Un po' alla volta
di
IL MICROBO
genere
sadomaso
UN PO'ALLA VOLTA
Ho sedici anni. Il mio culo è tutto un andirivieni di maturi che me lo spaccano. Ogni sera vado nei soliti posti dove ricevo tanti bei complimenti, alcuni davvero rozzi. A tarda ora fuori da certi Pub o lungo gli Stradoni sono molto gettonato. L'ultima volta che ci sono andato un signore molto elegante dopo avermi fatto posto sulla sua auto mi ha fatto dei ragionamenti e mi ha convinto che dovevo smetterla con questa vita.
-”Mettiti con me. Ti insegnerò a stare al mondo”.
Fin da subito ho percepito che non mi stava dando dei consigli ma piuttosto degli ordini.
-”Potrei assumerti al mio servizio”.
-”Ma ho già un lavoro”.
-”Licenziati”.
Nei giorni seguenti mi ha fatto fare degli esami e delle visite mediche. Ora sono da Lui come tuttofare. È diventato il mio nuovo Datore di lavoro, il mio Padrone, la mia Guida, ed è stata tutta una scoperta.
In pubblico è una persona normale. Nel privato si trasforma. Ha dei gusti particolari ma ho imparato un po' alla volta a stargli dietro. La mia divisa casalinga è una tunichetta corta corta e tutta strappata. Lui dice che mi dona. Gli faccio da cameriere per la cena e poi ci fiondiamo sul divano a guardare la tv. Mi fa tante coccole e vuole che lo ricambio accarezzandogli la patta. Dice che va bene così. Gli piace che parlo delle mie sensazioni intime ma se dico qualcosa che non gli suona bene (il che succede spesso) lo prende a pretesto per punirmi. Mi fa un gesto dal quale capisco subito che devo accomodarmi sulle Sue ginocchia. Solleva la tunica e me ne da una dose a mano libera o con una paletta. Me lo contrabbanda come un buon esercizio di resistenza. Sarà pure così ma io penso che sia solo uno sfogo alla Sua maniera e anche un preriscaldamento.
Quando sono tutto rosso di sedere da non poterne più tra lamenti e lacrime che lo eccitano tantissimo mi giudica pronto per il “Premio” che consiste come avrete già capito nel lasciarmi rompere e massacrare dal suo bastone. Ce l'ha veramente grosso e io Lo rispetto per questo. È un segno della Sua Superiorità ma sentirlo dentro mi fa sempre male e purtroppo a goderci è soltanto Lui. Ogni tanto viene a trovarci un Suo amico che si accomoda con noi sul divano. Mi toccano dappertutto. Fanno commenti strani. Uno mi tiene bloccate le braccia mentre l'altro mi punisce. Poi ne ricevo due nel culo e da tanto contenti che si dimostrano mi sembra di aver fatto per intero il mio dovere. Mi accuccio ai loro piedi e li ascolto.
-”Dove lo hai trovato?”
-”Per strada”.
-”Non credi che dovresti insegnargli altre cose?”
-”Ci sto pensando”.
-”L'ultimo che avevi tirato su gli avevi dato una bella impronta”.
-”Anche questo promette bene. Ci vado piano perché si sta ancora ambientando”.
-”A me sembra pronto”.
Detto ciò il Suo socio che mi sta ben poco simpatico preso come da un raptus mi solleva il muso e mi da una scarica di buffetti destri e sinistri sulle guance conditi da pizzicotti sul collo e sui capezzoli e a seguire una tempesta di vere e proprie sventole e assurdi ceffoni a girandola. Poi mi fa alzare in piedi a gambe un po' aperte e mi sberla allo sbando l'uccello e le palline (mica sono un sacco da boxe).
Ridacchiano fra loro, si sganasciano finché per mia fortuna non interviene il Padrone.
-”Smettila Dario. Lo stai solo traumatizzando”.
Sono stato subito spedito in branda e dal bagno li sentivo discutere animatamente.
Boh! Sarà anche una situazione sana ma a me non mi convince. Ci sento tanta, ma tanta puzza di bruciato. Senza indugio il giorno appresso ho pensato meglio di prendere il volo e di andare in cerca di nuove esperienze.
Ho sedici anni. Il mio culo è tutto un andirivieni di maturi che me lo spaccano. Ogni sera vado nei soliti posti dove ricevo tanti bei complimenti, alcuni davvero rozzi. A tarda ora fuori da certi Pub o lungo gli Stradoni sono molto gettonato. L'ultima volta che ci sono andato un signore molto elegante dopo avermi fatto posto sulla sua auto mi ha fatto dei ragionamenti e mi ha convinto che dovevo smetterla con questa vita.
-”Mettiti con me. Ti insegnerò a stare al mondo”.
Fin da subito ho percepito che non mi stava dando dei consigli ma piuttosto degli ordini.
-”Potrei assumerti al mio servizio”.
-”Ma ho già un lavoro”.
-”Licenziati”.
Nei giorni seguenti mi ha fatto fare degli esami e delle visite mediche. Ora sono da Lui come tuttofare. È diventato il mio nuovo Datore di lavoro, il mio Padrone, la mia Guida, ed è stata tutta una scoperta.
In pubblico è una persona normale. Nel privato si trasforma. Ha dei gusti particolari ma ho imparato un po' alla volta a stargli dietro. La mia divisa casalinga è una tunichetta corta corta e tutta strappata. Lui dice che mi dona. Gli faccio da cameriere per la cena e poi ci fiondiamo sul divano a guardare la tv. Mi fa tante coccole e vuole che lo ricambio accarezzandogli la patta. Dice che va bene così. Gli piace che parlo delle mie sensazioni intime ma se dico qualcosa che non gli suona bene (il che succede spesso) lo prende a pretesto per punirmi. Mi fa un gesto dal quale capisco subito che devo accomodarmi sulle Sue ginocchia. Solleva la tunica e me ne da una dose a mano libera o con una paletta. Me lo contrabbanda come un buon esercizio di resistenza. Sarà pure così ma io penso che sia solo uno sfogo alla Sua maniera e anche un preriscaldamento.
Quando sono tutto rosso di sedere da non poterne più tra lamenti e lacrime che lo eccitano tantissimo mi giudica pronto per il “Premio” che consiste come avrete già capito nel lasciarmi rompere e massacrare dal suo bastone. Ce l'ha veramente grosso e io Lo rispetto per questo. È un segno della Sua Superiorità ma sentirlo dentro mi fa sempre male e purtroppo a goderci è soltanto Lui. Ogni tanto viene a trovarci un Suo amico che si accomoda con noi sul divano. Mi toccano dappertutto. Fanno commenti strani. Uno mi tiene bloccate le braccia mentre l'altro mi punisce. Poi ne ricevo due nel culo e da tanto contenti che si dimostrano mi sembra di aver fatto per intero il mio dovere. Mi accuccio ai loro piedi e li ascolto.
-”Dove lo hai trovato?”
-”Per strada”.
-”Non credi che dovresti insegnargli altre cose?”
-”Ci sto pensando”.
-”L'ultimo che avevi tirato su gli avevi dato una bella impronta”.
-”Anche questo promette bene. Ci vado piano perché si sta ancora ambientando”.
-”A me sembra pronto”.
Detto ciò il Suo socio che mi sta ben poco simpatico preso come da un raptus mi solleva il muso e mi da una scarica di buffetti destri e sinistri sulle guance conditi da pizzicotti sul collo e sui capezzoli e a seguire una tempesta di vere e proprie sventole e assurdi ceffoni a girandola. Poi mi fa alzare in piedi a gambe un po' aperte e mi sberla allo sbando l'uccello e le palline (mica sono un sacco da boxe).
Ridacchiano fra loro, si sganasciano finché per mia fortuna non interviene il Padrone.
-”Smettila Dario. Lo stai solo traumatizzando”.
Sono stato subito spedito in branda e dal bagno li sentivo discutere animatamente.
Boh! Sarà anche una situazione sana ma a me non mi convince. Ci sento tanta, ma tanta puzza di bruciato. Senza indugio il giorno appresso ho pensato meglio di prendere il volo e di andare in cerca di nuove esperienze.
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