Il tavolo degli scarti - Parte 4

di
genere
etero

Istinto nella Penombra
La porta tagliafuoco si richiuse alle loro spalle con un click metallico e pesante, smorzando la musica del "trenino" fino a trasformarla in un ronzio distante e ovattato.
Si ritrovarono in un corridoio di servizio stretto, illuminato solo dalla luce arancione di un lampione esterno che filtrava attraverso una finestra alta e sporca. L'aria lì dentro era ferma, carica di polvere e dell'odore di cera per pavimenti, ma per Lorenzo e Camilla era ossigeno puro.
Non fecero in tempo a fare due passi. Lorenzo la spinse contro il muro ruvido con una foga che le fece scappare un gemito di sorpresa, subito soffocato dalla bocca di lui che si schiacciava sulla sua. Fu un bacio violento, privo di qualsiasi tecnica romantica; era un urto di denti e lingue, un tentativo disperato di assaporarsi dopo l'antipasto torturante sotto al tavolo.
Camilla rispose con la stessa ferocia, le mani che correvano tra i capelli di lui, tirandoli per avvicinarlo ancora di più. «Qui,» ansimò lei staccandosi appena, con le labbra gonfie. «Adesso. Non riesco più ad aspettare.»
Lorenzo non rispose. Le sue mani scesero sui fianchi di lei, stringendo la carne attraverso la seta verde che ormai era irrimediabilmente sgualcita. La fece girare verso una catasta di sedie inutilizzate coperte da teli di plastica, creando una sorta di alcova improvvisata.
«In ginocchio,» le ordinò, la voce roca, spezzata dal respiro corto.
Camilla non se lo fece ripetere. Si lasciò scivolare a terra, ignorando la polvere che avrebbe macchiato il vestito costoso. La sua priorità era un'altra. Con mani tremanti per l'urgenza, armeggiò con la cintura di Lorenzo, slacciandola e aprendo il bottone dei pantaloni. Quando abbassò la cerniera e tirò giù i boxer neri insieme al tessuto sartoriale, il sesso di lui scattò fuori, libero dalla costrizione, duro e pulsante, già lucido di liquido pre-eiaculatorio.
Camilla emise un suono basso, di apprezzamento puro. Senza esitare, afferrò l'asta alla base con una mano, sentendo il calore emanare dalla pelle, e avvicinò il viso. L'odore era inebriante: muschio, sudore e quella nota salina, inconfondibile, di eccitazione maschile.
«Sei bellissimo,» sussurrò, prima di aprire la bocca e accogliere il glande ampio.
Lorenzo gettò la testa all'indietro, appoggiandosi al muro, mentre una scossa di piacere gli attraversava la spina dorsale. La bocca di Camilla era calda, bagnata e incredibilmente esperta. Sentiva la lingua di lei ruotare intorno alla corona sensibile, mentre le guance si scavavano per creare una suzione potente.
«Dio... Camilla...» ansimò lui, affondando le mani nei suoi capelli sciolti, guidando il ritmo.
Lei lo prese più a fondo, vincendo il riflesso faringeo, inglobandolo fino a dove poteva. Sentiva la pelle del prepuzio scorrere fluida sotto le labbra, la consistenza venosa dell'asta che pulsava sulla sua lingua. Succhiò con forza, volendo assaggiare ogni traccia del suo desiderio, lubrificandolo completamente con la saliva. Il suono umido della suzione riempiva il corridoio, un rumore osceno e meraviglioso che amplificava l'eccitazione di entrambi.
Dopo un minuto che sembrò un'eternità, Lorenzo la fermò. La tirò su per le braccia con forza, incapace di resistere oltre senza penetrarla.
«Alzati,» ringhiò. «Voglio vederti. Voglio vedermi dentro di te.»
Camilla si rimise in piedi, barcollando leggermente sui tacchi a spillo. I suoi occhi erano lucidi, le labbra bagnate della saliva di lui. Lorenzo la girò e la spinse contro la pila di sedie, facendola inarcare. Afferrò l'orlo del vestito di seta e lo tirò su in un unico movimento, ammassandolo sulla sua vita.
La vista lo colpì come un pugno. I fianchi di lei erano nudi, la pelle abbronzata che risaltava nella penombra. Il perizoma di pizzo nero era un filo inutile, già spostato di lato dalla loro attività precedente. Ma ciò che bloccò il respiro di Lorenzo fu vedere quanto fosse bagnata. Le labbra della sua vulva erano gonfie, lucide, con fili di lubrificazione trasparente che colavano verso l'interno coscia.
«Guarda come sei combinata,» mormorò lui, affascinato.
«Smettila di parlare e scopami, Valenti,» lo provocò lei, girando la testa per guardarlo.
Lorenzo si posizionò dietro di lei. Allargò le gambe, piegando leggermente le ginocchia per essere all'altezza giusta. Prese il suo membro, ora lucido di saliva, e premette la punta contro l'entrata di lei.
La penetrazione fu visivamente scioccante. Lorenzo guardò in basso, osservando il contrasto tra la sua pelle più scura e quella chiara dell'interno coscia di lei. Vide la testa del suo pene spingere tra le labbra bagnate, aprendole, scomparendo millimetro dopo millimetro dentro il calore stretto di Camilla.
Lei gemette forte, buttando la testa sulla plastica che copriva le sedie. «Sì... sì, cazzo...»
Lorenzo affondò con un colpo secco, riempiendola completamente. La sensazione di essere avvolto da quella guaina muscolosa e bollente fu quasi troppa. Iniziò a muoversi, prima lentamente, poi con colpi sempre più decisi. Il rumore della pelle che sbatteva contro la pelle, ciak-ciak-ciak, divenne il metronomo della loro unione.
Osservava affascinato il modo in cui i glutei di lei tremavano a ogni spinta, il modo in cui l'apertura vaginale si tendeva intorno alla sua circonferenza ogni volta che usciva quasi del tutto per poi riaffondare con violenza. Era una visione ipnotica, pornografica nel senso più eccitante del termine.
«Sei strettissima,» grugnì lui, afferrandole i fianchi per avere più presa e spingere più a fondo.
«Più forte,» lo incitò Camilla, spingendo il sedere indietro contro il suo bacino, cercando il contatto totale.
Dopo una serie di affondi particolarmente profondi, Lorenzo rallentò, estraendo quasi completamente il membro. Il cambio di ritmo fece voltare Camilla. Aveva i capelli incollati al viso, il trucco colato, ma un'espressione di pura lussuria dipinta in volto.
Lei si staccò dalle sedie e si girò, appoggiando la schiena al muro. Lo guardò negli occhi, poi il suo sguardo scese sul pene di lui, rosso e pulsante, bagnato dei suoi umori.
«Non abbiamo finito,» disse lei, col fiato corto. Si portò una mano alla bocca, bagnandosi due dita con abbondante saliva, poi le portò dietro, tra le natiche, massaggiando l'apertura anale con movimenti rapidi ed esperti.
Guardò Lorenzo con una sfida sfacciata. «Voglio sentirlo tutto. Voglio che mi riempi davvero.» Si voltò di nuovo, appoggiando i gomiti sulle sedie impilate e inarcando la schiena al massimo, offrendogli una visuale perfetta del suo sedere rotondo e della fessura invitante.
«Mettilo nell'altro buco, Lorenzo. Scopami il culo.»
La richiesta, così esplicita e volgare, fece scattare qualcosa di primordiale nel cervello di Lorenzo. Non c'era spazio per l'esitazione.
Sputò sul palmo della mano, lubrificando nuovamente il suo membro con gesti rapidi. Si posizionò dietro di lei. Camilla allargò le gambe ancora di più, preparandosi.
Lorenzo premette la punta contro l'anello muscolare stretto. Camilla sussultò e emise un sibilo tra i denti, ma spinse indietro contro di lui.
«Rilassati,» le sussurrò lui all'orecchio, mordendole il lobo. «Lasciami entrare.»
Spinse lentamente. La sensazione era completamente diversa dalla vagina. Era un calore secco, una morsa strettissima che opponeva resistenza, stringendolo in un abbraccio soffocante e incredibilmente intenso. Sentì ogni centimetro del suo pene venire inghiottito, la parete muscolare che cedeva millimetro dopo millimetro alla sua invasione.
Per Camilla, la sensazione fu travolgente. Sentiva una pressione enorme, un senso di pienezza assoluta che confinava con il dolore ma sfociava subito in un piacere acuto, proibito. Sentiva la grandezza di lui forzarla, aprirla, possederla nel modo più intimo possibile.
Quando Lorenzo affondò fino alla radice, i testicoli che sbattevano contro i glutei di lei, Camilla gridò soffocando il suono nel braccio piegato.
«Dio... è enorme...» piagnucolò, ma iniziò a muovere il bacino, cercando di accomodare quell'intrusione.
«Sei perfetta,» ringhiò Lorenzo.
Iniziò a muoversi. Il sesso anale non permetteva la velocità di prima, ma richiedeva un ritmo più pesante, più deliberato. Ogni spinta era una conquista. Lorenzo sentiva la guaina anale massaggiare il suo pene con un'intensità devastante, stringendolo come un pugno di velluto e fuoco. Il contrasto tra la violenza dell'atto e il silenzio del corridoio, rotto solo dai loro respiri affannosi e dai gemiti di lei, creava un'atmosfera elettrica.
Camilla si aggrappava ai teli di plastica, le nocche bianche. A ogni spinta profonda, sentiva lui toccare punti interni che le mandavano scosse di piacere fino allo stomaco. Era una sottomissione fisica totale, sporca, segreta, esattamente ciò che voleva per cancellare la noia borghese di quella giornata.
«Non fermarti,» implorò lei, la voce rotta. «Spingi... spingi cazzo!»
Lorenzo accelerò, il sudore che gli imperlava la fronte, perso nella sensazione di quella stretta sovrumana, sapendo che il punto di non ritorno era ormai vicinissimo.
scritto il
2026-01-05
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