La Luna di Fiele: La Perla delle Dolomiti

Scritto da , il 2019-04-13, genere incesti

Arriviamo in albergo che ormai è del tutto buio.
Parcheggio la moto e andiamo alla reception camminando a gambe larghe come sempre accade dopo una cavalcata troppo lunga, con il casco sottobraccio e il trolley al seguito come un cagnolino.
La bionda slavata dietro il bancone alza lo sguardo e sorride.
Incrocio il suo sguardo e ho un fremito.
Leggo il dubbio nei suoi occhi, e decido di toglierglielo subito: - Ciao, Greta.
Lei esita un momento: - ...Patrizia?
Avrà trentacinque-trentotto anni, e ha messo su un po’ di peso, ma è ancora una donna attraente: uno splendido viso e magnifico seno; più in basso non posso giudicare per via del bancone che nasconde il resto.
Le presento la Giulia, e le anticipo che lei è il risultato della mia movimentata luna di miele, che lei ben conosce e a cui lei ha attivamente partecipato.
Greta sorride e stinge la mano a mia figlia, poi aggiunge: - Se le cose stanno così, sarà il caso di farti conoscere il tuo quasi-gemello...
Inarco un sopracciglio: - Cosa intendi?
Lei sospira: - Storia lunga... Diciamo che non sei l’unica ad esserci rimasta, quell’estate.
Interessante.
Ma ci racconterà in seguito: sta arrivando una comitiva di giapponesi e deve tornare al lavoro.

La Giulia e io raggiungiamo la nostra camera al piano di sopra e ci chiudiamo dentro, stanche morte.
Abbassiamo entrambe le zip delle tute prima ancora di sfilarci i guanti.
Lei ammicca: - Lettone matrimoniale... Stai cercando di indurmi nuovamente all’incesto, Pat?
- Ci puoi scommettere, viperotta! – le faccio io, avvicinandomi per abbracciarla dopo aver appoggiato casco e trolley al loro posto – È tutto il giorno che mi provochi, schiacciandomi le tette sulla schiena e mettendomi le mani addosso...
- Cos’altro dovrei fare mentre guidi la moto e io ti sto attaccata dietro?
Impertinente... L’abbraccio e la stringo forte a me per sentire di nuovo il morbido calore del suo corpo. Forse sarebbe meglio spogliarci prima di andare al sodo, ma io non resisto più.
Lei non oppone nessuna resistenza: risponde all’abbraccio con passione e mi offre subito la lingua da succhiare mentre i suoi seni pieni e sodi baciano i miei facendo sprizzare scintille dal contatto fra i capezzoli già duri ed eccitati.
La desidero da impazzire: la scena all’autogrill con i camionisti, dove l’ho vista sistemare un energumeno con una disinvoltura che mi ha scaldato il cuore, mi ha anche eccitata da pazzi, esasperando la sensazione di languore indotta dal lungo viaggio in moto.
La Giulia è poco più bassa di me, altrettanto snella e molto più aggraziata. Adoro il suo corpo giovane, asciutto e longilineo, con una pelle di pesca che mi fa impazzire...
Sento le sue mani che frugano il mio corpo in cerca delle aperture della tuta, e io faccio altrettanto per abbassarle la sua. Goffamente, ci liberiamo una con l’altra finché le tute ingombranti scivolano giù lasciandoci entrambe praticamente nude, con indosso solo le mutandine. Le tute sono sotto le ginocchia, incastrate negli stivali, ma non abbiamo la pazienza di finire il lavoro: ho troppa fame di lei.
Quando si piega sul bordo del letto con l’idea di togliersi gli stivali, mi sbatte in faccia i suoi stupendi quarti posteriori, e io non capisco più niente: la spingo in ginocchio sul letto, mi riempio le mani delle sue rotondità posteriori, e affondo la faccia fra quei glutei compatti e muscolosi che sono il mio capolavoro. Spingo la lingua in avanti e centro con precisione il suo buchetto facendola squittire per il piacere e la sorpresa.
- Ooh, Pat! Cosa mi stai facendo... Oohhh!
Le succhio il culo con un gusto vorace che riservo solo alle mie partner più intime: praticamente solo lei ed Eva. Solo con loro mi viene un impulso così sudicio.
Passo la lingua nel solco sudaticcio fra le chiappe alte e sode di Giulia, poi passo a vellicarle il perineo dove incontro i primi peluzzi della sua splendida fichetta scura, e infine torno al foro anale che succhio con gusto pregustandone la prossima violazione.
- Aahhh! Pat, mi fai morire...
Le allargo le chiappe e continuo a succhiare con foga, innamorata come sono di quel buchetto peccaminoso e fonte di perdizione per entrambe... È caldo, tenero, saporito... Un gusto unico, quello della carne più proibita dell’universo.
Cos’è l’incesto? È un tabù ancestrale, dovuto a ragioni reali che però non erano di immediata comprensione per i nostri antenati a causa della loro ignoranza della medicina e della genetica. L’incesto non è solo un peccato mortale per quasi tutte le religioni: è anche un fondamentale errore biologico che può facilmente condurre a gravissime conseguenze genetiche nel caso che l’accoppiamento fra consanguinei porti ad un concepimento accidentale.
Questo, naturalmente, nel caso di un rapporto incestuoso di tipo eterosessuale.
Ma quando il rapporto è omosessuale, il rischio di un concepimento accidentale non esiste. Io sono una donna, non posso mettere incinta mia figlia... O viceversa.
Quindi, perché dovrebbe essere sbagliato che madre e figlia si donino piacere a vicenda, se entrambe apprezzano il loro stesso sesso e provano affetto ed attrazione fisica una per l’altra?
Le convenzioni sociali a cui sono assuefatta mi fanno sentire sporca per la relazione che ho con mia figlia, ma questo non basta a impedirmi di desiderare il suo corpo; anzi, la consapevolezza che il nostro rapporto sia considerato moralmente abbietto non fa che aumentare l’eccitazione. Il gusto di violare un tabù e di indulgere in un amore proibito è parte integrante del peccato, e la consapevolezza del peccato è parte del piacere...
- Basta, basta... – annaspa la Giulia con la faccia nel cuscino – Non ce la faccio più! Ficcaci dentro qualcosa, ti prego...
Le mollo un’ultima slinguata e allungo una mano al mio trolley, frugando alla cieca in cerca dello strapon. Lo trovo, lo indosso, e intanto continuo a leccare mentre Giulia smania sotto di me, intenta a masturbarsi freneticamente il clito in cerca di sollievo per le sue voglie indecenti.
- Adesso ti sfondo... – sibilo, piazzandomi con le ginocchia sul materasso dietro di lei.
È un po’ un casino, perché abbiamo ancora le tute alle caviglie e gli stivaloni addosso, ma riesco a posizionarmi puntando il dildo fra le succose chiappe di mia figlia.
Lei, grufolando come la porca che è, si caccia due dita nel buco per allargarselo il più possibile e offrirmi un ingresso più agevole al suo corpo.
Appoggio la testa dello strapon al buco spalancato e spingo al suo interno scivolando con relativa facilità nel retto della Giulia.
- Aahhh! – grida lei, contorcendosi tutta per il dolore e per il piacere – Sì, riempimi tutta... Fottimi... Sbudellami...
Sto sodomizzando mia figlia, e lei m’implora di andare più in fondo possibile. Anche se è solo l’ennesima volta che Giulia e io consumiamo l’incesto, l’accoppiamento anale fra di noi non smette mai di sconvolgermi per l’intrinseca abiezione dell’atto sessuale proibito che stiamo commettendo.
Le scovolo il retto per una decina di minuti con un ritmo folle: lei si sta masturbando già da un po’, e non ci vuole molto per trapanarla in un orgasmo squassante.
- Aahhh! Aahhh! Mi stai ammazzando... Godo! Godooo...
La Giulia si dimena come un’epilettica impazzita mentre gode con il culo pieno e il clito che deflagra rovinosamente sotto l’azione frenetica delle sue lunghe dita frementi...
Poi si affloscia, stremata.
Mi sollevo lentamente, sfilo lo strapon, gli stivali e la tuta, e poi mi dedico a confortare la mia tenera cucciolotta esausta: le tiro via gli stivali e la tuta, poi l’abbraccio e la bacio nei capelli neri. La coccolo un po’ aspettando che si riprenda, tenendola nuda e fremente stretta fra le mie braccia.

Facciamo insieme la doccia, poi ci rivestiamo con calma.
Jeans (quelli di Giulia rigorosamente strappati sulle ginocchia) e maglietta (bianca, blusante e a maniche corte la sua, canotta grigia attillata per me) e il gioco è fatto. Soffriamo tutte e due della sindrome del polpaccio grosso, quindi rimettiamo gli stivali; poi ci ravviamo i capelli e ci scambiamo un’occhiata di reciproco apprezzamento.
Siamo entrambe alte e magre (io di più) con i capelli corti: io la bionda dal ciuffo ribelle e lei la bruna alla Gianburrasca... Una coppia discreta, se si tiene presente che fra di noi ci sono venticinque anni di differenza.
Scendiamo le scale e ci presentiamo nel piccolo ristorante dell’albergo: è piuttosto tardi, e ci sono solo un paio di tavoli ancora occupati.
Troviamo un posticino ancora apparecchiato e ci mettiamo comode, sfogliando il menu.
Ho una fame che divorerei un cavallo; Giulia è peggio di me, e infanti decide subito per uno stinco, mentre io mi accontenterò di speck e canederli, naturalmente accompagnati da una bella Weiss...
Viene a prendere le ordinazioni l’unico cameriere che vedo in giro: un bel ragazzone biondo dell’età di Giulia, che dato il posto mi ricorda immediatamente Hans.
Noto che la Giulia non gli stacca gli occhi di dosso... La mia piccola si è già scordata dei suoi recenti eccessi lesbici e si è ricordata di essere un’insaziabile cacciatrice di maschi.
Non posso darle torto: si tratta davvero di un bel ragazzo...
Per essere una cougar, sono un po’ particolare: i ragazzi giovani non mi sono mai interessati molto. Io adoro la carne fresca, ma preferisco di gran lunga le ragazzine ai maschietti. Quando prendo un maschio, lo preferisco ben stagionato, sicuro di sé, e possibilmente con un conto in banca adeguato.
Questo fa di me una compagna di caccia ideale per la Giulia, che infatti mi strizza l’occhio come per dirmi, “io questo me lo faccio” ...
Buon per lei.

Weiss, speck affumicato con pane di segale e burro di montagna... E poi i canederli! Adoro la cucina tirolese.
La Giulia si spacca con il suo stinco, e non disdegna la sua birra che però è filtrata (mia figlia non capisce niente di birre), e intanto non stacca lo sguardo dal ragazzone biondo che, per parte sua, non manca di scoccare occhiate interessate verso il nostro tavolo.
Più per attirare la sua attenzione che altro, dopo aver finito lo stinco la Giulia ordina uno strudel di mele.
Stiamo spazzolando anche quello (che fortuna essere una che non ingrassa!), quando entra in sala Greta: si guarda intorno, ma ormai ci siamo solo noi.
Sorride al cameriere e viene dritta al nostro tavolo: - Ciao ragazze? Posso sedermi?
- Ma certo Greta! Vieni, mettiti accanto a me – le faccio, spostandole la sedia con una galanteria da saffica consumata.
Lei siede scoccandomi un’occhiata di fuoco.
- Com’era la cena? – ci chiede, coinvolgendo con lo sguardo anche la Giulia.
- Ottima - fa lei, distogliendo un attimo la sua attenzione dal biondone.
Greta sorride divertita: - Vedo che avete anche conosciuto Johann.
Giro velocemente lo sguardo fra la mia amica e il ragazzotto: - ...Tuo figlio?
Sorriso compiaciuto: - Già.
- Hans?
- Si vede a colpo d’occhio, vero?
Ma guarda: Greta e io ci siamo rimaste secche insieme, praticamente allo stesso momento. Quanto a Giulia e al biondone, per quel che ne so potrebbero anche essere fratelli...
Greta scruta la Giulia e azzarda: - Mentre tu, a occhio e croce, ci sei rimasta con Fulvio, vero?
- Eh... Non saprei. Sicuramente uno dei due.
- No: è una bella bruna... E somiglia moltissimo alla mia più piccola.
Questa volta sono colta davvero di sorpresa: - Cosa?
Già. Greta si fa portare una birra e ci spiega che ha tre figli: Johann, Hermann ed Giorgia. Il fatto è che li ha fatti con tre padri diversi... Il che, in Alto Adige, le ha creato qualche problema.

In breve: ha scoperto di essere incinta di Johann mentre stava con il suo fidanzato ufficiale, che ha pensato fosse suo. Sono rimasti insieme e hanno fatto Hermann. Poi lui ha scoperto che Johann era in realtà figlio di Hans e l’ha lasciata. Dopo un po’, lei è tornata a vedersi con Hans, che però non aveva intenzione di legarsi troppo con lei per via di Hermann.
A quel punto, tanto per complicarsi un po’ di più la vita, Greta ha pensato bene di farsi sbattere anche da Fulvio, che nel frattempo era tornato in Alto Adige dopo un periodo a Cortina, e ha finito con il farsi ingravidare anche da lui: ed ecco che arriva anche Giorgia.
Non posso fare a meno di osservare: - Ma un contraccettivo, no?
Lei scrolla le spalle: troppo cattolica, a quei tempi... Però alla fine ha imparato la lezione e adesso prende la pillola.
Meglio tardi che mai.
Insomma: tre figli, tre padri, nessun rapporto stabile; e naturalmente, i conti da pagare.
Fulvio si era lasciato con la sua fidanzata storica a Cortina e non ne voleva sapere di un rapporto stabile, però ci teneva sia alla bambina che a Greta. Hans voleva rilevare l’albergo, ma aveva bisogno di un socio. Insomma: alla fine i due vecchi amici si erano messi in società e avevano proposto a Greta di lavorare con loro... Ed era andata bene.
- Quindi adesso...
- Adesso siamo tutti qui: io, Hans, Fulvio e i miei ragazzi. Una specie di famiglia allargata... Il parroco ci guarda male, ma gli affari vanno bene. E per colpa tua a noi è rimasto il vizietto di farlo in tre, quindi spesso e volentieri ci vediamo tutti insieme in una delle camere libere e ci divertiamo un po’. Altrimenti, ognuno vive per conto suo nella propria stanza: a volte mi viene a trovare uno, a volte l’altro, e a volte semplicemente dormo da sola e lascio che loro vadano a divertirsi a Brunico o a Cortina.
Una soluzione moderna: mi congratulo.

- Quindi Hans e Fulvio sono qui tutti e due? – domando, un po’ impaziente di vederli di nuovo.
Greta sorride: - In questo momento Fulvio è a Cortina, ma Hans tornerà questa notte: è andato a prendere le provviste a Bressanone.
La Giulia si sporge in avanti: - Ma tu credi che mio padre sia Fulvio?
Greta si gira verso di lei e la squadra da capo a piedi: - Ragazza mia, tu sembri la proiezione di come sarà Giorgia fra qualche anno: adesso dorme, ma domani te la farò conoscere e mi dirai tu cosa ne pensi. Tua madre è bionda quanto me, e Hans lo è anche di più, mentre tu e Giorgia siete due tipiche brunette italiane... A meno che tu non ti tinga i capelli, naturalmente. Oh, dovresti anche avere le lenti a contatto colorate, perché Giorgia e Fulvio hanno i tuoi stessi occhi verdi!
Ci penso su un momento... Sì, deve essere stata quella volta con la luna piena, quando Fulvio mi ha riempita con la faccia contro l’albero. Una delle scopate migliori di tutto il viaggio di nozze. E forse della mia vita.
Guardo Giulia e la vedo che freme dal desiderio di incontrare Fulvio.
Già: per me si tratta di rivedere due spasimanti di tanti anni fa, ma per la mia cucciolotta... Per lei si tratta di riscoprire le sue origini e di conoscere il suo vero padre.
Certo che fra me e Greta è una bella gara a chi è la più zoccola.

Johann ha finito di rigovernare la sala, e Greta lo invita con un cenno a raggiungerci. Dalla sua espressione, direi che non aspettava altro... Immagino che la Giulia lo attizzi parecchio.
Il biondone si avvicina e si rivolge alla madre in tedesco, ma lei passa di nuovo all’italiano per presentare me e Giulia come una sua vecchia amica e la figlia.
Lui ci guarda un po’ dubbioso, e la Giulia se ne esce con una delle sue: - Mia madre e la tua si facevano sbattere in coppia da Fulvio e Hans, e ci sono rimaste insieme: la mia col moro e la tua col biondo.
Schietta e sboccata come una veneta purosangue, che per di più frequenta un collegio militare. Mi metto una mano sulla faccia per l’imbarazzo mentre Greta rimane a bocca aperta e Johann spalanca gli occhi.
Il primo a parlare è Johann, che rivela un italiano da Sturmtruppen: - Ach... Kvesto significa che tu sei un po’ mia sorella?
Sbuffo: - No. Significa solo che avete parecchie cose in comune.
Greta si è ripresa, e scoppia improvvisamente a ridere: - Già: per esempio che le vostre mamme sono molto brave a scegliersi gli uomini!
Questa mi è piaciuta: istintivamente batto una mano sul ginocchio di Greta, e per la prima volta mi trovo a toccare di nuovo la sua pelle nuda.
Provo come una scossa, e vedo che per lei è la stessa cosa: i nostri occhi s’incontrano, e io non posso fare a meno di mordermi un labbro mentre le accarezzo la gamba.
Imbarazzante: non dovei cercare di sedurre una donna sotto gli occhi di suo figlio... Ma poi mi accorgo che Johann ha lo sguardo polarizzato su Giulia.
Beata gioventù...
Johann ci porta i caffè mentre Greta ci spiega di come lei e i suoi uomini hanno ristrutturato il locale. Poi lui comincia a raccontare di sé come tendono a fare i maschi quando non sanno cosa dire ma devono attirare l’attenzione, e io mi accorgo con sorpresa di essere l’unica a trovarlo noioso: che Greta adori il figlio belloccio ci sta, ma che la Giulia lo trovi interessante... Beh, vabbè.
Me ne farò una ragione.

Alla fine, torniamo in camera che è quasi mezzanotte. Io sto per crollare dal sonno, ma la Giulia è eccitatissima: lei non ha portato la moto da Venezia al lago di Braies.
- Sono simpaticissimi – dice, mentre fa lo spogliarello in mezzo alla stanza – Lui è proprio carino... Cosa dici, me lo posso fare? Non è mica mio fratello, giusto...? E poi ho visto benissimo come guardi la Greta: te la vuoi scopare, vero? Magari assieme al suo Hans... Per me va bene, ma allora io mi scopo Johann. Almeno una volta. Magari due, dipende. Poi però andiamo a Cortina, perché io devo conoscere Fulvio. Perché abbiamo deciso che mio padre è lui, vero? Allora, domani mattina...
- Giulia!
- Sì?
- Sembri una mitragliatrice. Piantala, o giuro che questa è l’ultima volta che ti lascio bere una birra grande quando siamo fuori insieme...
Lei mi guarda contrita, mezza nuda in mezzo alla stanza con solo la maglietta addosso: - Dici che parlo troppo?
- Troppo, e troppo in fretta – sospiro, sfilandomi gli stivali e poi i jeans – Ma immagino che tu abbia preso qualcosa anche da me, oltre agli occhi e ai capelli di Fulvio...
Le vedo scintillare gli occhi; si lecca le labbra e poi si avvicina al letto, sussurrando: - Beh, da te ho preso lo spirito, la sicurezza in me stessa, la statura... E poi sono carina quasi quanto te...
Hmmm... Questa mi piace, lo ammetto.
Adoro essere corteggiata dalla Giulia, anche perché non capita molto spesso.
Me la ritrovo addosso sopra di me, un po’ brilla e decisamente ingrifata: si è eccitata con Johann, e adesso si vuole sfogare con me. A corrente alternata, proprio come la sua mamma...
Ci baciamo in bocca, e questa volta lei è decisamente aggressiva: mi vuole, ed è determinata.
Sono sua madre: come potrei negarle ciò che desidera?

Facciamo l’amore prima con foga, poi con passione.
Ciascuna delle due aiuta l’altra a liberarsi della maglietta, e alla fine ci strofiniamo nude una contro l’altra cercando la posizione giusta, finché i nostri clitoridi si trovano e cominciano a giocare fra loro... Poi la Giulia si rovescia di schiena e intreccia le sue gambe alle mie, per una sforbiciata da urlo. In effetti ci troviamo a gridare entrambe, e speriamo che gli altri ospiti dell’albergo non ci abbiano sentite; Greta e Johann in particolare, altrimenti chissà cosa penseranno di noi...
Ci sbrodoliamo una dentro l’altra, poi ci rivoltiamo entrambe fino a ritrovarci a sessantanove e ci scateniamo di lingua, una fra le cosce dell’altra, in una gara a chi fa godere prima l’altra.
Vinco io. L’esperienza serve ancora a qualcosa, e io con la lingua ho un’esperienza ormai trentennale... Bevo i succhi vaginali della Giulia mentre lei annaspa sopra di me, incapace di proseguire il connilinguo dopo l’orgasmo.
Penso che sia finita, ma mi sbaglio: la Giulia si è già ripresa, e sembra decisa a portare a termine il suo compito.
- Pat... Ti voglio scopare. Dov’è lo strapon?
- Eh? Sotto il letto, credo...
Lei lo trova e lo indossa rapidamente, con gesti precisi e sicuri, senza staccare gli occhi da me.
Poche ore prima io le ho fatto il culo: ora lei si prepara a possedere me. Sono eccitatissima.
Mi stendo di schiena e apro le gambe per farmi infilzare alla missionaria: la Giulia si sistema fra le mie ginocchia e mi infila lentamente lo strapon nella fica che mi fuma di voglia.
- Hmmm...
Fremo di piacere sentendomi penetrare a fondo.
- Voglio farti godere, Pat – mi sussurra la Giulia sfiorandomi le labbra con un bacio – Perché sei una madre stupenda, una grande amica, e soprattutto una fantastica compagna di letto!
Una delle cose più belle che mi siano mai state dette.
Il robusto dildo esterno mi scava nella fica con movimenti sicuri e profondi; nessun cazzo di carne mi ha avuta così tante volte quanto questo arnese di gomma: sarà anche inanimato, ma ormai mi conosce alla perfezione.
I seni pieni e sodi di Giulia premono sulle mie tettine da adolescente e i nostri capezzoli si sfregano come pietre focaie accendendo la nostra lussuria proibita. Stringo le cosce intorno ai fianchi stretti e flessuosi di mia figlia lasciando che lei mi scopi con il mio stesso strapon, e intanto le nostre lingue si avvincono fra loro in un bacio lascivo e peccaminoso che ci fa sballare quasi quanto il nostro accoppiamento proibito.
- Oh cazzo, Giulia – annaspo, stravolta dal piacere – Ci sono: vengo... Sì, godo... Godo... Oohhh!
Esplodo sotto i colpi di mia figlia, e finalmente mi abbandono all’estasi di un orgasmo atteso da tutto il giorno.
Mi abbatto esausta e soddisfatta, incapace anche solo di spegnere la luce.
Ci pensa la Giulia, che mi rabbocca anche le coperte e s’infila dentro il letto dopo essersi sfilata lo strapon.
Mi sento abbracciare teneramente, e assaporo il contatto del suo corpo nudo contro il mio...
Ci addormentiamo così: strette una all’altra come due amanti.

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