Il tavolo degli scarti - Parte 3

di
genere
etero

Il Segreto sotto la Tovaglia
Non riuscirono a scappare. Non subito, almeno.
Proprio mentre Lorenzo stava valutando se spingere la sedia indietro per alzarsi a forza, le luci della sala si spensero di colpo, lasciando l'ambiente in una penombra bluastra. Un proiettore calò dal soffitto sopra la pista da ballo e la voce del DJ, ora fastidiosamente sentimentale, annunciò: «E ora, un viaggio nella storia d'amore di Giulia e Stefano!»
«Non ci credo,» sibilò Lorenzo, rimanendo seduto. «Il montaggio video. Siamo in trappola.»
Camilla si lasciò andare sulla sedia con un sospiro che era metà frustrazione e metà resa. «Bloccati dal potere della nostalgia in bassa risoluzione,» mormorò, afferrando di nuovo il calice di vino.
Ma il buio improvviso cambiò tutto.
La sala era illuminata solo dai bagliori intermittenti dello schermo che proiettava foto sgranate di vacanze al mare e compleanni. Intorno a loro, l'attenzione di tutti era catalizzata dal video. Il Tavolo 18 era diventato un'isola deserta in un oceano notturno. La lunga tovaglia di lino bianco, che cadeva fino a terra, creava una barriera visiva impenetrabile dal busto in giù.
Lorenzo guardò Camilla. Nel chiarore intermittente del proiettore, il suo profilo sembrava scolpito. La vide leccarsi le labbra, umide di vino. Il desiderio, che fino a quel momento era stato un ronzio di sottofondo, divenne un rombo assordante nelle orecchie di Lorenzo.
Non ci pensò. O meglio, ci pensò, e decise che non gli importava delle conseguenze.
Senza dire una parola, fece scivolare la mano destra sotto il tavolo. Non cercò il ginocchio questa volta. Risalì deciso lungo lo stinco, superò il ginocchio e affondò le dita nella seta dell'abito che copriva la coscia di lei. Sentì il muscolo di Camilla contrarsi per la sorpresa, ma lei non si ritrasse.
«Cosa stai facendo?» sussurrò lei, senza guardarlo. Teneva gli occhi fissi sullo schermo, dove scorrevano immagini di una gita a Parigi, ma la sua voce era tremula.
«Quello che vuoi che faccia,» rispose Lorenzo, la voce bassa e roca.
La sua mano risalì ancora, spingendo la seta del vestito verso l'alto, accumulandola sull'inguine. La pelle dell'interno coscia di Camilla era bollente, in netto contrasto con l'aria condizionata della sala. Lorenzo sentì la morbidezza della carne cedere sotto le sue dita. Arrivò al bordo del pizzo.
«Cristo,» mormorò lui, sentendo quanto fosse ridotto quel triangolo di tessuto. «Non porti praticamente nulla.»
«Te l'ho detto,» rispose lei, voltandosi appena verso di lui. I suoi occhi brillavano nel buio, pupille dilatate che divoravano la poca luce disponibile. «Odio le costrizioni.»
Lorenzo agganciò l'elastico sottilissimo del perizoma con l'indice e lo spostò di lato senza sforzo. Quello che trovò sotto gli fece mancare il respiro per un secondo. Camilla era bagnata. Incredibilmente, oscenamente bagnata.
Quando le sue dita toccarono le labbra umide e calde, lei emise un suono strozzato, coprendosi la bocca con il calice di vino come se stesse bevendo.
«Guardati,» le sussurrò lui all'orecchio, avvicinandosi col busto mentre sotto il tavolo la sua mano iniziava un movimento ritmico. «Sei zuppa. E siamo circondati da cento persone.»
Camilla allargò le gambe sotto il tavolo, offrendosi alla sua mano. Non c'era più spazio per la timidezza. «È colpa tua,» ansimò lei, piano. «È colpa di questo posto orribile... del caldo...»
Lorenzo trovò il clitoride, piccolo e indurito, e iniziò a stuzzicarlo con il pollice mentre due dita scivolavano lentamente dentro di lei. La sentì stringersi intorno a lui, una morsa calda e pulsante che lo fece impazzire.
«Continua a guardare lo schermo,» le ordinò dolcemente, mentre accelerava il ritmo. «Fai finta che ti importi delle foto della laurea di Stefano.»
Camilla gettò la testa all'indietro per un istante, i capelli che sfioravano lo schienale della sedia. Si morse il labbro inferiore con forza per non gemere. La sua mano sinistra, quella libera dal bicchiere, scese sotto il tavolo come un serpente.
«Due possono giocare a questo gioco, Valenti,» sibilò.
La mano di lei atterrò sulla patta dei suoi pantaloni. Non fu delicata. Premette il palmo contro il rigonfiamento evidente del suo sesso, massaggiandolo attraverso la lana leggera del completo. Lorenzo strinse i denti, il piacere che lo colpiva come una scarica elettrica. Sentiva ogni dettaglio della presa di lei: le dita sottili, le unghie curate che graffiavano leggermente il tessuto.
«Sei duro come la pietra,» notò lei con soddisfazione sadica.
«E tu stai tremando,» ribatté lui.
Camilla non si fermò. Con una destrezza che parlava di esperienza e impazienza, la sua mano scivolò sotto la cintura, superò l'elastico dei boxer Calvin Klein e afferrò la sua erezione nuda.
Il contatto pelle contro pelle fu devastante. La mano di lei era fresca rispetto al calore febbrile del suo sesso. Lorenzo dovette fare appello a tutto il suo autocontrollo per non chiudere gli occhi e perdere il contatto con la realtà. Lei iniziò a muovere la mano su e giù, stringendo il glande con il pollice, spalmando il liquido pre-eiaculatorio sulla punta.
Era una follia. A due metri da loro, un cameriere stava raccogliendo dei piatti sporchi. Sullo schermo, la sposa sorrideva in abito bianco. E sotto quella tovaglia immacolata, si stavano masturbando a vicenda con una fame primitiva.
«Più veloce,» implorò Camilla in un sussurro che era quasi un ringhio. Le sue dita si conficcarono nel braccio di Lorenzo sopra il tavolo.
Lui obbedì. Affondò le dita più in profondità, ruotando il polso, cercando quel punto preciso che la faceva inarcare sulla sedia. Sentiva l'umidità di lei colargli sulle nocche, un lubrificante naturale abbondante e scivoloso.
Camilla iniziò a respirare in modo irregolare, corto e affannoso. «Lorenzo...»
«Non venire qui,» le disse lui, la voce impastata. «Non osare venire qui. Se lo fai, urlerai e ci farai cacciare.»
«Non... non riesco a...» Lei aumentò la pressione sulla sua erezione, stringendolo così forte che quasi faceva male, ma era un dolore squisito.
La tensione era diventata insostenibile. Il rischio di essere scoperti non era più un deterrente, ma un accelerante. Ogni volta che una luce colorata del proiettore li investiva, l'eccitazione saliva di un livello.
Lorenzo capì che erano al limite. Se avessero continuato per altri trenta secondi, sarebbe esploso nei pantaloni o lei avrebbe gridato il suo nome davanti a tutti i parenti dello sposo.
Fermò la mano di colpo, lasciandola ansimante e sospesa sul bordo del precipizio. Camilla spalancò gli occhi, guardandolo con un misto di furia e disperazione.
«Perché ti sei ferma—»
«Perché non finisce qui,» la interruppe lui, ritirando la mano bagnata e pulendosi discretamente sul tovagliolo di stoffa che aveva sulle ginocchia. Le afferrò il polso, bloccando la mano di lei che era ancora dentro i suoi pantaloni. «Dobbiamo andare. Adesso. Prima che io ti scopi su questo tavolo davanti a Zio Anselmo.»
Camilla ritirò la mano lentamente, sistemandosi il vestito con gesti nervosi. Il suo petto si alzava e abbassava visibilmente, i capezzoli puntavano contro la seta come due chiodi. Si passò una mano tra i capelli, cercando di recuperare una parvenza di compostezza che non possedeva più.
«Quella porta,» disse lei, indicando col mento l'uscita di servizio che avevano adocchiato prima. «Se è chiusa a chiave, la sfondo a calci.»
Lorenzo si alzò, allacciandosi la giacca per coprire l'evidente erezione che tendeva il tessuto dei pantaloni. Le porse la mano. Questa volta non c'era galanteria, solo necessità.
«Andiamo.»
Si avviarono verso l'ombra del corridoio laterale, lasciandosi alle spalle gli applausi per la fine del video, due fuggitivi con l'odore del sesso sulle dita e l'urgenza di finire ciò che avevano iniziato.
scritto il
2026-01-03
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