Zero zero sette in missione

di
genere
gay

ZERO ZERO SETTE IN MISSIONE
Quelle mie prime volte ero ancora un ragazzotto, un diciottenne per la precisione. Un Maturo mi aveva offerto di appartenere a una Organizzazione clandestina di Uomini Grandi. La cosa mi intrigava parecchio. Mi sembrava di diventare una specie di Agente Segreto. Avrei dovuto recarmi di sera nelle case di uno o dell'altro che mi veniva indicato per consegnare dei messaggi molto importanti che durante il tragitto avrei custodito dentro le mutande. Una volta a destinazione dovevo abbassarmi le braghe e lasciar fare. La prima volta che ero in giro sono entrato in casa di un Grande e gli ho subito detto la parola d'ordine.
-“Porto Buone Cose”.
-”Dove le porti?”
-”Sotto”.
Ha tirato le tende e mi ha fatto spogliare recuperando il plico che ha deposto su un tavolo. Mi ha bendato e condotto in camera dove ho sentito molto male. Mi ci volle poco a capire che quel trattamento era tutto una copertura. Ritornati in sala mi sono rivestito infilandomi la sua risposta sempre in mutanda. Ho mandato a memoria l'indirizzo del posto successivo. Dovevo recarmici subito per continuare la Staffetta. Dopo aver fatto la Spola fra due o tre di questi Covi disseminati in tutta la città l'ultimo Grande che ho visitato mi ha fatto i complimenti.
-”Sei stato molto bravo. Grazie a te siamo riusciti a farcela. Ti chiameremo per altre Attività che solo tu puoi portare a termine”.
Mi bruciava un po' il culo ma ero fiero di aver contribuito al successo dell'operazione.
Ho continuato a collaborare con quel Gruppo fino ai 20 anni quando sono stato congedato “Per raggiunti Limiti di Età”.
Solo dopo diverso tempo e nuove esperienze sul campo ho realizzato che forse ero stato raggirato. Dico forse perché resto convinto che in tutto quel girovagare e concedermi un fondo di verità ci fosse sul serio. Ma non posso sbottonarmi di più in base al vincolo di riservatezza che mi sono impegnato a rispettare.
scritto il
2026-02-12
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