Doppio lockdown

Scritto da , il 2020-10-17, genere etero

Ma porca di quella troia puttana. E aggiungo anche vacca lurida e impestata.
Chiuso in casa senza la possibilità di uscire. Seduto in boxer su una sedia di plastica, a bere birra davanti alla porta che da sul balcone. Alla caviglia destra, una cavigliera che mi controlla 24 ore su 24. Cinquanta metri quadrati di appartamento, bilocale con bagno, sulla cima di un condominio. Arresti domiciliari: sei mesi. La fine è vicina, quasi profetica. Ancora due giorni e l'ufficiale del Tribunale, sarebbe arrivato da me e mi avrebbe liberato dal gioco a cui ero stato imposto.
Prima cosa da fare: gridare un fanculo liberatorio dal balcone di casa. Seconda cosa da fare: andare a puttane. Sei mesi a farsi seghe guardando film porno non è il massimo delle aspettative.
Finisco la birra, osservo il tramonto che sembra dar fuoco al cielo. Sorrido. Fanculo giorno che te ne vai. E fanculo alla notte che sta arrivando. Mi alzo, ciabatto un po’ in giro, apro il frigo, contemplo il vuoto cosmico: una scatola di formaggini fila e fondi, due yougurt al mirtillo, una gamba di sedano, una confezione da sei di birra. Appunto su cosa fare in aggiunta a quello che ho detto: mangiare come un porco, mi basta l’hamburgheria che sta in fondo alla strada. Vendono hamburger a chili, ti servono una montagna di patatine fritte con tutte le salse che desideri.
Suonano alla porta “Cazzo è?” non ci penso a vado ad aprire, non preoccupandomi di mettermi qualcosa addosso
“Ciao, scusa se..” che sventola. Una gnocca alta, fisico slanciato, capelli ricci e neri lunghi fino a metà schiena e occhi grandi blu profondo. Indossa un abito senza maniche e una gonna che arriva fino alle ginocchia. In mano tiene una tazza “Oh” fa. Io mi rendo conto troppo tardi di essere quasi nudo davanti a lei “Chiedo scusa” abbassa lo sguardo per poi rialzarlo di scatto “Volevo solo dello zucchero”
Voce nervosa. Sarà per la vista della mia cavigliera, oppure sul fatto che sono in boxer “Dovrei avere delle zollette da qualche parte” le volto le spalle “Tranquilla, non ho mai mangiato nessuno. La cavigliera me la tolgono domani” giro nella zona cucina, apro le antine, sbircio in cerca di zucchero. Lo trovo, prendo tutta la zuccheriera e gliela porto. Lei è ancora lì, incerta sul da farsi. Le porgo l’oggetto richiesto “Prego”
“Io.. Scusa se ti ho disturbato”
“Scherzi?Sei il primo essere umano che vedo nell’arco di sei mesi. Beh, a parte l’agente di sorveglianza”
“Uh, grazie” afferra la zuccheriera “Io mi chiamo Angela. Abito qui da una settimana”
“Io mi chiamo Malcom. Sono chiuso qui dentro da sei mesi. Non ti preoccupare, roba piccola: taccheggio e tentato furto” mi stringo nelle spalle “Come dicevo, ancora due giorni e, torno libero”
“Sono felice per te ma, secondo me, aspetterei a fare salti di gioia”
“In che senso?”
“Non hai sentito la novità? Per la faccenda del virus. Pare che il Governo ordinerà un lockdown preventivo a tutta l’Italia per impedire il diffondersi del contagio”
“Sei seria?”
“Non vedi la TV?”
“No, a dire il vero, la uso per altre cose”
“Beh, a quanto pare, staremo chiusi per un po’”
“Quanto po’?”
“Boh, si parla di mesi”
“Mesi?” E sti cazzi molli no? “No, no, no: e che cazzo. Non può finire così. Un altro periodo di arresti domiciliari forzati”

L’8 marzo, festa della donna. Chiamo mia madre e mia sorella per far loro gli auguri. Mi chiedono come sto “Sei felice che torni libero?” chiede mia madre
“Come una Pasqua” e lì ad incrociare le dita per le notizie che ho incominciato a sentire sulla TV. Notizie allarmanti, per nulla rassicuranti
Angela è passata per restituirmi la zuccheriera “Vuoi entrare? Non ho molto da offrirti..”
“Beh, ti ringrazio ma..”
“Oh, hai qualcuno che ti aspetta..”
“No, non ho nessuno ma, tra poco esco e..”
“Ok” cazzo che sfiga
“Allora ciao” saluta
Le guardo il culo mentre corre verso il suo appartamento in fondo al corridoio. Dopo sei mesi di reclusione, il film mentali si susseguono con la stessa velocità di un beepbeep inseguita da Willy il coyote.
Mezzogiorno il controllo. L’agente di custodia arriva e controlla che tutto sia a posto “Tranquillo, domani sarai libero”
“Tranquillo una minchia. Da quello che sento, mi sa che la mia libertà dura poco”
“Oh, quello. Direi che è solo fumo negli occhi. Vedrai, non si farà nulla. Qualche restrizione e via così”
“Ma, speriamo” dico poco convinto
E, il giorno dopo, la mia convinzione divenne assoluta certezza “Zio cane! Era cominciato il lockdown. Nell’attimo stesso in cui l’agente di Custodia è arrivato e mi ha tolto la cavigliera, giusto il tempo di quel fanculo liberatorio dal balcone, ecco la fregatura: finiva un periodo di domiciliare per incominciarne degli altri”

Angela è seduta sul mio divano. Guardiamo la Tv. Ho scoperto che è una fan di Van Damme. Così ho spolverato dei DVD che tenevo in un cassetto e ho scelto uno dei suoi più tosti: Hard Target, in italiano Senza tregua. Il Van Damme al suo meglio, tutto calci, pugni, esplosioni ed espressività di una tavola di legno. “Quanto credi durerà?” mi chiede lei
“Spero presto. Ho voglia di respirare aria buona”
“Allora dovremmo uscire dalla città” ride
C’è più confidenza con lei. Ci vediamo ogni giorno, ci guardiamo un film, mangiamo insieme. Alla seconda settimana di confidenza, lei ha cominciato a mettersi comoda, ad indossare abiti più leggeri. Alla fine del primo mese, ce ne stavamo sul divano a guardare un altro mito marziale, Steven Segall, io in canottiera e boxer, lei in maglietta e mutandine,
In quel mese ho scoperto che ha 27 anni, che ha studiato all’università lettere classiche, che ha avuto diversi amanti ma mai niente di concreto. “Sai, è un po’ che non mi faccio una bella scopata”
E, sulle prime, non ho capito bene cos’ha detto. Forse, volevo essere sicuro di avere capito quello che ho sentito, o non fosse solo un riflesso mentale che mi sono ripetuto in quelle settimane di segregazione “Uh”
“Uh?” fa lei osservandomi “E’ tutto quello che hai da dire?”
“Uh.. no”
Si toglie la camicetta e libera le tette, belle e morbide,coi capezzoli scuri che sembrano cioccolato fondente. Subito mi viene duro, mi alzo e vado verso uno dei cassetti di un comodino “Che fai? Ti ho messo paura?”
“MA no, cerco l’attrezzatura giusta” rispondo. Trovata, scatola di preservativi protezione doppia. Lei, da dietro, afferra la scatola e la getta via. Mi afferra, mi bacia, la lingua che entra prepotente insieme alla sua mano sinistra nei boxer “Niente preservativi. Solo il tuo uccello nudo e crudo”
In un attimo, nudi, la sbatto sul tavolo, le ficco la faccia tra le gambe. Lei giù umida, geme e mi incita a penetrarla subito. E, non me lo faccio dire due volte. Via, di foga. Dentro, le labbra dischiuse e vogliose. Senza fatica, lavoro di fianchi e comincio a martellare. Lei che geme, le tette che rimbalzano e io, ipnotizzato, che non riesce a staccarsi, aumenta il ritmo e..

Crolliamo, esausti e felici “Non ti montare la testa, però” dice lei
“No”
“Sai, avevo voglia di prendertelo dal primo giorno che ti ho visto”
“Quando sei venuta a chiedermi lo zucchero”
“Tu credevi che avessi abbassato lo sguardo sulla tua cavigliera”
“Oddio, si vedeva il pacco?”
“Beh, diciamo che era uscito” scoppia a ridere
“MA che.. Non me ne ero neanche accorto”
“Eh, sì, ho notato” e continua a ridere. Mi piace come ridere. LA giro, l’afferro per i fianchi. Ho voglia di scoparla nel culo. Lei si divincola “No, dopo” s’inginocchia e me lo prende in bocca. Lo succhia fino in fondo. Solo alla fine, si piega a novanta e si fa penetrare

La storia continua per tutta la durata del lockdown. Alla sera a casa mia, si guarda un film marziale, si mangia, si gioca. Poi, tutti e due nudi, a scopare come se non esistesse un domani. Per quel che mi riguarda, il lockdown potrebbe non finire mai…

==END==?

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