Il personal trainer di mia figlia – Capitolo 11

Scritto da , il 2020-07-31, genere dominazione

Si… lo avevo già visto di sfuggita in precedenti occasioni, ma non ci avevo fatto caso più di tanto, Giorgio era il classico ragazzo normale, nella media… altezza, fisico, aspetto, certo poco curato e piuttosto nerd.
Lo studiai a distanza pensando che poco più tardi mi sarei appartata con lui, un perfetto sconosciuto con cui fare sesso e trasformarmi nella sua zoccola. Stavo facendo tutto per piacere a Bruno, ma la cosa mi faceva rabbrividire perché inevitabilmente stavo per indossare i panni di una sgualdrina. La mia vita, che fino a qualche mese prima era praticamente piatta, stava diventando incredibilmente immorale, secondo quello che era stato fino ad allora il mio canone di vita. Ero cosciente che tutto ciò accadeva non solo perché mi ero innamorata di Bruno, ma anche perché non avevo mai provato così elevati gradi di eccitazione se non sottomessa e umiliata da un padrone. Cominciavo ad avere qualche ripensamento su ciò che mi apprestavo a fare e così, un lampo di moralismo e qualche briciolo di dignità mi spinsero ad andare via. In fondo in fondo, speravo di incrociare Bruno nel sentiero di fuga, e di cambiare idea senza che neanche sapesse della mia decisione, invece in quel momento non lo incontrai e rientrai a casa in auto. Forse avrei dovuto parlagliene, perché circa un’oretta dopo arrivò un messaggio whatsapp:
“Mi hai deluso Barbara!”
Null’altro. Avrei immaginato, un “dove sei”, “che cosa ti è successo”, invece sapeva bene che avevo avuto un ripensamento. Avevo il morale a terra! Dopo tutte le cose che erano accadute e le prove che avevo superato per renderlo fiero di me, gli avevo dato una clamorosa buca che con fatica avrei sanato, sempre che la mia particolare storia con Bruno fosse continuata.
Ma le sorprese della giornata non erano finite. Nel tardo pomeriggio Monica fece ritorno a casa e mi rivelò qualcosa di veramente inaspettato:
“Mamma, io e Bruno ci siamo lasciati…almeno per il momento. Sai… quelle situazioni di crisi in cui ci si prende un po’ di tempo per riflettere.”
“Oh, tesoro mi dispiace! Ma come è successo? Sino a qualche giorno fa vi ho visti sereni e felici, soprattutto quando siete rientrati da quel viaggio…”
“Si, proprio quello ci è servito per capire e prendere una decisione. All’origine di tutto c’è il mio nuovo incarico in azienda: dovrò viaggiare maggiormente e starò più tempo nella seconda sede a un’ora di volo da qui; quindi dovrò anche cercarmi un nuovo alloggio dove stare”.
L’abbracciai per darle conforto tuttavia, non mi sembrava così affranta, d’altra parte sapevo che vita conducevano e quali fossero le loro abitudini decisamente libertine.
Quella sera Monica uscì ed io rimasi a rimuginare su quanto accaduto, dalla vicenda in palestra alla rottura tra Bruno e Monica: mi domandavo se la mia relazione con Bruno fosse stata determinante per la svolta nel loro legame, oppure se avesse in qualche modo influenzato la loro scelta.
In tarda serata, non ricevendo alcun segnale da Bruno decisi di rispondere al suo messaggio del mattino. Scrivevo e riscrivevo il messaggio cercando di trovare le parole più adatte finché non conclusi e inviai:
“Signore, mi scuso per quanto accaduto stamane ma non me la sono sentita, ti prego di comprendere questa mia rinuncia ma forse non sono ancora pronta. Ti chiedo umilmente perdono se ho deluso le tue aspettative ma ti chiedo anche di darmi un’altra possibilità per farmi perdonare.”
Nell’ora successiva continuai ad osservare lo smartphone con un’ansia sempre più crescente, in attesa di una risposta o di un segnale da parte di Bruno, che però non arrivò anche dopo aver visualizzato la sua conferma di lettura. Quindi, mi addormentai e al mattino constatai che Bruno aveva risposto, aprii il messaggio e visualizzai solo poche parole:
“Questo pomeriggio devi andare fuori città in località Ducky, nel prossimo messaggio ti invierò le coordinate, arriverai presso una grande villa e dovrai dire che ti manda Bruno. Tieniti libera per i prossimi due giorni, lì trascorrerai due notti e verrai educata…Non deludermi un’altra volta, non avrai più occasioni. Devi trovarti alla villa alle 15.00 in punto”.
Mi affrettai a telefonare per disdire tutti gli impegni dei giorni successivi, quindi chiamai anche Monica per farle sapere che sarei andata a trovare un’amica e che avrei trascorso due notti fuori casa.
Non appena ricevute le coordinate verificai dove fosse la destinazione: si trattava di una enorme villa in piena campagna a circa 40 minuti di strada. Per essere sicura di arrivare puntuale sarei dovuta partire alle 14.00. A mezzogiorno mangiai qualcosa pur non avendo appetito, avevo lo stomaco chiuso per l’agitazione: non conoscevo la destinazione né chi mi avrebbe accolto… “per educarmi” …cosa significava? Probabilmente era una forma di punizione che Bruno aveva pensato per me…e Bruno? Ci sarebbe stato anche lui? Mille domande mi tormentavano e mi rendevano ancora più agitata. E poi come dovevo vestirmi?
La scelta dell’abbigliamento fu snervante, provai decine di scarpe, gonne e vestiti vari finché non lasciai indosso i primi capi che avevo scelto: scarpe rosse con tacco alto, gonna nera alle ginocchia, maglia traforata a maniche corte con un’ampia scollatura nella schiena, quindi calze a rete, mutandine e reggiseno bianchi.
Mi truccai e mi profumai quanto bastava, quindi accesi l’auto parcheggiata nel vialetto di casa e partii verso la meta indicata. Più il tempo passava e mi avvicinavo alle coordinate indicate e più il cuore pompava a mille. Arrivai a destinazione verso le 14.45. La villa era veramente grande e comprendeva anche un boschetto di diversi ettari; per accedere alla villa si percorreva un tratto di strada sterrata di un centinaio di metri alla fine del quale c’era un grande cancello nero in ferro battuto, che al momento era aperto.
Parcheggiai la macchina in un ampio cortile di ghiaia antistante la casa dove erano già presenti una quindicina di auto, quindi andai verso la porta di ingresso, all’interno di un bellissimo portico, completamente rivestito in pietre, e suonai il campanello.
Aprirono solo alle 15.00.
Mi si presentò davanti un uomo di colore, di mezza età, alto 1.80, calvo, robusto e muscoloso; sembrava il classico maggiordomo vestito nel consueto abito elegante, in giacca e cravatta:
“Buongiorno, desidera?”
“Sono Barbara, mi manda Bruno”.
“Si, è vero… mi avevano informato del suo arrivo…dovrebbe levarsi tutti i vestiti, anelli, collane e quant’altro, l‘accesso degli ospiti alla villa è consentito solo in assenza di vestiti e ornamenti. Può depositare tutto in quella cassetta di legno, li recupererà quando andrà via.”
Iniziai a togliermi le scarpe, la gonna e la maglia mentre pensavo al tempo trascorso in mattinata per la scelta del giusto abbigliamento… nel frattempo lui stava nella soglia della porta di ingresso e osservava ogni passaggio del mio spogliarello rendendo la situazione ancora più imbarazzante: ero completamente nuda nel portico di ingresso all’esterno della villa.
“Gli orecchini, tolga anche quelli!”
Poi mi consegnò un elastico per raccogliere i capelli in una coda di cavallo:
“I capelli devono essere sempre raccolti o altrimenti tagliati cortissimi o anche a zero, sono le regole della casa!”
Feci quanto detto e finalmente entrai.
L’atrio era enorme, il pavimento era completamente fatto in marmo e due ampie scalinate in legno ai lati portavano al piano superiore della villa che aveva tre piani distinti oltre ad un piano seminterrato.
“Attenda qui!”
Rimasi in piedi, nuda come un verme in attesa che qualcuno si facesse vivo. Dopo dieci lunghi minuti arrivarono due uomini e una donna. Uno dei due si chiamava Artemio e assomigliava parecchio a Bruce Willis mentre l’altro, che si presentò come Marzio, ricordava vagamente e anche nella stazza fisica, l’attore francese Depardieu. La donna, Martina, doveva essere mia coetanea, di media altezza, longilinea e con capelli corti biondi; il suo sguardo severo mi metteva alquanto a disagio. Erano tutti vestiti in abiti sportivi. Parlò solo lei:
“Benvenuta alla Casa della Rieducazione, Barbara! Questo posto non è per tutti, ma solo per chi ha una buona dose di perversione e masochismo. Inoltre è molto costosa e proibitiva per tanti. Solitamente gli ospiti appartengono alla ricca borghesia e vengono mandati qui da consorti o amanti insoddisfatti, che pretendono punizioni e sedute di rieducazione sessuale mirate ad abbattere il muro della vergogna e a superare le paure del sesso estremo. Voglio essere molto chiara con te, affinché tu sia certa di voler rimanere e di accettare il trattamento che il tuo padrone ha richiesto per te: ogni singolo minuto che trascorrerai qui dentro sarà dedicato a pratiche di tortura, di sesso e di abusi di ogni tipo ma non avrai segni permanenti. Dovrai rispettare regole ferree e fare qualsiasi cosa ti venga richiesta da uno di noi tre o da un altro sottoposto che eventualmente autorizzeremo.”
Rimasi un po’ scioccata da quelle parole e allo stesso tempo curiosa di conoscere quello che mi sarebbe capitato, dovevo resistere due giorni e due notti. Tuttavia ero estremamente determinata a soddisfare la volontà di Bruno e renderlo fiero di me.
“Si, accetto tutte le punizioni e gli abusi a cui verrò sottoposta!”
“Allora devi firmare queste carte…!”
Misi due firme dove richiesto, quindi i tre sparirono e rimasi lì in piedi al centro dell’atrio per altri 5 minuti.
Ad un certo punto apparve il maggiordomo nero che, mettendomi un collare di cuoio al collo e un guinzaglio mi elenco le regole della casa:
“Se non ti verrà chiesto diversamente dovrai sempre camminare a quattro zampe, per andare al cesso come per mangiare. Il tuo educatore di turno deciderà se farti espletare i tuoi bisogni in un bagno oppure nella campagna all’esterno della villa. In giro per la casa avrai ciotole di acqua e pane raffermo.
Non potrai parlare se non per estrema necessità e per alzata di mano, e solo dopo che te ne avverrà accordato il permesso.
Non avrai una stanza e un letto tuoi ma alloggerai nella camera di chi ti avrà in custodia.
Non avrai diritto a dormire, sarai un oggetto nelle mani della Sig.ra Martina, del Sig. Artemio e del Sig Marzio che abuseranno di te in ogni momento del giorno e della notte; i tuoi educatori sono tre proprio per darsi il cambio e lavorarti come si deve.
Verrai lavata frequentemente con spugne abrasive che renderanno la tua pelle bianchissima.
Teniamo molto alla pulizia del corpo per cui verrai sottoposta a continui clisteri.
Forse mi sono dimenticato qualcosa ma, con le cinghiate, imparerai velocemente.”
Detto ciò sparì e arrivò Artemio, che mi prese per il guinzaglio e mi fece camminare con un calcio nel sedere:
“Cammina troia, adesso faremo un po’ di scale…”
Mi avviai a 4 zampe verso la rampa di scale posta a destra.
“Per ogni scalino che farai riceverai 10 cinghiate, vedrai che imparerai a conoscere intimamente ogni gradino di ciascuna scala a salire e a scendere!”
Si levò la cintura in pelle dai pantaloni e appena posizionai le ginocchia sul primo gradino iniziò a frustarmi il sedere. Non mi dava il tempo di riposare tra una cinghiata e l’altra e tra un gradino e quello successivo.
“Forza cagna! Secondo gradino! sali velocemente altrimenti passeremo la giornata a scendere e salire le scale!”
Mi stava letteralmente massacrando le natiche cercando di ricoprire tutta la superficie d’impatto.
Quindici gradini!!! a metà scala già non resistevo più al dolore e fu in quel momento che Artemio decise di proseguire con le mani: sosteneva che il contatto pelle contro pelle dava più soddisfazione.
Arrivata in cima alle scale il mio sedere era in fiamme mentre i miei grossi seni ballonzolavano fastidiosamente, e una lacrima di sofferenza stava già solcando la mia guancia quando ancora tutto doveva praticamente iniziare.

Continua….
(Per eventuali commenti o suggerimenti contattatemi su dukeduke1069@yahoo.com)

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