Alla corte del Duca - capitolo 3

di
genere
dominazione

Il loro alloggio era composto da due stanze molto grandi: nella prima c’erano i loro cinque letti, disposti paralleli sul lato opposto a dove c’erano delle grandi finestre da cui si poteva vedere il cortile del castello; tutto era ordinato e pulito. Nella seconda stanza, quella interna al castello, non c’erano finestre. Grandi tappeti ricoprivano il pavimento, rendendolo caldo e colorato, mentre tutto intorno c’erano divani di ottima foggia, finemente decorati. Un grande camino già con la legna pronta per essere accesa occupava completamente un lato della stanza, con a fianco gli attrezzi necessari per ravvivare il fuoco, in ferro battuto, che pendevano da una struttura di sostegno anch’essa in ferro. Le lampade a candela appese alle pareti illuminavano in maniera calda tutto l’ambiente, con i riverberi del fuoco a rendere l’atmosfera quasi magica. Dopo che le ragazze si furono sistemate e ebbero preso possesso dei propri letti, Margherita le riunì.
-Qui è dove passerete la maggior parte del vostro tempo, soprattutto la sera. E’ in questa stanza che aspetterete che il Duca venga a scegliervi, quando vorrà la vostra compagnia per la notte. Essere scelte, ve ne accorgerete, è un grande, grandissimo onore.
Disse queste parole con aria seria e convinta, sollevando il petto come in un moto di orgoglio.
-La cosa che comunque mi raccomando, e lo dico per voi, è di fare quello che vi dice e di cercare di accontentarlo in tutti i modi!
Una delle ragazze che Elena non aveva ancora praticamente conosciuto prese la parola
-E se non lo facciamo? O se il Duca non è contento di noi?
La donna si girò verso la fonte di quella frase, gli occhi che emanavano una luce sinistra, una luce che era sinonimo di una terribile sventura
-Se non lo fate, nella migliore delle ipotesi, finite nella stanza delle torture!
Le ragazze, con dipinta sul volto la sensazione di terrore che le aveva prese, pendevano dalle sue labbra
-La stanza delle torture è una grande stanza che si trova nel seminterrato del castello. E’ piena zeppa di attrezzi di dolore, alcuni dei quali sono li da duecento anni, da quando è stato costruito il castello. Quando vengono usati, vi posso giurare che le urla di chi li sta provando si sentono praticamente dappertutto, e ti entrano nelle orecchie anche se non le vuoi sentire!
Poi, in un sussurro:
-Se si tratta di voi, il Duca in persona si occupa della vostra punizione… e vi assicuro che ha la mano molto, molto pesante!.
Finì la frase guardando nel vuoto, le mani che si giungevano come ad abbracciarsi, le dita che si intrecciavano nervosamente lasciando intravedere il biancore delle stesse, troppo pressate le une contro le altre da togliere il sangue, ed emise un lungo sospiro.
-Voi ci siete stata Margherita?
Chiese Elena, e nel momento in cui quegli occhi spaventati le si posarono addosso, capì che forse aveva fatto una domanda che non doveva fare: aveva infatti risvegliato nella donna che aveva di fronte dei ricordi che avrebbe molto volentieri cancellato dalla sua memoria
-Si, ci sono stata, purtroppo…
La risposta affermativa fece crescere la curiosità nelle giovani donne che la circondavano, le quali erano pronte a tirare fuori raffiche di domande, ma Margherita con un cenno eloquente della mano alzata e aperta davanti ai loro occhi le aveva zittite in un secondo, poi quasi con fare implorante, ribadì il concetto
-Cercate di non finire lì, ragazze, fatelo per voi stesse!
Poi si alzò, le mani a sistemare il lungo vestito che portava, stendendone le pieghe dietro le cosce
-La cena vi verrà portata qui, stasera.
Poi, rivolgendosi a Elena e Giulia:
-Subito dopo, verrò qui a prepararvi!
Un attimo dopo la porta si chiudeva lentamente alle sue spalle, lasciandole sole.
Elena si era accorta che, durante tutto questo tempo, la sua amica Giulia era sempre rimasta in silenzio, l’espressione del viso a confermarne l’assenza. Le si avvicinò passandole un braccio intorno alle spalle e fissando quel viso dolce ed infinitamente triste. Notò che alcune ciocche dei sui capelli biondi erano ancora tenute insieme dallo sperma essiccato del Duca, e che aveva una traccia di bianco secco tra l’orecchio e il collo.
-Vieni, ti aiuto a pulirti un pochino….Vuoi?
La ragazza la guardò, facendo un segno di approvazione con il capo, gli occhi imploranti dentro quelli della sua amica.
Andarono nella stanza da letto, ed Elena si avvicinò al catino che era nell’angolo lontano della stanza: prese la grossa brocca di terracotta e lentamente, per non fare guai, versò acqua nel recipiente, riempiendolo per metà. La sua amica seguiva, immobile, ogni suo gesto.
-Avvicina la faccia, altrimenti facciamo un disastro!
La sua amica rispose alla sua richiesta e al suo sorriso con un sorriso tirato, e si chinò verso il catino.
Elena passò dolcemente le sue mani tra i capelli di Giulia, sul suo viso e sul collo, fino all’attaccatura del seno, in ogni posto che secondo lei era da pulire; poi la asciugò e la accompagnò verso il suo letto, dove la sua amica si sedette e si abbracciò le ginocchia, il mento posato sopra le stesse. Le dita dei piedi erano contratte a pugno, e lo sguardo perso nel vuoto a fissare un punto del cielo oltre le grandi finestre.
-Elena, io non ce la faccio!!
La voce era flebile, quasi un sussurro
-Voglio tornare a casa mia!
Elena cercò di calmarla, passandole una mano tra i capelli in una dolce coccola, ma ormai la sua amica aveva rotto gli argini, e le parole uscirono dalla sua bocca come un fiume in piena
-Io non posso farcela! Quello che è successo oggi mi ha fatto veramente schifo, non voglio vivere una vita così!!!! E poi spiegami perché proprio io oggi? Perché io stasera? Siamo in tante, proprio me doveva scegliere?
Le lacrime scendevano copiose dai suoi occhi azzurri, e le rigavano le guance dove era ritornato un colorito roseo dovuto, pensò Elena, probabilmente alla rabbia che stava provando in quel momento.
-Guarda Elena, guarda fuori!
Il suo braccio era teso verso la finestra, il dito indice che indicava due uccelli che volavano nel cielo terso
-Io vorrei essere libera, come loro! Vorrei volare via da qui, tornare alla mia casa, dalla mia famiglia, e da mio fratello e mia sorella!
Elena ripensò ai suoi genitori, e il ricordo si concentrò istantaneamente all’ultimo giorno, all’uomo seduto nella sua cucina, a suo padre con la testa bassa e sua madre che trattava il prezzo della sua vita. Represse un riflusso di bile che le saliva dallo stomaco, mentre ripensò anche ai suoi due fratelli: l’avevano fatta andare via e lei non li aveva nemmeno più potuti salutare, scompigliargli i capelli come sempre faceva, mentre loro sorridevano e magari la prendevano in giro.
Per evitare di pensarci si alzò dal letto e lasciò sola ai suoi pensieri la sua amica.
Sentiva anche lei, dentro di sé, l’ansia per quello che da li a poche ore sarebbe successo; per stemperare la tensione si diresse verso l’altra stanza, dove erano rimaste le tre ragazze: si sedette e cercò di concentrarsi sui loro discorsi, che riguardavano cibo, vestiti, e ovviamente il castello e il Duca, e le ipotesi più disparate sulla loro vita a venire.
Quando, più tardi, sentì la campana battere sei volte e preannunciare la sera, si affacciò alla porta della camera da letto: Giulia era rannicchiata in posizione fetale, le sue spalle rivolte verso di lei e il respiro regolare delle persone che, in quei momenti, viaggiano nel meraviglioso mondo dei sogni.
-Spero che tu non stia sognando di essere una principessa rinchiusa in un castello….
Il pensiero ironico rivolto verso la sua amica la fece sorridere e, tranquillizzata, tornò verso le altre. In quel momento la porta si aprì senza preannuncio. Due servitori del Duca portarono uno una zuppiera ricolma, e l’altro un vassoio di frutta mista. Lo lasciarono nella stanza e, silenziosamente come erano entrati, se ne andarono. Le ragazze cominciarono a mangiare quel minestrone di verdura caldo e saporito, mentre Elena andava a svegliare la sua amica
-Giulia, svegliati! E’ arrivata la cena!
-Non mi va, lasciami stare!
Rispose brusca la ragazza, ma Elena non demorse
-Piantala di fare la sciocca e vieni, quelle là altrimenti si mangiano tutto!
La strattonò per un braccio, fino a quando sbuffando Giulia si alzò e la seguì.
Dieci minuti dopo non c’era più niente, la zuppiera e i vassoi erano come lucidati. Le ragazze sonnecchiavano, qualcuna semicoricata sui divani, altre sedute sul tappeto appoggiate a grandi cuscini.
Dopo un lieve bussare alla porta, e senza attesa di risposta, entrò Margherita nella sua solita uniforme blu. Stese sul braccio teneva due camicie da notte, finemente ricamate.
Lo sguardo corse veloce a cercare le due ragazze prescelte
-Elena, Giulia! Forza, togliete quei vestiti ed indossate queste!
Le due giovani donne si alzarono in piedi, e con un lieve senso di vergogna cominciarono a togliere ciò che avevano addosso: nonostante ciò che era successo nel pomeriggio e nonostante la consapevolezza che le altre persone presenti in quella stanza le avrebbero viste nude altre cento, mille volte, e che avrebbero dormito insieme, ancora non si erano abituate a quell’idea.
La camicia da notte le arrivava quasi ai piedi, lasciandole scoperte solo le caviglie. Le altre ragazze le guardavano in silenzio, sentendo anche loro la tensione che permeava l’anima delle due prescelte ed in qualche modo condividendola.
-Allora siete pronte?
Disse Margherita, rivolgendo loro un ultimo sguardo come a voler controllare che tutto fosse a posto: assuntane la certezza, aprì la porta e con la mano indicò l’uscita
-Bene, andiamo!
Percorsero nei corridoi un breve tratto di strada, e si trovarono all’interno di un grande salone; appesi alle pareti moltissimi ritratti di uomini e donne, probabilmente gli antenati del duca. Sul fondo della sala campeggiava un’enorme scala completamente coperta da un tappeto rosso. Quando la imboccarono, Margherita tenne a precisare:
-Stiamo salendo verso gli appartamenti personali del Duca e della Duchessa!
Le due ragazze, sentendo la parola Duchessa si guardarono stupite, ma non ebbero il coraggio in quel momento di fare nessuna domanda alla loro accompagnatrice.
In cima alla scala il corridoio si diramava da entrambi i lati: presero quello di destra, e si diressero verso l’ultima stanza, camminando sofficemente sul tappeto, gli arazzi e gli affreschi che sfilavano via al loro incedere.
Le tre donne si fermarono davanti alla porta. Margherita diede loro un ultimo sguardo in cui si leggevano distintamente tutte le sue raccomandazioni precedenti, poi prese un lungo respiro e bussò tre volte con leggerezza, le nocche delle dita che quasi sfioravano il legno: un attimo dopo sentirono distintamente la voce scura e profonda del Duca
-Avanti entrate!
Era seduto alla scrivania, vestito con una vestaglia di stoffa pregiata, e stava esaminando rotoli di carta con attenzione; Margherita e le due giovani erano entrate e si erano fermate al centro della stanza, senza che lui si fosse nemmeno voltato. Elena guardava il grande letto a baldacchino, il legno finemente intarsiato delle colonne che si stagliavano verso l’alto a reggere la struttura portante; su questa era fissata la leggerissima stoffa che cadeva svolazzante permettendo al Duca di fare sonni tranquilli senza l’incubo di mosche e zanzare a rovinare il meritato riposo.
-Mio signore – disse Margherita con voce sottomessa – ecco le ragazze che ha scelto oggi, Giulia ed Elena
Il Duca adagiò dolcemente la penna d’oca che teneva in mano all’interno del calamaio, poi si alzò dalla sua sedia e lentamente si avvicinò, fermandosi di fronte alle due giovani donne. Le squadrò dalla testa ai piedi con attenzione, mentre dentro di sé pensava che aveva fatto un ottimo affare comprando quelle ragazze di una bellezza quasi disarmante.
-Grazie mia fedele Margherita. Puoi andare, le verrai a riprendere domattina!
La donna fece un inchino sorridendo compiaciuta del complimento e soprattutto del ringraziamento non dovuto che il suo signore le aveva fatto e si allontanò felice, lasciando le due ragazze da sole col loro padrone.
Elena si sentiva sudata anche se non sentiva assolutamente caldo. Era un sudore freddo che faceva coppia con la pelle d’oca che sentiva su tutto il suo corpo, persino nei capelli, e con la quasi totale assenza di salivazione. Non riusciva a guardare negli occhi il Duca, per cui vide solo il fondo della sua vestaglia che si avvicinava alla sua amica, in piedi di fianco a lei e che sicuramente era impietrita quanto lei, se non di più.
L’uomo si avvicinò a Giulia e pose le mani sui fianchi della ragazza. La accarezzava da sopra il tessuto lungo i fianchi, come a voler indovinare al tatto come fossero le sue forme; poi le dita cominciarono a raccogliere la camicia da notte, sollevandola lentamente dalle caviglie e cominciando a scoprire i polpacci e poi le cosce tese. Il duca cominciò a tirare verso l’alto fino a scoprire la giovane vulva e quindi il seno della ragazza, che nel frattempo aveva alzato le braccia per agevolarlo a toglierle del tutto quell’indumento. La camicia da notte finì in terra, di fianco ai suoi piedi, mentre il Duca faceva un passo indietro per poterla ammirare meglio nella sua splendida nudità.
Giulia guardava per terra. Non riusciva a fermare le sue ginocchia che tremavano vistosamente, mentre lei teneva le mani a coprire le sue nudità per l’ennesima volta esposte a un estraneo. Le lacrime cominciarono senza che lei volesse a rigarle le guance, mentre per la paura e la tensione cominciò a battere i denti tra loro, con un rumore che esprimeva tanta pietà e preoccupazione da parte di Elena quanto risultava fastidioso alle orecchie del Duca.
Elena guardava di soppiatto la sua amica nuda di fianco a lei, con la schiena ricurva e le spalle strette, che sommessamente piangeva. Si trovò a pregare nella sua testa per lei, perché riuscisse in qualche modo a calmarsi, anche perché aveva visto lo sguardo piuttosto contrariato del Duca di fronte a quella reazione.
Lui aggrottò la fronte, lo sguardo accigliato, poi si avvicinò a Giulia e con un solo rapido e forte movimento la prese in braccio
-Tu, seguici!
Disse rivolto a Elena mentre si dirigeva verso il grande letto, dove un secondo dopo deponeva senza neanche troppo riguardo la sua amica. Si girò quindi verso di lei e la tirò a sé, tenendola ben salda per i fianchi: la bocca del Duca si avvicinò, fino a deporre le labbra contro le sue, e un attimo dopo sentì la lingua cercare di farsi strada tra i suoi denti stretti. Elena, che prima d’ora non aveva mai baciato nessuno, cercò di capire cosa lui volesse fare. Istintivamente aprì un pochino la bocca: sentì la lingua di lui entrare e cominciare a muoversi, in cerca della sua. Lei cominciò timidamente a muoverla, e in quel momento vide un lampo di soddisfazione negli occhi del suo signore, e capì che stava facendo la cosa giusta. Lui prese la sua vestaglia sollevandola verso l’alto, e lei alzò subito le braccia permettendogli di sfilarla rapidamente. Di nuovo la bocca incollata alla sua, mentre mani sconosciute prendevano possesso del suo corpo, percorrendole la schiena fino ad arrivare ai glutei tesi e sodi e a stringerli con forza.
Elena sentiva puntare contro la sua pancia la potente erezione dell’uomo. Lui si allontanò un attimo e sfilò la vestaglia, restando nudo di fronte a lei con il membro proteso.
-Vieni! Voglio che prepari la tua amica!
Le disse prendendola per mano e accompagnandola vicino al letto, dove un attimo dopo la aiutò a salire. Elena quel pomeriggio aveva fatto tesoro di ciò che aveva visto e fatto, e intuì che la parola che il suo padrone aveva usato, “preparare”, significava che lei avrebbe dovuto baciare e leccare la giovane e inviolata vagina della sua amica.
Si inginocchiò ai piedi di Giulia, cercando con lei uno sguardo d’intesa. Ma la sua amica continuava a piangere, tenendosi un braccio sopra gli occhi, e non la degnava di uno sguardo nemmeno adesso che lei le aveva preso le caviglie e lentamente la costringeva ad aprire le gambe. Quando ritenne lo spazio sufficiente per infilarsi in mezzo, Elena si chinò verso la vulva di Giulia, le mani a tenerle aperte le gambe e il sedere obbligatoriamente sollevato in alto per la posizione che teneva. Un attimo dopo, le sue labbra si aprirono, e la lingua cominciò dolcemente a correre in lungo e in largo, nei punti che su se stessa altre volte aveva trovato più sensibili.
Il Duca cominciò a far correre la sua grande mano ruvida sulla pelle scoperta di quella ragazza inginocchiata, percorrendo la schiena dall’alto fino ad arrivare a quelle due deliziose fossette che aveva all’altezza delle reni, sopra il culetto bianco e sodo. Era incantato dalla bellezza di quella ragazza dagli occhi verdi, i capelli castani con riflessi sul rosso e dalla pelle liscia come la seta, dalle cosce lunghe e nervose e dalle caviglie sottili. Persino i piedi sembravano essere stati fatti da un artista, e non portavano segni dei tanti anni fatti calzando zoccoli di legno; la mano nel frattempo era corsa lungo il solco delle natiche ed era arrivata a sfiorare superficialmente la fichetta, e il Duca era rimasto piacevolmente sorpreso dal fatto di averla trovata umida. Il pene gli pulsava fortemente e le vene intorno sembrava dovessero esplodere: decise quindi che era arrivato il momento, e prese dolcemente per i capelli Elena, tirandole su la testa. Lui salì in piedi sul letto e avvicinò il membro al viso di Elena.
-Succhia e bagnalo bene di saliva!
Lei assentì e provò a fare quello che le era stato detto, ma evidentemente non diede molta soddisfazione al suo Signore, che dopo poco tempo si scostò da lei
-Ahhhh lascia stare, prima che me lo righi tutto! Se vuoi puoi consolare la tua amica, tenerle la mano mentre le rompo la fichetta e la faccio diventare donna!
Mentre si inginocchiava tra le cosce semiaperte di Giulia, il pianto della sua amica aumentò a dismisura, come i suoi tremori. Elena mentre le carezzava i capelli, cercava di sussurrarle parole tranquillizzanti nell’orecchio, ma lei era come se non la sentisse.
Il Duca appoggiò il suo pene, che per la verità era anche piuttosto grosso, all’imboccatura della vagina di Giulia, e lentamente cominciò a spingere cercando di forzarne l’imene. Nel momento il cui la ragazza sentì dolore, con un movimento repentino tirò su la schiena aprendo gli occhi spiritati, le mani protese ad artiglio verso il viso del Duca e un grido agghiacciante riempì la stanza. Un battito di ciglia dopo, le mani del Duca, ora inginocchiato sul letto, correvano sulle sue guance, su ognuna delle quali comparivano in bella evidenza cinque striature rosse.
Elena aveva assistito a tutta la scena, e ora la preoccupazione aveva sostituito la sorpresa. Nuda, guardava la sua amica e ciò che aveva fatto, con le mani che a coprirsi la bocca e gli occhi sgranati. Vide la mano del Duca afferrare per i capelli Giulia, e trascinarla con violenza giù dal letto. Il suo corpo sembrava non pesare mentre lui la trascinava attraverso la stanza, fino ad arrivare a una cordicella che tirò con decisione due volte con l’altra mano.
In un batter d’occhio entrarono di corsa due servi, che nonostante tutto non poterono non far caso alla nudità del loro signore, ma soprattutto alla incantevole bellezza delle due ragazze, una che veniva ancora tenuta per i capelli, e l’altra che era inginocchiata sul letto.
-Portatela sotto! Di lei mi occuperò domani!
Con un ultimo forte strattone il Duca spinse Giulia verso i suoi due servitori, che la presero in consegna sotto lo sguardo inorridito di Elena
-E ora cambiamo programma. Stanotte donna diventerai tu!
scritto il
2026-04-08
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