La troia otaku - capitolo 3

di
genere
dominazione

«Fallo tu,» sibilo, il respiro rovente contro le sue labbra trementi. «Tu mi hai rovinato il pompino con le tue fottute manie da nerd, ora finisci tu quello che hai iniziato.»
La prendo per il mento, una stretta che la costringe a tenere la testa dritta, a non potermi sfuggire. Con l'altra mano, sfilo la cintura. Il metallo frigge contro la fibbia. Il rumore si amplifica nel silenzio del bagno, nel suo respiro mozzato.
«M-Matt, per favore... il mio... il mio DPS è al minimo...» ansima, ma i suoi occhi mi guardano fissi, pieni di una paura erotica che la fa sembrare una preda allo sbando.
«Il tuo DPS? Stai per subire un critical hit che ti porterà a zero, troia,» le rispondo, abbassandomi i pantaloni e gli slip in un solo gesto secco.
Il mio cazzo salta fuori, ancora teso e appiccicoso per via del bagnato che aveva lasciato la bocca di Elena. È duro, vivo, e pulsante, una minaccia rossa e infuocata contro la pelle pallida e umida del suo viso. Le sbatto il glande sulle labbra gonfie, schiacciando la sua esitazione contro la realtà della carne.
«Apri,» comando, la voce un ruggito sordo. «E finisci il cazzo di lavoro.»
Lei obbedisce. Le sue labbra si aprono lentamente, e quando il mio cazzo le scivola dentro, è un caldo bagnato che mi fa urlare. È diverso da quello di Elena. La sua bocca è inesperta, timida, ma anche affamata, desiderosa di espiare, di dare forma a una fantasia che aveva immaginato mille volte. Lo prende tutto, quasi fino in gola, con un singolo, profondo gemito soffocato.
«Mmmppphhh...» è il suono che emette, un suono perverso, umido. La sua lingua si muove in modo incerto, tentando di imitare i movimenti che aveva visto noi fare. Mi guarda con gli occhi pieni di lacrime, che ora non sono più di paura, ma di un godimento oscuro, di una purificazione attraverso l'umiliazione.
«Guarda come sei fatta, Rosy,» la umilio, spingendomi più a fondo, facendola sussultare. «Una troia da bagno che sa solo fare quello che le dico. Sfonda l'ultima barriera, mi sento esplodere, il piacere che sale come un'ondata violenta. Ma proprio in quel momento, quando il mio corpo si irrigidisce per la scarica, un suono stridente, metallico, squarcia l'aria.
DRINNNNNNN!
La campanella.
Rammento. La lezione. La realtà.
Mi fermo di colpo, tirando fuori il mio cazzo dalla sua bocca con un suono umido e disgustoso. Lei sbatte le palpebre, spaesata, con la bocca ancora aperta e un filo di saliva e altro che le cola lungo il mento.
«Ti sei salvata per poco, stronzetta,» le sibilo, aggiustandomi i pantaloni con un movimento brusco. «Questa è solo una pausa. Dopo, durante il progetto, riprendiamo da dove abbiamo lasciato. E non ci sarà nessuna campanella a salvarti.»
Usciamo dal cubicolo. Io sono il solito Matt, fico, indifferente. Lei è la solita Rosy, sfigata, con l'aria di chi ha appena ricevuto un debuff critico. Camminiamo uno accanto all'altro nel corridoio deserto, in un silenzio carico di tensione. Prima che io mi volti per andarmene, lei si blocca.
«A-attendo!» storce la voce, mettendo una mano sulla mia spalla. Non la guardo. «Ehm... Il... il capitolo 2. È... è pronto. Te l'ho appena inviato.»
Alzo lo smartphone. C'è una notifica. Un file. «Main_Story_Draft_Ch2_Final_Boss.pdf.».
Non rispondo. Non annuisco. Faccio solo un cenno della testa e me ne vado, lasciandola lì, tremante nel corridoio, con il suo segreto che ora è anche il mio.
E ora, eccoci qui.
Sono stravaccato sul suo letto da venti fottuti minuti. La schiena sprofondata in un mare di cuscini e peluche imbarazzanti, le mani incrociate dietro la nuca. La stanza puzza di vaniglia e di ansia repressa.
Rosy è seduta alla scrivania, rannicchiata sulla sua sedia da gaming ergonomica, con la felpa tirata fin sopra il naso. Sta smanettando al computer per il nostro progetto di chimica, le dita che volano sulla tastiera con una foga nervosa, quasi nevrotica. Non ha ancora osato guardarmi in faccia da quando mi ha aperto la porta.
«E-ehm... M-Matt?» squittisce all'improvviso, la voce che trema mentre fissa ostinatamente il monitor. «I-io avrei quasi maxato la formattazione dei primi tre paragrafi. Ho impostato un layout user-friendly, sai, per non far droppare l'attenzione del prof durante la lettura. S-se mi dai l'input positivo, procedo al rendering della prima slide... s-sempre se per te va bene, ovviamente.»
La fisso. È un fottuto disastro. Balbetta, si mangia le parole e usa quel suo gergo insopportabile per mascherare il fatto che se la sta letteralmente facendo addosso dalla paura.
«Fai come ti pare, Rosy,» rispondo, la voce piatta e indifferente. «Io ho da leggere.»
Sfilo il telefono dalla tasca. Con la coda dell'occhio, vedo le sue spalle irrigidirsi di colpo. Smette di digitare. Il silenzio nella stanza diventa improvvisamente di piombo.
Apro il PDF.
Se il primo capitolo mi aveva mandato il cervello in fiamme, questo è pura follia. Il tratto è iperrealistico, sporco, le ombreggiature marcate in perfetto stile dark romance. Ma la vera mazzata è la trama. Non ci siamo solo io e lei. C'è Elena.
Scorro le prime tre tavole. I dialoghi sono taglienti. Elena viene ritratta esattamente per com'è: la ragazza popolare, superba, che cerca di sedurre il "mio" personaggio. Ma la dinamica si ribalta in un attimo. In questa storia, il burattinaio non sono io. È Rosy.
Nella quinta tavola, Rosy si è disegnata seduta su una poltrona simile a un trono oscuro. Ha uno sguardo di ghiaccio, freddo, sadico e fottutamente dominante. Tutto l'opposto del cerbiatto spaventato che sta tremando a due metri da me.

Il fumetto si trasforma in un gioco di potere spietato. Comic-Rosy sottomette Elena, punendola per aver osato guardare la sua proprietà. Le scene sono un crescendo di umiliazione viscerale

Rosy l'ha ritratta in una serie di pose pensate per distruggere completamente il suo ego di intoccabile. In una tavola, Elena è costretta a strisciare sul pavimento con un pesante collare chiodato al collo, tenuta al guinzaglio da Rosy come una cagna ubbidiente mentre elemosina uno sguardo da me. In un'altra pagina, la ragazza più desiderata della scuola è letteralmente ridotta a un poggiapiedi umano: è a quattro zampe ai piedi del trono, la schiena inarcata allo spasimo sotto il tacco a spillo di Rosy che le preme tra le scapole, obbligata a tenere la faccia schiacciata a terra e a baciare le suole delle sue scarpe. Nella terza posa, la più umiliante, Elena è ritratta in ginocchio con i polsi legati severamente dietro la schiena e il busto spinto in avanti, esponendo completamente il seno pesante e il culo perfetto come se fosse un pezzo di carne in vetrina, costretta a implorare il permesso di Rosy prima di poter anche solo aprire bocca per respirare.

I dettagli anatomici sono da fuori di testa. Rosy ha disegnato le abbondanze di Elena con una precisione maniacale: la pienezza delle sue cosce, la pelle che si tende sotto le corde, il piercing al setto che luccica mentre piange lacrime di vergogna. È degradante. È magnifico.
Continuo a scorrere, il respiro che si fa pesante. Il mio cazzo è già di marmo contro la zip dei jeans.
Nel fumetto, Rosy mi chiama a sé. Mi disegna in piedi, imponente, con lo sguardo vuoto di chi esegue solo gli ordini della sua padrona. E poi, il comando definitivo. Nel baloon, la Rosy di carta sussurra: "Le piace così tanto farsi guardare. Usala. Fottila davanti a me e falle capire a chi appartieni."
La scena successiva è un'esplosione di inchiostro e lussuria. Mi vedo mentre afferro Elena per i capelli e la sbatto a faccia in giù sul pavimento. La sfondo da dietro senza la minima delicatezza, le linee di movimento del disegno che rendono le spinte brutali e spietate. Elena, la regina della scuola, è disegnata con il viso contorto dal piacere e dall'umiliazione, le lacrime agli occhi mentre viene usata come un fottuto giocattolo sotto lo sguardo freddo e compiaciuto della nerd.
Cristo. Le inquadrature dal basso, il sudore sui corpi, i seni di Elena che rimbalzano a ogni mia spinta e, sullo sfondo, gli occhi sadici di Rosy che supervisionano il tutto. È malato. È geniale.
Abbasso lentamente il telefono, appoggiandolo sul petto. Sento il cuore che mi rimbomba nelle orecchie.
Alzo lo sguardo verso la scrivania. Rosy è ancora rannicchiata sulla sedia. Ha le ginocchia al petto e si sta mordicchiando ferocemente l'unghia del pollice. Trema.
Faccio un altro passo, annullando definitivamente la distanza che ci separa. Lei si rimpicciolisce contro lo schienale della sedia da gaming, gli occhi spalancati dietro le lenti, il respiro che le fa tremare il petto sotto la felpa troppo grande.
Invece di restarle davanti, la aggiro lentamente. Sento il suo sguardo terrorizzato seguirmi finché non sparisco dal suo campo visivo. Mi fermo proprio dietro la sua sedia. Il profumo di vaniglia della sua pelle mi riempie le narici, mescolato all'odore acre della sua fottuta paura.
Allungo una mano e le afferro il retro del collo.
La mia presa è salda, le dita che le premono contro la pelle morbida e le precludono ogni via di fuga. Al mio tocco, emette un gemito acuto, strozzato, e tutto il suo corpo si irrigidisce. Mi abbasso su di lei, premendo il petto contro lo schienale, e accosto le labbra al suo orecchio.
«Quindi nelle tue fantasie io sarei il tuo cagnolino ubbidiente, eh?» le sussurro, la voce roca e carica di minaccia. «Basta con questo cazzo di progetto, Rosy. Chiudi quella fottuta finestra sul monitor. Tu hai un debito con me per quello che mi hai fatto passare nei bagni della scuola, ricordi? E la realtà è ben diversa dai tuoi filmetti mentali.»
Allento appena la presa sul collo, un ordine muto. Lei capisce. Ubbidiente, si gira lentamente verso di me, le ginocchia che le tremano, e si alza in piedi. È più bassa di me, indifesa, e deve alzare il mento per guardarmi in faccia. Le sue guance sono in fiamme.
«T-ti... ti è piaciuto il mio doujinshi?» mormora timidamente, incrociando le dita tremanti davanti al petto. Abbassa lo sguardo, ma non riesce a nascondere un piccolo, patetico guizzo di orgoglio. «C-cioè... il character design e la lore... ti hanno causato un buff alle statistiche? L'ho renderizzato tutto per te...»
«Fottutamente sì,» rispondo, brutalmente sincero, facendo un passo per incastrarla tra il mio corpo e il bordo della scrivania. «Mi ha eccitato da morire. Vedere quanto la tua testolina sia perversa e malata mi fa letteralmente impazzire.»
A quelle parole, i suoi occhi nocciola si illuminano di una luce strana. Schiude le labbra, deglutendo a fatica.
«A-allora...» squittisce, spingendosi gli occhiali sul naso con un gesto nervoso. Il suo sguardo scivola in modo inequivocabile sulla mia bocca, affamato e terrorizzato allo stesso tempo. «Prima di... prima di avviare la punishment phase... non merito una... una reward? U-un achievement sbloccabile per aver completato la quest in tempo?»
Cristo. Vuole un bacio. E dal modo in cui trema, da come serra i pugni e chiude gli occhi in attesa come una bambina, è palese che per lei sia una novità assoluta. La sua inesperienza è un'insegna luminosa che mi implora di prenderla.
La accontento, ma alle mie condizioni.
Le afferro il viso con entrambe le mani, schiacciandole le guance, e mi avvento sulla sua bocca con violenza. Non c'è nulla di romantico. È un bacio crudo, possessivo. Le mie labbra si schiantano sulle sue, forzandola a schiudere la bocca. Sento i nostri denti scontrarsi in modo goffo, sento la sua rigidità assoluta che si scioglie in un secondo sotto la prepotenza della mia lingua che le invade la gola.
Sa di menta e di pura inesperienza. Non sa come muoversi, non sa come rispondere, si limita a gemere contro la mia bocca, le manine che si aggrappano disperate al tessuto della mia felpa come se le stessi togliendo l'ossigeno. Si sta abbandonando completamente, credendo che questo sia un momento di dolcezza, un premio per la sua devozione malata.
Ma io non sono il burattino del suo fumetto.
Proprio mentre lei si lascia andare al bacio, facendo scivolare una mano dietro la mia nuca, la afferro di scatto per i capelli.
Intreccio le dita nelle sue ciocche castane e, con uno strattone violento e improvviso che le strappa un urlo strozzato dalle labbra, la stacco da me e la scaravento a terra.
Rosy atterra in modo goffo sul tappeto della sua stanza, sbattendo i palmi delle mani e le ginocchia. I suoi occhiali finti le scivolano storti sul naso. Ansimante, confusa e scioccata, si volta a guardarmi dal basso verso l'alto, come un animale in trappola.
Mi chiudo sopra di lei, la figura imponente che le oscura la luce del lampadario, con uno sguardo intriso di pura cattiveria.
«Hai ritratto Elena in quelle pose da troia sottomessa,» le sputo addosso, accovacciandomi davanti a lei e afferrandole il mento per costringerla a fissarmi. «Ma sai qual è il problema, waifu? Con il suo corpo perfetto, le sue tette grosse e il culo pieno, in quelle posizioni non la umilii così tanto. La valorizzi. È letteralmente fatta per stare a pecorina.»
Il suo respiro si blocca. Le mie parole la colpiscono esattamente dove fa più male, distruggendo il suo ego di carta e riportandola alla cruda realtà delle sue insicurezze.
«Ma ora...» sussurro, facendo scivolare lo sguardo sul suo petto piatto nascosto dalla felpa oversize, fino alle sue gambe coperte dai soliti pantaloni sformati. Un sorriso crudele mi piega le labbra. «Ora voglio vedere te in quelle esatte pose. Ti farò replicare ogni singola tavola che hai disegnato. E con questo tuo corpo di merda, spigoloso e acerbo... questa sì che sarà un'umiliazione bella e buona.»
Rimango in piedi a sovrastarla, mentre lei è ancora seduta a terra sul tappeto, i capelli scarmigliati e gli occhi nocciola sgranati dal terrore. Le mie parole l'hanno colpita in pieno, ma invece di piangere e scappare, il suo respiro si fa solo più affannoso, il petto che si alza e si abbassa a scatti sotto quella felpa sformata.
«Spogliati,» le ordino, la voce che non ammette un fottuto millimetro di esitazione. «Tutto. Adesso.»
Rosy deglutisce rumorosamente, stringendosi le ginocchia al petto. «M-Matt... t-togliere l'armatura base riduce a zero la mia difesa... i-io... la mia skin non è premium come quella di Elena, io... io ho un character design pessimo...»
«Ho detto di spogliarti, cazzo,» ringhio, facendo un passo avanti.
Con le mani che tremano in modo incontrollabile, afferra l'orlo della sua felpa oversize. Se la sfila lentamente, scoprendo una canottiera bianca da bambina e un reggiseno sportivo che non ha quasi nulla da contenere. Poi passa ai pantaloni della tuta, lottando goffamente per sfilarli oltre le caviglie. Resta solo in mutandine e reggiseno.
«Tutto,» ripeto, incrociando le braccia al petto.
Chiude gli occhi, paonazza, e si sfila anche l'intimo.
Il suo corpo nudo, esposto alla luce spietata del lampadario della sua stanza, è esattamente come me lo aspettavo: acerbo, pallido, spigoloso. Non ha le curve morbide e prorompenti di Elena. Le sue anche sono strette, i seni piccoli con i capezzoli già turgidi e arricciati per il freddo e per la paura. Eppure, guardando quel corpicino tremante e così fottutamente sottomesso, sento un'ondata di eccitazione così violenta che la mascella mi fa male. Sotto di lei, sul tappeto, vedo chiaramente che è già bagnata, i suoi umori che le rendono lucida la pelle tra le cosce. Si vergogna da morire, ma la sta facendo impazzire.
Con un gesto secco, mi slaccio la cintura dei pantaloni. Il suono metallico della fibbia la fa sussultare violentemente. Sfilo la striscia di pelle nera dai passanti e gliela sbatto davanti.
«Tavola numero uno,» le dico, gli occhi ridotti a due fessure. «A quattro zampe. Muoviti.»
Rosy ubbidisce, mettendosi a gattoni sul tappeto. Mi accovaccio davanti a lei, le sollevo il mento e le faccio passare la cintura intorno al collo sottile, stringendola e allacciandola come un vero e proprio collare. Tiro l'estremità libera di scatto, costringendola ad alzare la testa verso di me.
«A-ah! M-Matt, il debuff di soffocamento è troppo alto!» squittisce, ansimando, ma non fa un fottuto gesto per toglierselo. Anzi, si sporge in avanti, tendendo il guinzaglio improvvisato.
Tiro fuori il telefono dalla tasca, apro la fotocamera e lo punto su di lei. Click. Il flash le illumina il viso spaventato e il collare nero che contrasta con la sua pelle pallida.
«Elena sembrava una cagna di lusso in questa posa,» la derido, guardando lo schermo. «Tu sembri solo una randagia patetica che implora per gli scarti. Cagna sfigata.»
«S-sono la tua cagna NPC...» sussurra lei, leccandosi le labbra, gli occhi lucidi di umiliazione e puro desiderio.
«Tavola numero due,» ordino freddamente.
Mi siedo sul bordo del letto. «La posa del poggiapiedi. Facci vedere come la grande e potente autrice sa baciare le mie fottute scarpe. Inarca quella schiena piatta che ti ritrovi.»
Rosy gattona verso di me, la cintura che le penzola dal collo. Si appiattisce contro il pavimento davanti alle mie sneakers. Con un lamento strozzato, inarca la schiena il più possibile, sollevando il suo culetto stretto e pallido in aria, mentre preme la faccia contro la suola sporca della mia scarpa.
Click. Scatto un'altra foto, catturando l'angolazione pietosa del suo corpo magro schiacciato a terra e il viso premuto contro la gomma.
«I-il mio hitbox è tutto sballato, M-Matt...» piagnucola contro la mia scarpa, la voce tremante. «Q-questa posizione mi sta mandando in glitch il cervello... l-lo giuro... i miei HP stanno crollando per l'umiliazione...»
«Fai silenzio, fallita,» le rispondo, alzandomi in piedi e afferrando il collare per tirarla su di peso. «Manca l'ultima tavola. Quella che ti piaceva tanto disegnare.»
Le slaccio la cintura dal collo e gliela faccio passare brutalmente attorno ai polsi, dietro la schiena. Stringo la pelle fino a farle quasi male, bloccandola. La costringo a mettersi in ginocchio al centro della stanza.
«Petto in fuori,» le ordino, spingendole le spalle indietro.
Il movimento forza i suoi piccoli seni ad esporsi in avanti, vulnerabili, offrendoli completamente al mio sguardo. Il suo respiro è una serie di singhiozzi eccitati. Ha le cosce spalancate, il sesso nudo e madido esposto, i polsi bloccati dietro la schiena. È completamente, inesorabilmente alla mia mercé.
Inquadro la scena col telefono. Click. Click. Due flash consecutivi.
«Guardati,» le sussurro malignamente, mostrandole lo schermo del telefono. «Guardati in faccia. Hai disegnato Elena così, convinta di poterla distruggere. Ma con questo corpo insulso, l'unica cosa che hai distrutto è la tua dignità. Sei una povera nerd legata nella sua stessa stanza, che sgocciola sul tappeto implorando che qualcuno se la scopi.»
«T-ti prego...» geme Rosy, le ginocchia che le tremano per lo sforzo di mantenere la posa, le lacrime che le rigano le guance in fiamme. Sente l'umiliazione perforarle lo stomaco, eppure le sue anche si muovono in un piccolo, patetico spasimo involontario di ricerca verso di me. «T-ti prego, M-Matt... sblocca la mia opzione di dialogo... l-lasciami parlare... fammi skippare la cutscene e passare all'azione...»
«L'azione?» ripeto, infilando il telefono in tasca. Lentamente, abbasso la zip dei miei jeans, liberando il mio cazzo teso, di marmo, che pulsa dolorosamente per l'eccitazione folle di quella messa in scena. «Vuoi l'azione, troietta dei fumetti?»
Mi faccio avanti, fermandomi a un centimetro dal suo viso, la mia erezione a livello della sua bocca dischiusa e ansimante.
«Dimostrami che sai fare di meglio di quel disegno,» le ordino, afferrandole i capelli da dietro per tenerle ferma la testa. «E vedi di impegnarti, perché le tue fottute statistiche di base fanno davvero pena.»

Le sfilo la cintura dai polsi con un gesto secco, lasciandole i segni rossi sulla pelle chiara.
«Sul letto,» ordino, sfilandomi rapidamente la felpa e la maglietta. «Muoviti.»
Lei si massaggia i polsi, annuendo freneticamente. «O-okay... ho un po' di debuff alla mobilità per via dei legami, ma... sono pronta per la fase due dell'evento...» sussurra, gattonando goffamente sul tappeto fino ad arrivare al bordo del materasso.
Mi siedo, allargando le gambe. Lei si ferma ai miei piedi, in ginocchio, le mani pallide appoggiate in modo esitante sulle mie cosce. Fissa la mia eccitazione, già libera e dura come il marmo, con gli occhi spalancati dietro le lenti. È terrorizzata e ipnotizzata allo stesso tempo, come se si trovasse davanti a un boss di fine livello dalle statistiche inaffrontabili.
Proprio mentre si inumidisce le labbra e si sporge in avanti, il flash del suo disegno mi esplode nel cervello: Elena in ginocchio, la lingua di fuori, pronta a eseguire gli ordini.
L'idea mi colpisce come una scarica elettrica.
«Ferma,» sibilo.
Lei si blocca a un millimetro dalla meta, trattenendo il fiato, con le labbra schiuse in un'espressione buffa e spaventata.
Tiro fuori il telefono dalla tasca e sblocco lo schermo.
«C-cosa fai?» mormora Rosy, confusa. «Stai... salvando i progressi prima della boss fight? O devi consultare una wiki per i tutorial...?»
«Sto alzando la difficoltà ad Hardcore,» rispondo, premendo il tasto verde della chiamata. Abbasso lo sguardo su di lei, sfoderando un sorriso letale. «Ora ascoltami bene, waifu. Sto chiamando Elena. Tu ora inizierai a fare il tuo dovere, ma dovrai stare in silenzio assoluto. Se emetti un solo verso, se Elena sente anche solo un fottuto sospiro e capisce cosa sta succedendo, è game over. Ti faccio male. Mi farai il lavoro, e nel frattempo mi sentirai parlare con lei di quanto è stato bello il suo pompino prima nei bagni.»
Gli occhi di Rosy si dilatano a dismisura. La crudeltà e l'umiliazione di quella dinamica le fanno tremare il labbro inferiore, ma vedo le sue cosce stringersi involontariamente. La sfida la sta eccitando da morire.
Tuu... Tuu...
«Pronto?» La voce di Elena squilla dall'altoparlante, squillante e sensuale.
Con la mano libera, afferro Rosy per la nuca e la spingo verso di me. Inizia, mimo con le labbra, duro.
Rosy chiude gli occhi e si fa avanti. Le sue labbra calde ed esitanti mi accolgono. È la sua prima volta, ed è palesemente impacciata: i movimenti sono goffi, i denti mi sfiorano in modo maldestro, ma la sua totale sottomissione compensa l'inesperienza.
«Ehi,» rispondo al telefono, sforzandomi di mantenere la voce piatta e rilassata. «Disturbo?»
«Matt,» fa le fusa Elena dall'altra parte. «Dipende. Hai finito di fare da balia a quella sfigata per il progetto?»
Sotto di me, Rosy sussulta sentendo l'insulto rimbombare nel silenzio della sua stanza. Il respiro le si incastra in gola. Le stringo una ciocca di capelli tra le dita per guidarla, imponendole un ritmo lento e costante, costringendola ad abbassarsi di più.
«Sì, ho finito,» mento, appoggiando la testa all'indietro. «E a dirla tutta... non riuscivo a smettere di pensare a prima. A come stavi bene su quel pavimento sporco, con il top alzato.»
Elena ride, un suono basso che fa vibrare l'altoparlante. «Te l'avevo detto che ti saresti ricordato di me. Peccato per quell'interruzione. Saremmo andati molto oltre.»
«Già,» ansimo leggermente, la voce che si incrina appena.
Sotto la mia guida, Rosy sta cercando di adattarsi. Avendo letto e disegnato centinaia di fumetti hentai e storie dark romance, la sua mente da otaku perversa inizia a compensare la mancanza di pratica. Cerca di replicare visivamente ciò che ha sempre visto in 2D: usa di più la lingua, inumidendomi completamente, risucchiando con una dedizione quasi scolastica ma incredibilmente efficace.


«Ascolta...» riprendo, stringendo la presa sui suoi capelli. «A proposito di chi ci ha interrotto. Sai chi ha fatto cadere quella roba nel bagno accanto?»
«Chi?» chiede Elena, curiosa.
Guardo la ragazza nuda e sottomessa ai miei piedi. «Quella nerd sfigata della nostra classe. Rosy. Ci stava spiando.»
«Oddio, che schifo!» sbotta Elena, con una risata acida. «Quella disadattata con gli occhiali finti enormi? Ma è una viscida maniaca! Ti rendi conto? Era lì a farsi i fatti nostri, povera fallita.»
«Una povera idiota patetica,» rincaro la dose, la voce cruda, fissando Rosy dritto negli occhi mentre la insulto ad alta voce. «Una nullità totale. Non avrà mai le palle di vivere la vita reale e deve nascondersi nei cessi ad ascoltare chi scopa davvero.»
Sentire la ragazza che odia e il ragazzo per cui ha un'ossessione malata distruggerla verbalmente manda il cervello di Rosy in totale cortocircuito. È l'apoteosi dell'umiliazione. Ma l'effetto non è quello di farla crollare: l'adrenalina perversa e la gelosia le incendiano le vene.


Rosy emette un piccolo, disperato mugolio soffocato contro di me e improvvisamente cambia marcia. Dimentica l'esitazione. Applica alla lettera ogni singola fottuta tavola esplicita che ha letto in vita sua. Aumenta la pressione in modo vertiginoso, usa la bocca e la lingua in modo spudorato, famelico, abbandonando del tutto la sua facciata da timida secchiona. Inizia a muovere la testa su e giù con una foga animalesca, gli occhi nocciola sbarrati e umidi che mi fissano dal basso in su per sfidarmi.
La sensazione è così intensa che devo piantare i piedi a terra per non inarcare la schiena.
«Matt? Ci sei?» chiede Elena, notando il mio respiro pesante.
«S-sì...» riesco a grugnire. Stringo convulsamente i capelli di Rosy, le nocche bianche. Il ritmo che quella disadattata sta tenendo è devastante. Sto perdendo il controllo della voce a ogni sua spinta. «Sì, cazzo... dicevo... dobbiamo assolutamente... rifarlo...»
«Mh, mi piace quando hai il fiato corto,» lo stuzzica Elena, ignara del vero motivo. «Domani pomeriggio. Casa tua. Ci stai?»
Rosy sente l'invito. Spalanca gli occhi e stringe le labbra con ancora più forza, un atto di puro e furioso possesso. Dà uno strattone disperato, succhiando con un'intensità tale che mi fa vedere le stelle.
«F-fottutamente... ah... sì...» sibilo al telefono, la voce completamente rotta, costretto a chiudere gli occhi mentre la "sfigata patetica" mi trascina dritto verso l'orlo del precipizio, rendendomi fisicamente impossibile formulare anche solo un'altra parola.
«Ok, domani. Ma dammi un assaggio di cosa mi aspetto. Mandami una foto, ora. Così so cosa mi sono perso,» le sussurro, la voce rauca mentre Rosy continua il suo massacrante lavoro sottotavola.
«Haha, sporcaccione. Aspetta un secondo,» mi fa lei con un tono sguaiato e divertito, e la chiamata si chiude.
Il silenzio è assordante, rotto solo dai suoni umidi, patetici e fottutamente eccitanti della bocca di Rosy. Ora, senza la paura di essere scoperta, è completamente senza freni. Non è più la goffa imitatrice di qualche fumetto. È una cagna in calore che sta cercando di dimostrare il suo valore, di strapparmi un'anima che crede di non poter avere mai.
E mi sta quasi riuscendo.
«Guarda cosa hai fatto,» le sibilo, mentre prendo la sua testa con entrambe le mani. Non la guido più. La possiedo. «Hai rovinato la mia chiamata con una ragazza vera. E ora devi pagare.»
Inizio a muoverle la testa su e giù con un ritmo che mi è comodo, non il suo. Un ritmo duro, secco, che non lascia spazio alla sua inesperienza. La sua gola si contrae, cercando di respirare, ma io non mi fermo. Le spingo il cazzo più in fondo possibile, fino a sentire la resistenza del suo palato molle.
«Mmmmphhh!» riesce solo a gemere, gli occhi che si inondano di lacrime vere, che ora non sono più di umiliazione, ma di un misto tra panico e un piacere così intenso da sembrare dolore. Le sue mani, libere, si aggrappano disperate alle mie cosce, le unghia che mi graffiano la pelle dei jeans.
«Soffoca, puttana,» ringhio, la voce un sussulto rovente. «Vediamo quanto è brava la tua waifu a prendere tutto.»
La tengo bloccata lì per un secondo interminabile, sentendo le sue contrazioni spasmodiche intorno a me. Poi la tiro via con un gesto secco. Un filo di saliva e pre-eiaculazione le cola dal mento alle tette piccole, mentre tossisce e ansima, il viso paonazzo e rigato di lacrime.
«Che cos'è? Il tuo HP è a zero?» la schernisco, dandole un attimo per riprendere fiato. Ma non glielo lascio completo. Prima che possa rispondere, la spingo di nuovo giù, ancora più fondo. «Vediamo se hai una pozione.»
La ripeto. Spinta profonda, blocco, rilascio. Spinta profonda, blocco, rilascio. Ogni volta i suoi gemiti si fanno più deboli, più disperati, ma anche più famelici. Si abbandona completamente, accettando il mio ritmo, il mio potere, la mia violenza. Ha smesso di essere Rosy, la sfigata otaku. È solo un buco caldo e bagnato che io uso per il mio piacere.
«Così va meglio,» le sibilo, mentre la sento vibrare di un piacere che non riesce più a controllare.
Le sue mani, prima aggrappate in disperazione, ora mi stringono le cosce non più per respingermi, ma per attirarmi. È un invito teso, silenzioso. Il suo corpo, sebbene privo d'aria, geme per altro. È una contraddizione vivente, un'anima che si annega nel piacere proprio mentre i suoi polmoni gridano per ossigeno.
«M-Matt... il mio... il mio mana sta per esaurirsi...» singhiozza, la voce rotta e piena di saliva quando le concedo un attimo di respiro. «S-se mi fai morire così... potresti... farmi respawnare con un buff permanente?»
La sua mente malata riesce a trasformare quasi il soffocamento in una fottuta meccanica di gioco. E non so perché, ma questa cosa mi fa impazzire. Non è solo umiliazione. È una corruzione totale, una sovrapposizione di mondi così fottutamente perversa che il mio cazzo diventa duro come l'acciaio.
«Il tuo unico buff, sfigata, sarà il mio seme in gola,» le rispondo, e la spingo giù una volta di volta con una violenza che fa tremare il letto.
Il suono che esce dalla sua gola non è più un gemito. È un ringhio soffocato, animalesco, una nota di pura sottomissione che vibra lungo la mia asta fino a farmi gelare il sangue. I suoi occhi sono chiusi, ma le lacrime continuano a scendere, solcando il suo viso rovente. Il suo corpo trema, non più per la paura, ma per un orgasmo che sta crescendo in profondità, un'onda che non può controllare, che la sta travolgendo mentre la uso.
Vedo le sue spalle contrarsi, il suo respiro trasformarsi in un fremito continuo. inizia a toccarsi mentre me lo succhia, presa dall'eccitazione. La vedo spingere una mano tra le cosce, le dita che si muovono furiosamente sul suo clitoride già gonfio e bagnato. È una visione folle. Una ragazza nuda, legata mentalmente a me, che si masturba mentre io la soffoco con il mio cazzo.
«Così,» ringhio, la voce un sussulto rovente. «Dimostrami quanto desideri essere una puttana decente.»
Le sue dita si muovono più veloci. Il suo corpo si contorce. Il suo respiro si fa un rantolo continuo. E poi, con un urlo soffocato che sento vibrare fin nelle mie palle, il suo corpo si contrae in un orgasmo violento, un'ondata di piacere che la fa tremare da capo a piedi. La tengo bloccata lì, godendomi la sua sconfitta, la sua resa totale.
E in quel momento, sento anche io l'onda che sale. Non riesco a trattenerla. La vedo nuda, umiliata, in preda a un orgasmo per colpa mia, e questo mi fa perdere ogni controllo.
«Prendi tutto, puttana!» grugno, la voce che si spezza mentre lo sperma mi esplode dalle palle, un getto bollente che le riempie la gola.
Lei cerca di inghiottire, ma c'è troppo. Lo sperma le cola dalle labbra, mescolato con la saliva, rigando il suo mento, cadendo sulle sue tette piccole, un fiume bianco e caldo che la inquina, la marca. È la più bella cosa che abbia mai visto. È l'apoteosi della sua umiliazione, il suo battesimo nel mio mondo.
Quando la lascio andare, crolla a terra, in un cumulo di arti tremanti e respiro affannoso. Ha gli occhi sbarrati, il viso un misto di terrore e estasi. È distrutta. È vinta. E finalmente, è mia.
«Senti che gusto ha la realtà, waifu?» le sussurro, guardando il casino che ha fatto sul tappeto della sua stanza. «Molto meglio dei tuoi fottuti disegni.»
Non risponde. Si limita a singhiozzare, un suono debole, rotto. Ma tra le sue cosce, vedo un piccolo rivolo di umori che continuano a scendere, una testimonianza silenziosa del piacere che l'ha appena annientata.
Mi ricompongo, infilandomi il cazzo bagnato e stillante nei pantaloni. È un fastidio, un residuo umido e caldo che mi ricorda la sua degradazione. Apro lo smartphone. Una notifica di WhatsApp. Un messaggio da Elena. C'è un'immagine in allegato.
Tocco lo schermo. Si carica.
Elena. Sul suo letto, probabilmente. Sdraiata su un fianco, in posa. Indossa solo quel top nero di pizzo, ora completamente alzato a scoprire le tette perfette, grosse, con i capezzoli duri come proiettili. La gonna è sollevata fino alla vita, e una mano, con le unghie smaltate di rosso scuro che le copre a malapena il sesso, ma lascia intravedere il piccolo triangolo di peluria rasata, la pelle liscia e umida che brilla. Sorride alla telecamera, un sorriso da faina, da troia sicura di sé, con le labbra socchiuse come se fosse pronta a essere riempita di nuovo. Sembra un'icona del sesso, una dea del piacere che sa esattamente di cosa ho bisogno.
Un suono depresso mi riporta alla realtà.
Rosy si è raggomitolata sul pavimento, un fagotto di pelle pallida e tremente. Mi guarda con gli occhi gonfi, fissando lo schermo del mio telefono. La sua curiosità di artista perversa supera la vergogna.
«C-cosa... cosa c'è?» chiede, la voce un sussurro roco. «È... è la sua foto?»
«Sì,» rispondo secco. «È quello che una fottuta donna sembra.»
La sua espressione è un misto di fascinazione e autocastigo. «Posso... vederla? Per... per studiarmi. I suoi lineamenti... le sue proporzioni... d-dovrei disegnarla meglio nel prossimo capitolo.»
La sua dedizione al suo oscuro lavoro è commovente. E patetica.
«Guardati,» le dico, mostrandole lo schermo. «Questo è un capolavoro di Dio. Tu, invece, sei solo un abbozzo che va buttato via.»
Lei fissa la foto, ipnotizzata. I suoi occhi corrono sui seni di Elena, sulla sua pelle abbronzata, sulla sua sicurezza. Poi guardo giù, verso il proprio corpo magro, i capezzoli piccoli e rosa, le anche strette. Un singhiozzo le scappa, ma dentro i suoi occhi vedo scintillare una fiammata feroce, la fiamma di chi vuole distruggere e possedere.
«Sì...» sussurra, come se parlasse a se stessa. «Devo... devo catturare la sua... energia...»
Mi alzo, la guardo dall'alto in basso. È un cumulo di carne umiliata, con i capelli arruffati, il viso rigato di lacrime e sperma, le cosce sporche dei suoi stessi umori. Una visione. Prendo il telefono, inquadro la sua figura prostrata e scatto una foto. Flash. La luce accecante la fa sussultare.
«Anche questa ti servirà. Per avere un termine di paragone. La dea e la schiava.»
Le mostro la foto che le ho appena fatto. Lei la guarda, e per un attimo il suo volto si contorce in una smorfia di pura vergogna. Ma poi, la sua espressione cambia. Si concentra, quasi come un critico d'arte che analizza un'opera. Il suo cervello malato sta già trasformando la sua umiliazione in ispirazione.
«G-grazie...» mormora, la voce che trema. «Mi... mi servirà per i... i toni della pelle e... le ombre dell'anima spezzata...»
Mi sistemo i pantaloni. «Non hai ancora finito di scontare, Rosy.»
«Lo so,» risponde lei, abbassando lo sguardo.
«Dopodomani,» dico, voltandomi per andare via. «Vengo qui per il progetto. E non vedo l'ora di scoparti. Per davvero.»
La mia mano è sulla maniglia. Prima di aprirla, sento la sua voce dietro di me, un sussurro disperato che mi ferma.
«M-Matt...»
Mi giro. Lei si è arrampicata in piedi, tremante come una foglia al vento, completamente nuda. Mi guarda con gli occhi pieni di lacrime e un desiderio così puro da sembrare un'implorazione.
«Per favore...» dice, la voce che si spezza. «Non... non vederti con Elena domani...»
La guardo per un lungo secondo. Il suo volto è una maschera di supplica. Il suo corpo, un'opera d'arte incompiuta e malata. La sua anima, un abisso di cui sono diventato il padrone.
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2026-05-02
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