Erotici Racconti

To sink. Affondare... terza parte. (di Flamerebel e Tibet )

Scritto da , il 2018-09-18, genere pulp

Poco dopo siamo nuovamente in macchina. Dei raggi di sole riflettono nello specchio facendomi stringere gli occhi. Guardo il sole morire dietro l'orizzonte. Siamo silenziosi, entrambi chiusi in pensieri che non vogliamo esternare.
La casa della veggente si trova nella periferia est, una zona desolata, marcia e squallida. La casa veramente è una vecchia mobile degradata. Batto forte alla porta e la sua voce gracidante ci invita ad entrare. C’è un odore strano all'interno, non definibile ma da il volta stomaco. La donna siede su un divano rattoppato, basso. Ha un gatto nero con se, seduto sul grembo e gli dona carezze sul capo. Le sue mani sono piccole e tozze, grassocce con unghie lunghissime. Sulla cinquantina ma dimostra qualche anno in più. È grassa, molto grassa, vestita di nero, si notano i rotoli in rilievo da sotto il tessuto. È bassa, un faccione cupo con capelli corti e ricci, sguardo sottile. È ambigua nei modi e nel porsi. I suoi occhi studiano lascivamente Lev. Ha una propensione per gli uomini muscolosi e i cazzi grossi, quello del mio amico lo è.
-Salve Delia- mi annuncio
-Raissa, quale piacere…-
-Come te la passi, Delia?-
-Niente male, cara, vuoi farti leggere la mano?-
-Non io Delia, ma il mio amico...-
Alla grassona si accende lo sguardo con una luce lasciva nel guardare l'uomo.
-Mi devi ancora soldi Raissa-
-Lo so, ma al momento siamo al verde…-
-Allora dovrai venire una prossima volta-
Non posso lasciarla sfuggire.
-Senti Delia, il mio amico qui ha problemi seri… e io gli ho spiegato quanto tu fossi capace e buona. Sei la migliore sul campo. –
La donna annuisce.
-In più devo sapere dove si trova Marc, abbiamo litigato e…- scuoto il capo recitando la parte della vittima.
Ho fatto centro.
-Bambina cara lo sai che lui non fa per te…-
- Lo so Delia, ma devo sapere, è venuto da te?- gli chiedo speranzosa.
Lei annuisce. Sospiro.
Lev è muto, non partecipa.
Siamo seduti su due poltrone piene di polvere. Difronte alla grassona che lancia occhiate ammiccanti al bruto.
-Ti ha detto dove si trova ora?-
Delia tentenna. Vuole soldi o altro in cambio. Lo vuole prima di parlare, sa il fatto suo la cicciona.
-Al mio amico piacciono le donne in carne, vero Lev?- lo guardo incitandolo.
-Potrai averlo. È tuo. In cambio gli leggerai la mano e ci dirai dov’è Marc. Ultimatum, prendere o lasciare.-
La donna abbocca, eccome se abbocca.
-Io vado fuori- dico alla fine ma Delia ha occhi e bocca solo per il bestione.
Mi chiudo la porta alle spalle e mi dirigo sul retro. Lesta. Dietro un cespuglio trovo ciò che cerco: la valigetta nera. La apro. Rovisto tra le carte e afferro il foglio. I codici sono lì. Rimetto tutto apposto, tranne il foglio che contiene I codici, quello lo infilo nelle mutandine.
Torno davanti alla porta.
Aspetto... ascolto.

Ma che partita stiamo giocando?
Raissa neanche sa  dove sta Sopron e la cosa della madre morta uccisa è una gran balla. Conosce Budapest quanto e forse meglio di me, che bugiarda puttana!
Non è quella che dice, è cinica e determinata.
Rivedo Goran morto... infarto? Perché non ci credo? Quel suo cazzo assurdamente ancora duro, il viso con gli occhi sbarrati, mi sa più una morte improvvisa cagionata da... veleno? Istantaneo? Letale? Chi può avere a disposizione tale tipo di sostanza? Non certo una persona normale.
Ma perché? Vuole condurmi dove e perché?
Troppe domande senza risposta.
Poi... l'attimo nella quale diventa una bambina bisognosa di attenzioni e mi chiede sesso in doccia. La sua bocca che diventa tenera e morbida e poi avida, io che ho il suo seno contro il petto e la sostengo contro la parete con le mani strizzandole le natiche e il suo ansimare, il suo gemito che accompagna il lungo orgasmo... quello non era finzione, quello era vero. Il godimento di entrambi forte e genuino.
Che gioco sta facendo? Ora questa maga... e lei fa e lei dispone? Io la scopo in cambio di informazioni? Decide lei? Perché siamo venuti qui?
Non è così che lavoro io, vero che sono un venduto e sono una puttana anch'io, che ho scopato per soldi donne e uomini, ma ora sono cresciuto...
...e sono diventato cattivo.
-Spogliati... -
Dico alla donna, spera davvero che le dia il cazzo?
Uhm... alla fine ho sempre con me il mio aiuto chimico, il cazzo me lo posso far diventare duro in un attimo e durare abbastanza da soddisfarla per grassa e anziana che sia, ma non mi va di scoparla...
Levo dalla tasca lo schiaccianoci, il coltello... e il martello rompighiaccio... li metto in mostra sul tavolinetto davanti a lei.
-Puoi dirmi le cose volontariamente oppure costretta... io ci godo a romperti le dita e le ossa... scegli tu... -
Donna intelligente...
-Cosa vuoi sapere...-
-Chi è Raissa? Mentre me lo dici... urla dai, come se fossi sotto orgasmo... gemi... ulula... guaisci... su falle credere che sto facendoti godere...-
Lo fa... simula bene. Urla davvero mentre fra un urlo e un gemito mi dice che non sa esattamente chi e cosa sia Raissa, ma ha potere... conoscenze e... aveva soldi.
-Servizi di sicurezza...?-
-Può essere... l'addestramento sembra averlo, ma non ungheresi, li ho sentiti una volta parlare fra loro, un linguaggio che non ho saputo riconoscere, forse azeri? Uzbeki? Stanno cercando qualcosa di grande valore, soldi o materiale. Forse Marc li ha trovati prima di lei. Davvero non so altro... -
-E Marc...?-
-Stesso ambiente... altrettanto ambiguo e pericoloso, ora fa lo sfruttatore ma è una copertura, anche lui sta cercando qualcosa e cerca anche Raissa, ma cosa cerca non lo so-
-Viene con regolarità? Da te?-
-Ogni tanto... ambedue hanno sta fissa della lettura della mano, di farsi predire il futuro e a volte mi usavano come recapito, tipo... casella postale, capisci? Lasciano o meglio lasciavano qualcosa per l'altro, ma ora è impossibile prevedere quando verrà... non lo so...-
-Frequenta un locale? Un ristorante? Come posso trovarlo?-
-Gli piace la cucina tradizionale... Arany Kaviàr Restaurant...-
-Su urla un po' più forte, facciamole credere che ti sto rompendo in due... urla...!-
Lo fa...
Brava! Inserisce parole sconnesse, tipo... “Mi stai facendo morire!”... “Dio... come mi riempi! Che gran cazzo hai”, “Mi stai demolendo... bestia... porco!”
Le sussurro...
-Se esco con profitto da 'sta storia... ti porto delle camelie bianche, ti vesto da regina e ti porto in un locale di lusso...-
-E mi scoperai?-
-Ti scoperò...
-Prometti...-
-Promesso...-
-Come ti chiami?
-Lev...-
-Dammi la mano, Lev.-
-No. Non mi interessa il futuro, faccio fatica a vivere il presente...-
-Allora ti dico che devi stare attento... Lev... molto attento... sono pericolosi... -
Tiro fuori il cazzo e le dico di prenderlo in bocca come se dovesse pulirmelo con la lingua... è nuda, aperta, scosciata... le grosse tette che appoggiano molli sullo stomaco.
-Lev? Lui va a giocare tutti i martedì sera nel retro del bar Mazel Tov, in Acafka Street, è un fanatico del domino d'azzardo, veniva ogni martedì mattina a farsi predire il futuro per sapere se gli sarebbe andata bene...-
-Grazie Delia... scegli dove ti porterò... succhiami ora... -
Chiamo forte...
-Raissa?-
Lei entra... mi vede con il cazzo inserito nella sua bocca...
-Ne vuoi anche tu... ? Raissa?-
-Non fare il coglione Lev, andiamo e dimmi cosa ti ha detto...-
-In macchina... te lo dico in macchina...-
Saliamo.
-Allora? Da come urlava sembra che ti abbia letto bene la mano...-
-Si... lo ha fatto e scopa bene. E ho goduto più che con te...-
-Bastardo! Fottiti...-
-Andiamo a casa... riprendiamo domani mattina la ricerca, tu e io dobbiamo chiarirci...-

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