Tutto normale, sono uno schiavo Cap.1

Scritto da , il 2020-08-01, genere bondage

Che caldo, non ne posso più…sono le 12:00 ed è dalle 6:00 che lavoro in questo maledetto campo di patate, le devo raccogliere tutte e non sono nemmeno a metà.
La catena mi consuma le caviglie e il sole brucia la mia pelle nuda, la CB costringe il mio pene e gli scomodi movimenti che posso fare per colpa della catena irritano i testicoli.
Non c’è ombra, ho anche finito l’acqua ma devo terminare il mio compito altrimenti questa sera il signor Tommaso dovrà punirmi secondo le indicazioni che ha avuto dai miei padroni.
Tra qualche minuto Tommaso verrà a prendermi per portarmi nella stalla per la mia pausa pranzo, non vedo l’ora di fermarmi qualche minuto, sono 3 giorni che conduco questa vita, i miei padroni hanno voluto punirmi così per quello che ho fatto.
Per spiegarvi la mia storia dovrei dirvi troppe cose, vi basta sapere che mi chiamo Ivan e che i miei padroni sono una coppia di ricchi e viziati cinquantenni senza figli che si divertono con me…
Vedo in lontananza la panda del Sig.Tommaso che mi fa segno di andare da lui.
Il sig. Tommaso è colui che gestisce alcuni campi dei miei padroni, è un signore di mezz’età senza alcuna istruzione molte volte fatico a capire cosa mi dice, l’italiano per lui è un mistero, parla solo dialetto è rivoltante, puzza sempre di sudore ha una pancia enorme baffi e capelli unti di sudore, le mani sono grandi e tozze, non ha alcun rispetto per me e mi tratta esattamente come un animale.
Mi avvicino alla sua vecchia panda, lui aggancia il mio collare a una corda collegata al gancio traino e rientra in auto.
Lungo il tragitto non si preoccupa per me, è difficile seguirlo con la catena alle caviglie, percorro 300 metri d’inferno devo correre per stargli dietro e non cadere.
Arrivati d’avanti la stalla sgancia la corda mi mugola qualcosa che non capisco poi mi tira uno schiaffo, non so proprio cosa vuole vengo spinto nella stalla..
La stalla è rivoltante tanto quanto Tommaso, non ci sono animali per fortuna, mi vengono legate le mani dietro la schiena, e poi vengo spinto a terra.
Lo vedo andare in auto e prendere una busta con del cibo, la sua razione la sostena su un tavolo poi tocca alla mia, mette dei pomodori a terra e qualche mela, devo mangiare così come una bestia, di faccia a terra con il cibo sul pavimento senza poter usare le mani.
Finisco in fretta il pasto e chiedo dell’acqua sbuffa poi prende un secchio e me lo porge vicino, l’acqua sa di terra ma non posso lamentarmi.
Riposo qualche minuto poi l’animale si avvicina a me e mi spinge sul tavolo, sono a 90, potete già immaginare cosa può volere da me, ovviamente non esiste lubrificante o altro m’incula senza ritegno, la natura l’ha dotato anche di un bel cazzo, non molto largo ma lungo.
Il terrificante rapporto dura poco, posso sentire la sua puzza che mi fa quasi vomitare e quella pancia sudata che sbatte conto mi fa schifo, mugola come un animale mi arrivano anche delle sculacciate, si ferma d’improvviso mi fa inginocchiare, arriva la parte peggiore, m’infila il suo puzzolente cazzo in bocca, ho dei conati ma devo resistere, in breve tempo mi viene in bocca poi mi dice “magnatell u sburro altrimenti so scaff” tradotto devo ingoiare o vengo punito, faccio tutto, poi mi piscia in testa “vatt a dorm, vengo arrop” (vai a dormire vengo dopo).
Mi adagio sulla paglia, tra un oretta devo tornare a lavoro.
Non ve la faccio troppo lunga, il pomeriggio vengo riportato nel campo e verso le 19riportato nuovamente nella stalla, ovviamente non sono riuscito a raccogliere tutte le patate, ma questa non è colpa mia, ci sarebbero volute almeno altre 5 persone… tommaso mi dice “rumen chiam i niur a fa u lavoro toio, nun si capace a fa nu cazz” (domani chiamo i neri per compiere il tuo lavoro non sei capace) poi mi lega le mani all’estremità di un palo e inizia a frustarmi con la sua cinta, non so quanti colpi mi da , non è assolutamente preciso colpisce come capita e delle volte usa anche la fibbia di ferro, si ferma per incularmi poi riprende a frustarmi.
Onestamente non so quanti colpi prendo, una volta finito il lavoro mi slega e mi mette dentro una cassa di legno che sigilla con i chiodi.
Per quanto può sembrarvi spaventoso sono sollevato, so che è il mezzo di trasporto che usa per riportarmi a casa dei miei padroni, la punizione è finalmente finita!
La cassa viene letteralmente lanciata dentro un furgone che parte per il viaggio, durerà circa 3 ore, fa caldo e c’è poca aria ma posso riposare.

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