La vergine inattesa

di
genere
incesti

Sentivo l’acqua calda della doccia lavar via le acredini della notte, il sudore del troppo caldo e l’insoddisfazione acida di un amplesso coniugale frettoloso e svogliato.
L’avevo cercata io la sera prima, dovevo capirlo che non ne avrei provato piacere visto che negli ultimi mesi si ritraeva nel suo angolo di letto senza dar segni di voglie.
Inizia a masturbarmi blandamente, senza convinzione, incerto se stare sotto l’acqua tutto il giorno o se decidermi a uscire e far svoltare quella giornata.
Sentii aprire la porta del bagno e stizzito chiusi l’acqua: lei sarebbe dovuta già essere a lavoro ma doveva esser tornata a casa per prendere qualcosa.
Uscii dalla nicchia che racchiudeva la doccia e vidi invece la figlia di mia moglie che era entrata convinta che vi fosse sua madre a truccarsi.
“Oh porca miseria, scusami scusami” disse portandosi le mani alla bocca.
“Tranquilla, non è nulla” risposi allungando una mano per afferrare l’accappatoio, infilandomelo senza tuttavia chiuderlo.
Sentivo il mio fallo ancora leggermente turgido, seppur ciondolante verso il basso.
Lei alternò lo sguardo sul mio viso e sulle mie zone intime, forse sorpresa dalla mia tranquillità.
Mi aspettavo si girasse e uscisse in fretta, ma non si mosse, inebetita nel suo pigiama color lilla.
“Beh, hai visto un alieno?” le dissi sorridendo.
Aveva diciannove anni, ma era molto immatura rispetto alle sue coetanee; graziosa, dal fisico snello ma acerbo e la pelle diafana come la madre, portava due codine castane alla Pippy Calzelunghe.
“No no, scusa…” balbettò continuando a alternare gli sguardi. “Ma non avevo mai visto, insomma, cosi’…”
Sorrisi e mi avvicinai a lei. Capii che era il momento giusto per uscire da un campo minato, da una via senza ritorno: ma davvero volevo uscirne?
“Cosi’ come?” le chiesi.
“Insomma, uff che imbarazzo, cosi’, grande dai…”
Non ero mai stato un superdotato, ma la sua inesperienza e il mio principio di erezione dovevano apparirle attraenti e smisurate.
La battaglia tra il mio cervello e la mia voglia folle e irrazionale durò una frazione di secondo.
“Vieni, non ti morde, sentilo…” le dissi mentre le prendevo una mano e ce lo appoggiavo sopra.
Socchiuse appena le dita e iniziò a muoverle lentamente, quasi un’infante che scopre il suo nuovo sonaglio.
Le fui a fianco, infilai la mia mano sinistra nel suo pigiama, lungo la schiena, scendendo verso le natiche.
Non incontrando la barriera delle sue mutandine proseguii deciso, le accarezzai le rughette tenui dell’ano e raggiunsi la soglia del suo bocciolo.
Emise un flebile gemito, irigidendosi.
“Mamma…” disse.
“Torna stasera, non saprà nulla”. Risposi deciso.
Con le dita schiusi le sue grandi labbra fino a sentire le prime gocce del suo nettare lubrificante.
Di cosa avevo voglia, mi chiesi? Di distruggere potenzialmente il mio matrimonio per una semplice sega di una adolescente inesperta?
Di un pompino in cui probabilmente mi avrebbe morso con i denti e avrebbe appena appoggiato le sue labbra sul mio glande?
“Vieni” le dissi convinto appena sentii il mio pene eccitato abbastanza e il suo nettare farsi copioso sulle dita.
La girai verso il lavabo, facendola pronare leggermente in avanti; il suo pigiama e il mio accappatoio scivolarono a terra in un attimo.
Provai a ad appoggiarle il mio glande tra le sue gambe, ma la aiutai a divaricarle poggiandole un piede sul vicino bidet.
Tramie lo specchio incrociammo gli sguardi; c’era voglia e paura nel suo; una folle eccitazione nel mio.
“Non è la prima volta vero?” dissi aspettando che lei scuotesse il capo in segno di dieniego.
Vedevo il ciuffo di peli castani che le spuntavano dal davanti, e le labbra rosee che si schiusero quando feci entrare la mia cappella violacea.
Spinsi, delicatamente.
La sentii irrigidire del tutto, e un suo gemito esprimeva dolore misto a stupore.
Era la fica piu’ stretta che avessi mai penetrato, un cunicolo bollente e angusto in cui pensai che non sarei mai riuscito a entrare.
Mi ritrassi appena, abbastanza da sentire il profumo penetrante dei suoi ormoni e del suo nettare, e vidi con sgomento il rivolo di sangue che colava sulla mia asta pulsante e venosa.
“Bugiarda” le dissi guardandola allo specchio intuendo la sua verginità nascosta e ormai fuggita.
“Devo fermarmi?” aggiunsi.
“Ormai…” sorrise appena e sentii che la sua tensione si scioglieva.
La penetrai fino in fondo, con calma, sentendo che a ogni spinta cresceva la sua confidenza e il suo desiderio; roteai con il bacino per stimolarla a fondo, alternai dei colpi ravvicinati ad altri lenti e profondi.
Le infilai le mani sotto il pigiama e le massaggia i seni, sentendo i capezzoli duri come pietre.
Evitai di sculacciarla come avrei fatto con mia moglie, ma le cinsi i fianchi e la tiravo a me dosandone la penetrazione, fermandomi quando sentivo che lei voleva affondare.
Ci stavo giocando come il gatto con il topo, i suoi gemiti si sciolsero dal dolore al piacere, gemiti ancora infantili ma carichi di genuina eccitazione.
La sentii venire e rallentai per non cadere nella tentazione di venirle dentro: assecondai il suo crescente gemere giocando più con il bacino e portando il glande vicino all’ingresso per poi di nuovo precipitare nel suo piccolo e fradicio abisso.
I suoi respiri si fecero via via piu’ normali ma il suo corpo era scosso dai tremiti di una donna appagata e i suoi occhi allo specchio sembravano chiedere che non mi fermassi.
Lentamente lo sfilai, guardando le labbra aperte come fiore da cui gocciolava miele denso e forte.
La girai, era il mio turno adesso; non la avrei fermata se avesse deciso di inginocchiarsi davanti a me per farmi felice, ma non lo fece e non forzai la situazione.
Le presi la mano e gliela riempii del mio fallo durissimo.
Pochi movimenti furono sufficienti a farmi raggiungere l’orgasmo: il primo schizzo zampillo’ colpendole il pigiama all’altezza dell’ombelico.
Si ritrasse sorpresa e i successivi fiotti le finirono sulle cosce, copiosi e densi.
Lascia che le si afflosciasse tra le mani, con le gambe che mi tremavano dal piacere.
L’abbraccia, baciandola su una guancia.
“Sei splendida…” le dissi
“Ma la mamma?”
Le presi la testa tra le mani…”shhhhh” soffiai.
scritto il
2026-02-02
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