Omaggio ad Antonio di Come tutto ebbe inizio

di
genere
sentimentali

Ebbene sì, sono un nano, come quello della canzone di De Andrè, quello fornito della virtù meno apparente, ossia la più indecente.
E posseggo proprio quella virtù, la più indecente.
Ciò che mi è stato tolto in statura, la natura me lo ha dato come dotazione in mezzo alle gambe.
Ma la mia vita ovviamente non è stata facile.
Quanto incontri una ragazza che ti scruta dall’alto in basso non è che puoi dirle guarda che ho un bel cazzo o peggio tirarlo fuori e farglielo vedere.
Tanto che non ho mai trovato una compagna di vita.
Ad un certo punto, per un colpo di fortuna, sono entrato in un giro di scambisti e locali porno, in cui la mia qualità è stata apprezzata.
Già, il mio organo.
Non è tanto la lunghezza, ma la cappella enorme e sproporzionata che colpisce e che fa paura.
Le prostitute con cui era costretto ad andare, non trovando una donna, si spaventavano quanto vedevano il mio membro virile.
Poi il giro di scambisti mi ha permesso di sfogare la mia libido con donne desiderose di cazzo.
E mi sono costruito una discreta fama.
Ma persino io vorrei essere amato per quello che sono e non perché ho un cazzo enorme.
Mentre, diciamo la verità, sono uno scherzo della natura.
E poi c’è lei, la mia Dea, che amo dal primo momento che l’ho vista, la prof. Federica.
Alta, bionda, regale, con delle tette fantastiche, un viso meraviglioso: una Dea, insomma.
È stata il mio regalo di compleanno del signor Angelo.
Abbiamo fatto uno spettacolo con il pubblico.
Quando ha visto il mio organo, è trasalita.
E l’abbiamo fatto, in mezzo alla folla dei presenti che gridava.
Lei tremava di paura, ma io l’ho presa lo stesso da dietro e ho violato il suo scrigno.
Quando sono entrato nel suo didietro, Lei ha gridato e ha cercato di divincolarsi.
Ma io non mi sono fatto impietosire e l’ho costretta a mantenere la promessa che si sarebbe fatta sodomizzare da me (io direi inculare, ma l’autore è un fighetto e non vuole che io usi questo frasario).
Ed è stato un piacere interminabile, lungo e unico.
Lei ha avuto tre orgasmi, travolgenti.
Il terzo, con il mio cazzo piantato nel suo retto, è stato pauroso, mi sentivo risucchiare.
Ho dovuto fermarmi e aspettare che smettesse di tremare.
Quanto finalmente sono venuto, sono rimasto fermo un minuto a godermi la sensazione di avere posseduto tutta quella bellezza.
Un’altra volta lo abbiamo fatto in quattro, tre maschi e lei in mezzo a noi.
Io ero un po’ geloso della presenza degli altri due, ma Lei è stata incredibile, ci ha spompati.
Però, lei rimane sempre divina e io l’amo.
Ma non potrò mai dirglielo.
Resto un pover’uomo deforme e non posso ambire a tanta bellezza.
scritto il
2026-01-15
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