Facciamo un gioco - in cui non sei l'unico a partecipare

Scritto da , il 2020-01-18, genere pulp

Hai fatto la tua scelta.

A rallentatore, la mano si dirige sicura verso la luce verde: premi il tasto di apertura delle porte che, dopo un attimo d'indecisione, rispondono al tuo comando.

Fai un passo fuori, mettendo un piede sul lastrone bagnato del binario... Che numero è?
Attiva la torcia del cellulare e cerca bene la segnaletica: riesci a vederla?

No, nemmeno io: non ce n'è traccia.

"Ma dove cazzo sono finito?!"

In lontananza, dalla foschia arriva uno scalpiccio veloce, che echeggia nel vuoto: sembra che qualcuno stia per perdere il treno.

Il segnale acustico delle porte avvisa che stanno per chiudersi ed è ora di riprendere la corsa.
Un fischio.
Rientra e rimani sulla soglia: meglio scendere in una stazione più grande, al capolinea magari.
Secondo fischio.
La luce verde inizia a lampeggiare: fa' un passo indietro, lascia che le porte si chiudano.

"No, cazzo, no...!" È una voce femminile dal fiato corto a parlare, o meglio a supplicare, imprecando nella nebbia.

"Ehi tu, di questo passo perderai il treno! Sbrigati!"
Ridi delle difficoltà altrui...

Al terzo fischio le porte iniziano a chiudersi, ma tu ti metti in mezzo e le forzi a rimanere aperte: il loro meccanismo di sicurezza impedisce di far ripartire il viaggio e dal vagone di testa, molto lontano da te, puoi sentire borbottare qualcuno.
Dev'essere il capotreno, che inizia a fischiare insistentemente.
Guardi nella direzione da cui viene il fischio, diametralmente opposta al rumore dei passi.
"Ma quanto cazzo è lungo questo treno? Erano solo quattro vagoni quando sono partito..."

Il volume della corsa aumenta, come l'insistenza del capotreno con il fischietto.
"Via, via! Chiudete le porte!"

Qualcosa ti placca e ti butta a terra.
Le porte finalmente si chiudono e il fischio lascia spazio ai rumori meccanici del treno in partenza, al fiatone della donna che ti è piovuta addosso e al ronzio bianco del tuo cellulare che è appena volato a terra, giusto al di là delle porte, con la torcia ancora accesa.

"Porca troia, il telefono! Togliti! Devo riprenderlo!"
Ma non ce la fai a muoverti in tempo: stiamo già ripartendo.
La guardi incazzato: ha l'aria stravolta di chi ha davvero fatto le corse in fretta e furia.

La donna alza finalmente il viso e ti guarda per la prima volta negli occhi.
Le guance morbide, di un rosso acceso, contrastano con i capelli scuri in disordine, leggermente appiccicati alla fronte madida.
Emana odore di fumo, ma il suo alito è fresco, pulito: dal ritmo dei respiri, capisci che si sta riprendendo.

"Ehi per colpa tua ho perso il telefono!"
Lei non ti risponde, ti guarda e basta: è dispiaciuta, ma ancora proprio non ce la fa a parlare.

"Sapessi quanto ho corso per raggiungerti..."

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