Eccitata

Scritto da , il 2019-05-19, genere prime esperienze

Tutto è cominciato quel giorno in cui sono rientrata incazzata dal parrucchiere dopo aver scoperto che la ragazza che di solito mi fa i capelli non si era presentata al lavoro non ostante avessi un appuntamento dalla settimana precedente.
Avevo disdetto un appuntamento di lavoro apposta per avere lei, e quindi capirete perché avessi le palle girate. La titolare si era anche offerta di pensarci lei, ma piuttosto che farmi fare i capelli da lei preferirei andare dalle scimmie dello zoo, quindi l’ho mandata a quel paese e sono tornata subito a casa fumante di rabbia.
Faccio l’agente immobiliare, e se è vero che essere sempre presentabile è anche un requisito professionale, lo è anche che per me rinunciare a un appuntamento può costare caro, specie in questi momenti di mercato stagnante.
Era mercoledì pomeriggio, e mio marito – titolare assieme a me dell’agenzia – era ancora in ufficio a controllare dei progetti (lui è l’architetto, io la commercialista e l’addetta alle pubbliche relazioni). A casa c’era solo nostra figlia, intenta a fare i compiti assieme alla sua compagna di banco.

Quando entro in casa vorrei sbattere la porta per la rabbia, ma mi controllo e per reazione la accosto molto delicatamente.
Abbiamo il parquet in tutto l’appartamento, quindi scendo dai tacchi direttamente all’ingresso e salgo le scale a piedi nudi per andare a cambiarmi in camera e prepararmi un bagno caldo con le essenze per calmarmi i bollori. Per raggiungere la stanza da letto nella zona notte devo passare davanti alla cameretta di mia figlia; la porta è socchiusa, e per riflesso da maniaca del controllo getto un’occhiata all’interno...
E rimango di sale.
Gloria è con la sua amichetta, come previsto, ma non stanno studiando. Beh, per lo meno non stanno studiando per l’esame d’Inglese, questo è certo.
Sono entrambe sul letto, strette una accanto all’altra; e per dirla delicatamente, sono discinte.
Hanno entrambe le camicette sbottonate e le gonnelline sollevate sui fianchi, si stanno baciando in bocca. Potrebbe essere il classico caso delle adolescenti che fanno le prove per scoprire come ci si bacia, ma c’è dell’altro.
Ciascuna ha la mano infilata nelle mutandine dell’altra, e nessuna delle due la tiene ferma.
Non ci posso credere: si stanno masturbando a vicenda.
Sono senza fiato.
La porta è appena socchiusa, ma vedo molto chiaramente la scena: Gloria è la più attiva, la sua mano si muove velocemente fra le gambe della compagna, ed è lei ad aver cacciato la lingua nella bocca dell’altra.
Claudia, l’amichetta del cuore, emette sospiri e gemiti sommessi appena udibili, mentre Gloria ha solo in fiato corto mentre esplora le intimità della sua compagna di banco del liceo.
Tutto questo sarebbe già abbastanza sconvolgente, ma non mi cambierebbe esattamente la vita (chi non ha fatto qualche porcheria alla loro età?), ma c’è dell’altro.
La vista delle due ninfette in azione non mi ha affatto indignata: mi ha eccitata.

Mi accorgo di essere senza fiato, e il cuore mi batte nel petto così in fretta che temo le due ragazzine mi possano sentire.
Mi fischiano le orecchie, e mi sto mordicchiando il labbro inferiore... La camicetta mi sta improvvisamente stretta, e capisco che mi si stanno indurendo i capezzoli; ma soprattutto, avverto un calore improvviso fra le gambe come non mi capitava dall’ultima volta che ho flirtato su internet con un ventenne arrapato di Palermo con due occhi neri da sogno...
Cazzo: mi sto eccitando a guardare mia figlia che pomicia con la sua amichetta?
Non sono lesbica. Mai avuto fantasie gay, se non occasionali e come parte di una più vasta fantasia fondamentalmente etero.
Non sono affatto repressa; ho una vita sessuale moderatamente intensa e soddisfacente, un marito che copre quasi tutte le mie necessità e un fisico adeguato a supportare il mio temperamento focoso quando decido di concedermi una scappatella...
Non sono una troia: mi è capitato di tradire occasionalmente mio marito, ma non ho mai intrattenuto relazioni extraconiugali. Tutt’al più, mi è capitato di andare a letto con partner occasionali, ma non più di due o tre volte di seguito. Insomma: niente di serio, mai.
Le trasgressioni su internet sono solo virtuali; lo faccio spesso, di flirtare online, ma non sono mai andata oltre qualche battutina piccante o un paio di provocazioni sulla webcam...
Insomma: ho una sessualità abbastanza accesa, ma sostanzialmente normale.
Allora perché mi sto bagnando le mutande guardando mia figlia che si sta lesbicando l’amichetta del cuore?

Non sembrano intente a niente di pesante: un po’ di petting saffico, niente di cui dovrei preoccuparmi troppo... Però è dannatamente eccitante.
Gloria è carina, lo so bene. Mio marito è preoccupato che lo sia troppo, ma lui è meridionale e geloso per natura. Ha i capelli castani come gli occhi, un bel seno alto e sodo ma perfettamente proporzionato al suo fisico minuto come il mio: curve armoniose, pelle pulita, lineamenti delicati... Deliziosa. Ma obbiettivamente, è solo una ragazza carina.
Come la sua amica Claudia: lei è magrolina ma con le tette grosse e perfettamente sviluppate. Rispetto a Gloria è più pallida e piccolina, con i capelli più chiari e più corti, a caschetto. A parte le tette passerebbe abbastanza inosservata, una quindicenne carina come tante...
Allora perché sento il bisogno disperato di mettermi una mano dentro alle mutande anche io?
Cosa faccio: entro e le fermo, facendo una scenata? Oppure le lascio ai loro giochi da adolescenti?
Domanda stupida: non siamo più nel medioevo, e scoprire il proprio corpo non è più un crimine...
Ingoio a fatica e mi allontano a piedi nudi andando a rifugiarmi nella mia camera.
Mi spoglio di corsa mentre la vasca si riempie d’acqua calda, poi mi fiondo dentro nuda, decisa a farmi un ditalino di quelli giganti...

***

L’immagine di mia figlia intenta a fare sesso con la sua amica mi è rimasta impressa nella mente: non riesco più a liberarmene.
Non so cosa fare: parlarne con mio marito? No, sarebbe un po’ come tradire l’intimità di Gloria.
Affrontare lei di petto? Non è facile: non abbiamo un rapporto semplice. Crisi adolescenziale, rivalità madre-figlia, caratterini pepati tutte e due...
Dimenticare tutto? Impossibile: mi sto masturbando tre volte al giorno ripensando incessantemente a quel che ho visto nella sua cameretta.

Anche al lavoro sono nervosa, distratta... Non è da me.
Accompagno i clienti a visitare le locazioni, ma ho la mente altrove e non ci metto la solita passione. In ufficio riesco a concentrarmi un po’ meglio, ma è una fatica improba cercare di capire esattamente cosa vogliono le famigliole in cerca della prima casa, oppure i pensionati in cerca dello chalet dei loro sogni.
Alla fine, sono riuscita a farmi i capelli, ma mi sembra di essere sempre in disordine.
So di essere abbastanza in forma: ho trentotto anni compiuti da poco, sono alta uno e settanta, ho i capelli neri, gli occhi grigi, la pelle ambrata e sono piuttosto magra. Curve un po’ scarse, fianchi stretti, ma gambe lunghe e slanciate che mi consentono di portare gonne corte con la disinvoltura di quando avevo l’età di Gloria. Amo vestirmi bene, e spendo parecchio in abbigliamento, anche perché è importante saper piacere ai clienti: devo apparire piacente senza essere provocante, in modo da ispirare simpatia e fiducia sia agli uomini che alle donne.
Giulia mi punzecchia sempre per la cura che ho di me stessa: immagino che si senta in competizione, e io ammetto di provare una certa rivalità per lei da quando è sbocciata: vorrei tanto avere le sue curve... Per quanto acerbe, sono sempre superiori alle mie.
Ho notato che i ragazzi la guardano... Anche quelli più grandi di lei. I diciottenni la spogliano con gli occhi; è vero che i diciottenni spogliano tutte con lo sguardo, però un tempo quelli che vedevo tendevano a guardare me; ora sembra che guardino di più lei...
Insomma, sì: non è facile, fra noi due.

Non posso continuare così. Le parlerò...

***

- Vi ho viste, l’altro giorno nella tua camera: tu e la Claudia.
Gloria alza lo sguardo come se l’avesse punta un’ape.
- Di cosa stai parlando?
La guardo con calma al di sopra degli spaghetti: stiamo cenando da sole perché Mario, mio marito, sta controllando delle planimetrie in ufficio assieme al suo assistente e farà tardi.
- La prossima volta chiudete la porta. Vi ho viste che vi baciavate... E facevate qualcos’altro.
Lei diventa paonazza.
- Come hai potuto...
- Come ho detto, la prossima volta chiudete la porta. Io stavo solo andando in camera a farmi un bagno, non è colpa mia se la parrucchiera mi ha dato buca. Non vi ho disturbate, quindi non lamentarti della tua intimità violata.
Lei richiude la bocca. È furiosa, ma probabilmente più con sé stessa che non con me... Ma quando è arrabbiata con sé stessa, di solito poi se la prende con me.
Cerco di prevenire la sua esplosione: - Non ti voglio rimproverare e neanche criticare. Però adesso che lo so, non posso non dire niente: sono sempre tua madre.
- E allora? Cosa vuol dire?
- Direi che potremmo parlarne. Da donna a donna.
È sulla difensiva: - Cosa intendi?
- Non è mia intenzione giudicare o criticare. Però vorrei capire come stanno le cose... E magari potremmo scambiarci qualche idea.
- Avanti: cosa vuoi sapere?
Sospiro: è già ostile.
- Siete lesbiche? Oppure stavate solo facendo esperienza?
Forse potevo essere più delicata. Però Gloria mi rende nervosa...
Lei ridacchia: - Cos’è, ti spaventa l’idea di una figlia gay?
- No, non mi spaventa affatto – rispondo pazientemente – Mi preoccupa di più l’idea di avere una figlia omosessuale e di non saperlo.
Forse ho detto qualcosa di giusto: lei si rilassa leggermente.
- Non credo di essere lesbica – mi dice lentamente, abbassando un momento lo sguardo con un gesto che mi ricorda un gatto che rinfodera gli artigli – Almeno, so per certo che mi piacciono i ragazzi. Anche a Claudia piacciono i maschietti, ed è appunto di quello che stavamo parlando quando...
- Quando avete cominciato a... A giocare?
L’ho detto in tono leggero, e lei si rilassa un po’ di più. Sorride, perfino.
- Già. All’inizio ci chiedevamo come fosse baciare sul serio qualcuno... Con la lingua, intendo.
Sorrido: - Ancora non vi è capitato?
Lei sbuffa: - Con quei cretini che abbiamo intorno? Certo che no. Però...
- Però in giro ci sono ragazzi più interessanti dei vostri compagni di classe, giusto?
Sorriso più timido: - Già. Quindi, se capitasse...
- Insomma: vi siete baciate per vedere cosa si prova – sorrido io, con più simpatia – Non male, vero?
Un sorriso più lungo: - Beh, no. Non male davvero...
Annuisco: - Io non ho mai provato a baciare una ragazza. Quando ho voluto provare, l’ho fatto con mio cugino.
Lei spalanca gli occhi: - Chi, zio Giorgio?
Ridacchio: - Proprio lui. Beh, è carino, no? Insomma, ha due anni meno di me, e credo sia piaciuto anche a lui. Per un po’ ha creduto che ci fosse qualcosa e non riuscivo più a levarmelo di torno, poi le cose si sono sistemate quando è tornato a casa dai suoi e non ne abbiamo parlato più.
Non è andata esattamente così, ma non sono affari suoi...
Gloria scuote la testa: - No, non è ancora mai successo con un ragazzo. Però non voglio essere impreparata quando dovesse capitare.
- Capisco. Quindi vi siete baciate; e poi...
Lei è di nuovo imbarazzata, però ormai si è cominciata ad aprire: - Insomma, è stato bello. Più di quanto pensassi. Eccitante...
Hanno cominciato a sentire un formicolio fra le gambe. Si sono strofinate un po’ una contro l’altra. Si sono confessate di essere eccitate.
- Mi ha detto che si stava bagnando... Stava succedendo anche a me, e per darmi un contegno l’ho sfidata a farmi vedere. Non credevo lo facesse, ma lei dopo una breve esitazione si è alzata la gonna e mi ha fatto vedere davvero le mutandine... Erano davvero bagnate.
- E poi?
- Mi è venuto da fare lo stesso, e le ho fatto vedere le mie. Abbiamo cominciato a ridere come delle cretine... Poi non so cosa mi è preso: ho allungato una mano e ho toccato i suoi slip dov’erano bagnati.
Mi sembra di vederla, e sento un brivido che mi corre lungo la schiena.
- E Claudia?
Risatina: - Ha fatto un salto... Poi si è ripresa, e ha sorriso; mi ha detto di farlo ancora.
- L’ha fatto?
Lei abbassa lo sguardo: -A quel punto ero curiosa: non sapevo esattamente cosa avessi toccato, così ci ho provato di nuovo, e questa volta ho fatto più attenzione... E ho capito che le avevo toccato il grilletto.
- Vuoi dire il clitoride?
Lei arrossisce: - Sì, esatto. Insomma, a lei è scappato un sospiro dolcissimo... Ho capito che le piaceva, così ho continuato. Lei ha sospirato di nuovo e mi ha pregato di non smettere...
- Insomma, la stavi masturbando...
- All’inizio non me ne sono neppure resa conto. Poi ho capito che sì, la stavo sgrillettando attraverso le mutandine... E l’idea mi ha eccitata ancora di più. Così...
- Così?
- Così, mentre continuavo a toccare lei, mi sono messa l’altra mano fra le gambe e ho cominciato a giocare anche con la mia passera...
È la prima volta che nomina i suoi genitali con me. Deglutisco a vuoto.
Non avevamo mai avuto un momento così intimo fra noi.
- Lei aveva gli occhi chiusi e gemeva piano... Io toccavo le e me stessa allo stesso tempo, e mi stavo bagnando sempre di più. Poi è sfuggito un gemito anche a me, e lei si è accorta che mi stavo masturbando a mia volta. Mi ha chiesto se potesse aiutarmi...
Insomma: erano finite abbracciate a sbaciucchiarsi mentre si masturbavano a vicenda; le dita erano scivolate dentro le mutandine...
E poi ero arrivata io.
- Non ci siamo accorte di niente – fa lei, imbarazzata – Eravamo a occhi chiusi... Credo di essere venuta piuttosto in fretta, e lei subito dopo di me. Ci siamo guardate in faccia, ed eravamo tutte rosse... Poi abbiamo sentito scorrere l’acqua della vasca, e abbiamo capito che eri tornata a casa, così ci siamo rimesse velocemente in ordine e siamo tornate a studiare.
Sorrido, comprensiva: - Mi dispiace, non volevo disturbare la vostra intimità. Poi non ne avete più parlato?
Lei arrossisce di nuovo: - Ehm... No. Però lo abbiamo fatto di nuovo. Questo pomeriggio, a casa sua.
Questa non me l’aspettavo. Voglio dire, che lo ammettesse così liberamente... Insomma: poteva non dirmelo, e io non l’avrei mai saputo.
Invece Gloria ha scelto di confidarsi con me. Per la prima volta...
- Sai... Parlavamo di ragazzi, e ci è venuta voglia. Così ci siamo dette: l’altra volta è stato bello, perché non rifarlo? Insomma: è meglio che farlo da sole!
Già: immagino...
- Lo... Lo dirai a papà?
Questa mi coglie di sorpresa: non ci avevo neppure pensato.
- Cosa? No, certo che no... Queste sono cose fra donne, non credi?
Gloria s’illumina tutta: - Oddio, grazie mamma! Non ci speravo... Sarebbe così imbarazzante se lo scoprisse anche lui!
Sorrido, complice e intenerita: - Non ti preoccupare: sarà il nostro segreto!

***

Quella notte non riesco a dormire.
Mio marito russa accanto a me, e io non posso smettere di ripensare a quanto accaduto con la Gloria. Ripenso alla sua storia innocente, alle due adolescenti che si scambiano tenerezze e scoprono i loro corpi... E non riesco a tenere le mani lontane dalle mie mutandine.
Mi masturbo, freneticamente.
Mai avute fantasie lesbiche nella mia vita... Mai!
Eppure, questa volta, mentre mi tormento il clitoride non posso fare a meno di pensare a mia figlia e alla sua amichetta che si baciano e si masturbano a vicenda...
Mi sento in colpa. Provo una vergogna tremenda...
Sto vivendo una fantasia erotica lesbica. Peggio ancora, mi sto masturbando pensando a mia figlia.
No, non ho pensieri incestuosi, non davvero...
Però l’idea di svegliare mio marito e reclamare i miei diritti coniugali non mi sfiora nemmeno.
Questa notte non c’è posto per gli uomini, nelle mie fantasie...

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