Weekend lovers - Pensare, ricordare e immaginare

Scritto da , il 2021-03-01, genere etero

Sono giorni che vivo con i sensi di colpa. Perché ci sono cose che non si possono fare, ci sono cose che non si dovrebbero nemmeno pensare o immaginare. E invece.

Non mi guardate così, non ho combinato nulla di male. Proprio nulla, davvero. Anzi, sono stata brava. Però mi sento lo stesso una stronza.

Do un’occhiata al telefono. Vaffanculo, le nove e un quarto. Ecco perché per casa non si sente un rumore. Non pensavo di dormire tanto, avrei dovuto mettere la sveglia. Si vede che stamattina ha vinto mamma: “Non la svegliare, anche il riposo è importante”. Sì, certo mamma, ieri ho passato tredici ore sui libri. Sono tante. Ma cosa penseresti se ti dicessi che quelle davvero spese a studiare saranno state al massimo quattro, quattro e mezza? E che tutto il resto del tempo l’ho passato a pensare, ricordare, immaginare? A combattere e a dirmi che sono una testa di cazzo. A ripetermi che ci sono cose che non si possono fare, ci sono cose che non si dovrebbero nemmeno pensare, ricordare, immaginare.

Non sono ancora arrivate ma mi debbono arrivare. Questione di ore, non giorni. La chimica almeno ti regala una certa puntualità. Sarà per questo che stamattina è diverso, che tutta questa caterva di pensieri e sensazioni è come se si fosse trasferita al piano di sotto. O forse è quello che mi piace raccontarmi.

Me ne sto un po’ immobile, a pancia in sotto. Non mi addormento mai così ma molto spesso mi ci sveglio. E adesso voglio restarci. Mi libero del piumone perché comincio ad avere caldo. Intreccio le mani sul cuscino, proprio sopra la testa. Meglio tenerle lontane dalle zone strategiche, anche se non è per niente facile. Il cervello fa un po’ il cazzo che gli pare. Mi provoca e lo fa nel modo più subdolo. Per esempio, fa riemergere la memoria del mio viso rimasto per qualche secondo un po’ infiammato dalla ricrescita della sua barba.

Sono quasi scappata dopo quel bacio furibondo, è vero. Adesso invece penso a come sarebbe se quella superficie ispida grattugiasse la pelle tenera del mio interno cosce mentre gli miagolo “come sei bravo”, neanche fossi una adolescente alle prime esperienze e lui un uomo navigato.

Ricordo la sua voce che fa “è incredibile come tra me e te non ci sia nemmeno bisogno di parlare”. Ricordo la mia risposta: “Purtroppo è vero”. Prima di aprire lo sportello e scendere in fretta e in furia dalla sua macchina.

Ma poi ne arrivano altri di ricordi, più lontani e molto più feroci, che si sovrappongono a questi e li scacciano. Se mi ci soffermo adesso, non riesco a pensare ad altro che a essere schiacciata su questo letto – senza nemmeno bisogno di parlare, appunto – e farmi invadere dal desiderio di essere totalmente nella sua disponibilità. Mi lascio andare, affondo nel materasso come se davvero lo avessi sopra di me. Lo sussurro quasi impercettibilmente, ma è come se glielo dicessi chiaro e forte, come se potesse sentirmi: “Dio, che voglia di averti nel culo”.

Che poi, penso anche, sarebbe probabilmente quello che succederebbe. Se gli va, Lapo è uno che ci mette proprio poco. Non gliene frega un cazzo, nemmeno te lo chiede, è già tanto se te lo dice prima.

E’ cominciato tutto domenica pomeriggio, in modo assolutamente inaspettato. Serena se ne era appena andata dopo avermi aiutata a risistemare un po’ e io stavo facendo una ricognizione più approfondita per eliminare ogni traccia residua di quella specie di orgia della notte precedente. Ding, WhatsApp. Onestamente ho pensato che fosse mia madre, avevo trovato una sua telefonata persa, ma non l’avevo più richiamata. Non era mia madre, era Lapo: “Dovrei parlarti, ti va di vederci?”. “Una sera di queste volentieri”, ho risposto chiedendomi cosa cazzo potesse volere, anche se ero certa che c’entrasse Serena. “Stasera è meglio, un ape?”. Beh, questa si chiama urgenza.

Non avevo proprio messo in conto di uscire. E’ vero che avevo dormito fino alle quattro del pomeriggio, ma mi sentivo distrutta e già mi pregustavo una serata casalinga. Gli ho risposto “però facciamo presto che domattina ho lezione” e ho iniziato a prepararmi. Tra una cosa e un’altra era passato un po’ di tempo e l’ora dell’aperitivo non era poi così lontana.

Ho incontrato mia madre nell’androne del palazzo con il borsone in mano, rientrava a casa dalla montagna mentre papà era a mettere la macchina in garage. Le ho detto che non avrei fatto tardi, che andavo a prendere un aperitivo con delle amiche. Mi ha lanciato uno sguardo con un tasso di ironia, diciamo così, medio, senza aggiungere granché. Ma è stato in quel momento che mi sono resa conto per la prima volta di come ero conciata.

Del tutto inconsapevolmente, dopo la doccia, mi ero messa a scegliere con cura l’abbigliamento. Avevo optato per una camicetta bianca, tenuta sbottonata ben fin sotto le tette e senza reggiseno, e un cardigan tortora anch’esso molto aperto. Gonna blu cortina e collant dello stesso colore perché la temperatura era scesa sensibilmente. Sopra il tutto, una grande stola in cachemire (Falconeri, mica cazzi). Beh, ho amiche che non scenderebbero nemmeno dal bengalino a comprare il sedano senza essersi date una bella sistemata. Io no. E quando mi vesto bene si nota, soprattutto se mi trucco. E infatti mi ero truccata più del solito, anche se in parte l’avevo fatto per nascondere un po’ di segni della notte precedente.

Il bello è che avevo fatto tutto in automatico, senza manco rendermene conto. Solo l’occhiata di mia madre mi ha fatto capire che il motivo di quell’outfit scelto con tanta cura era la mia uscita con Lapo.

Lui era praticamente sotto casa che mi aspettava, in macchina. “Madonnina che strafiga”, ha esclamato sorridendo con il suo accento toscano prima dei due bacetti di prammatica, uno per guancia. Anche se nel suo complimento c’era un dichiarato sarcasmo, mi ha fatto piacere. La stola si era aperta e, quando il suo sguardo ha indugiato nella scollatura ho anche avvertito un piccolo brivido. Nulla di più, ma abbastanza per farmi pensare “ma che cazzo sto facendo?”.

Con Lapo qualcosa c’è stato e qualcosa mi è rimasta dentro, sarei ipocrita a dire il contrario. Cose di sesso, ok, ma non solo. E’ vero, ci ho scopato. La prima volta insieme a Serena, altre due volte io, lui e basta. L’ultima alla festa di capodanno, poi stop. In un certo senso, anche un peccato. Perché da quel punto di vista bisogna ammettere che è davvero uno che, quando ha finito, tu pensi “wow, non scoperò mai più così”. Però, come vi dicevo, non è solo sesso.

Il problema, con lui, è che è una carogna. Non è neanche colpa sua. Che sia bello, non è colpa sua, per dire. Che sia sveglio, simpatico, brillante, nemmeno. E poi è sensuale, è uno che solo muovendosi e parlando ti suscita attrazione quasi naturalmente, non deve nemmeno sforzarsi. La suscita in qualunque ragazza, nessuna esclusa. Compresa me, è ovvio. Aggiungeteci pure che è impaccato di soldi, cosa che a me non fa né caldo né freddo ma che per qualcuna può rappresentare un dettaglio non trascurabile.

Voglio dire, Lapo non mi prende particolarmente. Non penso che mi potrei mai innamorare di lui. Eppure… beh, c’è più di una affinità. Per esempio non è il tipo che ci mette tanto a dire quello che pensa, quello che vuole. Potrebbe sembrale brutale, in questo, ma non lo è per nulla. Se non fosse un fedifrago nato sarebbe persino onesto. A Serena l’ho sempre detto: “Lui ama Bambi, la sua ragazza è Bambi, con te scopa e basta, te l’ha detto e non gli farai cambiare idea”. Lei invece pensava che – vivendo Bambi a Copenaghen – le cose sarebbero andate in un altro modo, non sapeva leggere il libro che aveva davanti. Eppure era chiarissimo.

Ovviamente non siamo andati a farci l’aperitivo. Siamo finiti in una pizzeria con qualche pretesa nella location, come direbbero nei format tv sui ristoranti, ma dove la pizza non era granché. Solo una volta fatte le ordinazioni sull’iPad è andato al sodo. Ha smanettato un po’ sul suo telefono e me l’ha passato insieme alle ear pods, avviando un video. Un video nel quale si riconosceva, inequivocabile e nuda, Serena che succhiava un cazzo. E almeno per me era altrettanto inequivocabile che si trattasse del cazzo di Johnny. Perché ho riconosciuto la sua voce che, dopo che lei gli aveva chiesto “ti piace?”, rispondeva “cazzo, sei bravissima”. E perché era evidente che quella era la stanza di mia sorella Martina. Mi ha dato persino fastidio quanto fosse evidente, cazzo.

“Ma lo devo guardare fino in fondo?”, gli ho domandato cercando di nascondere la mia irritazione. Che le scene del party che si era svolto a casa mia qualche ora prima girassero sui telefoni non è che mi andasse molto a genio. “Come vuoi, non dura molto, ma ti avverto che finisce nel solito modo”. Ho chiuso il video e gli ho ripassato il telefono. Non avevo voglia di vedere Serena bere sperma e il modo in cui Johnny si svuota lo conoscevo già.

“Chi è quello, lo sai?”, mi ha chiesto facendomi un po’ incazzare anche lui. Ho alzato le spalle, fatto una smorfietta e mentito: “Non ne ho idea, ma che te frega? Ormai…”. Ha risposto “non me ne frega niente” ma non sapevo se credergli. Poi ha aggiunto: “Non vorrei cominciare a ricevere video porno, è stalking pure quello…”. “Maddai….”, gli ho fatto allungandomi sulla sedia. Ci siamo guardati per un po’ in silenzio, come se lui non volesse spiegarmi il vero motivo della sua rabbia e io non volessi credere che fosse davvero incazzato per il video che aveva ricevuto.

– Ma secondo te perché l’ha fatto? – mi ha domandato.

– Cazzo ne so? Magari le andava di succhiare il calippo… – l’ho eluso.

– Dai, Annalì… – ha insistito.

Secondo te perché cazzo l’ha fatto, Lapo? Perché è piena di rabbia, perché è gelosa, perché ha sbroccato. Questo te lo posso assicurare perché ha sbroccato tante volte con me. L’ha fatto perché era l’unica a pensare che sarebbe andata in un certo modo. Sì, lo so, tu gliel’avevi detto. Ma non le stava bene sin dal primo momento che tu volessi Kirsten e non lei (sì, Bambi si chiama Kirsten). Ecco perché l’ha fatto. La conosci, no?

Gli ho risposto così. Gli ho detto pure che magari si appiccicherà a quel tipo del video, anche se sapevo che non era vero. In un certo senso non riuscivo a credere che Lapo si preoccupasse per lei. Invece sì, che cazzo vi devo dire, lui è fatto in questo modo. Non solo ti sbatte una tantum fino a ridurti uno straccio, e fin qui è ok, ma poi pretende pure di convincerti che a te ci tiene, tiene alla tua amicizia. Vuole che tu prenda atto, e in un certo senso riconosca, che sì, certo, te l’ha messo in ogni anfratto disponibile ma lo ha fatto perché sta bene con te, gli piaci o, che cazzo ne so, ti considera intelligente, ti stima. E che scoparti in fondo è un modo per dimostrartelo e per passare dei bei momenti insieme. E’ anche per questo che ti seduce, perché quando sta con te ti sembra di essere l’unica donna al mondo.

Per dire, l’ultima volta che l’abbiamo fatto se n’è uscito con una frase che non c’entrava assolutamente un cazzo: “Vorrei sentire te strillare che mi ami mentre ti scopo”. Io mi stavo per infilare in una storia improbabile e lui, una volta tornata a casa Bambi, avrebbe preso a vedersi con Serena (notate la delicatezza di quel “vedersi”, please). Non ci siamo più tornati sopra. Però devo ammettere che quella cosa mi turbò e anche parecchio. E io sono io, non c’è bisogno che aggiunga altro. Figuriamoci un’altra. Lui semplicemente non concepisce che qualcuna possa anche volere di più di una, dieci o cento scopate. Che è mas o meno quello che è successo con Serena. E chissà con quante altre che non conosco.

– Lapo, ci sta anche chi si innamora, eh? – gli ho fatto, sapendo di dire una banalità.

– Sì, lo so… io però lo dico sempre, prima. Voglio dire, non inganno nessuno…

– Non è così semplice – ho obiettato – so che lo dici sinceramente, ma la cazzata sta proprio qui…

– E tu? – mi ha domandato guardandomi con una certa ironia – come mai non ti sei innamorata?

– Non fare il cretino, macho man – gli ho risposto restituendogli il sorrisino.

Se non ve lo ricordate, o non l’avete proprio letto, avete capito lo stesso perché lo chiamo macho man, vero?

Dopo di che nulla, siamo tornati a parlare di Serena. Ho provato a chiedergli se in fondo la sua reazione non dimostrasse quanto fosse dispiaciuto di averla persa. Perché era chiaro come quel video dimostrasse quanto lei non fosse più la sua sottona. Mi ha detto che a lui del video non gliene fregava un cazzo e che sapeva benissimo come sarebbe andata a finire, prima o poi. Quello che voleva era che Serena non vivesse nel risentimento, ha detto proprio così. Gli ho pure chiesto se a parlare non fossero i sensi di colpa, pur sapendo perfettamente che lui, da quel punto di vista, zero. Ha risposto “ma no, è che così campa male”. Gli ho fatto notare che qualsiasi cosa facesse Serena, da quel momento in poi, non era più affar suo. Esattamente ciò che lui non vuole sentirsi dire. Ha una spiccata tendenza all’harem, il ragazzo.

La serata è andata avanti così, grossomodo, fino a quella ultima occhiata che ci siamo scambiati quando ha fermato la macchina sotto il mio portone. Poi il bacio furioso e la mia fuga.

Da quel momento ho cominciato a sentirmi in colpa. Non per il bacio, figuriamoci. E nemmeno perché avessi voglia di lui. Vi parrà strano, ma non ne avevo. Piuttosto mi sentivo in colpa, lo so che vi sembro matta, perché di voglia avrei potuto averne. Perché sapevo che, nonostante avesse appena fatto a pezzi Serena, per me non ci sarebbe voluto nulla a buttarmi tra le sue braccia. Bastava volerlo.

E un’altra cosa per cui mi sentivo in colpa era, per l’appunto, Serena. Perché era l’ennesima cosa che le nascondevo dopo la scopata con Stefania e le follie con Debbie.

Quella sera stessa ho cercato, per l’appunto, Debbie. Non mi ha risposto subito, ma mi ha richiamata. E con una mia certa sorpresa, lo ammetto, non mi ha nemmeno presa per il culo. Si è solo concessa un “se è così figo magari la prossima volta che vengo a Roma ci usciamo insieme io e la tua amica ahahahah” (intendeva Stefania). Parlare con Debbie mi ha fatto bene, ma non è che potesse aiutarmi più di tanto, onestamente. E infatti…

Per un paio di giorni ho provato a metterci una pietra sopra, ma non ci sono riuscita. Se pensavo a Lapo mi veniva di pensare a Serena, se pensavo a Serena mi veniva di pensare a Lapo. Ve lo ripeto, senza tante fantasie sessuali di mezzo, almeno consapevolmente.

Quelle, le fantasie, sono esplose ieri sera. E in un modo del tutto inaspettato, cervellotico se volete. Senza che né Lapo né Serena muovessero una paglia. Colpa di Green eyes, un tizio che non vi dice nulla ma che invece dovrebbe. In realtà si chiama Mattia. L’ho conosciuto sabato scorso alla festa e, se non fosse stato per l’inopportuna presenza della sua fidanzata, vi assicuro che a casa mia non ci sarebbe stata nessuna orgia: né Serena, né Carlotta, né Johnny. E non ci sarebbe stato nemmeno Alex, con il quale proprio a quella festa ero finita a letto. Molto carino, Mattia, molto molto. Occhi di un verde mostruoso, tipo spigliato. Appena trenta secondi di lingua in bocca, strusciate e mano sulle chiappe, ma sufficienti per dargli il mio Insta dopo avere ricevuto la sua semi-promessa: “Magari un’altra volta approfondiamo”.

Ieri sera mi ha smessaggiata: “Ti ricordi di me?”. Naturalmente, mi ero dimenticata di lui. E in tutta sincerità, sul momento, mi sembrava impossibile che tra noi due ci fosse stata tutta quell’attrazione. Poi però siamo andati avanti a chattare per un po’. All’inizio, ho quasi preso per il culo le sue proposte, più che altro per provocarlo: “Ma tu non eri fidanzato?”. Nulla di speciale, intendiamoci. Mi ha solo invitata a prendere qualcosa insieme una di queste sere. Però lo ha fatto con garbo, simpatia e, soprattutto, insistenza. Mi ha fatta sentire cercata, desiderata. E non è stata per niente una brutta sensazione. “Mi piacerebbe ripetere la scena del bacio dell’altra sera”. “Compresa la mano sul culo?”. “Anche tutte e due”.

Come poi tutto questo si sia collegato quasi spontaneamente a Lapo non ve lo saprei spiegare. Sarà perché il cervello va per conto suo o perché prima o poi ciò che deve emergere emerge. Davvero non saprei. Fatto sta che prima di prendere sonno ho smesso di pensare a Mattia e ho pensato lungamente a Lapo. Ho ricordato prima e immaginato poi. Sì, immaginato quello, resistendo stoicamente alla tentazione di infilare la mano dentro i pantaloni del pigiama.

Ecco perché questa mattina mi sono svegliata così.

Mi alzo dal letto ma anziché spegnere sul nascere il mio delirio lo assecondo. Ci vuole proprio poco perché un fuocherello domestico diventi un incendio, sapete? Lavarmi la faccia non serve a nulla. Mi guardo nello specchio e mi vedo insopportabilmente sola. Mi mordo il labbro come se dovessi trasmettere eccitazione a qualcuno, in realtà la trasferisco solo a me stessa. Mi tolgo il pigiama, resto completamente nuda a guardarmi dall’ombelico in su. Vedo le mie tette riflesse e allo stesso tempo le sento. E sento la mia vagina anche se non la vedo.

Mi sfioro il seno con una mano, la mia porta del paradiso ammorbidita e bagnata con l’altra. Immaginando che sia lui che mi viene alle spalle all’improvviso. Non lo farebbe con questa delicatezza, mi dico. La decisione è istantanea, anche sorprendente per quanto mi riguarda. Non l’ho mai fatto. Cioè si, una volta l’ho fatto. Con una banana sbucciata. Ma era per mandare un video a un ragazzo, Tommy. In un certo senso era come se fossimo in due. Ora invece sono e mi sento completamente sola.

Vado in cucina così come sono. Spero proprio che il ragazzino del palazzo di fronte ci sia. Improbabile, sarà a scuola. Peccato, mi sarebbe piaciuto essere materiale delle sue prossime centomila seghe. Prendo una zucchina, la più piccola, e me ne torno in camera. Dal cassetto del comodino, debitamente nascosto, tiro fuori il pacchetto dei preservativi dimenticato l’altra sera da Johnny. Strappo la bustina e lo infilo, mi stendo sul letto.

Poi comincio a giocare, a farmi il mio solito film.

Come spesso mi capita, all’inizio mi sembra di essere una semplice spettatrice. Mi vedo in terza persona, tra le braccia di Lapo. Le sue mani e la sua bocca mi toccano dappertutto, il suo cazzo è già pronto. Struscio la zucchina sulle mie labbra, sul grilletto, in un lento e esasperato avanti e indietro, immaginando di aprire le gambe davanti a Lapo in un silenzioso invito. Ma lui mi lascia friggere, mi parla, mi dice “non sai quanto ho aspettato questo momento”. Io gli sussurro “Lapo ti voglio, ti voglio ora” e lui mi domanda “cosa vuoi?”. Rispondo “voglio te, voglio il tuo cazzo, voglio essere la tua troia”. Lapo, proprio con le stesse parole che usò una volta, mi dice che una puttana come me non se la potrebbe immaginare nemmeno mentre si fa una sega, poi mi infilza. Nella realtà gemo, nel mio film strillo e impazzisco.

Ed è a questo punto che smetto di guardarmi in terza persona, che smetto di essere spettatrice, e divento protagonista. Ci sono dentro, nel mio film, e lui è con me. Faccio entrare piano la zucchina e inizio a muoverla in cerchio. Ma nei miei pensieri Lapo mi sta già montando con ferocia mentre io lo imploro di fare ancora più forte, di farmi il cazzo che vuole, di darmelo tutto dentro.

Con l’altra mano mi accarezzo il sedere, mi intrufolo tra le natiche, scendo. Arrivo proprio fino in fondo, fino a sentire l’indecenza. A volte, poche per la verità, provo se non la vergogna almeno il fastidio di ridurmi così, come una piscina piena d’acqua e il bordo vasca allagato, come se ci fosse caduto un meteorite e avesse schizzato tutto. Per qualche motivo insondabile, questo è uno di quei momenti in cui la cosa mi dà fastidio. Eppure. Slitto liberamente da quelle parti per un po’ mentre comincio lentamente a imporre alla zucchina il movimento vero e proprio della penetrazione. Occhi chiusi e bocca aperta. Gli occhi chiusi mi aiutano a immaginare che sia Lapo a farlo. La bocca aperta mi serve per respirare e per sussurrare “fottimi” e altre indecorose oscenità, come se potesse sentirmi ed eccitarsi ancora di più. Biascico “porco inculami” quando mi infilo dentro un dito. Nella mia fantasia lo grido come nella realtà non oserei fare. Così come, nella realtà, non oso infilarmi dietro il mio improvvisato dildo. Vorrei anche farlo ma sono una codarda, il dominio e la sottomissione preferisco immaginarmeli. Il dolore invece ho proprio paura di impormelo. Lui lo farebbe, senza scrupoli. Non so da quale sottoscala della memoria la vada a recuperare, ma è evidente che nel mio cervello è rimasta marchiata la sua voce che mi dice “resta così che adesso ti sfondo il culo”. Mi sembra di risentirla, di risentirne l’intonazione cattiva. Magari, dentro di me, lo desidero. Desidero essere capace di insultarlo e implorarlo come faccio adesso, sussurrando e fingendo di strillarlo a squarciagola: “Stronzo, bastardo, mi fai male, mi spacchi in due, sfondami, non smettere!”. Nel frattempo, mentre fantastico di sodomia, tra la mia vagina e il sex toy vegetale va in scena il dramma dell’amore impossibile. Lei non vorrebbe mai lasciarlo andare via, lui la picchia, la martella, la violenta. A volte mi do dolore da sola ma non posso nemmeno dire fino a che punto ne sia consapevole. E’ puro istinto animale.

Mi abbandono al delirio di immagini e parole così, doppiamente posseduta da me stessa. Mi contorco e mi rivolto sul lenzuolo, immaginando Lapo mago del piacere e carnefice, torturatore e dispensatore di orgasmi. Come tutte le volte che mi faccio da sola, resto lucida praticamente fino all’ultimo. Ripeto “sto venendo” sapendo perfettamente che è vero, lo sento, lo pregusto. Tuttavia, quando arriva proprio, mi fulmina e mi disarticola. Mi fa contrarre dai piedi ai capelli, mi spegne. Grido “Lapo, sì!” come nemmeno nelle mie più feroci avventure in solitaria. Ma adesso sì, lo faccio, lo urlo prima di crollare. Mi sento disfatta, molto più del letto su cui sono distesa. Quando mi riprendo, e passa un po’ di tempo, la scena mi appare per quel che realmente è: ansimo, ho le mani completamente inzaccherate e pulso ancora, la zucchina avvolta nel preservativo si rivela uno scialbo surrogato, anche abbastanza ridicolo. Devo avere anche schizzato un po’, il lenzuolo sembra bagnato. Non so dire perché ma l’ultima immagine ad andarsene è la prima che mi era venuta, ovvero io che dico a Lapo “ti voglio, ti voglio ora”.

Ma so che non succederà. Ci sono cose di fronte alle quali bisogna fermarsi. Lo so che sembra idiota, anche inutile. Anzi, sicuramente inutile. Ma non lo posso proprio fare. Con tutti ma con Lapo no. Ci sono cose che non si possono fare, ci sono cose che non si dovrebbero nemmeno pensare, ricordare, immaginare.

FINE

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