Erotici Racconti

Orrore

Scritto da , il 2016-09-27, genere pulp

ATTENZIONE. QUESTO EPISODIO CONTIENE SCENE, DESCRIZIONI E RIFERIMENTI VIOLENTI. GLI EVENTI RAPPRESENTATI SONO RIGOROSAMENTE DI FANTASIA E NON RIFERITI AD EPISODI REALMENTE ACCADUTI: QUALUNQUE SOMIGLIANZA A PERSONE O FATTI VERIFICATISI NELLA REALTA’ E’ PURAMENTE CASUALE. CHI SCRIVE NON INTENDE TURBARE NESSUNO E PERTANTO INVITA CHIUNQUE POSSA ESSERE IMPRESSIONABILE O SIA CONTRARIO ALLA VIOLENZA A NON PROSEGUIRE NELLA LETTURA. IL RACCONTO E’ COLLOCATO NELLA CATEGORIA “PULP” IN MANCANZA DI UNA PIU’ IDONEA A RAPPRESENTARNE IL CONTENUTO. IL SADISMO ESPRESSO DA TALUNI PERSONAGGI DELLA STORIA NON E’ CONDONATO DA CHI SCRIVE E NON CORRISPONDE AI SUOI GUSTI O ALLE SUE TENDENZE.

Non riesco a dormire a lungo.
Tonfi sordi. Grida strozzate. Scalpitìo di passi di corsa sui ponti della nave.
Spari.
Urla, porte sbattute con forza… Raffiche di mitragliatore.
Apro gli occhi.
Dal lucore intuisco che deppa essere l’alba.
Mi fa male tutto: le braccia, le spalle, la pancia… Lo sfintere mi brucia da pazzi. La pancia me la sento come se avessi partorito un gorilla dal culo.
Mi sollevo sul gomito e mi guardo atorno, cercando di ignorare il dolore.
L’orologio da polso è l’unica cosa che indosso… Strano che non ci hanno derubate.
Le cinque del mattino.
Che cazzo sta succedendo ancora?
Ho Eva accanto a me, che scuote la testa. Ha un labbro spaccato e gli occhi gonfi.
Bastardi…
La porta si spalanca di colpo, e due uomini completamente vestiti di nero balzano dentro con i fucili spianati. Hanno la faccia coperta da passamontagna neri, e non hanno l’aria dei poliziotti…
Il sollievo dura un attimo: i due si dispongono ai lati della porta e ci spianano contro le armi. Un terzo tizio in nero entra dentro armato solo di pistola e ci guarda uno alla volta senza dire niente.
Si ferma davanti a Boris.
Il vecchiaccio fa per sollevarsi in pedi, ma il tipo gli molla uno spintone rimandandolo con il culo per terra.
Poi l’uomo nero raggiunge Irina.
Si china su di lei, la aiuta a sollevarsi e la accompagna premurosamente alla porta.
I due tizi armati di fucile ci gettano un’occhiata truce attraverso i balaklava, poi escono sbattendo la porta, che viene subito richiusa a doppia mandata.
- Ma che cazzo..?
Perché portano via Irina con tutta la delicatezza del mondo e lasciano noi mella merda?

Passano due o tre ore prima che possiamo ricevere una risposta.
Ci aiutiamo a vicenda a ripulirci un po’ e a riprenderci dalle violenze della notte. Eva se l’è vista brutta, ma almeno i due che se la sono fatta erano giovani e non troppo dotati: se non l’avessero presa a schiaffi non sarebbe stato troppo terribile… La aiuto a pulirsi la faccia e la accarezzo con tutto l’affetto che ho.
Naty e messa come lei poverina, solo che è molto meno forte.
Io faccio schifo, ma sono una vecchia baldracca in confronto a loro, e si nota di meno.
La disgraziata ammazzata durante la notte è ancora lì, poveretta. Faccia a terra, nuda dalla vita in giù, la testa piegata in una posizione innaturale e con gli occhi ancora sbarrati che nessuno ha avuto il coraggio di chiuderle. Una pozza di sangue intorno alla faccia, e una larga chiazza nerastra sulla parete dove quell’energumeno che l’ha stuprata le ha spaccato la testa.
Con uno sforzo mi sollevo e vado a chiuderle gli occhi.
Povera ragazza: aveva al massimo venticinque anni…
La porta si spalanca di nuovo, e i tipi in nero armati di fucile ci spingono fuori sul ponte.
Il sole splende già alto nel cielo e la luce quasi ci accieca.
Veniamo spinti in semicerchio più o meno come il giorno prima, solo che questa volta seduta al centro fra le sue guardie del corpo c’è Irina.
Davanti a lei, in ginocchio, c’è Ivan. Nudo e chiaramente malconcio, ma ancora vivo.
I pirati sono allineati lungo la balaustra della nave. Sono completamente nudi anche loro, a parte per un cappio al collo con un ancorotto ciascuno già agganciato mediante una breve corda che serve anche a legare loro le mani dietro alla schiena.
Sono terrorizzati, e si vede.
Irina sorride: si è ripulita a dovere e indossa una camicetta bianca scollata che esalta il suo seno prorompente e siliconato, con una gonnellina bianca tipo tennis e scarpe da vela. I lunghi capelli biondi sono pettinati con cura maniacale, e mi chiedo se la tipa abbia trascorso le ultime ore solo a pettinarseli.
Comincia a parlare in russo, e Naty accanto a me traduce meccanicamente.
Ci porge le sue scuse per l’accaduto, ma neppure lei credeva di avere un marito tanto scemo.
Assoldare una banda di sfigati cocainomani nel primo paesino della costa a sud di Cattaro era perfettamente nel suo stile, ma perdere tutto quel tempo per sfogare le sue pulsioni sadiche è stata la perfetta misura del suo quoziente di intelligenza.
Di fatto, lui ha avuto la sua stessa idea, solo che come al solito non è stato capace di gestirla… Lei sarà molto più efficiente.
Poi si rivolge al suocero, e Boris la fissa con cipiglio. Lui, naturalmente, morirà; però sarà l’ultimo a tirare le cuoia e potrà assistere alla fine non solo del suo figlio degenerato, ma anche di tutte le sue adorate zoccolette.
La voce di Naty si spezza nel rendersi conto di essere lei stessa una delle future vittime… Ma immagino che fra le “zoccolette” ci siamo anche Eva e io.
Prima però è opprtuno regolare un altro conto: quello con i pirati che l’hanno stuprata in quello stesso posto il giorno prima…
Irina ha fantasia: alla fine i disgraziati moriranno esattamente come i poveracci dell’equipaggio che hanno assassinato, ma prima la russa si deve togliere la soddisfazione di umiliarli esattamente nello stesso ordine in cui loro hanno umiliato lei.
Ci sono sette pirati ancora vivi, allineati nudi per l’esecuzione; ciascuna di noi ragazze è stata violentata durante la notte da uno o più di loro, e anche noi avremo l’opportunità di vendicarci.
- Natasha, tu sei stata stuprata da quello più alto, me lo ricordo bene… Vai a fagli un pompino!
Naty sgrana gli occhi e non si muove, raggelata.
- Non farmelo ripetere. Potresti ritrovarti un’ancorotto al collo anche tu…
Naty si muove: raggiunge il suo stupratore e si inginocchia nuda davanti a lui, con il naso sul suo pene flaccido.
Una alla volta tocca a tutte.
A sorpresa, ci ha raggiunti anche Angela; evidentemente la coppietta innamorata ha perso il suo sponsor principale. Mi chiedo che fine abbia fatto Hamid…
Irina passa all’inglese: - Eva, tesoro… So che tu ne hai avuti due questa notte: la solita ninfomane! Però adesso posso offrirti solo uno dei due. Però all’altro può provvedere quella lesbicaccia legnosa della tua amica, va bene?
La “lesbicaccia legnosa” sono io. Intuisco di non essere in cima alla lista delle simpatie di Irina, ma apparentemente non sono neanche quella che odia di più.
Infatti aggiunge: - Io dispiace, Pat… So che tu vuole cazzone nero che aperto tuo culo in due stanotte, ma noi serve Hamid per governare barche. Sai, miei uomini ottimi soldati, pessimi marinai…
Finisco in ginocchio davanti a Kosta, il ragazzino più giovane: quello che si è inculato Irina per ultimo, e anche uno di quelli che mi hanno tenuta ferma per farmi stuprare in culo da Hamid… Oltre che uno dei carnefici di Eva. Brutto stronzo…
- Ora succhiategli il cazzo fino a farglielo tirare per bene – ci istruisce Irina – Se vi va, potete anche morderli, oppure farli godere: non mi importa… Basta che alla fine siano belli duri, altrimente prenderete il loro posto.
Più chiara di così…
Prendo in bocca il cazzo moscio del ragazzino e comincio a succhiare.
Mi fa un po’ schifo: non si è lavato da un po’, e forse sento anche il saore della fica di Eva sotto il glande. Trattengo un conato di vomito e sgolino per bene.
Lo sento tremare come una foglia: sa che sta per morire.
Il maschio fa avanti e indietro con i fianchi, cerca di scoparmi in gola. Vorrebbe godere per l’ultima volta, ma non gli darò questa soddisfazione.
Quando è bello duro, anche se non troppo lungo, mi stacco e annuncio: - Questo è in tiro!
Irina si alza e si avvicina con un sorriso perfido.
Ho un tuffo al cuore quando vedo che impugna un coltello da sub, e mi rendo conto di cosa ha intenzione di fare.
- Brava Pat… - mi dice la pazza con un sorriso folle – E’ bello duro e non l’hai fatto venire… Si vede che sei una puttana esperta; non male davvero, per una lesbica degenerata!
Faccio un salto di lato appena in tempo per evitare di sarmi sprizzare tutta di sangue: Irina impugna il giovane pene duro con la sinistra, sorride al suo stupratore del giorno prima, e con un gesto secco gli recide la virilità con il coltellaccio che impugna con la destra.
Il povero ragazzo urla come un pazzo dimenandosi selvaggiamente e spruzzando sangue da tutte le parti; due uomini in nero lo afferrano dai lati per evitare di sporcarsi e lo gettano in mare mentre sta ancora urlando.
Un tonfo, e l’ancorotto lo trascina a fondo in pochi secondi, soffocando le sue grida disperate.
Mi sporgo, e vedo solo una chiazza di sangue sull’acqua: tutto quel che resta del giovane pirata Kosta.
Accanto a me, anche Eva è pronta.
Come me, pure lei salta di lato appena in tempo per evitare di restare coinvolta nella bestiale mutilazione del suo stupratore, che finisce a sua volta in acqua.
Alija, Kamil, Ferenc, Shefqet e Ilir finiscono in fondo all’Adriatico uno dopo l’altro e in rapida sequenza, un po’ come si erano succeduti nel culo di Irina il giorno prima.
Non mi dispiace certo per loro, però ho la nausea.
Irina gronda di sangue, ma non sembra esserne troppo turbata.
Si rassetta alla buona e torna a sedersi davanti al marito, che resta incaprettato nudo davanti a lei.
Irina ricomincia a parlare in russo. Naty traduce, ma si tratta solo di una serie di contumelie ai danni di suo marito, di cui espone un po’ tutte le manchevolezze evidenti che già conoscevamo, e anche diverse che invece non avevamo avuto modo di osservare… In sostanza è evidente di come il matrimonio di Irina non fosse dei più felici, e che il figlio di Boris non fosse dei più maschi. Insomma, la pazza conclude dichiarandosi abbastanza soddisfatta di aver avuto suo suocero per amante negli ultimi anni, così almeno ha potuto sfogare almeno in parte le sue necessità.
D’altra parte, neppure il suocero le resta molto simpatico, e sarà un piacere per lei toglierlo di mezzo ed ereditare il suo impero finanziario…
Non fa una grinza. Niente male, per una pazza.
Esaurita la sua concione, Irina si alza, si china sul marito, e lo bacia in bocca.
Poi, con un altro gesto netto (ma si è allenata?), gli taglia l’uccello e lo getta in mare.
Ivan urla come un pazzo, contorcendosi sul ponte scalciando disperatamente e buttando sangue come un porco sgozzato, ma Irina lo ignora completamente.
Si rivolge al suocero: - Lui no lusso morire in fretta come suoi pirati del cazzo… Lui dissangua lentamente davanti a noi, sì? Così magari intanto che tuo figlio muore, tu lecca mia fica come altre volte, buona idea?
Boris brontola un’oscenità in russo e Irina sorride di nuovo.
- Naturalmente tu può scegliere finire come lui qui e adesso, sì?
Il vecchiaccio emette un ringhio, poi si dà una mossa.
Raggiunge il seggio della pazza, si inginocchia, infila la testa fra le cosce della nuora e comincia a leccarle la fica come ordinato.
Irina se la spassa per un bel po’, con il marito che agonizza davanti a lei dissanguandosi rapidamente, e il suocero che le pratica un connilinguo evidentemente piacevolissimo a giudicare dai suoi gemiti di piacere…
Mentre la pazza se la gode, Angi viene presa dagli uomini in nero e rispedita sulla Serenissima. Da quel che ha detto Irina, ne deduco che Hamid deve badare alla St.Cyril e la sua bella dovrà curare la nostra barca.
Irina gode in faccia a suo suocero… O almeno grida come se godesse. Ho il sospetto che sia completamente frigida.
Infatti, lungi dall’essere grata al maschio che l’ha leccata per oltre mezz’ora, gli rifila un calcione in faccia e lo fa riportare in linea fra gli altri.
La pazza si stiracchia e si alza in piedi per passarci in rassegna.
Rabbrividisco; non è solo coperta di sangue: ha anche il coltellaccio ancora in mano…
Ci passa davanti, e ha una parolina dolce per cuascuno di noi: con i non russi si sforza anche con il suo pessimo inglese.
Con Eva: - Puttana olandese, venduta a uomo più vecchio di suo padre, e amante degenerata di lesbicaccia legnosa…
Con me: - Lesbicaccia legnosa che piace ragazzine ma anche vende suo corpo a uomini vecchi…
Con Fabio: - Tu maschio gentile. Tu unica persona che io piace qui, peccato tu muore… Però prima vede tue donne morte, sì?
Poi prosegue con la ragazza del bar, che è pallida come uno straccio. Le sorride e le dice qualcosa in russo che non capisco, e che Naty che è troppo lontana non sente.Le prende un seno nudo in mano, lo stringe un po’ forse per rammentarsi di quale sia la consistenza di una mammella non siliconata… Poi le infila il coltello nell stomaco.
La ragazza emette un suono strozzato e vomita una boccata di sangue prima di stramazzare a terra contorcendosi e scalciando mentre il sangue e la vita le schizzano dal ventre squarciato.
La pazza distoglie con noncuranza lo sguardo dalla moribonda e mi fa un sorriso crudele: - Qui nessuno importa di lei, quindi inutile lei vive più a lungo, no?
Mi guarda negli occhi e non posso trattenermi: - Tu sei una pazza omicida!
Avrei fatto meglio a starmene zitta: l’ho fatta arrabbiare.
- Pazza? Io pazza? Dopo quello che Boris e Ivan fatto me, io è quella pazza? Dopo quello che tu fatto me in Cortina, io è pazza?
Mi afferra un capezzolo e lo tira con forza, torcendolo con cattiveria.
- Ahiaaa! – strillo, acciecata dal dolore.
Il coltello è pericolosamente vicino alle mie punte cui sono così affezionata… Mi sto quasi pisciando addosso dalla paura e dal dolore, quando Eva e Naty accanto a me intervengono coraggiosamente: - Lasciala, stronza!
Naty dice qualcos’altro in russo che attira maggiormente l’attenzione della pazza rispetto all’insulto banale della mia compagna, che ha parlato in inglese.
La povera Naty si rende un manrovescio in piena faccia che la rovescia a terra con le labbra spaccate.
Irina sputa sulla brunetta che giace a terra singhiozzante, poi si volta verso di me: - Bene… Io credeva Lesbicaccia legnosa prima a morire, ma visto che puttanella russa tu piace, forse giusto lei muore davanti a te, così tu guarda e pensa che forse è colpa tua, sì?
Sono senza fiato davanti a tanta malvagità.
Irina abbaia un ordine che non capisco.
Due uomini in nero tirano via un telo e scoprono uno strano catafalco. Una serie di pali e di cavi sono stati collegati lateralmente alla scaletta che porta al ponte superiore, creando una strana struttura che sembra partorita da una mente folle… E se l’ha pensata Irina è sicuramente così.
C’è una carrucola con una fune appesa, un’asse appoggiata a due sedie, e un palo di legno alto quasi un metro infilato in una base d’ombrellone: l’estremità del palo però invece di essere perfettamente arrotondata, è stata sagomata più a punta.
Naty viene trascinata sotto il catafalco, le mani le vengono legate e poi viene appesa al cavo della carrucola con cui viene sollevata fino a restare appesa a circa un metro da terra.
La povera Naty scalca un po’, finché non riesce ad appoggiare i piedi sull’asse instabile fra le sedie, e così riesce a stabilizzarsi un attimo.
Irina si avvicina sogghignando e le punta il pugnale all’ombelico.
Probabilmente le sibila di non muoversi, perché la ragazza s’immobilizza, gli occhi fissi sulla povera cameriera agonizzante, che ormai non si muove quasi più.
Poi la pazza prende il palo appuntito, e lo infila con cura nella fica implume della ragazza.
Naty sgrana gli occhi, ma non succede nulla: il palo la penetra per non più di qualche centimetro, finché le labbra della fica non si richiudono attorno al legno come fosse un pene.
La ragazza è terrorizzata, il suo esile corpo nudo fradicio di sudore. Le ginocchia cominciano a tremare pericolosamente, facendo oscillare l’asse su cui poggia i piedi.
Ho un nodo allo stomaco: se l’asse cade, Naty s’impalerà su quel coso orrendo, e la punta le uscirà dalla bocca…
Un ordine di Irina, e la fune della carrucola viene tirata quanto basta da far sollevare le braccia di Naty, che ora è appesa come un salame.
Poi la fune viene allentata un po’. Naty torna a reggersi solo sulle sue gambe, e il palo le penetra maggiormente nella vagina, strappandole un grido.
La corda si tende di nuovo, il corpo della ragazza si solleva, e il palo fuoriesce… Poi la fune si allenta, il corpo cala e il palo penetra più a fondo. E ancora, e ancora…
Naty grida, strepita, piange disperatamente e urla sempre più forte di spavento e di dolore.
Sveti vomita sul ponte, praticamente addosso alla ragazza agonizzante, che ormai non si muove più.
Eva nasconde la faccia nella mia spalla.
Io mi sto sentendo male.
Le gambe di Naty tremano sempre più violentemente. E’ questione di minuti, forse di secondi…
Su, giù… Su, giù…
Un grido strozzato. Un rumore di legno che scricchiola, l’asse cade a terra, e Naty cade di colpo restando appesa alla fune.
Un urlo lacerante.
La ragazza è rimasta impalata sul legno che ha piantato fra le gambe.
Distolgo lo sguardo, poi mmi rendo conto che Naty continua a urlare, e devo guardare di nuovo.
La fune è tesa, e la sostiene ancora: il palo le si è conficcato in corpo per non più di trenta-quaranta centimetri, senza ucciderla.
Il sangue cola a fiotti fra le sue gambe, e lei urla a squarciagola, piangendo straziata, ma è ancora viva.
Purtroppo.
Irina si volge verso di noi: - Voi piace mia piccola idea? Divertente, sì?
La fune cede lentamente, un po’ per volta. E la povera Naty s’impala ogni istante più a fondo.
La pazza la sta uccidendo più lentamente che può.
La cameriera è morta.
Ivan rantola ancora, ma ne ha per poco…
Irina sembra divertirsi un mondo, come se scommettesse su chi morirà per ultimo.
Poi la fune le sfugge di mano, la carrucola cigola, e Naty cade di colpo.
Un grido strozzato ed è tutto finito.
Natasha è morta. Le sue ginocchia toccano il ponte, e il palo è quasi completamente dentro di lei.
Gli occhi sono sbarrati; un filo di sangue le cola dalla bocca, mentre una pozza si sta rapidamente allargando fra le sue gambe aperte.
La punta del palo deve averle sfondato prima lo stomaco e poi il cuore, e deve aver raggiunto almeno la gola.
Irina non è soddisfatta: il gioco è finito troppo presto, e Ivan non ha ancora tirato le cuoia.
La pazza sferra un calcio al marito morente, che smette di rantolare; poi si rivolta verso di noi.
- Per adesso basta così!
Osserva con disgusto il corpo straziato di Naty e scrolla le spalle: - Ora noi fa pulizia. Poi deve mangiare e fare rotta nord… Domani mattina noi ricomincia gioco, sì?

Patrizia V. © Copyright All Rights Reserved - L’utilizzazione, totale o parziale, di questa storia e delle precedenti e correlate caricate nel presente portale, incluse la riscrittura, la memorizzazione, riproduzione, rielaborazione, diffusione o distribuzione dei contenuti attraverso qualunque supporto o rete telematica, senza previa autorizzazione dell'autore, sono vietati in quanto protetti dalla normativa sul diritto d'Autore. E’ consentito lo scaricamento della storia unicamente ad uso personale. Sono escluse dal divieto di cui sopra eventuali raccolte digitali promosse dal sito ospitante "Erotici Racconti". Ogni violazione verrá segnalata e perseguita a norma di Legge.

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