Dopo la festa dell’ufficio di fine anno

di
genere
etero

Una settimana dopo la festa, l’ufficio aveva ripreso il suo ritmo ordinato.
Certo alcuni colleghi avevano speso un tempo sospetto nei bagni, nei primi giorni dopo la festa, e di certo non mancavano i relativi commenti e occhiate delle colleghe, ma la cosa sembrava rientrata in una certa normalità.
Ordinata noia, forse.

Graziella, specialmente nel suo ruolo di Risorse Umane, non riusciva a scrollarsi di dosso una sensazione fastidiosa: qualcosa era successo davvero quella sera, ma non riusciva a metterlo a fuoco.

I segnali informali, le mezze frasi, gli sguardi che si interrompevano quando lei passava nel corridoio… tutto puntava al fatto che nonostante le apparenze nessuno aveva dimenticato.
E probabilmente nessuno dimenticherà presto.

Non poteva essere stata isteria collettiva.
Troppi segnali convergenti, troppe conseguenze tangibili. Non si trattava di racconti esagerati o di suggestioni: qualcosa aveva avuto effetti reali, misurabili, persistenti.
Qualcosa che aveva inciso sui corpi e sulle dinamiche, lasciando dietro di sé una scia di imbarazzi, complicità forzate e improvvisi silenzi.

Aveva ristretto i sospetti a pochi nomi: Giulia, Serena, Cornelia, un vago sospetto su Marta, una collega molto introversa con poche amicizie tra le colleghe e perfino un collega prossimo alla pensione, sospettato per il puro fatto che statisticamente fosse il più quotato ad essere in possesso di aiutini medici...
Per cautelarsi, Graziella aveva inviato una mail generica a tutti i dipendenti. Toni istituzionali, parole misurate. Ma sotto la superficie, c’era una vera indagine in corso che proseguiva con grande cautela.

Eugenio si presentò nel suo ufficio, senza appuntamento.
Deciso anche se con un certo imbarazzo.
Graziella non era nemmeno decisa.
Non resistette nemmeno una manciata di secondi da quando Eugenio aprì la porta che i suoi occhi caddero subito a valutare l'ormai famoso pacco.
Incredula di questo automatismo Graziella distolse gli occhi e scrollò le spalle, e dandosi un tono di professionalità fece sedere il collega.

Eugenio parlò a bassa voce, come se nominare il problema potesse renderlo più reale.
Raccontò di anni di difficoltà, di tentativi rimandati, di scuse diventate abitudine.
Non usò termini medici, ma il senso era chiaro: da tempo il suo corpo non rispondeva più come avrebbe voluto, e questo aveva scavato una distanza silenziosa anche nel rapporto con sua moglie.

Mentre lo ascoltava, Graziella si accorse che la mente le scivolava altrove, a formulare commenti taglienti che non avrebbe mai osato pronunciare. Tutto quel “potenziale” inutilizzato, pensò con un’ironia che la sorprese. Le tornarono alla mente frammenti della festa, immagini sfocate ma insistenti, e la consapevolezza che il contrasto tra quel ricordo e l’uomo seduto davanti a lei era quasi crudele.
Si impose di ricacciare indietro quelle associazioni: non erano davvero sue, erano solo un modo per prendere distanza da un racconto che la metteva più a disagio di quanto volesse ammettere.
Si impose di restare professionale, anche se una parte di lei trovava grottesco che proprio lei, HR, stesse fantasticando durante l'ascolto una confessione così intima in quell’ufficio asettico.

Eugenio spiega come quella sera ha letteralmente sbattuto la moglie per tutta la notte e si è svegliato forte come un toro anche il giorno seguente, e la domenica altrettanto.
Graziella si schiarì la voce, in un richiamo non verbale.
Eugenio si accorge di aver usato un linguaggio non consono.
Ma la situazione è crollata ai livelli di prima da una settimana a questa parte, solo che ora le voglie di mia moglie si sono riaccese.
«Da svariati giorni proviamo più volte al giorno senza successo.»
«Non solo non tira, ma ho anche le palle piene» si sfoga Eugenio.
Oltre al danno la beffa.

Graziella rimane qualche secondo interdetta dall'irruenza della confessione.
«Ti giuro che, viste le circostanze, se potessi darti qualche risposta te la darei, ma non ho idea di cose sia successo esattamente o chi sia il responsabile.»
«Non ancora» aggiunse con un tono di sfida.

Eugenio lasciò l'ufficio HR, con la promessa di Graziella che non appena avesse avuto notizie lo avrebbe informato.
Non aveva avuto quello che voleva, ma aveva mosso le acque.

Giulia e Serena vedono Graziella ed Eugenio discutere in ufficio HR

«Secondo te è venuto a lamentarsi… o a ringraziare?» mormorò Giulia.
Serena trattenne una risata.
«Forse qualcuno verrà rimproverato per la sua… straboccante esuberanza?»

Giulia inclinò la testa verso la porta dell’ufficio HR.
«Sai qual è il bello di essere Risorse Umane?»
«Illuminami.»
«Puoi sapere tutto senza dire niente. Puoi convocare chi vuoi con una mail neutra e farti raccontare la vita privata con tono professionale.»

Serena sorrise. «E puoi decidere cosa diventa un “tema organizzativo” e cosa resta un “colloquio informale”.»
«Esatto. È una posizione di potere elegante» concluse Giulia. «Non serve alzare la voce. Basta scrivere oggetto: chiarimento interno.»
Serena soffocò una risata. «E tutti entrano in quell’ufficio un po’ più bassi di come sono usciti dalla festa.»

Gli sguardi si fecero maliziosi, le conclusioni affrettate ma inevitabili.
«Forse è meglio piantarla qui» mormorò Serena.
«Già. Meglio non dare l’idea di sapere troppo» concordò Giulia, tornando a un’espressione innocua.

Graziella decide che Cornelia è la prima persona con cui parlare direttamente e discutere con segretezza e anonimato senza menzionare apertamente il problema di Eugenio.
La convocò con la promessa di riservatezza assoluta.

«Ti sarai accorta che la festa di fine hanno ha avuto dei problemi» disse Graziella saltando i convenevoli.
«A qualcuno è sfuggito?» Rispose ironicamente Cornelia.
La frecciatina non piacque a Graziella che saltò subito al sodo.
«…non è che per caso quella sera sia circolato qualcosa che non avrebbe dovuto?»
Graziella pesò ogni parola. «Qualcosa che abbia avuto effetti… prolungati.»

Cornelia reagì male.
«Come ti permetti di insinuare certe cose?!»
«Guarda che non ho mai avuto e non ho nessun bisogno di "barare" per far alzare piselli»
«Io...»
Graziella replicò «Non è una gara»
Cornelia «Non c'è nemmeno paragone»
«Non era quello che intendevo» sopirò Graziella, aveva capito che Cornelia non apprezzava che fosse messa in dubbio la sua reputazione «Sono partita col piede sbagliato, perdonami.»

Graziella spiega in termini vaghi che non sta indagando per trovare un colpevole, ma per aiutare un collega innominato.
«Be’, se parliamo di quella sera… mi pare che una mano l’abbiamo usata tutti, almeno una volta.»
Poi si interruppe visto che HR è sempre HR e non sembrava essere in vena di battute.
«Ok, scusa. Non sembri dell’umore giusto.»
«Cosa mi stai chiedendo?»

Graziella scelse le parole come se stesse camminando su un pavimento bagnato.
«Immagina che qualcuno abbia… risposto in modo inatteso a una situazione fuori dall’ordinario. Ora quella risposta non si ripete. E questo sta creando… frustrazione.»
Fece una pausa. «Non sto cercando responsabilità. Solo di capire se esiste una strada per riportare equilibrio nella vita privata di un collega e la moglie.»
Aggiunse qualche altro vago dettaglio.
Quando Graziella lasciò intendere chi fosse il collega coinvolto, Cornelia sbuffò piano.
«Eugenio?»
Scosse la testa. «Non mi sorprende. È sempre sembrato… spento. Uno che ha smesso di aspettarsi qualcosa.»
«Sono pronta a scommettere che non è un problema fisico» continuò Cornelia. «È abitudine. Routine. Nessun rischio, nessuna fantasia.»
Fece un mezzo sorriso. «E quando la testa dorme, il resto segue.»

Graziella si affrettò a precisare che l’identità del collega non sarebbe mai stata messa sul tavolo.
«Non farò nomi. Con nessuno» disse con fermezza.
Poi aggiunse, incrociando lo sguardo di Cornelia: «E mi aspetto lo stesso da te. Questa conversazione non è mai avvenuta.»
Cornelia la fissò per un istante, poi fece un cenno lento con il capo.
«Tranquilla. Non è nel mio interesse spargere voci. E certe cose funzionano solo se restano… riservate.»

Tranquillizzata Graziella continuò «...per ora sono solo supposizioni, coincidenze, impressioni. Nient’altro.»
Incrociò le mani sulla scrivania. «Non ho niente di concreto in mano.»
Cornelia alzò un sopracciglio.
Graziella si pentì immediatamente dell'involontaria battuta poi continuò:
«Anche ammesso che la tua analisi sia corretta» Graziella non era convinta, «La tua lettura spiega una situazione individuale. Ma non giustifica ciò che è successo attorno, la "reazione" generale della quasi totalità dei colleghi maschi.»
Un’immagine le attraversò la mente, fugace ma eloquente.
Avresti dovuto vedere il bagno degli uomini a fine serata, pensò, ma si guardò bene dal dirlo ad alta voce.

Cornelia la riportò al presente: «Un erezione alla vota mia cara»
Sapeva benissimo che qualcosa e "nell'aria" alla festa, ne aveva avuto le prove lampanti sotto gli occhi tutta la sera, ma aveva assaporato il conflitto personale/professionale in cui Graziella si era infilata e non voleva perdere l'occasione di spingere quell quadrato dell'HR verso l'orlo del problema.
In quell'istante gli occhi di Cornelia brillarono, qualcosa le era balenato in testa.
«Se vuoi una prova tangibile, te la posso procurare»

Cornelia si appoggiò allo schienale, osservandola come se stesse risolvendo un problema pratico.
«Allora serve uno scossone. Qualcosa che non abbia nulla a che fare con la routine.»
Abbassò leggermente la voce. «Ma senza pressione, senza prestazione. Deve essere intimo, sì… ma anonimo. Nessuna aspettativa, nessun giudizio.»
Lasciò passare un secondo, poi concluse, quasi con leggerezza:
«Un gloryhole.»

Graziella sgranò gli occhi.
«No. Assolutamente no. Questa è… completamente fuori discussione.» con voce ferma.

«Sapevo che in realtà non eri così preoccupata di aiutare quel tontolone di Eugenio, non se c'è da sporcarti le mani…»
Accennò un sorriso. «Se la mia strada non ti piace restano le pillole. In quel caso non hai alcun bisogno di me, sono sicura che te la puoi cavare da sola.»
Si alzò dalla sedia, senza cooperazione da parte di Graziella, quella discussione stava volgendo chiaramente al termine.
«E considera un’altra cosa» aggiunse.
«La soluzione chimica ti tiene la coscienza pulita nell'immediato, ma porta con sé l'ammissione che qualcuno ha drogato i colleghi ad un evento aziendale, ci saranno domande, domande a cui dovranno essere date delle risposte.»
La fissò negli occhi. «Se invece la risposta fosse naturale, spontanea… non ci sarebbe nessuno da incolpare. Nessun responsabile. Nessun dossier da aprire.»

Prima di uscire, Cornelia si voltò appena.
«Fammi sapere.»
Poi sparì nel corridoio.

Graziella rimase sola, se quella strada avesse funzionato, avrebbe risolto più di un problema.
E, ammise a se stessa con una punta di colpa, l’idea di avere l'opportunità di essere facci a faccia con quella bestia non le dispiaceva affatto.
Ma come convincere Eugenio?
Non con promesse, capì.
Ma con la stessa cosa che lo aveva tradito: l’assenza di aspettative.
Nessuna prova da superare. Nessuno sguardo da sostenere.

Il giorno dopo.
Graziella fissò per qualche secondo l’email già aperta sullo schermo prima di premere invia. Una convocazione neutra, asciutta. Nessun accenno al motivo.
Quando Eugenio bussò alla porta, lei era già in piedi, come se avesse bisogno di sentirsi meno intrappolata dietro la scrivania.

Lui entrò con un’espressione incerta, lo stesso misto di speranza e rassegnazione del giorno prima.
«Mi hai chiamato?»
«Sì. Accomodati.»

Per qualche istante nessuno parlò. Graziella si rese conto che stava misurando il respiro, il modo in cui Eugenio si muoveva, come se il corpo dicesse più delle parole.

«Ho riflettuto» iniziò lei. «Su quello che mi hai raccontato. E su… quella sera.»
Eugenio si irrigidì leggermente. «Hai scoperto qualcosa?»
Graziella scosse il capo. «Non nel senso che immagini.»

«Come sai sono di psicologa di formazione, ma dato che il "problema"» non potè non fare un cenno indirizzato al pacco del collega «non è propriamente nel mio campo di studi, senza parlare di quello professionale...» breve pausa
«Ho parlato con una vecchia compagna di studi che si è specializzata in sessuologia»
Graziella sta mentendo, ma nella sua mente vede questo come una semplice verità romanzata

«Non è da escludere» spiegò con cautela, «che quello che hai vissuto sia stato un "risveglio" naturale.»
Eugenio sollevò lo sguardo, scettico.
«Esistono studi recenti» continuò lei, mantenendo un tono neutro, «che parlano di risposte improvvise legate al contesto, dinamiche di gruppo, ormoni...»
«Quindi nessuna novità.» Interruppe abbattuto Eugenio
La frase non era una domanda.

«Una soluzione la mia amica psicologa l'avrebbe proposta, qualcosa di nuovo. Una trasgressione. Deliberatamente fuori dalla tua...zona di conforto.»

Seguì un silenzio denso.
«Stai parlando di un tradimento?» chiese lui, a bassa voce.

«No!»
La risposta fu immediata. «Sto parlando di stimolazione nell'anonimato.»

Eugenio deglutì.
È confuso e ammette di non essere mai andato dallo strizzacervelli.

Fece un mezzo sorriso, più teso che rassicurante.
«Come qualcosa di circoscritto. Senza volto. Senza nome. Senza conseguenze.»
Graziella sentì un brivido salire, ma mantenne il controllo.

Graziella inspirò lentamente.
«Esistono dinamiche… sperimentali» disse, scegliendo le parole con cautela. «Situazioni strutturate in cui l’identità viene sospesa. Dove la mente non è impegnata a sostenere uno sguardo, un giudizio, una performance.»

Eugenio la fissò, confuso.

«Un contesto anonimo. Delimitato. Sicuro. Dove non c’è reciprocità emotiva, solo stimolo e risposta. Una barriera fisica che elimina l’imbarazzo e lascia spazio soltanto alla reazione.»

Non pronunciò il termine volgare che Cornelia aveva usato, non ce n’era bisogno, il messaggio sembrava essere passato correttamente.


Eugenio rimase immobile.
«Una barriera… fisica?» ripeté lentamente.
La sua espressione oscillava tra incredulità e imbarazzo.
«Mi stai dicendo che dovrei infilarlo in un…» Si interruppe, incapace di completare la frase.
Arrossì leggermente, cosa che Graziella non gli aveva mai visto fare in anni di lavoro.
«Non sono mai stato… in posti del genere» ammise. «Non è esattamente il mio...mondo.»
Il suo tono non era moralista. Era spaventato.
Come se l’idea stessa di uscire dalla traiettoria prevedibile della sua vita fosse più destabilizzante del problema fisico.

Graziella non lo incalzò.
Abbassò la voce, rendendola più tecnica che provocatoria.
«Non stiamo parlando di trasgressione per il gusto della trasgressione. Stiamo parlando di interrompere uno schema.»
«E ovviamente, l'esperimento verrà fatto in assoluta privaci e professionalità, di sicuro coinvolge...posti del genere»

Lui accennò un sorriso nervoso.
«E se non funzionasse?»
«Allora avremmo escluso un’ipotesi. Ma se funzionasse… avresti la prova che il problema non è il tuo corpo.»

Le parole rimasero sospese tra loro, ci fu un lungo silenzio.

Eugenio inspirò profondamente.
Per la prima volta da quando era entrato, la sua postura cambiò: meno chiusa, meno difensiva.
«Va bene, cosa devo fare?» disse infine.

«Non devi sapere nulla» rispose Graziella con calma. «Devi solo presentarti. Senza aspettative. Senza obblighi. Senza dover dimostrare niente.»
Eugenio si limitò ad esprimere un semplice cenno di assenso.

Graziella trattenne un’espressione che avrebbe potuto tradirla.
«Giovedì, dopo l’orario d’ufficio» concluse.

Si scambiarono uno sguardo carico di tensione trattenuta.
Poi tornarono entrambi alle loro scrivanie, come se nulla fosse.
scritto il
2026-02-11
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