Il mio vicino di casa, ep. 3
di
nynpho_Eva
genere
dominazione
Ero ancora sconvolta da quello che era successo la notte precedente. Non avevo mai mostrato interesse verso Luca, non non avevo mai pensato a lui in quel senso. Ma dopo questi due incontri tutto era cambiato.
Continuavo a pensare a quei pochi minuti passati insieme, a come mi avevano fatto accendere le sue mani, il suo tocco lento, delicato ma deciso allo stesso tempo. La mattina dopo mi svegliai in un pozzo di sudore: avevo sognato Luca e quei minuti insieme.
Mi sentivo una cretina. Un bacio e due carezze ed ero già in quella situazione. Erano passati alcuni mesi dalla mia ultima storia, chiusa nel pieno dell'estate. Non sentivo il bisogno di mettermi in una nuova relazione, ma neanche di trovare avventure fugaci, era un periodo pieno di cose da fare e non avevo voglia di correre dietro a nessuno. Mi accorsi però che il mio corpo sentiva la mancanza del sesso, un bisogno che cercavo di sopire ma che questo incontro con Luca aveva come risvegliato improvvisamente. Ero del tutto stupita stupita da me stessa, non avevo mai sentito così forte quel bisogno, almeno non negli anni precedenti. Ora mi sentivo bruciare, fantasticavo di continuo e spesso, ormai quotidianamente, mi toccavo cercando l'orgasmo. Non avevo problemi a masturbarmi, anzi, ma mi lasciava una sensazione di vuoto ogni volta, come se stessi cercando di colmare una necessità con quello che avevo a disposizione, avvicinandomi solo al mio obiettivo, sfiorandolo, ma provando forse un terzo del piacere a cui ambivo. Ero del tutto stupita da me stessa, non mi lasciavo andare facilmente e ora, dal nulla, il padre del mio vicino di casa, un uomo sposato, mostrava così vigoroso interesse verso di me e io, io mi lasciavo andare al suo volere, non mi ribellavo a tutto ciò. Quei pochi minuti continuavano a correre come in un film nella mia testa.
La notte successiva provai a riscendere di nuovo nella cantina, sperando di rivederlo, che lui mi aspettasse. Ma lui non c'era, e non venne neanche la settimana dopo. Mi sentivo davvero una bambina, ad aspettare un cenno qualcosa da lui, un uomo sposato, adulto - con evidenti problemi di socialità - ma comunque cosa volevo ottenere? Cosa speravo riaccadesse? Lo Volevo veramente? chi ero per lui? Risposi a queste domande dandomi della stupida e smisi di pensare a quanto era successo, mi imposi di smettere di pensarci. Mi focalizzai su altro.
Eravamo sotto natale ormai, un vecchio amico mi scrisse per uscire per un aperitivo veloce nella piazza proprio di fronte a dove abitavo. Fu una serata piacevole e finimmo per fare diversi giri di spritz. Decidemmo di salire da me, alla fine eravamo lì vicino, e l'allegria del momento mi fece bene, era una situazione leggera e piacevole.
Mentre mentre salivamo le scale, manco a farlo apposta, incontrammo Luca e consorte, che discendevano. Salutai imbarazzata mentre il mio amico mi seguiva su per le scale. Mentre noi ci dirigevamo verso l'interno del mio appartamento vidi Luca nell'ingresso che aspettava la moglie, che guardava verso di me. Mi guardò e fece un sorrisetto beffardo.
Il giorno dopo, scesi per fare la lavatrice, come di consueto dopo cena, stanca e senza voglia di farlo. Mi appoggiai la giacca sulle spalle, c'era ancora parecchio freddo e in quei giorni era previsto un ulteriore abbassamento della temperatura.
Luca era ricomparso al suo tavolo, stava lavorando con degli utensili su dei listelli di legno. Oltrepassai la sua area - "Ciao" - dissi mentre continuavo a camminare verso la lavanderia. Lui alzò lo sguardo, si girò verso di me sospirando e se uscì con "è il tuo ragazzo quello di ieri?". Io mi bloccai, era forse la prima volta che mostrava interesse nel parlarmi e nel chiedermi qualcosa sulla mia vita. Gli risposi distrattamente mentre armeggiavo per entrare nella lavanderia, "no, solo un amico.. forse ci rivedremo" . Nessuna risposta. Tirai su i panni lavati, preparai la cesta e poi mi richiusi la porta alle spalle, pronta per tornare indietro verso il mio appartamento. Si gelava in quel corridoio, come faceva a rimanerci per ore a lavorare? Con la cesta del bucato in braccio, tornai sui miei passi, pronta a riavvicinarmi al suo angolo per poi risalire verso la scala.
Arrivata davanti a lui indugiai, aspettando una parola da parte sua, una reazione, qualcosa. Non successe niente, lui continuava ad armeggiare con i suoi strumenti e non alzò nemmeno lo sguardo su di me.
Decisi che era inutile sprecare il mio tempo lì con quell'uomo che apparteneva a un universo diverso dal mio, era inutile.
Ricominciai a camminare e ripresi la mia strada verso la scala. Feci in tempo a fare forse due passi soltanto quando sentii una mano avvinghiarmi il braccio e bloccarmi. "Non andare via." Mi riattirò a sé. Prese la mia cesta e l'appoggiò per terra di fianco a me. Mi fece avvicinare a lui, mi strinse in una specie di abbraccio e poi cercò le mie labbra. Fu un bacio simile alla volta precedente, intenso e lungo. Lo lasciai fare. Qualcosa si riaccese ancora in me. Era diverso dal mio amico del giorno precedente, era stata una cosa divertente e senza pensieri con lui, i baci non avevano questo sapore. No, decisamente no.
Continuava a stringermi a sé, sempre più forte. Io mi lasciavi andare nella sua presa, era calda, era desiderio crescente, era clandestinita di due estranei in una cantina umida.
Cercai di allentare leggermente il suo abbraccio, iniziai "Luca io.. Vorrei capire cosa.." - un tonfo lungo le scale risuonò su tutto il corridoio. Mi bloccò con una mano la bocca, facendomi segno col dito di stare in silenzio. Spense la luce della sua scrivania e rimanemmo al buio. Un nuovo tonfo, due passi veloci, era la suocera che metteva fuori il pattume. Lui era di nuovo stretto a me, forte, estremamente vicino, sentivo il suo cazzo diventare sempre più grande fra le mie cosce. Sbuffi, fiatone, passi veloci e una porta che si richiude. Luca mi ansimava addosso ormai. Via libera. Riaccese la lucina fioca e ritornò veloce verso di me, baciandomi ora con foga, in modo diverso da prima, come se in lui qualcosa avesse fatto uno scatto, come se ora fosse consentito tutto. Non mi lasciava respirare, mi baciava vorticoso con un ritmo crescente.
Io,inerme, mi lasciai andare completamente. Ero alla sua mercé, seguivo i suoi movimenti e le sue labbra senza opporre resistenza, in una sorta di danza lenta che ci coinvolgeva con sempre più foga. Mi sentivo debole di fronte al lui, alla sua voglia, stavo cedendo a una battaglia che non avevo neanche iniziato a combattere. Le sue mani frugavano fra i miei strati di vestiti, cercando di raggiungere la pelle. Sentivo l'aria fredda dell'ambiente intorno, ma stavo bruciando al suo tocco, il calore cresceva e non mi faceva rendere conto del contesto. Mi abbassò pantaloni e mutande, e mi scaraventò via la giacca, ritrovandomi mezza nuda davanti a lui, che si tolse velocemente tutti i vestiti, per poi rimettersi solo la felpa, aperta sul petto muscoloso. Mi riattirò a sé, stretta, un veloce bacio e mi fece girare su me stessa. Il mio culo era contro il suo cazzo ora, lo sentivo eretto che premeva su di me e il mio fondo schiena. Mi piaceva da matti sentirlo così, lui non poteva saperlo, ma era una delle cose che mi eccitava di più in assoluto, sapere che quell'asta, che sentivo così pronunciata e pronta, stava per penetrarmi. Questo pensiero mi fece riavere per qualche secondo il senno, cosa stavo facendo? "Luca però aspetta, io non so se sia il caso.." non riuscii neanche a finire la frase, un pezzo di stoffa mi finí fra le labbra a mo di bavaglio, impedendomi di articolare ulteriori parole. Ero sconvolta. Cosa aveva appena fatto? L'eccitazione che stava crescendo in me fino a pochi secondi prima lasciò il posto a un terrore misto a rancore dilagante: ma che cazzo faceva? Mi girai furiosa verso di lui, rendendomi conto che aveva legato un vero e proprio bavaglio intorno al mio viso. Feci per spingerlo via da me e raggiungere con le mani il nodo sulla mia nuca, ma lui fu più pronto: mi prese entrambe le mani con forza, insieme, e me le portò dietro la schiena, battendo la resistenza che cercavo di opporre, inutilmente, data la posizione non prevista e del tutto scomoda. Ero furiosa, cosa stava facendo? Cosa stava succedendo? Legò le mie mani insieme con una fascetta da elettricista. Guardai verso il tavolo e mi resi conto che se avesse voluto, quel tavolo aveva ogni sorta di strumento di tortura sessuale. Mi salì il panico, cercai di divincolarmi e urlare, ma lui mi tratteneva e non riuscivo a muovermi di più. Le fascette erano strette e la posizione delle braccia era insopportabile. Mi fece avvicinare a lui tirandomi dalla fascetta fra le mani, per poi schiacciarmi fra lui e il muro, gelido. Mi si avvicinò all'orecchio sussurrando "tu ora stai zitta e basta".
Continuavo a pensare a quei pochi minuti passati insieme, a come mi avevano fatto accendere le sue mani, il suo tocco lento, delicato ma deciso allo stesso tempo. La mattina dopo mi svegliai in un pozzo di sudore: avevo sognato Luca e quei minuti insieme.
Mi sentivo una cretina. Un bacio e due carezze ed ero già in quella situazione. Erano passati alcuni mesi dalla mia ultima storia, chiusa nel pieno dell'estate. Non sentivo il bisogno di mettermi in una nuova relazione, ma neanche di trovare avventure fugaci, era un periodo pieno di cose da fare e non avevo voglia di correre dietro a nessuno. Mi accorsi però che il mio corpo sentiva la mancanza del sesso, un bisogno che cercavo di sopire ma che questo incontro con Luca aveva come risvegliato improvvisamente. Ero del tutto stupita stupita da me stessa, non avevo mai sentito così forte quel bisogno, almeno non negli anni precedenti. Ora mi sentivo bruciare, fantasticavo di continuo e spesso, ormai quotidianamente, mi toccavo cercando l'orgasmo. Non avevo problemi a masturbarmi, anzi, ma mi lasciava una sensazione di vuoto ogni volta, come se stessi cercando di colmare una necessità con quello che avevo a disposizione, avvicinandomi solo al mio obiettivo, sfiorandolo, ma provando forse un terzo del piacere a cui ambivo. Ero del tutto stupita da me stessa, non mi lasciavo andare facilmente e ora, dal nulla, il padre del mio vicino di casa, un uomo sposato, mostrava così vigoroso interesse verso di me e io, io mi lasciavo andare al suo volere, non mi ribellavo a tutto ciò. Quei pochi minuti continuavano a correre come in un film nella mia testa.
La notte successiva provai a riscendere di nuovo nella cantina, sperando di rivederlo, che lui mi aspettasse. Ma lui non c'era, e non venne neanche la settimana dopo. Mi sentivo davvero una bambina, ad aspettare un cenno qualcosa da lui, un uomo sposato, adulto - con evidenti problemi di socialità - ma comunque cosa volevo ottenere? Cosa speravo riaccadesse? Lo Volevo veramente? chi ero per lui? Risposi a queste domande dandomi della stupida e smisi di pensare a quanto era successo, mi imposi di smettere di pensarci. Mi focalizzai su altro.
Eravamo sotto natale ormai, un vecchio amico mi scrisse per uscire per un aperitivo veloce nella piazza proprio di fronte a dove abitavo. Fu una serata piacevole e finimmo per fare diversi giri di spritz. Decidemmo di salire da me, alla fine eravamo lì vicino, e l'allegria del momento mi fece bene, era una situazione leggera e piacevole.
Mentre mentre salivamo le scale, manco a farlo apposta, incontrammo Luca e consorte, che discendevano. Salutai imbarazzata mentre il mio amico mi seguiva su per le scale. Mentre noi ci dirigevamo verso l'interno del mio appartamento vidi Luca nell'ingresso che aspettava la moglie, che guardava verso di me. Mi guardò e fece un sorrisetto beffardo.
Il giorno dopo, scesi per fare la lavatrice, come di consueto dopo cena, stanca e senza voglia di farlo. Mi appoggiai la giacca sulle spalle, c'era ancora parecchio freddo e in quei giorni era previsto un ulteriore abbassamento della temperatura.
Luca era ricomparso al suo tavolo, stava lavorando con degli utensili su dei listelli di legno. Oltrepassai la sua area - "Ciao" - dissi mentre continuavo a camminare verso la lavanderia. Lui alzò lo sguardo, si girò verso di me sospirando e se uscì con "è il tuo ragazzo quello di ieri?". Io mi bloccai, era forse la prima volta che mostrava interesse nel parlarmi e nel chiedermi qualcosa sulla mia vita. Gli risposi distrattamente mentre armeggiavo per entrare nella lavanderia, "no, solo un amico.. forse ci rivedremo" . Nessuna risposta. Tirai su i panni lavati, preparai la cesta e poi mi richiusi la porta alle spalle, pronta per tornare indietro verso il mio appartamento. Si gelava in quel corridoio, come faceva a rimanerci per ore a lavorare? Con la cesta del bucato in braccio, tornai sui miei passi, pronta a riavvicinarmi al suo angolo per poi risalire verso la scala.
Arrivata davanti a lui indugiai, aspettando una parola da parte sua, una reazione, qualcosa. Non successe niente, lui continuava ad armeggiare con i suoi strumenti e non alzò nemmeno lo sguardo su di me.
Decisi che era inutile sprecare il mio tempo lì con quell'uomo che apparteneva a un universo diverso dal mio, era inutile.
Ricominciai a camminare e ripresi la mia strada verso la scala. Feci in tempo a fare forse due passi soltanto quando sentii una mano avvinghiarmi il braccio e bloccarmi. "Non andare via." Mi riattirò a sé. Prese la mia cesta e l'appoggiò per terra di fianco a me. Mi fece avvicinare a lui, mi strinse in una specie di abbraccio e poi cercò le mie labbra. Fu un bacio simile alla volta precedente, intenso e lungo. Lo lasciai fare. Qualcosa si riaccese ancora in me. Era diverso dal mio amico del giorno precedente, era stata una cosa divertente e senza pensieri con lui, i baci non avevano questo sapore. No, decisamente no.
Continuava a stringermi a sé, sempre più forte. Io mi lasciavi andare nella sua presa, era calda, era desiderio crescente, era clandestinita di due estranei in una cantina umida.
Cercai di allentare leggermente il suo abbraccio, iniziai "Luca io.. Vorrei capire cosa.." - un tonfo lungo le scale risuonò su tutto il corridoio. Mi bloccò con una mano la bocca, facendomi segno col dito di stare in silenzio. Spense la luce della sua scrivania e rimanemmo al buio. Un nuovo tonfo, due passi veloci, era la suocera che metteva fuori il pattume. Lui era di nuovo stretto a me, forte, estremamente vicino, sentivo il suo cazzo diventare sempre più grande fra le mie cosce. Sbuffi, fiatone, passi veloci e una porta che si richiude. Luca mi ansimava addosso ormai. Via libera. Riaccese la lucina fioca e ritornò veloce verso di me, baciandomi ora con foga, in modo diverso da prima, come se in lui qualcosa avesse fatto uno scatto, come se ora fosse consentito tutto. Non mi lasciava respirare, mi baciava vorticoso con un ritmo crescente.
Io,inerme, mi lasciai andare completamente. Ero alla sua mercé, seguivo i suoi movimenti e le sue labbra senza opporre resistenza, in una sorta di danza lenta che ci coinvolgeva con sempre più foga. Mi sentivo debole di fronte al lui, alla sua voglia, stavo cedendo a una battaglia che non avevo neanche iniziato a combattere. Le sue mani frugavano fra i miei strati di vestiti, cercando di raggiungere la pelle. Sentivo l'aria fredda dell'ambiente intorno, ma stavo bruciando al suo tocco, il calore cresceva e non mi faceva rendere conto del contesto. Mi abbassò pantaloni e mutande, e mi scaraventò via la giacca, ritrovandomi mezza nuda davanti a lui, che si tolse velocemente tutti i vestiti, per poi rimettersi solo la felpa, aperta sul petto muscoloso. Mi riattirò a sé, stretta, un veloce bacio e mi fece girare su me stessa. Il mio culo era contro il suo cazzo ora, lo sentivo eretto che premeva su di me e il mio fondo schiena. Mi piaceva da matti sentirlo così, lui non poteva saperlo, ma era una delle cose che mi eccitava di più in assoluto, sapere che quell'asta, che sentivo così pronunciata e pronta, stava per penetrarmi. Questo pensiero mi fece riavere per qualche secondo il senno, cosa stavo facendo? "Luca però aspetta, io non so se sia il caso.." non riuscii neanche a finire la frase, un pezzo di stoffa mi finí fra le labbra a mo di bavaglio, impedendomi di articolare ulteriori parole. Ero sconvolta. Cosa aveva appena fatto? L'eccitazione che stava crescendo in me fino a pochi secondi prima lasciò il posto a un terrore misto a rancore dilagante: ma che cazzo faceva? Mi girai furiosa verso di lui, rendendomi conto che aveva legato un vero e proprio bavaglio intorno al mio viso. Feci per spingerlo via da me e raggiungere con le mani il nodo sulla mia nuca, ma lui fu più pronto: mi prese entrambe le mani con forza, insieme, e me le portò dietro la schiena, battendo la resistenza che cercavo di opporre, inutilmente, data la posizione non prevista e del tutto scomoda. Ero furiosa, cosa stava facendo? Cosa stava succedendo? Legò le mie mani insieme con una fascetta da elettricista. Guardai verso il tavolo e mi resi conto che se avesse voluto, quel tavolo aveva ogni sorta di strumento di tortura sessuale. Mi salì il panico, cercai di divincolarmi e urlare, ma lui mi tratteneva e non riuscivo a muovermi di più. Le fascette erano strette e la posizione delle braccia era insopportabile. Mi fece avvicinare a lui tirandomi dalla fascetta fra le mani, per poi schiacciarmi fra lui e il muro, gelido. Mi si avvicinò all'orecchio sussurrando "tu ora stai zitta e basta".
2
voti
voti
valutazione
5
5
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Agguato
Commenti dei lettori al racconto erotico