Il mio ricordo della vacanza a Mykonos (sesta parte)

di
genere
etero

Cercando di fare ordine nei miei pensieri, ci sono tante cose che non ricordo di quella vacanza. Cerco di mettere in ordine degli eventi eclatanti ripercorrendo cronologicamente i fatti accaduti e le emozioni provate ma non sempre riesco a spiegare ciò che provavo tra eccitazione, euforia, paura, talvolta ansia e panico in preda agli sbalzi di umore.
Ad esempio non ricordo cosa mi spinse a vagare sola e completamente nuda per la spiaggia alla affannosa ricerca di Giulia, accompagnata da una sensazione di ansia che mi portò ad una crisi di pianto incontrollato. Ricordo un lungo vagare districandomi tra la gente ed i lettini frastornata e con la testa che mi girava.
Volevo trovare Giulia ma fu lei a trovare me, il mio angelo custode, che mi prese per un braccio con i miei vestiti in mano, me li fece indossare, mi abbracciò forte e mi disse di stare tranquilla che era lì con me.
Subivo un turbinio di emozioni incontrollabili che mi sbattevano da una parte all’altra della giostra, in preda all’alcool e al sesso occasionale che mi rendeva un secondo prima forte e sicura di me, quello dopo vulnerabile e smarrita.
Era tutto molto irrazionale, compresa la mia angosciosa ricerca di Giulia che mi rivelò essere poco distante da lei semplicemente a parlare con un uomo che le aveva offerto una sigaretta.
Tornammo insieme nel frastuono della nostra postazione. Ricordo che mi sedetti sui lettini sporchi di sabbia e bagnati di alcolici versati cercando di riprendermi da quella crisi. I ricordi di qui in avanti sono davvero pochi e frammentati. Tenendo la mia testa fra le mani, rimasi parecchio tempo seduta guardando per terra cercando di non vomitare. Giulia era sempre in ginocchio davanti a me, fu molto paziente. Qualcuno mi porse una bottiglietta d’acqua, alzai lo sguardo spento per un attimo e ringraziai a stento un uomo che disse qualcosa a Giulia del tipo: “falla bere un po’ poi portiamola fuori che qui c’è troppo casino”. Fu gentile da parte sua, sembrava davvero un’attenzione paterna. Il suo consiglio si rivelò illuminante. Appena fuori dal locale mi ripresi velocemente e dopo qualche minuto il mio stato psicofisico si assestò alla realtà. Insieme a me c’era Giulia e due uomini a cui avrei dato una quarantina d’anni abbondante, ben curati e vestiti. Riconobbi quello che mi aveva offerto la bottiglia d’acqua poco prima. Indossava un costume di marca e una camicia di lino bianca aperta sul petto e sull’addome. Abbronzato con una barba brizzolata curata, un bell’uomo dal modo di fare rassicurante. Erano entrambi piacevoli, sia di aspetto sia nella chiacchiera. Avevano un marcato accento romano e si rivolgevano a Giulia con una certa confidenza e disinvoltura, senza però minimamente approcciare o sottintendere un atteggiamento sessuale. Sembravano sinceramente interessati al mio stato di salute e appurato che mi fossi ricomposta ci salutarono e tornarono dentro. Fu apprezzabile che in tanta follia ci fossero dei gentiluomini che avessero un atteggiamento protettivo e paterno nei miei confronti. Quel gesto fu confortante, li ringraziai sentitamente come fossero stati i miei salvatori.
A differenza del Tropicana, pieno di ragazzi della nostra età o persino più piccoli, spesso molto molesti e maleducati, al Super Paradise la clientela era più matura. Si può dire che fossimo tra le più giovani del locale. Diciamo che sicuramente destò non poco spettacolo e clamore, anche per un posto frequentato da nudisti come quello, che tre ragazze poco più che ventenni si esibissero esplicitamente al punto di sembrare cubiste o escort, di pomeriggio, senza inibizioni.
Più tardi infatti Giulia mi spiegò che uno dei due uomini la approcciò mentre facevo sesso con il moro chiedendole se fossimo cubiste del locale. Chiaramente gli rispose negativamente ma si sentí compiaciuta dalla domanda, come se implicitamente nascondesse per qualche motivo un complimento. Poi le chiese se i ragazzi con cui ci esibimmo con atti espliciti fossero i nostri fidanzati. E sentendosi rispondere ancora negativamente incalzò la conversazione sentendosi autorizzato a parlarle e le offrí una sigaretta. Nel raccontarmi gli eventi, più tardi in macchina degli spagnoli nella strada di ritorno verso casa, Giulia sottolineò che fosse nuda a parlare con questi due uomini vestiti da spiaggia di fronte a loro, sentendosi una vera zoccola. Continuò la sua confessione a bassa voce: l’avevano certamente vista pochi secondi prima impegnata a brandeggiare quell’enorme cazzo e avevano poco distante l’immagine di me e Francesca nei nostri rispettivi amplessi. Era impossibile perciò che il loro approccio fosse completamente disinteressato. A conferma di ciò mi spiegò che si scambiarono il numero di telefono poco prima che Francesca la interruppe, avvertendola che la stessi cercando piangendo, mandandomi a cercare. Fu allora che si rivestì e prese anche il mio cambio.
Terminai perciò il puzzle degli eventi di quel pomeriggio.
Era solo questione di tempo, l’affondo dei due signori distinti e maturi arrivò puntuale via sms: “Come sta la tua amica? Noi tra un paio d’ore andiamo a mangiare fuori in centro paese, se vi andasse di venire…” terminò il messaggio proponendoci un appuntamento.
La prima reazione fu scoppiare in una fragorosa risata. Quindi concordammo:
“Ma no vabbè dai Amo questi possono essere i nostri padri, ci portano a mangiare il pesce, pagano il conto e poi…??? Poi stasera siamo stanche morte, usciremo con calma per i cavoli nostri”.
Ignorammo l’sms senza degnarci di una risposta.
Arrivammo a casa che saranno state le 20/20,30 e salutammo i nostri “amici” spagnoli. Entrammo a casa e Francesca si buttò sul letto sbuffando come se avesse finito di portare delle casse dell’acqua, come spossata da quel suo pomeriggio di cui effettivamente non eravamo per nulla informate da un certo punto in avanti.
Ineffetti il suo viaggio di ritorno fu stranamente silenzioso, credo che si addormentò per tutta la durata del viaggio. L’avevamo lasciata da sola per un’ora abbondante con il moro e il biondino.
“Tesoro scusa! Oggi è stato un casino non ci siamo più viste. Tutto bene?” le chiedemmo. Ci raccontò che dopo un breve periodo di superficiale conversazione, si sedettero entrambi di fianco a lei e la incalzarono con continui baci e palpeggiamenti. Per lei fu appagante e molto divertente. Spiegò che non sarebbe riuscita a negare un qualsiasi atto sessuale e che fosse completamente posseduta dal contesto. Si rinnovò questo grande sentimento empatico nei suoi confronti. Ancora una volta mi riconoscevo parola per parola nella situazione che affrontò, nel bene e nel male. Non si prodigò più di tanto nel raccontare i particolari sessuali ma mi bastò quel suo sentimento per capire che era una ragazza che stavo imparando ad ammirare e soprattutto che non aveva paura di niente e di nessuno. Si era completamente aperta al desiderio di vivere in piena libertà quella vacanza senza curarsi del giudizio della gente. Quella stessa filosofia che abbracciavo insieme alla mia migliore amica. Per me è Giulia fu importante sapere che Francesca non si pentì di ciò che avesse fatto e non si sentì in nessun modo forzata o abusata.

Sentimmo rientrare a casa anche le altre tre ragazze. Ci salutarono in modo molto freddo ed il clima in casa si fece subito teso e sgradevole. Ognuna delle tre si chiuse in una cameretta a confabulare. Fu Giulia a tentare una pace e buttare una secchiata d’acqua sul fuoco. Bussò ed entrò nella loro stanza chiedendo scusa per la questione del motorino della sera prima. Le altre accettarono le scuse e dopo un pacifico e ragionato confronto tornò il sereno nella casa e decidemmo di andare in centro paese a mangiare qualcosa tutte insieme.
La serata fu tranquilla e piacevole, passeggiando in ritrovata armonia tra le tipiche stradine ed i numeriosi negozietti di scarpe, vestitini e souvenir. Dopo una certa ora, la cittadina di trasformava in alcuni punti in discoteche a cielo aperto, tra musica e gruppi di ragazzi provenienti da tutto il mondo. Non mancarono approcci di vario genere di ragazzi più o meno ubriachi e composti a cui non davamo troppe attenzioni. Snobbavamo qualsiasi tentativo di interazione ci fosse proposta. Non era il giusto ambiente ma soprattutto un gruppo di ragazze più è folto, meno é avvicinabile. La nostra serata andava esaurendosi credo verso la mezzanotte.
Ad un certo punto ricordo Giulia che sottovoce mi disse: ”però quei papà non erano niente male…”. La serata ci avrebbe potuto offrire qualsiasi ragazzo se solo lo avessimo voluto ma eravamo molto stanche, carenti di stimoli e per certi versi già appagate, come se in quel baccano non ci fosse più niente capace di risvegliare i nostri desideri. Dentro di noi scattò un “clic”, qualcosa che ci diede lo spunto per continuare l’esplorazione verso qualcosa di nuovo e di inaspettato. Ragionammo sull’idea di rispondere a quell’invito, in qualche modo, per vedere cosa sarebbe potuto succedere, per pura curiosità.
Nel gruppo era tornata l’armonia, Francesca dava segni evidenti di stanchezza e non vedeva l’ora di andare a dormire. Sapevamo che le altre tre ragazze avrebbero voluto rincasare di lí a poco.
“Dai scrivi a quel tipo. Rispondigli che abbiamo visto ora il messaggio e che potremmo andare a bere qualcosa se sono ancora in paese”. Passarono pochi secondi, la contro risposta non tardò a venire: “andiamo al … (nome del bar e indirizzo), venite che vi offriamo da bere”.
Le altre ragazze intuirono qualcosa, Francesca tornò a casa insieme a loro. Giulia ed io ancora una volta ricevemmo una scossa di adrenalina che ci risvegliò dalla stanchezza della giornata e dal torpore della serata. Ci prodigammo per trovare il bar. Entrando sospirammo come se stessimo andando a dare un esame, salimmo le scale, ci guardammo attorno e ci stupimmo di quanto fosse lussuoso.

Ero stranamente abbigliata in modo molto sobrio con un vestito comprato in spiaggia durante la vacanza. Avevo ai piedi dei comunissimi sandali e avevo la più classica e comoda coda ai capelli. Giulia invece aveva un vestitino bianco molto scollato che indossava senza reggiseno a risaltare abbronzatura e seno, la cui forma dei capezzoli duri si intravedeva chiaramente.

“Buonasera!!” I due uomini si alzarono dai divani in segno di galanteria, ci fecero accomodare nel salottino a loro riservato e ci servirono una coppa di champagne. Erano perloppiú vestiti di bianco e celeste a risaltare l’abbronzatura che illuminava ancora di più i loro capelli brizzolati. Quello che mi aveva offerto la bottiglia d’acqua poche ore prima era aveva vaga somiglianza con Walter Nudo, una chioma folta e mossa ed il viso liscio con qualche ruga di espressione che evidenziavano una mezza età ben portata. Indossava una camicia bianca attillata sbottonata nella parte alta che scopriva un petto allenato con qualche tatuaggio in vista. L’altro era un tipo “dandy”, aveva uno sguardo penetrante da gran scopatore, occhi azzurrissimi, capelli corti impastati di gel portati indietro e rasati ai lati, baffi neri e barba brizzolata molto folta ma ben curata, pantalone attillato a risvoltino, mocassini, t-shirt di marca e fisico palestrato. Anche lui aveva molti tatuaggi e due braccia gonfie ben allenate. Era oggettivamente un gran figo.
Erano due uomini maturi che curavano certamente molto il loro aspetto fisico, con un’età che poteva essere simile o di poco inferiore a quella dei nostri padri, ma di gran lunga più attraenti e prestanti fisicamente.
Dopo una buona mezz’ora di conversazione dove ci dissero di essere degli imprenditori, ci confessarono di essere sposati ma entrambi in una situazione di coppia aperta e bla bla bla… Giulia ed io con permesso andammo insieme nella toilette. Il conciliabolo che seguì tra noi fu molto fitto: “Amo io il massimo che ho raggiunto sono i 30 anni degli spagnoli di oggi, questi ne avranno 45. A me arrapano un casino, se ci provano che facciamo ci stiamo? Ci dobbiamo provare noi? Che facciamo? Amo davvero se non ti va salutiamo e torniamo a casa”.

Era a conoscenza che ebbi un precedente durante l’inverno passato con un uomo sposato. Fu una gran cazzata di cui mi pentii enormemente. Era un medico del reparto in cui ero fresca di tirocinio. Stavo muovendo i primi passi in squadra, disorientata come dentro un labirinto. Trovai una guida in quest’uomo sui 40 anni, un medico di bell’aspetto a cui tra una confidenza e l’altra raccontai alcuni miei casini anche economici. Un giorno mi chiese se potessi tenergli il bambino per una serata fuori con sua moglie. Ne ricavai un costante guadagno extra per una o due sere a settimana. Dopo un mese circa ci baciammo a lavoro e per tutto l’inverno insistette affinché potessimo andare oltre finché una sera cedetti alle sue avances e mi portò in un motel poco fuori città. Aldilà che temessi che un rifiuto perentorio potesse rovinare il nostro rapporto sia in ospedale sia come babysitter, a cui ormai facevo costante affidamento, la sera al motel fu un’esperienza tutto sommato appagante. Il problema è che se per me la cosa poteva finire lì, lui lo interpretò come l’inizio di una relazione extraconiugale.
Giulia sapeva cosa dovetti passare. Quest’uomo mi chiese quotidianamente di avere rapporti di qualsiasi tipo in ospedale e perfino in casa sua. Dovetti rompere bruscamente intimandolo di agire per vie legali, quando il telefono squillava costantemente ad ogni ora del giorno e della notte. Alla fine ci mise una pietra sopra, almeno fino a quel momento, ma non mi dilungherò oltre.
Giulia voleva sincerarsi che non facessi analogie con quella persona, visto la mezza età ma qui eravamo in vacanza, con gente che non avremmo mai più rivisto con i quali non avevamo nessun tipo vincolo.
Le risposi: “boh Amo sono un po’ stanca ma vediamo che succede, se capita non ci tiriamo indietro”. Eravamo incuriosite da tutto ciò che era nuovo e sconosciuto. Erano intriganti, ci chiedemmo che intenzioni avessero veramente. Ci incuriosivano molto, ma soprattutto ci interessava metterci in gioco e sapere se fossimo attraenti ai loro occhi. Impostammo una regola qualsiasi cosa fosse successa: non ci si separa mai!

Quando tornammo al tavolo trovammo un’altra bottiglia di champagne. Uno dei due ci raccontò che venivano a Mykonos regolarmente da tanti anni e che soggiornavano sempre in un hotel a 5 stelle nel paese antico di cui erano clienti conosciuti e rispettati. Sfoggiavano orologi costosi e diversi anelli alle dita.
Cominciavano a toccare argomenti più spinti, iniziando facendoci i complimenti per la disinvoltura dimostrata nel pomeriggio.
“In tanti anni di Mykonos ne abbiamo fatte e viste di cose, scene di sesso esplicito in pubblico un po’ ovunque, ma della vostra età devo dire molto raramente. Dimostra personalità!”, esordí WalterNudo -
“Ah ma cosa avete vistoooo???”, rispose Giulia sbarrando gli occhi simulando sorpresa e sbigottimento -
“Vi hanno visto un po’ tutti ma è una buona cosa, quello è l’obiettivo di tutti, divertirsi e godersi la vita. Siamo tutti qui per questo”, rispose con un tono da saggio maestro versandoci altro champagne nelle nostre coppe, “Non dovete vergognarvene, qui nessuno può giudicare. Noi abbiamo fatto molto di peggio…” continuò cercando di scaldare la conversazione -
“Ma tipo?”, Giulia abboccò all’amo e la chiacchierata prese la direzione intenzionalmente voluta dai due -
“Tipo sesso per strada, nei parcheggi sui cofani delle macchine, nelle discoteche, in spiaggia in pieno giorno, diteci un posto, in vent’anni abbiamo fatto qualsiasi cosa, spesso insieme” -
Giulia si fece seria. Aveva la tipica espressione di quando iniziava ad eccitarsi, come quando il moro in spiaggia si tirò fuori quell’enorme uccello. Si toccava i capelli mordicchiandosi il labbro guardando un punto fisso. Era il suo modo di si lasciarsi andare nel suo mondo di fantasie erotiche ed entrare in modalità zoccola. Come sapeva diventare zoccola lei non era capace nessuna, e questo arrapava molto gli uomini.
“Cioè ma quante ve ne siete fatte?” proseguí Giulia -
“Intendi a Mykonos o in generale?” -
“Entrambi” il botta e risposta era solo tra loro due -
WalterNudo si girò verso il dandy che intervenne: “mah…centinaia, tra me e lui solo qua a Mykonos 2 o 300 donne ciascuno le abbiamo avute, in generale non ti so dire” tirandosela da matti.
Era un atteggiamento spaccone che su due ragazzine arrapate avrebbe funzionato. In fondo avevano capito che il motivo per cui fossimo lí era la curiosità. Stavano semplicemente alimentandone di nuova. Si giocarono la carta dell’esperienza e noi ascoltammo quello che volevamo sentirci dire.
“A voi come sta andando la vacanza? Direi bene a giudicare da oggi pomeriggio” domandò WalterNudo -
“Ma sí qualcuno dai, un paio” rispose Giulia sminuendosi,
“Ma non dire cazzate dai figurati…molti di più” incalzò WalterNudo alzando il tono della voce con fare scherzoso -
Rispondemmo insieme con una fragorosa e plateale risata, come a dire ci ha sgamato, sono molti di più…
Il livello della conversazione scese di livello di botta in risposta:
“Ma che cazzone aveva quello che vi facevate oggi?” Rivolgendosi alle dimensioni eccezionali del moro. Il dandy colorí l’espressione con una bestemmia, rafforzando il concetto del becero commento guardando l’amico che concordò: “Tanta roba”.
Giulia la toccò più forte ancora: “ma perché voi ce l’avete piccolo?”
“Statte bbona te nun me provocà” rispose WalterNudo in romanesco.
La conversazione era gestita da loro mentre io e il dandy ci limitavano a fare da spalle a quella conversazione palesemente forzata e surreale.
“Namo va” fece WalterNudo alzandosi dal divanetto “venite con noi”.
Non chiedemmo nemmeno dove intendessero andare, semplicemente ci alzammo e li seguimmo. Scendemmo una ripida scala all’interno del locale sbarrata con una corda ad indicare che fosse interdetto l’accesso al pubblico. Arrivati in basso aprirono una porticina che condusse in una spettacolare terrazza coperta a picco sul mare molto riservata.
“Questa è la terrazza degli eventi, a noi ce fanno salí perché semo clienti graditi”.
Vedevo Giulia molto eccitata, poco prima mi confesso a bassa voce che non ce la faceva più che voleva farseli entrambi. Io a dire il vero ero molto disincantata. La persona che quel pomeriggio sembrava un bravo signore disinteressatamente preoccupato per me, si rivelò un mezzo buzzurro al quale però riconoscevo il merito di saper costruire una situazione intrigante, se non altro Giulia era carica e non le avrei rovinato le aspettative. Decisi quindi di allinearmi alla direzione che stava prendendo il nostro incontro ed iniziai a partecipare più attivamente alla conversazione:
“Le portate tutte qui quelle che vi scopate?” esordii appena uscite sul terrazzo con le braccia appoggiate alla ringhiera e lo sguardo rivolto verso il panorama del mare al chiaro di luna -
“te piace?” Si avvicinò da dietro il dandy che mi posò le mani sulle spalle, abbozzando un sottile bacio sul collo appoggiandomi appena le labbra. Il suo respiro era pesante quando i baci si fecero più intensi e le mani più curiose scesero sui fianchi. Mi sentivo stanca e spossata, ma allo stesso tempo curiosa ed euforica. Mi avvicinai a Giulia scostandomi per un momento dal contatto fisico.
WalterNudo approcciò allo stesso modo con Giulia, la quale si lasciò andare ai brividi provocati dai movimenti sinuosi dell’uomo allungando le sue braccia verso il suo basso ventre e strofinando con vigore con le mani sulla sua patta dei pantaloni, quindi girò il collo, aprí la bocca e incrociarono le loro lingue.
Volevo assecondare la sua voglia di farseli e allo stesso tempo le avevo promesso che non ci saremmo separate.
Iniziai a toccarle i seni ancora coperti. Riversai le attenzioni del dandy su di lei, quindi la girai verso di loro e le abbassai lentamente il vestito, scoprendole i capezzoli che si mostrarono ai loro occhi duri e gonfi. Mi lasciò fare. Iniziarono ora a massaggiarle i seni, ora a leccarglieli con vorace sessualità. Giulia aveva quello sguardo perso che avevo imparato a conoscere. Metteva una faccia da zoccola che comunicava sensualità e disponibilità, sporgeva le labbra in modo che potessero mostrarsi più grandi ed accoglienti e alzava la testa al cielo con gli occhi semi chiusi. Si sentiva a suo agio con le tette di fuori. Mi confessò più volte che la eccitava vedere la reazione degli uomini quando glielo scoprivano e ci si buttavano a capofitto, così irresistibili.
Giulia ora toccava anche fuori dai pantaloni del dandy mentre io iniziai a sbottonarlo. Quest’ultimo mi baciò qualche secondo, poi lo indirizzai nuovamente su Giulia che nel frattempo stava prendendo il cazzo a WalterNudo dentro i suoi pantaloni sbottonati. Quindi decisi di alzarle il vestito e abbassarle gli slip che le scivolarono per terra.
“Ti sembra che ce l’ho piccolo?” Si rivolse a me WalterNudo tenendosi per mano un bel cazzo, lucido con una cappella gonfissima e l’asta leggermente ricurva verso l’alto.
Nonostante la domanda fosse rivolta verso di me, gli rispose Giulia in preda all’eccitazione senza controllo e con poca voce: ”E’ enorme cazzo”, si inginocchiò di scatto, face un suono molto simile ad un gemito di piacere e glielo prese in bocca.
Scostai gli slip del dandy, gli tirai fuori l’uccello, tozzo e venato, durissimo come una pietra. Diedi qualche colpo su e giù con le mani, poi lo avvicinai alla bocca di Giulia già impegnata. Succhiò anche il suo cazzo alternativamente, inginocchiata sotto questi due uomini di mezza età. Mi impressionò l’erezione statuaria di entrambi senza dare un minimo accenno di cedere nemmeno quando il pompino si concentrava sul cazzo dell’altro. Erano irresistibili. Mi pervase l’idea di quante donne prima di noi li avessero provati. Mi faceva eccitare l’odore che emanavano, decisi perciò dopo qualche minuto di aggiungermi a Giulia e provarli anch’io, spostandomi dall’altro lato provando anche quello di WalterNudo. Ricordo bene l’immagine di uno dei due che prese da terra le mutande di Giulia e se le mise in bocca tenendole tra i denti rivolgensosi all’amico ridendo come se avesse fatto una cosa divertente. Mi alzai e per un braccio la mia amica aiutandola ad alzarsi a sua volta. Lei aveva tutto scoperto mentre io restai vestita. Aprii i glutei di Giulia con forza indicando agli uomini la prossima destinazione. Iniziarono a scoparla a turno piegandola in avanti. Anche in questo caso ripetè più volte che non dovevano venirle dentro, alzando il tono della voce per essere sicura di farsi sentire. Si faceva penetrare mentre prendeva in bocca l’altro. Io mi limitai a guardare da vicino facendomi toccare dentro le mutande. Prendevo in mano il cazzo che in quel momento era impegnato dentro la sua bocca che emetteva gemiti di piacere. Il pene che usciva dalla vagina sporco di quella solita sostanza biancastra e viscosa, entrava subito dopo dentro la bocca di Giulia che sentiva il mix di sapori acri. Continuarono ad alternarsi finché il primo non mi chiese di finirlo con una sega davanti alla sua faccia con la bocca aperta e la lingua di fuori mentre i colpi di quello dietro incanzavano sbattendola con forza avanti e indietro. Sentii il cazzo durissimo di WalterNudo pulsare e venire abbondantemente in tanti schizzi che le riempivano il viso, la bocca ed i capelli. Provai anch’io quel sapore portandomi alla bocca il suo pene mentre finiva di eiaculare. Ricordo che fosse amara e molto viscosa, mi pizzicava la lingua.
Il dandy aumentò la cadenza dei suoi movimenti quindi Giulia interruppe la penetrazione e glielo prese in mano per finirlo. Continuò a segarlo per diversi minuti prima di venire. Guardai anche quel coito da vicino ma non interferì con il suo atto sessuale, che restò suo e solo suo fino all’ultimo. La sborrata le entrò abbondante in bocca e sulla lingua Incuriosita provai anche quel gusto e la baciai per pochi istanti. Anche questo gusto era fortissimo e sgradevole ma l’atto sessuale appagava il mio desiderio di mostrarmi troia.
Giulia era in uno stato pietoso, continuava a togliersi sperma dalle mani e dal viso. Aveva i capelli macchiati in più punti e non avevamo niente che potesse aiutare a pulirla. I due uomini ridevano compiaciuti tra loro quando uno dei due ebbe la compostezza di offrirsi per andare di sopra a prenderle qualche tovagliolo.
Rimanemmo appartate per un paio di minuti. Lei trovò il modo di confessarmi a bassa voce che non era venuta e che si sentiva in preda alla dipendenza da sesso. Mi diceva che voleva ancora scopare, che voleva provare qualcos’altro. Era fuori di sé ed io ero molto stanca.

Continua…
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scritto il
2024-05-18
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