Cena di lavoro

di
genere
corna

Finalmente dopo tanto tempo, trovo il coraggio di scrivere la mia avventura, mi chiamo Gaia, 27 anni, sposata da tre con Luca e con un bambino di 6 mesi. Lavoro come segretaria in un'azienda di import export, da ormai 7 anni. Nel mio ufficio siamo io e altre due ragazze, una mia coetanea, e l'altra con un po' più di esperienza essendo da trent'anni in azienda. Con i suoi 50 anni, per me è un esempio di eleganza e bellezza. Oltre che lavorare, in ufficio spesso fantastichiamo sui clienti, ed anche qualche collega. Come ogni anno, per festeggiare l'arrivo dell'estate organizziamo una cena aziendale, in tutto siamo una dozzina di persone. Noi tre ragazze dell'ufficio, il capo e i ragazzi dipendenti. Il giorno della cena, il 21 giugno dello scorso anno, è partito male perché a casa la mattina litigo con Luca per il mio abbigliamento giudicato eccessivo. A me non sembrava nulla di che, avevo un abitino nero, scollato, corto più su di metà coscia e molto attillato sui fianchi. Lo indosso senza nulla sotto, e con un tacco 12, io amo i tacchi. Amo i vestiti corti, amo le scollature, amo provocare in generale e amo vestirmi come piace a mio marito anche e soprattutto in sua assenza. Mi dice che sono una puttana, che non c'è bisogno che mi vesta così per andare ad una cena di lavoro. Io li per li sorrido, visto che non sa nemmeno che sono senza mutandine. Però decido di tranquillizzarlo, approfitto del fatto che io bambino dorme, mi lego i capelli, mi inginocchio e senza nemmeno ascoltarlo inizio a toccargli il pacco da sopra il pantaloncino. Lui mi prende la testa violentemente, con una mano tira fuori il cazzo già duro e me lo infila in gola. Io mi bagno e sentirlo bello gonfio tra le mie labbra mi fa sussultare, lo prendo in gola fino in fondo, fuori e dentro con ritmo lento, mi piace sentire la sborra che fuoriesce lentamente. Mi aiuto con la mano, lui mi spinge la testa forte sempre di più fino in fondo finché non sento gli schizzi di sborra che mi arrivano in fondo alla gola. Ingoio tutto quanto, pulisco il cazzo, mi lecco la mano, mi sistemo i capelli, metto il rossetto per farlo incazzare ancora di più ed esco di casa. Ho sentito il suo sapore in bocca tutto il giorno a lavoro, e mentre con la mente ripenso a quel fantastica pompino l, mi bagno tra le cosce ed essendo senza perizoma bagno anche la sedia. Sono su di giri, mi sento eccitata, accaldata, ho voglia di trasgredire quindi decido di toccarmi con una mano mentre sono al telefono con un cliente. Rimango stupita quando prima di chiudere la telefonata mi dice, "a stasera". Con la mente che fantastica, fatico ad arrivare a sera. Quando usciamo dal lavoro decidiamo di andare prima a fare un aperitivo, noi tre ragazze dell'ufficio. Dopo due drink alcolici ci mettiamo alla guida direzione ristorante. La saletta con vista sulle colline emiliane è deliziosa, apparecchiata solo per noi. Un po' alticcia, giro intorno al tavolo e noto che i posti sono già assegnati. Il mio nome è tra due uomini, il capo e il famoso cliente che nel pomeriggio avevo sentito al telefono. La cena scorre allegra aiutata anche dal tanto vino, anzi in tavola c'è solo del vino. Tra una portata e l'altra mi sento toccare una coscia, la brezza della sera mi fa drizzare i capezzoli che fanno capolino dal vestito. La mia collega, stronza, di fronte a me li indica e mi fa il gesto di leccarli con la lingua. Io me li tocco, abbasso appena il vestito e glieli faccio vedere. Ho voglia di fare la troia, di colpo mi accendo, tocco la patta dei pantaloni del cliente, il capo se ne accorge e tira fuori il suo cazzo, lo prendo in mano e inizio una fantastica sega lenta, su e giù, passo le dita sulla cappella e me le metto in bocca fissando negli occhi la mia collega di fronte a me. Tiro fuori il cazzo del cliente, sego anche lui, anzi li sego entrambi. Poi di colpo mi fermo, li guardo, faccio un occhiolino al capo e mi dirigo verso la toilette. Mi bagno la fica bollente, e spero con tutta me stessa che arrivi da me e mi scopi come nessuno mi ha mai scopata. Ma invece che solo il capo arriva anche il cliente. Non dicono una parola, mi tirano su il vestito, mi appoggiano al lavandino e iniziano a scoparmi a turno a pecorina sul lavandino del bagno. Non mi interessa se potrebbe entrare qualcuno, non mi interessa se potrebbe sentirci qualcuno e non mi interessa di Luca, mio marito. Quel cornuto sarà a casa con il biberon in mano ad allattare nostro figlio. Dopo una ventina di minuti buoni, sfinita mi giro mi inginocchio e inizio a dare il meglio di me per quella che è la mia specialità, il pompino. Lecco succhio sputo e sego a turno, mentre spompino uno, sego l'altro e viceversa. Continuo così finché non mi riempiono la bocca di sborra, qualche rivolo cola anche dall'angolo della bocca, lo raccolgo con due dita che poi ciuccio fissando negli occhi i due fortunati. Quando finisco, sciacquo le mani ma non il viso né la bocca, passo dal tavolo, saluto e chiamo un taxi per farmi portare a casa. Durante il tragitto do spettacolo anche all'autista che dallo specchio retrovisore si gode la scena di me che mi tocco la fica fino ad avere un orgasmo. Mi sistemo, pago il conto facendogli una sega e facendomi sborrare tra le dita poi salgo in casa da Luca che bacio appassionatamente con ancora il sapore di sborra dei tre uomini fortunati. Gli sussurro all'orecchio, "scopami come una troia"...questa è la storia che mi è successa anno scorso e che ormai non ce la facevo più a tenere nascosta dentro di me. Volevo farvi sapere quanto sono troia...
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2026-05-01
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