Una Moglie da Amare

di
genere
esibizionismo

Salve, mi chiamo Giovanni.
Quello che state per leggere è una storia vera, scolpita nella mia memoria con il fuoco della passione e il gelo della gelosia. Non è un'invenzione, non un abbellimento per eccitare menti annoiate. È la mia vita, intrecciata con quella di Veronica, la donna che amo da vent'anni, la madre di nostro figlio, la mia compagna di letto e di trasgressioni. Una storia che mi ha cambiato, che ci ha cambiati entrambi, spingendoci oltre i confini del matrimonio convenzionale, in un territorio dove l'amore si mescola al desiderio carnale, alla possessività e al brivido del proibito.
Ho quarantasette anni, un lavoro stabile in un ufficio di contabilità che mi succhia l'anima giorno dopo giorno, ma che mi lascia abbastanza tempo per fantasticare. Veronica ne ha quarantasei, ma il tempo sembra averla sfiorata appena. È una bruna magnetica, con capelli lunghi e ondulati che le cascano sulle spalle come una cascata di seta nera, occhi castani profondi che ti trapassano l'anima, labbra piene e rosse che invitano al bacio – o a qualcosa di più peccaminoso. Il suo viso è un capolavoro: zigomi alti, un naso delicato, un sorriso che può essere innocente come quello di una madonna o malizioso come quello di una sirena. Ma è il suo corpo che fa girare la testa agli uomini. Una quinta di seno naturale, sodo e pesante, che sfida la gravità e riempie le mani con una morbidezza setosa; vita stretta che si allarga in fianchi larghi e invitanti; un culo rotondo, sodo, che ondeggia con ogni passo, come un richiamo primordiale. Quando cammina, i suoi tacchi cliccano sul pavimento con un ritmo ipnotico, e io vedo gli sguardi: colleghi che balbettano, amici che si bloccano a metà frase, sconosciuti che la seguono con gli occhi come predatori.

Non esagero quando dico che è bellissima. È una di quelle donne che sembrano nate per il letto, per il piacere, per far impazzire un uomo. E io, Giovanni, sono l'uomo che l'ha sposata, che l'ha vista partorire nostro figlio, che l'ha amata in ogni modo possibile. Per vent'anni il nostro sesso è stato un fuoco privato: notti di passione intensa, corpi che si intrecciano sotto le lenzuola, gemiti soffocati nel buio della camera da letto. Lei sa come muovere i fianchi, come stringere la figa intorno al mio cazzo in un modo che mi fa perdere la testa, come leccare con la lingua in cerchi lenti che mi portano all'orlo. Io so dove toccarla per farla tremare, come mordicchiarle i capezzoli fino a farla inarcare la schiena. Per tutti questi anni il sesso tra noi è stato bellissimo, ma ad un certo punto, qualcosa si è incrinato. La routine, forse. !! O forse un desiderio represso che covava dentro di me da sempre, vederla fare la troia con un altro !!

È iniziato tutto con dei piccoli giochi. Ogni tanto quando andavamo al ristorante, le sussurravo: "Accavalla le gambe, fai vedere l'orlo delle calze a quel tipo laggiù." Lei arrossiva, ma lo faceva. C'erano cosai quando i suoi occhi si accendevano di un bagliore malizioso mentre il cameriere si chinava per servire il vino, e io vedevo il suo sguardo scivolare sulla scollatura. Tornavamo a casa e facevamo sesso come animali: io la sbattevo contro il muro, lei mi graffiava la schiena, sussurrando: "Ti è piaciuto vedermi così, eh? Esposta per un altro?" E io venivo forte, confessando: "Sì, cazzo, mi fa impazzire."

Poi ho iniziato a spingere di più. "Ti piacerebbe essere scopata da un altro ?" le chiedevo, mentre affondavo dentro di lei, sentendo la sua figa bagnata stringermi come un guanto caldo. Lei ansimava: "Se è carino... sì, porco che non sei altro." Quelle parole mi trafiggevano. Una parte di me voleva urlare, stringerla fino a farle male, dirle: "Sei mia, solo mia." L'altra parte voleva vederla: nuda, sudata, con le labbra intorno a un cazzo estraneo, i seni che ballano mentre un altro la penetra. Volevo vederla fare la puttana. Volevo essere il suo padrone, il suo guardiano, il suo complice in quel gioco pericoloso.
Molti uomini dicono che solo le altre donne sono troie, ma scommetto che la maggior parte di loro, nei recessi della loro mente, fantasticano sulla propria moglie in ginocchio, implorante, coperta di sperma altrui. Per me, l'amore è una cosa, il sesso un'altra. L'amore è fedeltà emotiva, complicità quotidiana. Il sesso è carne, istinto, trasgressione. Se vedo un pervertito che la guarda quando non stiamo "giocando", mi sale il sangue agli occhi. Sono gelosissimo. Sempre !!. Tranne quando decidiamo di giocare insieme. Il tradimento mi ucciderebbe: è il veleno più crudele, la pugnalata alle spalle. Ma questo... questo è diverso. È condiviso. È nostro.!!

La prima volta che ho condiviso mia moglie con un altro è stata cinque anni fa. Un single di trent'anni, Ale. L'abbiamo fatto a casa nostra, e giuro che è stata l'ultima volta lì. Troppo intimo, troppo nostro. Ricordo quella mattina come se fosse ieri. Mi svegliai con il cuore che martellava nel petto. Veronica era in bagno, sotto la doccia. Sentivo l'acqua scorrere, il vapore che appannava lo specchio. Entrai e la vidi: nuda, insaponata, i seni che luccicavano sotto l'acqua, i capezzoli eretti per il freddo. Mi avvicinai da dietro, le baciai il collo umido. "Sei nervosa?" le chiesi, le mani che scivolavano sui suoi fianchi. Lei si voltò, i capelli bagnati appiccicati al viso. "Un po'. E tu?" "Sto morendo dall'eccitazione... e dalla paura." Lei rise piano, mi baciò. "Allora facciamolo. Per te."

Andammo all'ipermercato per distrarci. Parlammo di tutto: la spesa, il figlio, il lavoro. Ma sotto sotto, l'aria era elettrica. "Stasera..." dissi solo una volta. Lei annuì, gli occhi che evitavano i miei. A pranzo non mangiai quasi niente. Il mio stomaco era un nodo. Pensavo a lui che la toccava, alle sue mani sulle sue tette, alla sua bocca sulla sua figa. Ero eccitato da morire, ma una voce dentro di me urlava: "E se non riesci a fermarti? E se la perdi?"
L'appuntamento era alle otto, Veronica rimase a casa a prepararsi. Indossò lingerie nera: reggiseno push-up che le sollevava i seni come offerte, perizoma che le entrava tra le natiche. Camicia attillata, gonna corta. Io andai a prenderlo. Ale era nervoso, ma eccitato. Gli misi gli occhiali oscurati fino al garage. "Per discrezione," dissi. Quando entrò in salotto e se li tolse, rimase senza fiato. "Quanto sei bella..." mormorò, la voce rauca.
Ci sedemmo sul divano. L'aria odorava di suo profumo: vaniglia e muschio. Io mi alzai. "Toccala. Lei è timida." Ale esitò, poi le sue mani tremarono mentre le sfioravano i seni attraverso la camicia. Veronica chiuse gli occhi, il respiro che accelerava. Io sentii una fitta al petto: gelosia pura, come acido nello stomaco. Ma il mio cazzo si indurì all'istante, premendo contro i pantaloni. "Continua," dissi, la voce tesa. Lui le sbottonò la camicia, esponendo il reggiseno. I capezzoli erano duri, visibili attraverso il pizzo. Le alzò la gonna, le dita che sfioravano la figa attraverso il perizoma. Veronica gemette piano, un suono che mi trafisse.
Quella sera facemmo di tutto. Lei glielo succhiò piano, la lingua che roteava sulla cappella, saliva che colava. Lui le leccò la figa, le dita che affondavano dentro, facendola inarcare. Io guardavo, masturbandomi, il cuore che batteva forte. Quando lui le venne sulle tette, lo sperma caldo che le colava sul solco, Veronica arrossì e sorrise. "È caldo..." mormorò. Io pensai: "È mia, cazzo. Mia." Ma l'eccitazione vinse. Poi lei mi confessò: "La prossima volta lo prendo dentro."
Da lì, altre storie. Single che la scopavano mentre io guardavo. Coppie dove lei leccava un'altra donna, e io sentivo il mondo capovolgersi. Ogni volta la gelosia mi divorava, ma l'eccitazione era più forte. "Ti piace vedermi così?" mi chiedeva lei dopo, sudata, con il sapore di un altro sulla pelle. "Sì... ma mi fa male e mi fa godere," confessavo, scopandola con foga per reclamarla.

Poi arrivò Franco.
Lo conoscemmo online, in un forum di scambisti. Quarant'anni, fisico atletico, capelli corti, sorriso da predatore. Vive a Taranto, è nel giro da anni. Diventammo amici fidati di letto. Era sempre il benvenuto e Veronica apprezzava la sua presenza a letto. Chiamate lunghe: parlavamo di sesso, di fantasie, di limiti. "Tua moglie è una bomba," mi diceva. "Vorrei sempre vederla gemere sotto di me." Io ridevo, ma dentro bruciavo.
Un giorno gli confessai: "Voglio vederla con più uomini. Tre. Quattro con me." Lui rise. "Sei pazzo, Giovanni. Ma se lei ci sta, organizzo io." Veronica all'inizio mi diede del matto. "Quattro cazzi? Non ce la faccio, amore." Ma poi, a letto, mentre la scopavo piano, le sussurrai i dettagli. "Immagina: mani ovunque, cazzi che ti riempiono, io che guardo." Lei gemette più forte, venne stringendomi. "Forse...forse... mi eccita.!!"
Passarono giorni di discussioni. Litigi sussurrati. "E se non ti basta più solo un cazzo ?" le chiedevo. Lei mi baciava: "Sei tu che lo vuoi. Questo è solo gioco." Io annuivo, ma dentro dubitavo.
Franco organizzò tutto. Suo cugino Mario, giovane e muscoloso. Enzo, nostro coetaneo, alto e rude. "Sarà speciale," promise Franco.
Le due settimane prima furono un tormento. Mi svegliavo di notte, sudato, con il cazzo duro. Immaginavo Veronica circondata, scopata, coperta di sperma. La gelosia mi torceva le viscere: "E se le piace troppo? E se mi guardasse diversamente dopo?" Ma l'eccitazione vinceva sempre.

Quella mattina mi svegliai con il cuore che martellava nel petto come un tamburo impazzito, un misto di eccitazione e terrore che mi attanagliava lo stomaco. L'aria nella camera da letto era ancora impregnata dell'odore del nostro sesso della notte precedente – un aroma muschiato, dolce e salato, che mi ricordava quanto Veronica fosse mia, solo mia, eppure oggi l'avrei condivisa. Mi alzai piano, i piedi nudi sul pavimento freddo, e andai in bagno dove lei si stava preparando. Volevo starle vicino, assorbire ogni dettaglio, come se quel momento potesse fissarsi nella mia memoria per sempre. Veronica era davanti allo specchio, illuminata dalla luce morbida del mattino che filtrava dalle persiane, il suo corpo nudo avvolto solo da un asciugamano bianco che le sfiorava i seni generosi. I capelli bagnati le cadevano sulle spalle in ciocche scure, gocciolando acqua sulla pelle olivastra.
"Che vuoi da me?" mi chiese con un sorriso obliquo, girandosi appena mentre applicava il mascara, le ciglia che si allungavano come ali nere. La sua voce era bassa, rauca, con quel timbro che mi faceva sempre indurire il cazzo all'istante.
"Niente," risposi, avvicinandomi da dietro e posandole le mani sui fianchi, sentendo il calore della sua pelle attraverso l'asciugamano. "Solo guardarti. Godo nel vederti prepararti per andare a fare la puttana. La mia puttana." Le parole uscirono con un ringhio possessivo, e sentii il mio cazzo pulsare contro i pantaloni del pigiama. Era la verità: l'idea di lei che si truccava, si vestiva, si rendeva irresistibile per altri uomini, mi eccitava da morire, ma mi torceva anche le viscere in una gelosia acida.
Lei rise piano, un suono gutturale che vibrò nel mio petto. "Porco che non sei altro. Ti eccita, eh? Pensare che tra poche ore sarò circondata da cazzi duri, che mi toccheranno, mi leccheranno, mi riempiranno." Si voltò, l'asciugamano che scivolava un po', rivelando il solco profondo tra i seni. I capezzoli erano già eretti, rosa scuro contro la pelle chiara. "Dimmi, Giovanni, ti fa indurire il pensiero di me in ginocchio, con la bocca piena?"
"Sì, cazzo," ammisi, la voce tesa mentre le mie mani salivano a sfiorarle i seni, stringendoli leggermente. Sentii la morbidezza, il peso, i capezzoli che si indurivano sotto i pollici. "Ma mi fa anche male. Sei mia, Veronica. Solo mia." La baciai sul collo, inalando il suo profumo – sapone alla vaniglia misto al suo odore naturale, quel muschio femminile che mi faceva impazzire. Lei inarcò la schiena, premendo il culo contro di me, sentendo la mia erezione.
"Allora perché lo fai?" sussurrò, girandosi completamente e lasciando cadere l'asciugamano. Era nuda ora, la figa rasata che luccicava leggermente, le labbra gonfie per l'eccitazione mattutina. "Perché mi spingi a questo? A fare la troia per te?"
"Perché ti amo," dissi, le mani che scivolavano tra le sue cosce, sfiorando il clitoride gonfio. Lei gemette piano, le gambe che si aprivano leggermente. "E perché mi eccita da morire vederti godere. Ma giurami: è solo gioco."
"È solo gioco," confermò, la voce che si spezzava mentre le mie dita entravano dentro di lei, sentendo il calore umido, le pareti che si contraevano. "Ma oggi... oggi sarò la tua puttana perfetta." Mi baciò con foga, la lingua che invadeva la mia bocca, assaporando il caffè che avevo bevuto. Ci baciammo per minuti, le sue mani che slacciavano i miei pantaloni, tirando fuori il cazzo duro. Lo accarezzò lentamente, il pollice che sfregava la cappella umida di pre-eiaculato. "Senti come sei duro? Per me che mi preparo per altri."
Non resistetti. La spinsi contro il lavandino, le alzai una gamba, e affondai dentro di lei con un colpo solo. La sua figa era calda, bagnata, che mi avvolgeva come un guanto di velluto. "Cazzo, Veronica... sei già pronta," grugnii, pompando piano all'inizio, sentendo ogni centimetro che scivolava dentro. Lei ansimò, le unghie che mi graffiavano la schiena.
"Sì... per te... e per loro," gemette, la testa gettata all'indietro, i seni che ballavano con ogni spinta. "Immagina le loro mani su di me, i loro cazzi che mi riempiono. Ti piace, vero? Sei un porco geloso."
"Sì... mi piace," ammisi, accelerando, il suono bagnato dei nostri corpi che si scontravano echeggiava nel bagno. Lei venne per prima, un orgasmo vivace che la fece tremare, le pareti della figa che si contraevano intorno al mio cazzo, succhi che colavano sulle mie cosce. "Vieni per me," ordinai, dominandola leggermente, stringendole i capezzoli fino a farla urlare. Io la seguii, schizzando dentro di lei con un gemito profondo, il piacere che mi accecava.

Dopo, mentre si riprendeva, continuò a prepararsi. Era stata dall'estetista il giorno prima: depilazione completa, pelle liscia come seta. Le sue gambe erano uno schianto – lunghe, tornite, con muscoli che si contraevano sotto la pelle. Lo smalto rosso sulle unghie delle mani e dei piedi emanava una sensualità incredibile, come un invito al peccato. Si vestì lentamente, sapendo che la guardavo: prima il reggiseno nero di pizzo, che le stringeva i seni facendoli gonfiare, i capezzoli visibili attraverso il tessuto sottile; poi il perizoma abbinato, che le entrava tra le natiche rotonde, sfregando contro il clitoride ancora sensibile. La camicia trasparente nera, sbottonata al punto giusto per mostrare il solco profondo tra i seni; la gonna corta che le arrivava a metà coscia, rivelando le calze autoreggenti; e infine le scarpe nere con tacco a spillo, che le slanciavano le gambe, facendola camminare con un'ondeggiamento ipnotico.
"Sei pronta?" le chiesi, la voce ancora rauca dal nostro amplesso mattutino. "Sì, amore. Andiamo a fare la puttana," rispose con un sorriso malizioso, baciandomi sulle labbra.

La nostra città dista circa quarantacinque minuti dalla città di Franco, e durante il viaggio la vedevo nervosa. Le sue mani tremavano leggermente sul volante – no, guidavo io, ma lei sedeva al mio fianco, le gambe accavallate, la gonna che saliva pericolosamente. Parlavamo di tante cose: il lavoro, nostro figlio, la spesa del weekend. Ma l'aria nell'auto era densa, carica di tensione sessuale, come un temporale in arrivo. L'odore del suo profumo si mescolava a quello del nostro sesso recente, un aroma inebriante che mi faceva girare la testa.
Dopo circa dieci lunghi minuti, non ce la feci più. Il mio cazzo era di nuovo duro, premendo contro i jeans. "Allarga le gambe," le ordinai, la voce bassa e dominante. "Appoggia i piedi sulla plancia."
Obbedì immediatamente, i tacchi che sfregavano contro il cruscotto, la gonna che saliva rivelando il perizoma nero inzuppato. Mi toccò i pantaloni nel posto giusto, la mano che stringeva il rigonfiamento. "Porco," sussurrò, con un sorriso. "Sei già duro come un sasso."
"Sì, cazzo," risposi, una mano sul volante, l'altra che scivolava tra le sue cosce. Sentii il calore, l'umidità attraverso il tessuto sottile. "Le chiesi come si sentiva visto che di lì a poco sarebbe stata la maiala di quattro uomini."
La sua risposta mi scioccò, un brivido che mi corse dalla nuca alla base del cazzo. "Mi sento come una puttana," disse, la voce rauca, gli occhi che brillavano di lussuria. "Bagnata, eccitata, pronta a essere usata. Per te, Giovanni. Per farti impazzire." Fu la risposta giusta. Mi diede la pelle d'oca, un'onda di gelosia mista a desiderio che mi travolse. In quel momento sorpassammo un TIR. Rallentai in prossimità della cabina dell'autista. "Forza, tira fuori quelle belle tette che hai e falle vedere a quel porco."
Si sbottonò la camicia in un attimo, i seni che balzarono fuori, pesanti e perfetti, capezzoli duri come proiettili. Mostrò anche la figa, tirando di lato il perizoma, le labbra gonfie e luccicanti. Il camionista suonò il clacson per ringraziarci, un suono lungo e insistente che echeggiò nell'auto. Era un divertimento pazzesco. Lo ripetemmo con altri cinque o sei camion. Ogni volta lei rideva, ansimava, mi guardava con occhi che dicevano: "Guarda cosa faccio per te." Questa cosa mi faceva accelerare il cuore, la gelosia che mi pungeva: "È mia, ma la sto esponendo come una troia." Amo giocare con mia moglie. Mi reputo un uomo fortunato; poter giocare con la donna che si amo in questo modo è la cosa più bella del mondo – un misto di possesso e abbandono che mi fa sentire vivo.

Franco era lì ad aspettarci nel parcheggio, il suo sorriso largo e predatorio. Ci salutò con affetto, abbracciando Veronica un po' troppo a lungo, le mani che sfioravano la sua schiena. "Siete in ritardo," disse, la voce bassa. "Gli altri sono al bar." Lo seguimmo con la nostra auto. Mentre parcheggiavamo a pochi metri dal bar, Veronica scorse i due che ci aspettavano davanti all'entrata. "Però, non sono niente male," disse, leccandosi le labbra. Io ero contento – era importante che piacessero a lei. Enzo era alto, nostro coetaneo, con occhi da lupo e un fisico robusto; Mario, cugino di Franco, aveva circa dieci anni in meno, muscoloso, con un tatuaggio sul braccio che sbucava dalla camicia.
Le presentazioni furono un po' imbarazzanti. "Piacere, Enzo," disse lui, stringendole la mano un po' troppo a lungo, lo sguardo che scivolava sulla scollatura. "Mario," aggiunse l'altro, sorridendo con un'aria da ragazzo cattivo. Ci sedemmo per un caffè, parlando di futili argomenti – il tempo, il traffico, il lavoro – per rompere il ghiaccio. Ma notai che Enzo non riusciva a togliere gli occhi dalle tette di mia moglie. "Che guardi?" gli chiesi, con un sorriso teso.
"Mio Dio, che moglie che hai è bellissima," rispose, la voce rauca. "Quei seni... sembrano fatti per essere toccati."
Veronica rise, un suono gutturale. "Vuoi toccarli?" lo provocò, con un doppio senso palese.
Enzo arrossì leggermente. "Se me lo permetti... sì."
Pregai Veronica: "Sbottonati il più possibile. Alza la gonna fino alle mutandine."
Lo fece lentamente, i bottoni che si aprivano uno a uno, rivelando il reggiseno di pizzo. La gonna salì, mostrando le cosce lisce e il perizoma. L'aria nel bar si fece densa, carica di tensione. Non si riuscì più a parlare seriamente. Mia moglie eccitò tutti, ma soprattutto Me. Era uno schianto: i seni che si alzavano con ogni respiro, i capezzoli visibili, la figa che si intuiva sotto il tessuto umido. Accanto al nostro tavolino c'era un ragazzo sulla trentina che sfogliava il giornale, ma era chiaro che era lì solo per godersi lo spettacolo – il suo sguardo saettava, il viso arrossato. Non so se la barista notò, ma credo di sì: ci servì con un sorriso complice, gli occhi che indugiavano su Veronica. Tre uomini fuori rimasero a chiacchierare davanti alla vetrata, ma erano lì solo per la scena.
"Ti piace farti guardare, eh?" disse Enzo, la mano che sfiorava la sua coscia sotto il tavolo.
"Mi piace... specialmente quando è per il mio porco marito," rispose lei, guardandomi con occhi fiammeggianti. "Lui adora vedermi così, esposta, bagnata per gli altri."
Franco rise. "Giovanni, sei un uomo fortunato. Veronica è una bomba."
Per Veronica c'era una sorpresa che io e Franco avevamo organizzato. "Ci muoviamo con una sola auto... la mia," dissi. "Io guido con Franco davanti. Tu dietro, tra Enzo e Mario. Il B&B è a dieci minuti da qui."
Veronica mi guardò, gli occhi spalancati. Per un attimo pensai che mi avrebbe mandato a fanculo. Invece, con estrema disinvoltura: "Ok, allora andiamo?" Il suo tono era carico di promessa, un doppio senso che mi fece indurire di nuovo.
Il primo semaforo era a cinquanta metri. Nello specchietto vidi le mani di Enzo e Mario nel reggiseno di Veronica, stringendole i seni, pizzicando i capezzoli. Lei gemette piano, la testa gettata all'indietro. "Cazzo... sì, toccatemi," sussurrò. Non riuscivo a guidare bene – il mio cazzo scoppiava nei pantaloni. Dopo due minuti, Veronica appoggiò i piedi sui sedili anteriori, allargando le gambe completamente, mostrando la figa bagnata. Enzo la baciò in bocca per un minuto intero, la lingua che danzava, saliva che colava. Lei la baciò con foga: "Mmmh..., hai una lingua da porco." Poi fu il turno di Mario che aveva già il cazzo in mano, masturbandosi lentamente, sentendo le vene pulsare.
Veronica si rivolse a me: "Sono grossi... Giovanni, senti come sono duri per me !?"
"Ehi," disse Franco, voltandosi, "lasciatemene un po'."

Entrammo nel viale del B&B, un sentiero alberato e ombroso che sembrava condurci in un regno proibito, lontano dagli occhi del mondo. L'aria era carica di un silenzio pesante, interrotto solo dal rombo sommesso del motore che si spegneva mentre parcheggiavo l'auto in un angolo discreto, nascosto dietro un cespuglio di rose selvatiche. I tre passeggeri posteriori – Veronica, Enzo e Mario – si ricomposero un po', aggiustando vestiti sgualciti e respiri affannati, ma l'abitacolo odorava ancora di sesso: un aroma muschiato, salato, misto al profumo dolce del sudore di lei e all'eccitazione maschile che permeava ogni fibra dell'aria. Sentivo il mio cazzo ancora semi-duro nei pantaloni, un ricordo pulsante del viaggio, ma anche una fitta di gelosia che mi torceva lo stomaco – "È mia, cazzo, e l'ho appena lasciata palpare come una troia in calore."
Franco scese per primo, il suo sorriso predatorio che tagliava l'aria come una lama. "Andiamo, amici. La stanza è pronta. Non vediamo l'ora di iniziare il vero divertimento." Veronica mi guardò dallo specchietto retrovisore, gli occhi verdi che brillavano di un misto di nervosismo e lussuria, le labbra gonfie per i baci recenti. "Sei sicuro, Giovanni?" sussurrò, la voce bassa e rauca, un doppio senso che mi trafisse: era preoccupata per me, o eccitata all'idea di ciò che stava per accadere?

"Sì," risposi, la voce tesa mentre aprivo la portiera. "Ma ricorda: sei mia. Solo mia." Lei annuì, scendendo con grazia felina, la gonna corta che saliva pericolosamente sulle cosce lisce, rivelando l'orlo delle calze autoreggenti. I tacchi a spillo affondavano nel ghiaietto del vialetto, producendo un clic-clac ipnotico che echeggiava nel mio petto. Enzo e Mario la seguirono, i loro sguardi famelici che la divoravano, mani che sfioravano accidentalmente il suo culo mentre camminavamo verso la porta. Franco aprì con una chiave magnetica, e entrammo in una suite modesta ma accogliente: luci soffuse, un letto king-size con lenzuola bianche immacolate, un'aria condizionata che rinfrescava la pelle accaldata, e un odore neutro di pulito che presto avremmo contaminato con i nostri peccati.

La porta si chiuse con un click definitivo, isolandoci dal mondo esterno. La mia mente vorticava in estasi, un turbine di immagini: volevo vederla nuda, esposta, scopata senza pietà. Ma sotto quell'eccitazione ribolliva la gelosia, un serpente velenoso che mi sussurrava: "E se le piace troppo? E se dopo questo non ti basta più solo uno ?" Veronica si fermò al centro della stanza, le mani sui fianchi, il petto che si alzava e abbassava con respiri profondi. "Allora, ragazzi," disse con un sorriso malizioso, la voce che tremava leggermente per l'anticipazione. "Chi inizia? O volete che sia io a dettare le regole?"

Enzo fu il primo a muoversi, il suo corpo alto e imponente che si avvicinava a lei come un predatore. "Io non resisto più," grugnì, la voce rauca mentre le alzava la gonna con una mano, esponendo il perizoma nero inzuppato. Si inginocchiò davanti a lei, mentre era ancora in piedi, il viso all'altezza della sua figa. "Cazzo, Veronica, sei bagnata fradicia. Questo viaggio ti ha eccitata, eh? O è l'idea di quattro cazzi duri tutti per te?" Le sue labbra sfiorarono l'interno delle cosce, la lingua che guizzava fuori per leccare la pelle liscia, risalendo piano verso il centro. Veronica gemette, le gambe che tremavano leggermente, una mano che gli afferrava i capelli.
"Sì... mi ha eccitata," confessò, guardandomi dritto negli occhi con un bagliore provocatorio. "Ma è per Giovanni. Lui adora vedermi così, pronta a essere usata. Vero, amore? Ti piace sapere che la tua mogliettina sta per aprire le gambe per questi porci?" Le sue parole erano un doppio senso affilato, un misto di sfida e affetto che mi fece pulsare il cazzo. Enzo rise piano contro la sua pelle, la lingua che ora premeva contro il tessuto del perizoma, assaporando l'umidità. "Senti come è dolce la tua puttana, Giovanni. Bagnata come un fiume. Vuoi che la lecchi per bene?"

"Falla gemere," ordinai, la voce dominante ma tremante, mentre mi sedevo su una poltroncina vicina, le mani che slacciava i pantaloni per tirare fuori il cazzo duro. La gelosia mi bruciava, ma l'eccitazione era travolgente – vederla lì, in piedi, con un estraneo in ginocchio tra le sue gambe. Mario e Franco si avvicinarono, le mani che la toccavano dappertutto: Franco le stringeva i seni attraverso la camicia, pizzicando i capezzoli duri fino a farla inarcare; Mario le palpava il culo, le dita che sfioravano il buco del sedere, premendo leggermente contro il tessuto. "Cazzo, che culo sodo," mormorò Mario, la voce carica di desiderio. "Ti piace quando ti toccano lì, vero? Immagina un cazzo che ti allarga, mentre tuo marito guarda."

Veronica si piegò leggermente in avanti, le mani che slacciavano i pantaloni di Mario, tirando fuori il suo cazzo eretto – venoso, cappella gonfia e umida. Inalò il profumo muschiato del pene, un aroma maschile forte che riempì l'aria, misto al suo odore femminile. "Mmmh, sì... mi piace," gemette, la lingua che leccava come una professionista, cerchi lenti intorno alla cappella, succhiando profondo con un suono bagnato che echeggiò nella stanza. "Giovanni, guarda... sto succhiando un cazzo estraneo. Ti fa indurire? O ti fa male sapere che la tua Veronica è una troia affamata?" I suoi occhi erano fissi sui miei mentre la bocca si riempiva, la saliva che colava lungo l'asta, la gola che si contraeva per prenderlo tutto.
"Dio... mia moglie che fa la troia con quattro uomini," pensai, il sogno avverato ma la gelosia che mi pungeva come aghi. Il mio cazzo pulsava nella mano, mentre la masturbavo piano, sentendo la pelle calda, le vene gonfie. "Continua, puttana," dissi, la voce dominante. "Fagli vedere quanto sei brava."

Le tolsero tutto con mani avide: la camicia strappata via, rivelando i seni pesanti che balzarono liberi, capezzoli eretti come proiettili rosa; la gonna che scivolò a terra, esponendo le calze autoreggenti e la figa rasata, labbra gonfie e luccicanti di umori; la lingerie che fu gettata via, lasciando Veronica nuda, uno schianto di curve e pelle liscia, il corpo che tremava per l'anticipazione. La spinsero sul letto, le lenzuola fresche contro la sua schiena calda. Le leccarono la figa a turno: Enzo per primo, la lingua che roteava sul clitoride gonfio, dita che affondavano dentro, sentendo le pareti contrarsi; Mario seguì, succhiando le labbra con foga, il naso premuto contro il monte di Venere; Franco le mordicchiava l'interno delle cosce, la lingua che guizzava dentro e fuori. Veronica gemette forte, le mani nei loro capelli, il corpo che si inarcava. "Sì... leccatemi, porci... fate venire la vostra puttana."
Io mi sedetti sulla poltroncina, masturbandomi lentamente, il cazzo che gocciolava pre-eiaculato. "Sei un porco," mi disse Veronica, gemendo tra un leccata e l'altra, gli occhi che saettavano verso di me con un misto di amore e provocazione.
"Voglio godermi la scena," risposi, la voce rauca, mentre la mia mano accelerava sul cazzo. "Guardarti mentre ti fanno impazzire. Ma ricorda: dopo, sei solo mia."

Sul letto, allargò le gambe ancora di più, i piedi sui bordi, esponendo tutto. Mario la baciava in bocca, la lingua profonda che danzava con la sua, saliva che si mescolava, gemiti soffocati; Franco le succhiava i seni, mordicchiando i capezzoli fino a farla urlare di piacere-dolore, la pelle che arrossiva intorno ai morsi. "Cazzo, Veronica, questi capezzoli sono duri come diamanti," grugnì Franco, stringendoli tra i denti. "Ti piace quando ti mordo, eh? Immagina se ti scopassi i seni mentre tuo marito guarda."
"Sì... mordimi, porco," ansimò lei, le mani che gli afferravano la testa. "Giovanni adora vedermi segnata. Vero, amore? Ti eccita sapere che la tua mogliettina sta urlando per un altro?"
Trovai un posto sul letto del peccato, il materasso che affondava sotto il mio peso, e mi avvicinai all'orecchio di Veronica, inalando il suo odore – sudore misto a eccitazione. "Chiedigli di scoparti," le sussurrai, la voce dominante, la mano che sfiorava il suo clitoride gonfio, facendola tremare.

La vollero ancora palpare per un po': mani che stringevano i seni, leccate lente sul collo, dita che scivolavano dentro la figa bagnata, producendo suoni umidi che riempivano la stanza. Enzo ripeteva: "Non capita tutti i giorni di vincere la lotteria... mi godo il montepremi, questa figa stretta e calda." Passarono dieci minuti di tortura erotica, i corpi sudati che si strusciavano, gemiti che si intrecciavano, prima che Veronica, con la voce spezzata dall'eccitazione, dicesse: "Ora ho bisogno di essere scopata! Riempitemi, porci... fate sentire la vostra troia !!."

Beh, non capita spesso di trovarsi in un momento così sporco e trasgressivo, l'aria densa di sudore, odori maschili e femminili che si mescolavano in un cocktail inebriante.
Veronica non prende la pillola, ma gli incontri le facciamo sempre una settimana dopo le mestruazioni per essere sicuri di non incorrere in qualche "incidente di percorso". Indossarono contemporaneamente i preservativi, il lattice che scricchiolava mentre lo srotolavano sui cazzi duri. Quel porco di Enzo chiese il permesso di scoparla per primo, il suo cazzo grosso e venoso che puntava verso di lei come un'arma. "Posso essere il primo a entrare in questa figa paradisiaca?" disse, la voce carica di doppio senso. "O tuo marito vuole l'onore?"
Veronica ansimò immediatamente quando entrò piano, il cazzo che la dilatava, sentendo ogni centimetro che scivolava dentro, le pareti della figa che si contraevano intorno al lattice. "È grosso... cazzo, mi riempie tutto," gemette, le mani che afferravano le lenzuola. Gli altri due le riempirono la bocca con i loro cazzi: Mario da un lato, Franco dall'altro, alternandosi in un ritmo lento e profondo. Franco si staccò dalla bocca e iniziò a baciarle e leccarle il piede sinistro, la lingua che roteava sulle dita smaltate di rosso, succhiando come se fosse un cazzo; Mario fece la stessa cosa con il destro, mettendolo interamente in bocca, succhiandolo come un pazzo, i denti che graffiavano leggermente la pianta.

Mi avvicinai a mia moglie e la baciai come non mai; si sentiva l'odore di cazzi che usciva dalla sua bocca, un aroma salato e maschile che mi fece eccitare da morire. Non riuscivo più a staccare la mia lingua dalla sua, assaporando quel gusto di trasgressione, la saliva mista a pre-eiaculato altrui. "Veronica... sei una troia perfetta," sussurrai contro le sue labbra, la mano che sfregava il suo clitoride mentre Enzo pompava piano.
Enzo iniziava a sudare, le gocce che colavano sul petto, perdendo colpi per l'intensità. Mario decise di farsi avanti e, dopo aver gentilmente penetrato quella vagina meravigliosa, iniziò a spingere sempre di più, fino a una scopata al limite della violenza. Veronica emise gridi di goduria, il corpo che tremava, i seni che ballavano con ogni colpo. "Sììì... scopami, porco! Più forte, rompimi la figa!" urlò, le unghie che graffiavano la schiena di Mario. Il letto cigolava forte, come se stesse per cedere. Abbiamo tutti avuto l'impressione che non ce l'avrebbe fatta. Dopo averla "sbattuta" per parecchi minuti, con orgasmi vividi che la facevano contrarre, succhi che colavano sulle lenzuola, il nostro amico Franco decise di far parte all'orgia che lui stesso aveva organizzato. "Ehi, finalmente sei tu a scoparmi ora!" disse Veronica, la voce spezzata dal piacere.

Mia moglie era entrata perfettamente nella parte della puttana in una maniera che neppure io riuscivo a capire. Lo faceva per me o godeva seriamente? Non poteva fingere in quel momento, pensai. Mario l'aveva scopata troppo bene. Non poteva fare finta di godere – i suoi orgasmi erano reali, multipli, ondate che la facevano tremare, il clitoride gonfio che pulsava sotto le dita. Notai con piacere che anche gli altri tre la avevano baciata dopo i bocchini fatti; cavolo, pensai, piace anche a loro il sapore del cazzo nella bocca…

Franco la invito a mettersi a carponi sul letto. Ragazzi miei... lo spettacolo di quel culo era da filmare: rotondo, sodo, le natiche che si aprivano leggermente, rivelando il buco stretto e rosa. Si sedette sul cazzo di Franco, cavalcandolo lento, i fianchi che roteavano in cerchi sensuali, sentendo l'asta affondare dentro. "Mmmh, Franco... il tuo cazzo mi riempie sempre bene," gemette , le mani sul suo petto. Enzo iniziò a leccarle il buco del sedere, la lingua che guizzava intorno all'anello stretto, premendo piano per entrare, facendola inarcare. Franco la scopava lentamente e se la baciò per tutto il tempo della scopata, le lingue che danzavano in un bacio profondo, saliva che colava dagli angoli delle bocche.
Enzo mi chiese: "Posso farmi il culo di tua moglie? È stretto... immagina come stringerebbe il mio cazzo."
"Chiedilo a lei," dissi, la voce dominante, ma il cuore che batteva forte per la gelosia.

A quel punto giunsero le parole che scioccarono un po' tutti quanti. Veronica fece una pausa di qualche secondo, si allontanò dalla bocca di Franco e disse, la voce carica di lussuria: "Adesso, brutti porci, toglietevi i preservativi. Voglio sentire la carne nuda penetrarmi nella figa, calda e pulsante. Inoltre voglio la doppia penetrazione nella vagina – due cazzi che mi dilatano insieme – e se ci riuscite, vorrei un cazzo anche nel culo, che mi riempie fino in fondo. Mentre fate tutto questo vi prego di chiamarmi puttana, troia, porca, tutte le volte che vorrete. Mi piace essere chiamata così... mi fa bagnare di più. E piace anche a quel porco geloso di mio marito, che sta lì a masturbarsi guardandomi diventare la vostra schiava."

Per poco non venni ad ascoltare quelle parole. Era fatta, pensai, questa e la nostra puttana che si sta veramente godendo la festa. La gelosia mi trafisse – "È mia, cazzo, non la loro" – ma l'eccitazione era un'onda travolgente.
Non appena tolti i preservativi, i cazzi diventarono di ferro, venosi e pulsanti, cappelle gonfie che gocciolavano. Era la prima volta che mia moglie si scopava senza protezione! Franco rimase con il cazzo nella figa, pompando piano, e Enzo non perse tempo e iniziò ad entrare lentamente nello stesso buco, dilatandola con cura. Dalla bocca di Veronica uscì un sensuale "Aaaahhhhhh....ohhhh" che ci fece arrapare tutti, un grido di piacere-dolore che echeggiò nella stanza. "Sì... riempitemi, sono la vostra troia! Siii due cazzi nella mia figa... mi state rompendo!" Mario la interruppe ficcandole il cazzo tra quelle labbra rosse di rossetto sbavato, che ormai aveva un po' su tutto il viso. La scena andava filmata, ma con mia moglie non si scherza... niente telecamere!
"Il culo, per favore, riempitemi il culo!" disse un paio di volte, la voce spezzata dai gemiti. Non ci fu possibile farlo con un cazzo intero – era troppo stretta – così decisi di leccarmi due dita , le mie dita che roteava intorno all'anello, poi allargarglielo con le dita, una, due, tre, sentendo le pareti contrarsi. Fu bellissimo: mentre mi dedicavo a quello, sentivo i cazzi di Franco e Enzo che pompavano nella sua figa, suoni bagnati, gemiti sincronizzati. Tutti i buchi occupati: figa doppia, culo dilatato dalle mie dita. Veronica in estasi, orgasmi multipli che la scuotevano – il corpo che tremava, succhi che schizzavano sulle cosce, gridi che diventavano urla: "Sììì...siii sono la vostra puttana !! Riempitemi tutta, porci!" Il piacere la travolgeva in ondate, il clitoride che pulsava, le pareti della fica che si contraevano intorno ai cazzi, un orgasmo che ne scatenava uno dopo l' altro, lasciandola ansimante e sudata.
L'orgia volgeva al termine, ma volevamo tutti che durasse per sempre, i corpi intrecciati in un groviglio di carne calda e sudata. "Dove volete eiaculare?" domandò Veronica, la voce rauca per gli urla.
"Sulle tette," dissero quasi tutti, le voci ansimanti.

Mia moglie non si è fatta mai sborrare nella bocca durante una scopata, ma io volli andare oltre e le chiesi: "Almeno uno in bocca. Per favore, fai contenta il tuo porco marito."
"Fate voi," fu la sua risposta, un sorriso malizioso sulle labbra gonfie.
"Vengo prima io," disse Franco, il cazzo che pulsava nelle sue mani.

Veronica si alzò dal letto e si mise sul tappeto, in ginocchio, i seni che ondeggiavano pesanti. "Vienimi in bocca, Franco," disse, guardandomi con occhi fiammeggianti. "Così facciamo contento quel maiale di mio marito, che sta lì a masturbarsi pensando a me piena di sborra altrui."
Franco venne in un attimo, grugnendo come un animale, la maggior parte dello sperma che mancava il bersaglio e le schizzava sul mento, sul collo, ma fu sufficiente vedere Veronica ricevere qualche goccia calda sulle labbra e leccarsele per impazzire di goduria! "Mmmh, caldo... salato... ne voglio di più," gemette, la lingua che guizzava fuori per pulirsi, un gesto senso che mi fece pulsare il cazzo.
Con il viso ancora sporco si rimise sul letto e ci invitò ad avvicinarci alle sue grosse tette, i capezzoli eretti e rossi per i morsi. "Spruzzatemi tutta," disse, la voce dominante ora. "Copritemi di sborra, porci. Fate vedere a Giovanni quanto sono troia."

Non appena Mario giunse all'orgasmo, schizzando caldo e appiccicoso sui suoi seni, Veronica gli disse: "Bravo porcone, come vieni bene... senti come è denso, scivola sulla mia pelle." "E voi?" "Forza, cosa aspettate." Sentivo il mio cazzo scoppiare, le vene gonfie, la cappella umida. Infatti, non appena Enzo iniziò a spruzzare la tetta a lui più vicina, un getto potente che le colava sul capezzolo, io non ne potetti più e sborrai come un pazzo – probabilmente l'orgasmo più bello della mia vita! – schizzi caldi che le coprivano i seni, il collo, il viso, mescolandosi con gli altri.
La mia donna si alzò dal letto con lo sperma che le colava un po' da tutte le parti, il corpo luccicante di sudore e seme, e mentre si alzava per andare in bagno con quella sensualità felina che si ritrova, si girò verso di noi e disse: "Non male... siete stati abbastanza bravi. Ma la prossima volta... fatemi venire di più."

In auto mentre tornavamo a casa, l'aria fresca del pomeriggio che entrava dai finestrini, Veronica sembrava distesa, le guance arrossate, il corpo ancora tremante per gli echi degli orgasmi. Mi disse: "Mi è piaciuto, Giovanni. Tanto. Mi piacerebbe rivivere la stessa esperienza con le stesse simpatiche persone. Sentire di nuovo quei cazzi dentro... mi ha fatta sentire viva." Ero contento che quella mattinata le fosse piaciuta, ma la gelosia mi pungeva ancora: "E se diventa dipendenza?" Mi eccitò ancora quel giorno quando disse: "Subito dopo pranzo... scopamo di nuovo. Solo noi due."

Così fu. A casa, dopo un pasto veloce, la portai in camera. La spogliai piano, baciando ogni centimetro di pelle ancora segnata dai morsi e dalle mani altrui. "Sei mia," sussurrai, dominandola leggermente mentre la spingevo sul letto. La scopai intensa, piena d'amore: affondai il cazzo dentro di lei piano, sentendo la figa ancora gonfia e sensibile, i suoi gemiti che diventavano urla mentre la portavo a orgasmi vividi, multipli, il corpo che si contraeva sotto di me. "Ti amo," gemette lei, venendo forte, le unghie nella mia schiena. Io la riempii, un orgasmo profondo che sigillava il nostro legame.
Noi non trasgrediamo spesso; forse una volta ogni due o tre mesi. Io lo farei più spesso con piacere, ma a Veronica non va e preferisce dividere sempre con almeno un paio di mesi le nostre avventure sessuali. A me va bene così. Aspettare aumenta la voglia di trasgredire, di fare il porco con la donna che amo.
Con i nostri amici mi sono sentito spesso e abbiamo deciso di aggiungere un po' di pepe al nostro prossimo incontro... una loro amica di trentacinque anni, bisex. Mi hanno detto che è una gran bella troia e che inoltre non vede l'ora di lesbicare con mia moglie. Saranno loro due, infatti, ad iniziare la prossima festa che si preannuncia più trasgressiva di quella appena passata! Io sarò lì, a guardare, a scopare, e la gelosia che mi divorerà ma l'eccitazione che mi consuma. Chissà dove ci porterà questo...
scritto il
2026-02-09
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