Il prezzo della libertà
di
hermann morr
genere
fantascienza
La spiaggia di Giona sulla riva del Mare Cangiante, una mezzaluna di sabbia chiusa in una insenatura, si scende da una scala di sassi tra la parete della scogliera e un muretto. Uno degli ultimi posti nel mondo formicaio Janus che avesse ancora un'apparenza naturale, le uniche strutture artificiali sono un pilone d'illuminazione in cemento e una baracca di lamiera dove una volta si vendevano bibite. Ci sono ancora tre sgabelli fissati davanti al banco.
" Sei venuto, nuvola di tempesta, a reclamare un pegno di sangue che da tempo ho rifiutato... "
Genesi era seduto sullo sgabello di destra, la schiena appoggiata a quel che restava del banco, leggeva il suo libro di poesie alla luce del lampione. Il vento notturno sollevava goccioline gelide e un profumo indefinibile dal mare inquinato. Aveva una giacca di pelle rossa lunga fino alle caviglie, stivali morbidi, i capelli tizianati erano spartiti sui due lati, un orecchino a pendente spuntava da sotto la chioma.
" La sede della SUN RA sta bruciando.. "
L'inquisitore Sifra voltava le spalle a Genesi, fissava un incendio lontano, come un rubino incastonato nella massa nera del formicaio Nebel. Stringeva tra le dita uno dei suoi tarocchi, la giacca di cuoio nero, lunga quanto quella dell'altro, era aperta, i lembi abbandonati al vento, i capelli lunghissimi e completamente bianchi. Erano così da molto tempo, da quando era tornato dalla stazione Tygris-4, da quel momento non li aveva più tagliati e a nessuno aveva voluto spiegare cosa gli fosse successo.
" Dobbiamo ringraziarti.. Genesi.. senza di te non avremmo potuto sapere dei loro esperimenti eretici. "
" E io devo ringraziare lei, signor inquisitore, per la mia vendetta e per avermi liberato dalle loro catene. Non appartengo più a nessuno e le mie mutazioni sono state stabilizzate.. sono tornato umano.. "
" Un umano però dotato di poteri troppo grandi e una grande responsabilità. Se l'Imperium non può averti dovrò distruggerti.. "
Genesi lasciò il libro posato sul banco, scosse i capelli come sua abitudine e scese dallo sgabello.
L'inquisitore si girò verso di lui, solo vento e sabbia li separavano.
" Devo essere liberato da un padrone solo per trovarne un altro? Io non intendo servire. "
" Non pensavo che esistesse un'altra persona col mio stesso talento psi.. è così raro.. così prezioso. Mi spiace. "
" Anche a me, ma nel fondo ho sempre desiderato combattere con un mio simile, nessuno di noi sa veramente come sia.. "
Spade erano state estratte da sotto le lunghe vesti, circuiti cristallini stampati nelle loro lame conducevano la forza psichica dei proprietari, attraversati da rivoli di luce.
" Fra poco lo sapremo, per l'Imperatore. "
" Per la mia libertà. "
Rimasero immobili in guardia, concentrati fuori da ogni percezione del tempo.
Sifra lanciò il tarocco, sottile, flessibile, affilato più di molte lame.
Un secondo Genesi comparve tra loro e infilzò la carta a mezz'aria.
Un secondo Sifra comparve dietro il secondo Genesi intenzionato a mozzargli le gambe con un fendente basso.
La lama di un terzo genesi fermò il fendente del secondo Sifra e tentò di decapitarlo con un mulinello rovescio.
Un terzo Sifra si lasciò cadere dal lampione per piantare la sua spada tra le scapole del terzo Genesi.
Un quarto Genesi si lanciò in scivolata per allontanare il terzo Genesi dal pericolo, ma così facendo salvò anche il secondo Sifra.
Fuga Temporale.
Il potere più raro, la capacità di spostarsi nel tempo per intervenire in aiuto di se stessi
Trentadue Genesi si sforzavano di sventare gli attacchi di trentaquattro Sifra. Se qualcuno avesse guardato dalla strada in alto, avrebbe visto gente comparire e scomparire e spade scontrarsi tra scoppi di scintille per tutta la spiaggia.
Diventava sempre più difficile ricordarsi tutte le mosse, il primo che avesse perso il conto di quel che succedeva sarebbe morto, non c'era dubbio.
Centoventisei Genesi si scagliarono contro centoventicinque Sifra quando entrambi giudicarono di aver creato la catena di eventi più favorevole.
Sifra immaginava ogni sua posizione nel tempo come mattoni di una costruzione, Genesi aveva l'impressione di seguire lo scorrere di una musica.
L'ottantaduesimo Sifra finì per sbaglio nella traiettoria di un tarocco lanciato dal ventisettesimo se stesso. Fu colpito sotto l'occhio sinistro, di conseguenza non riuscì a deviare un affondo diretto alla schiena di un altro lui stesso. Sentì come un soffio ghiacciato attraversargli il bacino, le gambe smisero di reggerlo.
Erano loro due soltanto sulla spiaggia, uno steso a terra e uno in piedi.
" Farai del male agli altri ora ? "
" No, anche il potere è una catena. Voglio solo essere lasciato in pace. "
Sifra non vedeva più nulla attraverso le lacrime, solo una luce lontana, forse il lampione.
" I traditori.. gli eretici.. non te ne daranno. "
" Neanche loro mi avranno. Dormi adesso. "
Genesi chiuse gli occhi dell'inquisitore, ripose la spada e recuperò il suo libro prima di scomparire nuovamente nella distesa del formicaio.
" E' il prezzo della libertà che mi chiedi, pioggia di lacrime. Per quanto ancora dovrò pagarlo ? "
" Sei venuto, nuvola di tempesta, a reclamare un pegno di sangue che da tempo ho rifiutato... "
Genesi era seduto sullo sgabello di destra, la schiena appoggiata a quel che restava del banco, leggeva il suo libro di poesie alla luce del lampione. Il vento notturno sollevava goccioline gelide e un profumo indefinibile dal mare inquinato. Aveva una giacca di pelle rossa lunga fino alle caviglie, stivali morbidi, i capelli tizianati erano spartiti sui due lati, un orecchino a pendente spuntava da sotto la chioma.
" La sede della SUN RA sta bruciando.. "
L'inquisitore Sifra voltava le spalle a Genesi, fissava un incendio lontano, come un rubino incastonato nella massa nera del formicaio Nebel. Stringeva tra le dita uno dei suoi tarocchi, la giacca di cuoio nero, lunga quanto quella dell'altro, era aperta, i lembi abbandonati al vento, i capelli lunghissimi e completamente bianchi. Erano così da molto tempo, da quando era tornato dalla stazione Tygris-4, da quel momento non li aveva più tagliati e a nessuno aveva voluto spiegare cosa gli fosse successo.
" Dobbiamo ringraziarti.. Genesi.. senza di te non avremmo potuto sapere dei loro esperimenti eretici. "
" E io devo ringraziare lei, signor inquisitore, per la mia vendetta e per avermi liberato dalle loro catene. Non appartengo più a nessuno e le mie mutazioni sono state stabilizzate.. sono tornato umano.. "
" Un umano però dotato di poteri troppo grandi e una grande responsabilità. Se l'Imperium non può averti dovrò distruggerti.. "
Genesi lasciò il libro posato sul banco, scosse i capelli come sua abitudine e scese dallo sgabello.
L'inquisitore si girò verso di lui, solo vento e sabbia li separavano.
" Devo essere liberato da un padrone solo per trovarne un altro? Io non intendo servire. "
" Non pensavo che esistesse un'altra persona col mio stesso talento psi.. è così raro.. così prezioso. Mi spiace. "
" Anche a me, ma nel fondo ho sempre desiderato combattere con un mio simile, nessuno di noi sa veramente come sia.. "
Spade erano state estratte da sotto le lunghe vesti, circuiti cristallini stampati nelle loro lame conducevano la forza psichica dei proprietari, attraversati da rivoli di luce.
" Fra poco lo sapremo, per l'Imperatore. "
" Per la mia libertà. "
Rimasero immobili in guardia, concentrati fuori da ogni percezione del tempo.
Sifra lanciò il tarocco, sottile, flessibile, affilato più di molte lame.
Un secondo Genesi comparve tra loro e infilzò la carta a mezz'aria.
Un secondo Sifra comparve dietro il secondo Genesi intenzionato a mozzargli le gambe con un fendente basso.
La lama di un terzo genesi fermò il fendente del secondo Sifra e tentò di decapitarlo con un mulinello rovescio.
Un terzo Sifra si lasciò cadere dal lampione per piantare la sua spada tra le scapole del terzo Genesi.
Un quarto Genesi si lanciò in scivolata per allontanare il terzo Genesi dal pericolo, ma così facendo salvò anche il secondo Sifra.
Fuga Temporale.
Il potere più raro, la capacità di spostarsi nel tempo per intervenire in aiuto di se stessi
Trentadue Genesi si sforzavano di sventare gli attacchi di trentaquattro Sifra. Se qualcuno avesse guardato dalla strada in alto, avrebbe visto gente comparire e scomparire e spade scontrarsi tra scoppi di scintille per tutta la spiaggia.
Diventava sempre più difficile ricordarsi tutte le mosse, il primo che avesse perso il conto di quel che succedeva sarebbe morto, non c'era dubbio.
Centoventisei Genesi si scagliarono contro centoventicinque Sifra quando entrambi giudicarono di aver creato la catena di eventi più favorevole.
Sifra immaginava ogni sua posizione nel tempo come mattoni di una costruzione, Genesi aveva l'impressione di seguire lo scorrere di una musica.
L'ottantaduesimo Sifra finì per sbaglio nella traiettoria di un tarocco lanciato dal ventisettesimo se stesso. Fu colpito sotto l'occhio sinistro, di conseguenza non riuscì a deviare un affondo diretto alla schiena di un altro lui stesso. Sentì come un soffio ghiacciato attraversargli il bacino, le gambe smisero di reggerlo.
Erano loro due soltanto sulla spiaggia, uno steso a terra e uno in piedi.
" Farai del male agli altri ora ? "
" No, anche il potere è una catena. Voglio solo essere lasciato in pace. "
Sifra non vedeva più nulla attraverso le lacrime, solo una luce lontana, forse il lampione.
" I traditori.. gli eretici.. non te ne daranno. "
" Neanche loro mi avranno. Dormi adesso. "
Genesi chiuse gli occhi dell'inquisitore, ripose la spada e recuperò il suo libro prima di scomparire nuovamente nella distesa del formicaio.
" E' il prezzo della libertà che mi chiedi, pioggia di lacrime. Per quanto ancora dovrò pagarlo ? "
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