforzi. Prima dell’appuntamento, infatti, mi ero fatta un bel lavaggio interno e mi ero preparata il culo con una grossa zucchina e i muscoli dello sfintere erano ancora leggermente rilassati.
Mi sentii scivolare quel bastone di carne nel culo fino a quando le mie natiche furono a contatto con le cosce nude di Giorgio, allargandomi le natiche con entrambe le mani come così se potessi farne entrare ancora un centimetro dentro di me, mentre gemevo di piacere.
“Mamma mia che culo, Mario… dovresti provarlo… è quasi meglio di una figa!” diceva all’amico il mio scopatore, e io volli subito rassicurarlo mentre mi godevo quel cazzo che entrava e usciva dalle mie budella: “Oooh… Mario, non ti preoccupare che… ooh… voglio anche te, dopo… oh, sììì… inculatemi per bene… scopatemi, fatemi morire di cazzo…”
Mario mi diede subito il suo cazzo da succhiare, mentre là sotto la nerchia di Giorgio faceva sfracelli nel mio culo che non offriva più alcuna resistenza alla penetrazione.
“Troia… Puttana… oddio, che culo… toh, toh, Ti vengo nel culooooo!” urlò Giorgio, afferrandomi per i fianchi e scaricando la sua sborra nel mio retto, con mio enorme piacere.
Sentii il suo cazzo, dopo la sborrata, scivolarmi lentamente fuori dal culo, e quindi, lasciando il cazzo di Mario, mi alzai in piedi per andare ad appoggiarmi alla recinzione della spiaggia.
L’invito era sufficientemente esplicito, e sentii subito le mani di Mario sui fianchi e il suo cazzo che, trovato il mio buco dilatato, vi scivolò dentro agevolmente.
Mario mi scopava con colpi violenti, provocando ad ogni colpo un osceno sciaquettio dovuto, immaginai, allo sperma dell’amico che mi riempiva il retto; io, da parte mia, non mi lamentavo della sua rudezza ma al contrario lo incitavo: “Ooh… sììì… mi piace… sfondami il culo… riempimelo di sborra!”
Godevo come una matta e dicevo a me stessa che non avrei potuto sperare in un weekend più fortunato; due bei cazzi tutti per me, nella mia bocca e nel mio culo.
Sentii i colpi farsi ancora più violenti e infine Mario, ruggendo, mi sborrò nel culo, mentre anche io sborravo sulla sabbia sottostante scossa dall’orgasmo.
Sdraiata sulla sabbia sentivo lo sperma dei due colarmi fuori. Dopo un po’ i miei due amanti se ne andarono, ma io gli dissi che volevo rimanere ancora un po’ in spiaggia a godermi le sensazioni del post-scopata e il fresco della sera…
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