Goodbye Marilyn-Notte noir(Intrighi e scopate)

Scritto da , il 2022-08-18, genere pulp

Goodbye Marilyn-Notte noir
(Intrighi e scopate)

I
Spartaco, il guerriero, nella strada e nella vita, abituato a fare a pugni per avere ragioni. Spartaco, non un bell'uomo, robusto, naso rincagnato per i troppi pugni presi, qualche cicatrice sulla faccia e nel corpo che lo fa sembrare un quadro di Picasso. Spartaco, con cicatrici ben più profonde, radicate nel suo animo e e nella sua anima.
Spartaco, le mani sprofondate nelle tasche della sua giacca, il cappello calcato sugli occhi, la pioggia che gli frusta il corpo.
Gli apre una bionda tutta curve, mozzafiato, bionda alla MArylin, con un lungo abito giallo dal profondo scollo sul davanti. Diavolo che bambola. Un giro di giostra con lei e sembra di stare su una dannata rollercaster.
Gli sorride e si fa di lato. Lui entra inspirando l’aroma che lei emana, si ferma in mezzo alla stanza, si guarda intorno. Leva il cappello e lo appenda al pomolo di una sedia. La giacca finisce lì accanto.
Lei, morbida e sensuale, si avvicina sinuosa a lui, movimento unico, il vestito giallo che scivola e, nuda, si struscia su di lui.
Basta poco, l’eccitazione, la foga, loro che finiscono nudi sul letto. Lei che si lascia penetrare, lui che si lascia cavalcare. Seni come meloni, capezzoli grandi e turgidi. Il suo sesso dentro quello di lei. Instancabili, le lenzuola aggrovigliate attorno ai loro corpi sudati
“Questa è nuova?” chiede lei seguendo con l’indice una linea seghettata di cicatrice
“Niente di che” scrolla le spalle lui “L’altro ha avuto la peggio”
Lei che gli afferra il sesso e gli lo masturba. Lui che mugugna e grugnisce di piacere.

II
Slim Thorton, il secco. Sembra un paletto, di quelli che si usano nei pollai, con il cranio a forma di lampadina.Vestito di scuro, con cravatte blu e un cappello perennemente calcato in testa, faccia lunga, naso adunco. Sembra un gangster anni 50, con la sigaretta tra le dita e volute di fumo grigio che lo avvolgono in lente spirali. Lui, fan di James Cagney e di tutti quegli attori dalla faccia di pietra che impreziosivano il cinema nel dopoguerra, con quei grigi lividi e incerti, gli sguardi full face, i fondali finti
Seduto al suo tavolo preferito, con un bicchiere di whiskey nel bicchiere, ad osservare Karina che danza nuda per lui. Sul tavolo, a portata di mano, una Lugher calibro 38 dal calcio bronzeo. Sotto il tavolo, intenta e concentrata, Adelia, sta sollazzando il suo sesso, non troppo duro. Slim non è quello che si dice, un gran amatore. Semi impotente, brutto come un ratto di fogna, che si crede un gangster anni 50, con un problema di erezione.
Adelia ce la sta mettendo tutta, da un quarto d’ora non fa che strusciarlo, masturbarlo, succhiarlo ma, nulla, l’attrezzatura sembra non decollare.
E Adelia ha paura perché, le altre ragazze, quelle che l’hanno preceduta sotto il tavolo, non hanno fatto una bella fine.
La canna della Lugher si poggia sulla sua tempia. Lei smette di succhiare e chiude gli occhi “Cosa c’è che non va’ lì sotto, Adelia?”

III
Barnaby DaVoe ha appena finito di fare sesso con sua moglie Silvia. Vent’anni di matrimonio alle spalle, due figli, un lavoro che lo porta a fare orari impossibili. Lei infermiera al Central. Lui, uno sbirro costretto ai doppi turni per il poco personale.
Quel poco tempo che riesce a collimare con quello dell’altro, lo si usa per mangiare, dormire, o scopare. Ma, quest’ultima azione, si riduce, se va bene, ad un paio di volte al mese. E neanche tutto quel sentimento di qualche anno prima: “Sei sveglia?”
Silvia, poggia i suoi occhiali sul comodino e lo osserva, in pigiama, a torso nudo, l’asciugamano che pende dal collo. Buon fisico, a quarant’anni, ha ancora la tonicità di quando l’aveva conosciuto.
Lei, invece, un po’ appesantita, rotolini sui fianchi, capelli sparato ovunque, seno e culo quasi cascante “Cinque minuti” ha detto lei, quasi speranzosa
E lui che è andato verso di lei, aveva discosto le lenzuola e l’aveva presa, come non aveva fatto in quegli ultimi mesi, di prepotenza, affondando in lei, più per rabbia che per amore “Il lavoro?” chiede lei dopo
“Se non assumono altri agenti, rischio di collassare” risponde lui
Lei annuisce, si alza, barcolla verso il bagno. Lui le osserva le chiappe smagliate e pensa che…

IV
Pensa che sia un’altra notte di merda.
Barnaby osserva il corpo di Slim accasciato al tavolo, la pistola stretta in mano, il suo bel gessato da gangster ridotto ad una fioriera di sangue. A pochi passi da lui, a faccia in giù, Joe il buttafuori e guardaspalle di Slim, che non ha più un cranio ma, una massa spugnosa simile ad un fiore tragico che spunta dalle ossa “Qualcuno si è divertito qui dentro” commenta il sergente Blinsky. Indica con un cenno il palco di lap dance. Il corpo di una donna nuda giace scomposta, oscenamente trafitta da un vibratore e da un proiettile di grosso calibro che le ha perforato il cuore “tre morti, nessun indizio”
“Non avevo dubbi” commenta Barnaby “Che dicono i ragazzi della scientifica?”
“Che forse siamo fortunati”
“Testimoni?”
Indica il tavolo “Il vecchio Slim aveva l’uccello di fuori. Segno che aveva una delle sue troie che gli faceva il servizietto”
“E lei dove sarebbe?”
“Sparita”
“Ah, quindi abbiamo una testimone a piede libero”
“O un’assassina”

V
Lei, così frastornata da non sapere dove andare. A piedi scalzi, fuseu neri aderenti al suo corpo snello e giovane, una giacca di pelle neanche allacciata che lascia scoperto ventre e parte dei seni. E’ sconvolta, le labbra ancora sporche di sperma di Slim. E di sangue.
Sì, perché mentre era lì che si dava da fare a farglielo rizzare, qualcosa è accaduto. Di colpo gli è venuto duro e le schizzato in bocca. Lei, che non ci sperava più e già si vedeva a battere sulle strade con la faccia sfregiata. Nell’attimo stesso in cui lui le aveva poggiato la canna della lugher sulla fronte. E poi quell’icore rosso che gocciolava dalla tovaglia, sul suo viso…
“Rimani lì sotto, se vuoi vivere” una voce roca, contaminata da troppe sigarette, alterata per assomigliare ad un chi diverso
E lei era rimasta sotto il tavolo, ad osservare il sesso di Slim ritto come non mai e quel rosso che colava ovunque.
In tempi interminabili, si era azzardata a sbirciare fuori. La prima cosa che ha visto è stato Joe, con il cranio aperto in due. Con una mano premuta sulla bocca, è uscita. La sua amica Karina giace scomposta sul palco, al palo della lap danche, con un vibratore ancora accesso conficcato tra le sue gambe. Sul petto un fiore rosso dove prima c’era una sua tetta.
Si gira lentamente, verso Slim e lo vede accasciato al tavolo, semi inclinato verso destra, il petto una coreografia di fiori scarlatti. Ultimo, in mezzo alla fronte, il colpo fatale
Era corsa in bagno a vomitare. Era rimasta lì per un po’ fino a che non ha avvisato la polizia ma senza lasciare i suoi dati.
Era scappata, lungo il vicolo dietro il locale, fino a casa sua. Chiusa dentro, si era lasciata cadere a terra e si era messa a piangere


VI
Classico. Lampada sparata in faccia, puzza di fumo, ambiente caldo e claustrofobico. Spartaco seduto al bancone nella sala interrogatori con Barnaby che lo incalza a più riprese “Non contarmela male, Spartaco. Avevi più di un motivo per far secco Slim. Gli dovevi un sacco di soldi, o sbaglio?”
“Il debito era stato saldato”
“E in che modo?”
“Un colpo di fortuna al gratta e vinci”
“Balle”
“E’ la verità. Io, ho saldato il debito con Slim ma, evidentemente, qualcun altro non lo aveva fatto”
“Mi stai dicendo che non ne sai nulla?”
“Lo sto dicendo da oltre un’ora”
“Però, si da’ il caso che Slim e il suo tirapiedi, nonché la ballerina, siano stati uccisi con proiettili calibro 9, parabellum. Guarda caso, la stessa pistola che usi tu”
“Però, si da’ il caso, che io ho un alibi per la morte di Slim. Ero con Marilyn”
“Che non si trova”
“Vi state accanendo con la persona sbagliata”
“Direi di no” e gli mostra i proiettili che la scientifica aveva estratto dai tre corpi “Indovina: combaciano” ridacchia
Zio bastardo, pensa Spartaco, la troia mi ha fottuto

VII
Adelia, fuori dalla doccia, gocciola sul pavimento. Con l’asciugamano si friziona il corpo. Ancora brividi, il pensiero di quelle morti, quella voce graffiante che le intimava di rimanere sotto il tavolo “Ti ho fatto un piacere” aveva detto il killer
E lei, da sotto il tavolo, aveva visto due stivali in cuoio nero con il tacco sfregiato da un segno blu “Ti piacciono?” aveva detto Adelia
“Mi faranno più figa” aveva sorriso lei
Lei. Lei. Lei. Si accascia al suolo, in silenzio, piange

Quel paio di gambe infilati in quegli stivali, si stanno dirigendo verso la stazione. A quell’ora poca gente, qualche clochard che ciondola sulle panchine, qualche drogato che si buca in disparte, una coppia che si sbaciucchia sotto un lampione. Sorride “Fanculo tutto”

Spartaco pensa a lei, alla sua forma nuda, al modo in cui fa’ sesso. Con una mano le sta carezzando il ventre, piano, scende verso il pube e stuzzica le grandi labbra “Fanculo tutto”
“Slim non ti lascerà andare” aveva detto lui
“Al diavolo Slim, so gestirlo”
“Ehi, bambola, non ci pensare nemmeno”
Lei aveva sorriso “Ho già pensato a tutto”
Spartaco sentiva la testa che gli girava. Sbadigliò “Diavolo, che sonno”
Lei si sporge verso di lui e lo bacia con passione “Mi spiace”
Prima di chiudere gli occhi, la vede armeggiare con la fondina della sua pistola “Stupida testa di cazzo”

VIII
Le sbarre della cella si aprono con uno stridore lancinante “Sveglia, bella addormentata” è Barnaby, con un tono di voce abbattuto
Lui si tira a sedere sul bordo della brandina “Cos’altro vuoi, Sherlock?”
“Sei libero?”
Inarca un sopracciglio “Che diavolo succede?”
“Abbiamo la nostra testimone, quella che stava spampinando Slim nel momento del massacro”
“Chi è?”
“Adelia Santini, la conosci?”
Sì che la conosceva, una giovane puledra dalle labbra di fuoco. “La sorella di Marilyn”

“Quindi, ci dica cosa è accaduto?” chiede il sergente Tomas
“Io ero al locale. Slim mi voleva sotto il tavolo per un servizietto. Io avevo paura di Slim. Là sotto, le cose non gli funzionavano. Aveva il brutto vizio di picchiare o sfregiare, o tutte e due, le ragazze che gli facevano pompini, se non erano in grado di farglielo rizzare. Quella sera stava per toccare me. Mi sono ritrovata la sua pistola in faccia e ho pensato ‘E’ finita’. Poi, magicamente, il suo cazzo si drizzato come la coda di un gatto e mi è venuto in bocca. Ma non era solo sperma quello che mi è arrivato addosso ma, sangue.
Poi l’ho sentita, una voce bassa e graffiante, come quelle di chi si fuma troppe sigarette. Mi ha detto che mi stava facendo un piacere e di rimanere dove mi trovavo.
Sono rimasta lì e poi sono uscita. Ho visto il buttafuori Joe e poi la mia amica Karina morti. Poi mi sono voltata e ho visto Slim tutto pieno di buchi. Ho avuto paura e sono scappata a casa”
“Ha visto chi ha sparato?”
“Solo le scarpe. So a chi appartengono”
“Le ha riconosciute dalle scarpe? Com’è possibile?”
“Gliele ho regalate io”

In fondo alla galleria, i fari del treno delle 12.05. Pochi secondi e avrebbe lasciato tutto quel marcio alle sue spalle. “te ne vai senza salutare?” la saluta Spartaco affiancandosi
“Come hai fatto ad uscire così presto?”
“Qualcuno ha pescato la carte degli imprevisti dal mazzo” si accende una sigaretta “A proposito, grazie per avermi lasciato nel fango”
“Avrei chiamato, una volta arrivata a destinazione”
“Quale destinazione?”
“Ovunque, ma non qui”
“Posso capire Slim, o il suo buttafuori ma, la ragazza? C’era bisogno di ucciderla?”
“Era un male collaterale”
“Come tua sorella?”
“E’ stata lei a farti uscire?”
“Vieni con le buone o con le cattive?”
“Lasciami andare e non mi vedrai mai più”
“Lo farei” il treno arriva sferragliando “Ma hai ucciso un’innocente”
La Glock appare dalla borsetta e si pianta sul fianco di Spartaco “Avevo intenzione di buttarla via ma, prima, credo che la userò un’ultima volta”
“getta la pistola, Marilyn” la voce di Barnaby alle sue spalle “E’ finita”
Lei ride “Un passo e lo uccido”
“Tu uccidi lui e noi uccidiamo te”
“Non mi piace come prospettiva” ribatte Spartaco
Lei discosta la pistola e alza le mani. Spartaco riprende la sua arma ma non la tiene, porgendola a Barnaby “La voglio indietro come nuova” dice e se ne va “Addio, Marilyn”

IX
“Dunque è finita?” chiede Adelia
Spartaco è risalito sulla sua auto, un vecchio maggiolone color ruggine che una volta era stato verde “Ne avrà per un po’”
Adelia, gambe nude accavallate, si volta a guardare Spartaco “Sai che si fa in questi frangenti?”
“Potrei avere un’idea”
“Allora muoviti con questo scassone che ho voglia di grattarmi la fica con il tuo cazzo”
Spartaco mette in moto. Alla fica non si dice di no.


FINE

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