I due muratori

di
genere
incesti

La domenica, il profumo del ragù riempiva la casa. Mio padre, seduto a capotavola, annunciò con nonchalance: "Angela, questa settimana sarò di nuovo fuori per lavoro. Verrà Francesco, il muratore, per sistemare l'infiltrazione in camera di Nicola."

Un brivido mi percorse la schiena. Conoscevo lo sguardo di mia madre, la sua capacità di trasformare la quotidianità in un'occasione di eccitazione. Il pensiero di Francesco, un uomo forte e pratico, che si aggirava per casa, mi accese la fantasia. Mi chiedevo se, questa volta, avrei assistito a un altro dei suoi momenti di intensa passione, un'altra scintilla di desiderio che avrebbe illuminato i suoi occhi.

Il lunedì, l'attesa mi divorava. Ogni rumore, ogni ombra, diventava un potenziale segnale. Spiavo mia madre, cercando di cogliere i suoi pensieri. La vedevo entrare in bagno, la porta socchiusa, e capivo. La masturbazione, un rituale privato, forse alimentato dall'immagine del muratore, dalla promessa di un incontro. Sapeva che la osservavo, lo sentivo nell'aria, ma entrambi fingevamo indifferenza. Era un gioco, un'esplorazione dei limiti, un'esaltazione del desiderio represso.
Martedì, il suono del campanello ruppe il silenzio. La mamma mi chiese di andare ad aprire la porta. Francesco era arrivato, ma non era da solo, con lui c’era un altro uomo (altro collega muratore) massiccio, con le mani callose e gli occhi che promettevano avventure. Mia madre, impeccabile nel suo abito leggero, li accolse con sorpresa e un sorriso che tradiva l'eccitazione repressa.

"Buongiorno, Francesco. Entrate pure."
Francesco e il suo collega entrarono e presentò il suo operaio Mario a mia madre.
Lo sguardo dei due muratori si posò su di lei, un'occhiata che la spogliarono con la mente. Io, nascosto dietro la porta della mia camera, ascoltavo ogni parola, ogni sussurro.

"Allora, dove dobbiamo guardare?" chiese Francesco, la voce roca.

"In camera di Nicola, come ti ha detto mio marito."

Il mio nome, pronunciato in quel contesto, mi fece sussultare. Ero parte di quel gioco, un osservatore privilegiato.

Entrati nella mia camera, Francesco si chinò per esaminare l'infiltrazione. Mario lo seguì, e insieme iniziarono a discutere su cosa fare. Mia madre, in piedi dietro di loro, sembrava quasi un'ombra, i tre corpi che si sfioravano in un silenzioso balletto. Potevo sentire l'odore acre del sudore degli operai, mescolato al profumo inebriante di mia madre, un'accoppiata che mi inebriava.

Il lavoro iniziò. Francesco e Mario, con movimenti precisi e decisi, martellavano, misuravano, riparavano. Il rumore dei loro attrezzi riempiva la stanza, un ritmo costante che faceva da sottofondo ai miei pensieri. Mia madre, come una dea che si muoveva tra i mortali, si aggirava per la casa, offrendo caffè, acqua, sorrisi. Ogni gesto, ogni parola, era un invito, una promessa sussurrata nell'aria. I suoi occhi, che mi avevano sempre rassicurato, ora brillavano di una luce diversa, un'intensità che mi metteva a disagio e mi eccitava allo stesso tempo.

Poi, l'imprevisto. Francesco chiese a me e a mia madre di aiutarli a spostare la libreria. Accettai, con un nodo alla gola, sentendo che qualcosa stava per cambiare. Mentre sollevavamo la pesante struttura, un movimento maldestro, un piccolo incidente. Dei libri caddero a terra, spargendosi sul pavimento. E con essi, la mia vergogna.

Tra le pagine sparse, si rivelarono delle riviste pornografiche, nascoste con cura tra i volumi. Un segreto che non doveva essere svelato, un'intimità esposta alla luce del giorno. Francesco e Mario alzarono lo sguardo, i loro occhi che si incrociarono con quelli di mia madre e i miei. Un'intesa silenziosa, un linguaggio fatto di sguardi e gesti, un'attrazione che si materializzava nell'aria.

Le riviste si aprirono, rivelando immagini esplicite. Ma gli occhi di tutti si fermarono su una pagina in particolare, un'immagine che catturò l'attenzione di tutti: una donna che riceveva due cazzi, uno nella figa e l'altro nel culo. Il silenzio si fece ancora più denso, carico di tensione.

Poi, mia madre sorrise. Un sorriso che non avevo mai visto prima, un sorriso che sembrava nascondere un segreto, una complicità. Si rivolse ai muratori, la sua voce calma, quasi sussurrata: "Nicola è un maialino, pensate che spesso devo guardare dove lascia le mie mutandine sottratte dalla biancheria sporca, piene di roba biancastra per poi metterle in lavatrice."

Le parole di mia madre, pronunciate con una nonchalance sconcertante, scatenarono una reazione immediata. Gli operai si scambiarono sguardi carichi di eccitazione, i loro occhi che correvano tra la pagina della rivista aperta e il corpo di mia madre, avvolto in un vestitino leggero che lasciava intravedere le sue forme.

Io, paralizzato, assistevo alla scena. Un misto di colpa e desiderio mi attraversava. Mi sentivo sporco, tradito, ma allo stesso tempo, un'irrefrenabile eccitazione mi percorreva le vene. Desideravo che tutto questo si trasformasse in un gioco proibito, un'esperienza che avrebbe infranto ogni regola, ogni limite.

Il tempo sembrava essersi fermato. L'odore del sudore, il profumo di mia madre, le immagini esplicite, tutto si mescolava in un vortice di sensazioni. La casa, che fino a quel momento era stata un rifugio sicuro, si trasformò in un palcoscenico di desideri inconfessabili.

La libreria, i libri caduti, le riviste, tutto era diventato un pretesto, un'occasione per esplorare i confini della trasgressione. E io, intrappolato in questo gioco proibito, non potevo fare altro che aspettare, desiderando che la realtà superasse la fantasia.
Mario a quel punto divenne intraprendente, e ridendo, chiese a mia madre se fosse rimasta senza mutandine, visto le tante seghe che io mi facevo.
Mia madre, con la sua bellezza ancora intatta, rispose con calma, senza scomporsi. "No Mario, questa mattina ne ho messo un paio nuove di pizzo nero." La sua voce, un velo di mistero, mi fece fremere.
Le riviste, ancora sparpagliate sul pavimento, erano un invito alla perdizione. Francesco, con la curiosità che gli brillava negli occhi, raccolse una di quelle aperte. L'immagine di una donna, incredibilmente somigliante a mia madre, catturò la sua attenzione. Bionda, con il pelo pubico chiaro appena accennato, due seni prosperosi con aureole grandi e un culo bianco da far perdere il fiato.
Francesco guardò mia madre e poi Mario, con un ghigno che tradiva i suoi pensieri, mi porse la rivista dicendomi. "Ti piacerebbe fare un bel terzetto così? Cazzo in culo e uno in figa?" La domanda, diretta e senza fronzoli, mi colse di sorpresa. Il mio corpo reagì immediatamente, un'erezione dura e pulsante che premeva contro i miei pantaloni.
Il silenzio si fece denso, carico di tensione. Mia madre, consapevole della situazione, non si mosse, non disse nulla. Il suo sguardo, un misto di eccitazione e sfida, mi inchiodò. Sapevo che la decisione era mia, che da quel momento in poi la mia vita sarebbe cambiata per sempre.
"Sì," risposi, la voce roca e tremante. "Sì, mi piacerebbe."
Un sorriso di trionfo illuminò il volto di Francesco. Mario, con un'espressione di eccitazione, si avvicinò a mia madre, le mani già pronte a toccarla. Poi chiese a mia madre che gli sarebbe piaciuto vedere le mutandine nuove di pizzo.
Il tempo si fermò. La camera di Nicola, testimone silenziosa di quel momento, si trasformò in un santuario di peccato. La realtà, finalmente, aveva superato la fantasia.
Mia madre mi chiese “Nicola cosa dici facciamo vedere le mie mutandine a Mario e Francesco?”
Le parole mi morirono in gola. Non avevo più la voce, la capacità di articolare un solo suono. Sentivo l'erezione che premeva contro i miei pantaloni, l'umidità che mi inondava le mutande. Alzai lo sguardo, e vidi i pantaloni di Francesco, seduto sul mio letto, e quelli di Mario, vicino a mia madre, gonfi e tesi, come se fossero sul punto di esplodere.
Mia madre, percependo il mio tacito consenso, iniziò a sollevare lentamente il vestitino, quasi come in uno spogliarello sensuale. Francesco si alzò, avvicinandosi a Mario, che era già accanto a mia madre. I loro occhi, fissi su di lei, brillavano di desiderio.
"Su, mamma," sussurrò Francesco, la voce roca. "Alzalo ancora un po'. Vogliamo vedere tutto."
Mia madre, con un gesto teatrale, tirò su il vestito fino alla vita. Le mutandine di pizzo nero, che fino a quel momento avevano solo intravisto, ora erano completamente in mostra. Il pizzo, delicato e sensuale, lasciava intravedere il pelo biondo del pube, un dettaglio che accese ulteriormente la loro eccitazione.
"Dio mio," gemette Mario, la voce rotta dall'emozione. "Sono bellissime."
Francesco annuì, gli occhi incollati a quel piccolo capolavoro di lingerie. "Sono perfette."
Mia madre, godendosi lo spettacolo, si mosse lentamente, facendo ondeggiare i fianchi. Il pizzo si muoveva con lei, rivelando e nascondendo, stuzzicando la loro brama.
Francesco chiese a mia madre di girarsi per vedere le belle gambe tornite, ma soprattutto il bel culo bianco avvolto da quelle mutandine di pizzo nero.
Mia madre si giro verso di me, piegandosi in due per comunicare sensualmente attenzione e disponibilità, inarcando la schiena e sporgendo il bacino in una soggettiva di seduzione.
Le parole uscirono in automatico a mia madre…
"Volete toccare?" chiese, la voce vellutata.

Un coro di "Sì" risuonò nella stanza.

Mia madre ancora in quella posizione sempre guardandomi, un sorriso malizioso sulle labbra. "E tu, Nicola? Vuoi partecipare?"
Francesco e Mario si avvicinarono, le mani tese. Mia madre, offrendo loro il suo corpo. Le loro dita, tremanti, sfiorarono il pizzo, poi la pelle. Gemiti soffocati riempirono la stanza.
Io, paralizzato, assistevo a quella scena, un misto di eccitazione e vergogna che mi divorava. Il mio corpo, traditore, rispondeva a ogni tocco, a ogni sguardo, a ogni sussurro.
La situazione degenerò rapidamente. Le mani a quel punto si fecero più audaci, spinte da un desiderio animalesco. Il vestito di mia madre scivolò a terra, rivelando il suo corpo, un'opera d'arte scolpita dalla vita, avvolto solo dalle mutandine e dal reggiseno di pizzo nero, una cornice sensuale che esaltava le sue curve. Dalla mia posizione, l'immagine era un'esplosione di sensualità: il seno prosperoso, con le due grosse aureole scure, una visione che mi toglieva il fiato.

Le mani di Francesco e Mario, ormai fuori controllo, si muovevano con frenesia. Cominciarono a palpare le parti intime di mia madre, le dita che si insinuavano sotto il tessuto delle mutandine, in un gioco proibito di eccitazione. Mario le toccava il culo, le dita che danzavano sulla pelle vellutata, mentre Francesco si concentrava sulla sua figa, già bagnata di umori che le colavano lungo le gambe, un fiume di desiderio.
"Guarda la troia come è bagnata!" ringhiò Francesco, la voce roca, mentre Mario si spostava dal culo alla figa, entrando con tre dita, in un gesto di possesso.

Mamma, con gli occhi iniettati di passione, ansimò, la voce rotta dall'eccitazione: "Adesso toglietemi le mutande, stronzi, e fate vedere a Nicola come mi leccate la figa, le tette e il culo. Voglio che impari, che si ecciti, che capisca cosa significa essere una donna, senza guardare le puttane sulle riviste porno. Voglio che mi scopiate, cazzo, in tutti i buchi, fino a farmi urlare di piacere!"
Le parole di mia madre erano come benzina sul fuoco. Francesco e Mario, ormai completamente fuori controllo, si gettarono su di lei, divorandola con la lingua, le mani che esploravano ogni centimetro del suo corpo. La baciavano con foga, mordendole il collo, leccando la figa e il culo, succhiandole i capezzoli, mentre le dita si muovevano con maestria, provocando gemiti di piacere.
“Nicola vedi come sono bravi questi signori? Impara bene che poi lo fai anche tu a mamma!”
Francesco mi dice “Nicola tira fuori il cazzo, fai vedere alla mamma come ce l’hai duro”
E mia mamma godendo come una porca mi guarda “dai Nicola tira fuori il tuo cazzo e fai vedere alla mamma”
“Dai stronzi, Voglio sentirvi dentro di me!" urlava mia madre, la voce spezzata dall'estasi. "Non abbiate paura di farmi male, voglio sentire il vostro cazzo che mi spacca, che mi riempie, uno nella figa e uno nel culo, che mi fa impazzire!"
Io, in un angolo, ero intrappolato in un vortice di emozioni contrastanti. Un misto di orrore e desiderio mi percorreva le vene. Ero un osservatore, un voyeur, costretto ad assistere a quello spettacolo proibito. Il mio corpo reagiva, il mio membro oramai fuori dai pantaloni si induriva, mentre la mia mente lottava per elaborare quello che stava accadendo.
Francesco, con un ghigno di trionfo, si tolse i pantaloni, rivelando un'erezione imponente. Mario lo seguì a ruota, i loro corpi nudi che si muovevano con una sincronia selvaggia. Si inginocchiarono tra le gambe di mia madre, pronti a soddisfare i suoi desideri più oscuri.
"Entrate, cazzo! Voglio sentirvi dentro di me!" gridò mia madre, mentre Francesco e Mario si preparavano a penetrarla.
Il primo gemito di piacere riempì la stanza, mentre Francesco la face sedere sul suo cazzo e mentre la mamma guidava con la mano il suo arnese nel culo. Seguito poi da Mario che si fece spazio con il suo cazzone nella figa aperta della mamma, tra un crescendo di suoni sensuali. Il ritmo si fece sempre più frenetico, i corpi che si scontravano, le bocche che si cercavano, in un amplesso selvaggio. Mia madre urlava, gemeva, si contorceva, mentre Francesco e Mario la possedevano, in un’orgia di piacere e trasgressione.
Mario con il suo cazzone mi guardava mi disse di avvicinarmi, intanto che dava dei colpi possenti nella figa aperta della mamma e lei godeva siiiiii daiiiiii godoooo.
“Nicola vieni vicino alla mamma e mettiglielo in bocca, non ha succhiato i nostri cazzi, ma i buchi belli che riempiti, quindi manca il tuo nella sua bocca da pompinara.”
"Sì, Nicola... fallo, amore mio. Fammi impazzire!"
"Dai, amore mio," sussurrò mia madre, la voce roca. "Non aver paura. Mettilo in bocca, voglio sentire il tuo sapore."
"E voi Spingete, stronzi! Non fermatevi! Voglio sentirvi dentro di me, fino a scoppiare!"
Mario dice a Francesco “guarda questa troia come gode e come succhia il cazzo di suo figlio, mi sa che sta godendo ancora.”
"Spingi, amore! Spingi più forte in bocca alla tua mamma!" gridò mia madre, mentre Mario e Francesco continuavano a possederla, i loro corpi che si muovevano all'unisono.
Il mio membro entrava e usciva nella sua bocca calda e umida. Un gemito di piacere mi sfuggì, mentre la sua lingua mi avvolgeva, mi accarezzava, mi faceva impazzire.
Il ritmo si intensificò, i corpi che si scontravano, le bocche che si cercavano, in un'orgia di piacere e trasgressione. Mia madre urlava, gemeva, si contorceva, mentre Francesco, Mario e io la possedevamo, in un amplesso selvaggio.
"Sì, sì, sì... più forte! Voglio sentirvi dentro di me, fino a scoppiare!"
Il piacere mi travolse, un'onda di calore che mi percorse dalla testa ai piedi. Il mio corpo tremava, la mia mente annebbiata. Ero perso in quel vortice di desiderio, in quel caos di corpi e gemiti.
“si dai che godoooo siiiii sborratemi dentro riempitemi di sperma”
Mamma godeva come una maiala sotto i colpi di Francesco e Mario, ma quello che la faceva godere di più era il cazzo del figlio in bocca mentre Nicola guadava la sua figa e il suo culo aprirsi sotto i colpi di qui cazzoni.
"Non fermatevi! Voglio sentirvi dentro di me, fino a quando non potrò più respirare!"
"Sì, amore mio... sì... così... ancora... più forte vienimi in bocca sento il tuo cazzo che sta fremendo dalla voglia di venire!"
“siiiii daiiiii sto per sborrare anch’io dai venite tutti insieme eccoooo vi sentoooo”
Mario e Francesco vennero un'esplosione di piacere io in bocca mentre con la mano mamma raccoglieva quello che usciva e ci travolse tutti. I nostri corpi tremarono, i nostri gemiti si mescolarono, in un'unica, intensa sinfonia di desiderio.
di
scritto il
2026-02-26
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