Al matrimonio di tua cugina

Scritto da , il 2018-02-16, genere etero

Odio i matrimoni, anzi odio i pranzi di matrimonio, avete presente quelli lunghissimi che tra una portata e l’altra ti dimentichi cosa hai mangiato prima? Quelli che ti siedi alle 13 e ti alzi alle 19 e dopo non sai se andare a letto o a mangiare una pizza.
Intendiamoci a me piace mangiare e bere, ma alle 17 non mi va proprio la tagliata con le patate al forno.
Ma poi i matrimoni dei parenti?! Quelli che la metà delle persone non le conosci e dell’altra metà o non te ne frega nulla o non ricordi più il nome. Non ci si potrebbe risparmiare questo frullamento di maroni?!
NO bisogna esserci!
"lo so quanto ti costa, ma è mia cugina non possiamo non andare!"

Siamo rimasti da soli al tavolo, non mi ricordo se abbiamo mangiato il secondo o il terzo primo, mentre mi lamento con te per l’ennesima volta, tu non mi rispondi neppure, stai scrutando la sala.
Ti guardo, sei bellissima, perfetta, niente di appariscente, trucco leggero, pettinatura sobria, anche il vestito è elegante ma non troppo, non riuscirò mai a capire come fai, ma il tuo essere “non troppo elegante” ti fa risultare la più elegante di tutte. Forse è il sorriso, la scelta del vestito, il portamento… boh... sono un uomo,per me è magia.
Non lo ammetterai mai, ma ti stai divertendo, ti piace guardare come sono vestite le altre donne, prendi appunti mentalmente per le cose che ti piacciono, mentre critichi con me i vestiti o le acconciature esagerate, che non ti piacciono.
“basta non ne posso più! Andiamo a fare una passeggiata di fuori!”
“d’accordo, allora andiamo a fare una passeggiata verso la macchina, queste scarpe mi stanno stritolndo i piedi!”
“perché? hai le scarpe di ricambio in macchina!?”
“certo! Lo faccio sempre quando esco con delle scarpe nuove, soprattutto quando hanno i tacchi alti!”
“l’ho sempre detto che siete una spanna avanti a noi! Allora andiamo, anzi parti, io ti seguo, mi fa impazzire come muovi il culo quando cammini con queste scarpe, mi piace trare una spanna dietro di te!”
“scemo!”
Ti seguo nello slalom tra i tavoli, saluti qualcuno ad ogni tavolo, sorridente ed allegra, mentre io ti seguo grugnendo, ho finito da tempo la mia dose di sorrisi di oggi.
Finalmente fuori!
Finalmente aria!
Finalmente soli!
Mi prendi la mano e ci incamminiamo lungo il vialetto che porta al parcheggio, verso la macchina.
Non c’è nessuno in giro, l’unico rumore che si sente è quello della ghiaia sotto i nostri piedi.
S’è il sole, si sta proprio bene.
Mi fermo di scatto.
“che c’è?”
Ti tiro a me e ti bacio.
Ti stringo forte, una mano dietro la nuca, l’altra sulle tue chiappe, tu fai lo stesso.
Quando ti lascio mi guardi con dolcezza
“questo perché?”
“perché mi andava!”
“anche a me”
Arriviamo fino alla macchina camminando abbracciati, ti siedi al posto del passeggero.
Ti togli le scarpe con soddisfazione e ti massaggi i piedi, ma ti fermo subito, quello è il mio lavoro.
Sono in piedi fori dallo sportello, ti prendo un piede ed inizio a massaggiartelo, tu hai la gamba in alto e la gonna del vestito ti è scivolata lungo le tue gambe abbronzate.
Mi guardi con un sorrisino di soddisfazione, ti piace sempre quando mi prendo cura di te.
Fatto un piede gli do un bacio sul dorso e passo all’altro.
Non fai nulla per coprirti, sei praticamente a gambe larghe con la gonna tutta su, io mi sto godendo la vista delle tue gambe e delle tue mutandine di tulle, praticamente trasparenti.
Come prima, finito i massaggio do un bacio sul dorso del piede, ma questa volta non mi fermo lì e risalgo lungo la caviglia, il polpaccio, la coscia, avanzo baciando ogni centimetro della mia strada, una strada che punta diritto alla meta.
Quando arrivo alle tue mutande sospiri forte ed infili le dita tra i miei capelli.
Mi piace leccarti da sopra le mutande, sentire che si bagnano della mia saliva e dei tuoi umori.
Ma a te non basta infatti mi tiri i capelli e mi fai allontanare , sollevi le chiappe e ti sfili le mutande, io resto qualche secondo a guardarti poi riparto all’attacco.
Rincomincio a leccarti con passione, mi metti le gambe sulle spalle, sei un lago, il primo dito ti entra dentro che neppure te ne accorgi, quando faccio entrare il secondo inizi a sospirare forte, ma quando ti infilo lentamente un dito nel culo vieni con un grido.
Mi stritoli la testa tra le gambe e mi tiri i capelli con forza, poi piano piano ti rilassi ed io finalmente libero, mi posso rialzare. Non mi ero accorto di essere così scomodo, ho le gambe rigide e mi scrocchiano tutte e due le ginocchia quando mi rialzo.
Mi appoggio con i gomiti al tetto della macchina e guardo in giro, mentre tu ti riprendi, nel parcheggio non c’è anima viva, per fortuna.
Poi sento le tue mani su di me e la cerniera dei calzoni che scende.
“che fai?”
“nulla, tu guarda il panorama”
Infili una mano nella patta e mi tasti da sopra le mutande, ne segui i contorni con le dita, poi togli di scatto la mano e ti metti ad armeggiare con la cinta.
Mi apri i calzoni e abbassi le mutande, il mio uccello rimane all’aria pochi istanti prima di venire rinchiuso tra le tue labbra.
Ti stai impegnando per farmi venire, quando scorgo qualcuno che si avvicina.
“sta arrivando qualcuno”
“mmm…mmm”
“credo sia tua zia Laura”
Non smetti anzi acceleri e cerchi di prenderne il più possibile.
“che macchina ha!?”
“una vecchia punto azzurra”
“ne esistono ancora? Ok…è abbastanza lontana da qua!”
Da lontano la zia mi vede e mi saluta con la mano.
Io ricambio il saluto mentre vengo copiosamente nella gola della sua nipotina.
Mi ripulisci tutto con amore, poi mi risistemi le mutande, mi allacci i calzoni sistemandomi per bene la camicia e mi stringi la cinta.
“ora sei a posto!”
Mi allontano un attimo dalla macchina per guardarti
“sei incredibile”
“veramente hai iniziato tu!”
Ti vedo prendere da una borsa le scarpe di ricambio.
“ma hai anche le mutande di ricambio?”
“no perché?!”
“perché sono cadute nella ghiaia…”
“ma no!”
“dai, che sarà mai? starai senza!”
“per forza! Tu però buono con le mani!”
“scherzi vero?!”
Infatti quando ci avviamo per tornare alla festa io ho già una mano sul suo culo ed un sorriso ebete stampato in faccia.

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