Voglio il tuo culo

Scritto da , il 2020-01-19, genere masturbazione

Il tuo culo.
Non riesco a togliermelo dalla mente.
E ora che sono sola, con tutti i pensieri che mi hai lasciato, ho solo voglia di scoparmi e spegnere questa fottuta testa che non riesco a mettere mai a tacere. Mai, cazzo! Mai.
Succede sempre così. Il tempo libero è un dono per tutti tranne che per me. Tranne per me che so spenderlo solo godendo di te.
Sensazioni contrastanti mi attanagliano l’anima. Mi sembra di aver avuto così tanto nei giorni scorsi, che quasi non ci credo. Proprio io, che da te, non ho mai niente.
Eppure guardami ora. Sto mettendo comunque in scena il medesimo copione. La stessa attrice, la stessa trama. Come se non avessi mai subito la tua assenza. Come se non fossi abituata ai tuoi silenzi. Come non sapessi che ad ogni slancio corrisponde inevitabilmente un passo indietro. Averti a tratti, averti un poco. Farmelo bastare, purché sia qualcosa. Averti ancora e non averne mai abbastanza. E dirtelo, come sto facendo ora.
Sono eccitata e mi manca il respiro.
Cerco di distogliere i pensieri ma ne sono già preda.
E mi manca tutto, ogni cosa.
Solo che adesso, fradicia e persa, un immagine chiara mi invade la mente.
Il tuo culo.
E mi sento sporca, schifosamente sporca.
Tocco la mia carne calda e penso alla tua.
Raccolgo con le dita il mio liquido piacere mentre la schiena nuda aderisce perfettamente alle mattonelle bianche del bagno.
Perché più soddisfi la mia voglia, più la alimenti. E io più la sfogo e più voglio sfogarla.
E ripenso ai giorni scorsi, poi al niente di ora. Al week end passato e che ancora mi porto addosso. Al desiderio che fa male e che mai si placa.
Mi piego leggermente sulle cosce, lentamente, tanto da sentire la fica schiudersi e poi aprirsi oscenamente.
Le tua voce calda mi rimbomba nella testa.
Quelle parole indicibili, il tono caldo. Ridimmele ancora, ora.
Sei davanti al cesso e hai il cazzo in mano. Non ti giri. E non devi farlo.
Mi avvicino piano e, sollevandomi sulle punte, struscio la fica fradicia sul tuo culo.
Mi vuoi tutta nuda, no? E senza vergogna lo sono. Te lo stringo, lo apro leggermente.
Eccolo qui, sodo e perfetto.
Mi sento squallida, squallida per tutto ciò che partorisce la mia mente malata ma sentirmi squallida, cazzo, non cancella nulla, nulla di ciò che sento marchiato sulla pelle.
Scendo giù piegandomi sulle ginocchia. Mi sento così bagnata, viva, pulsante.
Non capisco più nulla.
Nella mia visione oscena stai per pisciare. E io ti lecco il culo. Te lo mordo, gioco con la lingua. Arrivo al tuo buco stretto, ne disegno i contorni.
Ti irrigidisci perché godi. Perché ti piace, perché mi piace. E godi del mio naso che inspira il tuo afrore. Della mia bocca che ti sfiora, della mia lingua dentro e fuori.
Voglio il tuo culo, così. Mentre pisci. E puoi essere lontano, puoi essere altrove. Puoi essere distante col corpo e con la mente. Nulla cambia.
Io mi sto scopando. E questo dito imbrattato, dei miei più copiosi umori, ho una fottuta voglia di mettertelo nel culo insolente che ti ritrovi. Nel mio buco e poi nel tuo. Senza ritegno. Nel tuo buco e poi nel mio.
Non ti girare, rimani così. Mi sto leccando il dito e poi voglio strusciarmi ancora, farti sentire i capezzoli duri sulla schiena.
Spingerteli addosso e farti venire voglia di succhiarli, ma non ora.
Mi senti fremere?
Sto per venire e scendo di nuovo giù. La fica gonfia sbatte senza tregua. Ti ricordi il
massaggio? Tu a pancia sotto, nudo. E poi io, nuda come te, su di te, a fica aperta, seduta sul tuo culo? Te l’ho scopato, oh si, te l’ho scopato.
Ti ricordi quando ti ho fatto il cazzo in mano? In ginocchio, da dietro, mentre ti leccavo il culo e scendevo fino alle palle piene? Ecco, così. Lo voglio ora.
Non parlare, sto per venire. Il rumore del tuo piscio che scroscia nel cesso mi inonda la mente. Mi ficco un dito dentro, poi due. Accovacciata sul pavimento e con una mano sul bordo della vasca, passo dalla fica al culo. Mi penetro con forza, un colpo, due. Risucchio le dita e le ricaccio fuori, solo per sentirle entrare ancora. Sta arrivando. Mi sento molle, bollente, senza forza, senza pudore. Il calore dell’orgasmo mi investe. Godo. Godo e piscio a terra.

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