Luca - Il vicino 2

di
genere
gay

Luca: "Stasera la mia coinquilina non c'è, ho casa libera. Vieni da me alle nove? Ho voglia di cazzo!”
Nicola: "Alle nove in punto sarò lì. Lascia la porta socchiusa. E vedi di farti trovare pronto, perché stasera non avrò nessuna pietà."
Luca chiuse l'applicazione, sentendo il cuore galoppare. Il resto della giornata all'università sembrava non finire più ed ogni volta che si muoveva sulla sedia dell'aula magna, il leggero fastidio al sedere gli ricordava Nicola.

Il vapore della doccia calda aveva lasciato la pelle di Luca arrossata e profumata, ma la vera scarica di calore arrivò quando il telefono, appoggiato sul marmo del lavandino, vibrò con quella notifica inconfondibile.
Nicola: "Sto arrivando. Cinque minuti e sono da te."

Luca si asciugò in fretta, ma invece di prendere i soliti boxer dal cassetto, si diresse con passo felpato verso la stanza della sua coinquilina. Aprì il cassetto della biancheria e scelse un perizoma di pizzo nero, sottile e malizioso. Lo indossò sentendo il contrasto del pizzo ruvido contro la pelle liscia; l'elastico sottile gli segnava i fianchi, lasciando il sedere completamente scoperto.
Andò in soggiorno, abbassò le luci lasciando solo il bagliore ambrato di una lampada d'atmosfera e si sedette sul divano, aspettando il rumore della porta.
Quando Nicola entrò, chiudendosi la porta alle spalle, rimase immobile per qualche secondo. Lo sguardo dell'uomo scivolò lentamente lungo il corpo nudo di Luca, soffermandosi sul dettaglio del pizzo nero che spariva tra le sue natiche.
"Cazzo, Luca..." mormorò Nicola, la voce carica di un desiderio cupo. "Sei uno spettacolo."

Luca si alzò, sentendo l'aria fresca sulla pelle nuda, e gli andò incontro con un sorriso malizioso. Gli gettò le braccia al collo e lo baciò con passione, un bacio che sapeva di sfida e di segreti condivisi. Nicola ricambiò con foga, stringendogli i fianchi con le mani grandi e calde, i pollici che accarezzavano deliberatamente il bordo del perizoma.
"E dimmi," sussurrò Luca a pochi centimetri dalle sue labbra, mentre gli sbottonava i primi bottoni della camicia. "Che scusa hai inventato stavolta alla tua dolce metà per scappare qui?"

Nicola emise una mezza risata roca. "Le ho detto che c'è un'emergenza in ufficio e che devo fare gli straordinari fino a tardi. È di là, in casa, convinta che io stia lottando con delle scadenze."

Luca sentì una scarica di adrenalina pura. L'idea che lei fosse a meno di dieci metri di distanza, separata solo da due muri e un pianerottolo, rendeva tutto pericolosamente perfetto. Si leccò le labbra, guardando Nicola con occhi lucidi di lussuria.

"Straordinari, eh? Beh, allora direi di metterci al lavoro, perché ho intenzione di farti faticare parecchio stasera," rispose Luca, prima di trascinarlo nuovamente in un bacio profondo, mentre guidava la mano di Nicola proprio lì, dove il pizzo finiva e iniziava il piacere.
Con dita agili, Luca iniziò a sbottonare la camicia di Nicola, facendola scivolare via dalle spalle larghe. Proseguì il suo percorso di baci scendendo lungo i pettorali solidi e gli addominali tesi, sentendo il respiro di Nicola farsi sempre più affannoso.
Senza mai staccare il contatto, Luca si lasciò scivolare in ginocchio davanti a lui.

Aprì la cintura e la cerniera dei pantaloni di Nicola con una lentezza studiata, facendoli cadere sul tappeto. Davanti a lui, il rigonfiamento nelle mutande era imponente. Luca appoggiò le labbra sul tessuto teso, baciando la sagoma del cazzo di Nicola, indugiando sulla punta mentre le mani dell'uomo si infilavano tra i suoi capelli, accarezzandogli la nuca con dita tremanti.
"mmmmm... cazzo!" ansimò Nicola, inarcando il bacino verso di lui.

Luca alzò lo sguardo, fissandolo dritto negli occhi con una sfida silenziosa. Poi, con un movimento deciso, gli abbassò le mutande. Il cazzo di Nicola scattò in avanti, turgido e pronto, pulsando nel calore del soggiorno. Luca lo afferrò con la mano, sentendo la pelle vellutata e bollente, e senza aspettare un istante di più lo accolse completamente in bocca.
Il suono dei succhi era l'unico rumore nella stanza, interrotto solo dai grugniti di piacere di Nicola. Luca lavorava senza sosta, usando la lingua e le labbra con una maestria che faceva tremare le gambe del vicino. Era un pompino voluttuoso, profondo, che non lasciava scampo.

Dopo qualche minuto di piacere puro, Nicola afferrò saldamente la testa di Luca. "Basta così... ora fammi sentire quanto sei bravo a prenderlo tutto," disse con tono autoritario.
Iniziò a spingere con ritmo costante, scopandogli la gola con una foga crescente. Luca, con le mani piantate sulle cosce massicce di Nicola, sentiva il membro dell'uomo scendere sempre più a fondo, sfiorando il limite. Invece di ritrarsi, Luca si eccitò ancora di più, i suoi occhi lucidi per lo sforzo ma carichi di una fame insaziabile.

"Sì... prendilo tutto, piccola troia," imprecò Nicola, mentre il ritmo si faceva animalesco.
Luca emise dei piccoli versi soffocati di piacere, stringendo le dita sulla carne di Nicola, godendo follemente di quel dominio brutale proprio lì, nel cuore del loro segreto.
Il respiro di Luca era corto e pesante, le labbra lucide e arrossate. Si alzò in piedi, indugiando un istante per guardare l'effetto che faceva su di lui, poi con un cenno del capo indicò il divano.
"Mettiti comodo" sussurrò con un tono che non ammetteva repliche.

Nicola si lasciò cadere sui cuscini, le braccia spalancate e lo sguardo fisso sul corpo del ragazzo. Luca si avvicinò e lo scavalcò, sedendosi a cavalcioni sulle sue cosce possenti. Il pizzo nero del perizoma spiccava contro la pelle chiara di Luca, creando un contrasto che faceva pulsare ancora di più il desiderio di Nicola. Si chinarono l'uno verso l'altro, fondendosi in un bacio affamato, mentre le mani di Nicola correvano subito verso il sedere di Luca.
"Stasera voglio essere la tua puttana."
"Oh siii…" ringhiò Nicola, affondando le dita nelle natiche sode e palpeggiandole con una forza spudorata. Con un movimento rapido, scostò lateralmente la striscia sottile di pizzo, afferrò il proprio cazzo, guidandolo verso l'alto, e ne appoggiò la punta umida e bollente contro il buco di Luca. Il ragazzo ebbe un sussulto, sentendo la solidità di quell'uomo pronta a invaderlo di nuovo. Senza esitare, Luca si sollevò leggermente sulle ginocchia e poi si lasciò cadere, impalandosi completamente in un unico, fluido movimento.
"Ahhh... cazzo, Nicola!" gridò Luca, inarcando la schiena mentre la testa cadeva all'indietro. Il gemito di piacere riempì la stanza, vibrando nel silenzio del palazzo.
"Sì... prendilo tutto, ecco così," rispose Nicola, la voce ridotta a un grugnito. "Guarda come ti si apre il culo. Sei nato per essere cavalcato così, piccola troia."
Luca iniziò a muoversi lentamente, sollevandosi e abbassandosi con un ritmo ipnotico. Ogni volta che scendeva, sentiva il cazzo di Nicola colpire le pareti interne con una precisione devastante.
Nicola, fuori di sé, iniziò a schiaffeggiargli le natiche scoperte, il rumore dei colpi — schiack, schiack — che si mescolava a quello dei loro corpi che si sbattevano l'uno contro l'altro.

"Ti piace fottermi così, eh? Mentre tua moglie è a pochi metri da qui?" lo provocò Luca, ansimando e accelerando il ritmo. "Pensa se sapesse cosa sta facendo il suo bel maritino impegnato negli 'straordinari'..."
Nicola sorrise colpendo ancora più forte il sedere di Luca, che ora era di un rosso acceso. "Continua così troia… cavalcami!"
Luca obbedì, aumentando la velocità e la profondità, cavalcava Nicola senza alcun ritegno, leccandogli il collo e scendendo con la lingua fino alla clavicola, mentre gli sussurrava all'orecchio frasi che avrebbero fatto arrossire chiunque.

"Scopami... sono tutto tuo, scopami come la troia che sono," ansimava Luca, stringendo le cosce attorno ai fianchi dell'uomo.
Nicola sentì il sangue pompare violentemente nelle vene. Non riusciva più a stare fermo sotto di lui. Con un movimento repentino e brutale, afferrò Luca per i fianchi e ribaltò la situazione in un istante. Scaraventò il ragazzo sul divano, schiacciandolo contro i cuscini, gli afferrò le gambe e le spalancò brutalmente, mettendo in mostra il perizoma ormai ridotto a un groviglio di pizzo tra le natiche.

"Adesso basta giocare, tocca a me," ringhiò Nicola, rientrando in lui con un colpo così profondo da far sobbalzare Luca.
Nicola iniziò a scoparlo senza sosta, un ritmo animalesco che non lasciava spazio al respiro. Luca non cercava più di contenersi: i suoi gemiti e i suoi ansimi riempivano la stanza, incurante di chiunque potesse sentire.

Mentre subiva quella carica travolgente, Luca infilò la mano nel perizoma, afferrò il proprio cazzo già pulsante e iniziò a farsi una sega frenetica. Bastarono pochi istanti perché il piacere lo travolgesse: con un grido strozzato, sborrò copiosamente, ricoprendosi il petto di schizzi densi e caldi.

Nicola si fermò un istante, guardando con un sorriso divertito e predatorio il petto di Luca sporco di seme. "Guarda cosa hai combinato... sei proprio una troia" disse, mentre con le dita raccoglieva la sborra di Luca dal suo petto e gliela spalmava sulla faccia e sulle labbra.
Luca, invece di ritrarsi, aprì la bocca, afferrò la mano di Nicola e iniziò a succhiargli le dita con avidità, assaporando il proprio seme misto al sapore della pelle del vicino. "Non fermarti…scopami... ancora più forte, riempimi!" lo implorò con gli occhi lucidi.

Nicola non aspettava altro. Riprese a spingere con una foga ancora maggiore, ogni colpo era un tuono nel silenzio dell'appartamento. Il rumore della carne che sbatteva era ritmato dai gemiti disperati di Luca.
“Sto per sborrare” ringhiò Nicola.
“Sborrami dentro!...la voglio tutta!”
Nicola accelerò fino a diventare un'ombra sfocata di movimento, finché, con un ultimo affondo devastante, si irrigidì completamente. "Sborroo! Prendilo tutto puttanella!" Una quantità enorme di sborra calda inondò l'interno di Luca, che sussultò ad ogni fiotto di sborra.

Nicola rimase accasciato sopra Luca per qualche minuto, il petto contro il petto, sentendo ancora le pulsazioni del proprio seme dentro il corpo del ragazzo.
Poi, con un sospiro si staccò da Luca che emise un piccolo gemito di protesta quando sentì quel calore abbandonarlo, seguito dalla sensazione inconfondibile di Nicola che scivolava fuori di lui, lasciandogli il culo oscenamente aperto e pieno.
"Devo andare," disse Nicola, la voce che tornava bruscamente seria, quasi distaccata. Si alzò e iniziò a raccogliere i vestiti sparsi sul pavimento. La camicia, i pantaloni, la cravatta... ogni indumento che indossava era un pezzo della maschera che si rimetteva sul volto.
Luca rimase disteso sul divano, nudo, con il perizoma di pizzo ormai di sborra. Osservava Nicola rivestirsi con una strana fascinazione. "Torni a fare il marito perfetto ora?" chiese con un filo di malizia.
Nicola si sistemò il colletto della camicia davanti allo specchio dell'ingresso, dandosi un'ultima occhiata per assicurarsi che non ci fossero segni evidenti. Si avvicinò a Luca, si chinò e gli diede un bacio sulle labbra che sapevano ancora di lui e con un ultimo sguardo complice, Nicola uscì. Luca rimase immobile per un lungo tempo, fissando il soffitto illuminato dalla luce ambrata della lampada. Sentiva il culo bruciare in modo delizioso e la sborra calda di Nicola che, lentamente, sfidava la gravità colandogli lungo la pelle. Era una sensazione strana, sorrise: si sentiva una troia e la cosa gli piaceva incredibilmente.
scritto il
2026-01-05
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