I segreti di Carlotta - seconda parte -
scritto il 2026-10-20 tempo di lettura 10 min
di
fatecomesenoncifossi
genere
esibizionismo
cura
A
Ma loro chi, e fermo cosa, senti Carlotta, a me scappa da pisciare e quindi ora scendo e non mi rompere le palle, e cazzo, glielo dissi proprio di cuore, Carlotta comprese dal tono che era meglio se se ne stava zitta, scesi dall’auto e feci pochi passi prima di tirare giù la zip dei pantaloni e liberare la vescica che quasi mi esplode.
Sgrullato il cazzo per bene e girato notai che le auto parcheggiate erano più di quelle che avevo notato poco prima.
Anche il grande spiazzo in erba ora mi sembrava molto più grande, e subito dopo notai anche delle flebili luci, e dei bisbigli provenire da più direzioni, ma dove cazzo siamo finiti, chiesi tra me e me mentre risalivo nell’auto tirando giù i blocchi e guardandomi attorno con aria spaesata, ok la curiosità ma ora non mi sentivo più a mio agio, o forse a non farmi sentire a mio agio era questo non sapere.
Non sapevo dove eravamo, non sapevo chi fosse quel tipo di prima, non sapevo un cazzo di niente, Carlotta certamente aveva tutte le risposte alle mie perplessità.
“Mi vuoi dire cosa ci facciamo qua, dove siamo, e chi sono tutte queste persone?
Mentre le vomitavo addosso tutte queste domande continuavo a guardare attraverso il buio e che ora era poco di meno, almeno nello spiazzo arrivava un po’ di luce dalle stelle e dallo spicchio di luna alta sopra di noi.
“Ooo quante domande, vuoi tutte le risposte subito o prima te lo prendo in bocca, e magari apro la portiera dell’auto’”
“Stai tranquillo, è tutto ok, vedrai che poi ti piacerà, ti conosco”
Il tempo che ero uscito per andare a pisciare Carlotta si era cambiata, erano spariti i jeans e il maglioncino, ora indossava una gonna striminzita, così corta che da seduta potevo vederle le mutandine bianche che indossava, sopra era rimasta solo con un reggiseno di pizzo, sempre bianco, non feci in tempo a dire nulla che mi accorsi che vicino all’auto c'erano delle ombre più ombre del buio, e poi dei passi, lo scricchiolio di qualche fuscello secco.
Il bisbiglio si stava facendo più intenso, era diventato un vociare allegro, come se noi due fossimo una novità che aspettavano con trepidazione, ero bloccato, immobile, non sapevo cosa dire, Carlotta invece sapeva esattamente cosa voleva fare, accese il quadro dell’auto e i fanali illuminarono quelle ombre, alcuni avevano delle maschere nel viso, altri senza, ci saranno state almeno dieci uomini, forse anche una donna tra di loro, quasi tutti col cazzo fuori, chi si toccava solo e chi si segava, come se menarselo glielo facesse restare duro, riconobbi il tipo che ci era venuto a prendere, aveva un cazzo notevole.
Carlotta tirò giù i finestrini dell’auto e poi girò la chiave, tornò buio e le ombre tornarono ad essere solo ombre.
Volevo chiedere, dire qualcosa, avere delle risposte ma a cosa poi, la situazione era chiara, non lasciava adito a nessuna interpretazione se non a quello che era, quel posto, quel grande spiazzo era un luogo per guardoni e troie e chi come me era capitato là per curiosità, mi potevo aspettare di tutto dalla mia amica Carlotta, questo forse no, ma quando sentii ho sentito le sue labbra umide e calde entrare in contatto con la pelle del mio cazzo che era ancora barzotto, qualcosa mutò, tutte quelle domande alla fine non contavano più niente, ero eccitato, dalla bocca di lei, dalle ombre che guardavano nel buio di quella notte, e poi prima una mano e poi due e tre iniziarono a sfiorare e palpare Carlotta.
Questo la eccitò molto, gemeva e ansimava, e più la palpavano e più me lo succhiava con foga, ero quasi al limite, sarei potuto esplodere in bocca, si fermò, non voleva che finisse ora, scese dall’auto, guardò le ombre che si erano fatte poco più distanti, in cerchio, intanto quella che credevo fosse l’unica donna si fece avanti verso di me, indossava una maschera, aprì lo sportello dell’auto, non disse niente, mi infilò la lingua in bocca, le afferrai una tetta con una mano, ma volevo vedere Carlotta che nel frattempo aveva scelto uno, forse sulla cinquantina, tarchiato e con un collo taurino, non molto alto e uno di quelli col cazzo in mostra.
Si inginocchiò e glielo prese, la donna mi bisbigliò all’orecchio di guardare quella troietta, carne fresca, aggiunse, mentre Carlotta succhiava il cazzo di quell’ombra sconosciuta e teneva in mano il grosso cazzo del tipo che c’era venuto a prendere prima.
Poi iniziò a segare uno e succhiare l’altro, concedendo le sue abili doti da pompinara, i due apprezzavano e intanto almeno altri quattro uomini si stavano segando attorno a loro, Carlotta tra una succhiata e l’altra li esortava a godere, vi voglio addosso tutti, disse con tono famelico.
Ero estasiato da quello che stavo guardando, e anche molto eccitato, un impulso feroce di segarmi prese possesso delle mie facoltà, ma ero combattuto se farlo o meno, non volevo godere, volevo continuare questa piacevole sofferenza, in quel momento poi avrei voluto guardare la faccia di Carlotta, vedere il trucco colare nel suo volto bagnato di saliva e umori di questi sconosciuti, intanto già un paio di ombre si erano sfogate sborrando sulla mia amica, ogni schizzo era un gemito più forte del precedente, era eccitata come una cagna, era usata e stava usando questi corpi, dava e riceveva piacere in egual misura, penso che non avrei più guardato con gli stessi occhi Carlotta dopo questa sera.
La donna mi tirò per un braccio fuori dall’auto, mi teneva per mano mentre ci allontanavamo, mi portò vicino a un’altra auto, dentro c’era un uomo, poteva avere più di sessant’anni, forse era suo marito, poco importava, era un’altra ombra in quel circo, come lo ero diventato io.
“Dai mettimelo nel culo” mi ringhiò contro
“E tu cornuto, guarda” disse subito dopo all’uomo che si sfilò i pantaloni e abbasso le mutande, aveva un cazzo piccolo piccolo, si segava provando a farselo venire duro ma non ci riusciva, intanto la donna mascherata si piegò a pecora sul cofano dell’auto, si tirò su la gonna fino ai fianchi, passò due dita sulle labbra e poi in bocca e se le infilò nell’ano.
Nel buio non riuscivo a vedere la rosa del suo sfintere, lei si abbassò ancora un po’ allargandosi con le mani le chiappe generose, puntato il cazzo contro al suo buco ancora chiuso lo spinsi dentro.
Il buco era stretto ma non troppo, il cazzo scivolò dentro aiutato anche dalla saliva, sentivo le pareti del suo retto allargarsi, il suo respiro diventare profondo fino ad ansimare, pompavo e cresceva il piacere e la voglia di scoparle il culo, quasi a volerle fare male, ma dubito che ci sarei riuscito, la donna era certamente avvezza a questa pratica e sicuramente avrà conosciuto calibri ben più generosi del mio cazzo.
Intanto attorno a noi si erano fatte altre ombre, tre o quattro, tutti che guardavano in silenzio, si potevano udire solo i loro respiri profondi e li strofinare delle mani sui loro cazzi, andai avanti alcuni minuti a sbattere quella maiala che sembrava almeno apprezzare il mio impegno, forse qualcosa le diceva che ero nuovo per quel mondo, intanto che le scopavo il culo lei con le dita si masturbava, quando venne le sue gambe iniziarono a tremare, si sostenne puntando le braccia al cofano dell’auto, poi esplose nel suo piacere e dove io credo di non aver contribuito poi tanto, avevo voglia di sborrare ma avevo deciso che l’avrei fatto nel corpo di Carlotta.
Tornai dove avevamo parcheggiato l’auto, il tizio se la stava scopando in auto, era montata su di lui e allo stesso tempo stava facendo un pompino a un altro che era in piedi fuori dall’auto, altre ombre intorno all’auto guardavano segandosi, la mia amica stava godendo con quel gran cazzo dentro la sua fica, penso che gliela stesse allargando per bene, questo pensiero mi stava eccitando, mi avvicinai fino a montare dentro l'auto, nel posto del guidatore, ma non la potevo vedere, solo sentire, i suoi gemiti, a tratti erano dei docili lamenti di piacere, Carlotta aveva scelto la sua ombra quella sera, in bocca, in culo, in fica, era sempre quel tizio stempiato il protagonista, d’altronde aveva un cazzo notevole e una grande resistenza, credo che non era la prima volta che i due scopavano, e forse è stato proprio lui a far conoscere questo mondo alla mia amica.
Scesi dall’auto, volevo vedere, non mi bastava solo sentirla, volevo guardare il suo volto, le sue espressioni, si anche la sua sofferenza mentre scopava con quel tizio, e volevo anche che lei guardasse me mentre ammiravo quanto troia era la mia cara amica, e poi volevo anche sborrare nel suo corpo, magari con lei che me lo asciugava una volta venuto, si volevo tutte queste cose, erano dei pensieri che si erano impossessati di me, se non la vedevo era come se mi fosse mancato qualcosa, e così feci, scesi dall’auto e mi feci largo tra quelle ombre, e cazzo, vedere il suo volto ridotto a una maschera era impagabile, un fremito mi pervase nel cervello, nelle gambe, nel basso ventre, era piacere e sofferenza, trucco mescolato a sudore e sborra, i suoi occhi, volevo i suoi occhi sui miei, e capitò poco dopo.
Il tipo la stava martellando, quel suo bastone dentro di lei, pompava e lei lanciava grida di doloroso piacere, quel cazzo non era nella sua fica ma nel suo culo, ero eccitato oltre ogni immaginazione, Carlotta aveva mollato la presa sull’altra ombra che così se ne andò altrove in cerca di piacere, e allora mi misi io al suo posto, la sentivo urlare, imprecare, e allo stesso tempo supplicare di farle male, di spaccarle il culo, mi guardò abbozzando un sorriso, quel martello non le dava tregua, ma trovò la forza di prendere in bocca anche il mio cazzo, i testicoli gonfi e pieni, ero eccitato come mai nella mia vita, avevo bisogno, si bisogno di esplodere e dopo alcune succhiate inondai il suo viso, il collo, i capelli e anche il volto del tizio che sembrò apprezzare mentre continuava, poco dopo Carlotta si lasciò andare a un urlo feroce, vengo, gridò col poco fiato che aveva ancora in corpo, vengo e si accasciò sul petto di quel tizio che solo a quel punto smise di martellarla.
Nell’auto c’era un pregnante odore di sborra, sudore, saliva, Carlotta se ne stava rannicchiata dietro, si teneva le gambe, ogni tanto si lasciava andare a dei lamenti, io la guardavo dallo specchietto retrovisore, il suo viso era sfatto, quasi irriconoscibile, aveva preso una grande dose di cazzo, ovunque, e per quanto questo fosse stato doloroso, nei suoi occhi c’era gioia e felicità, ci guardavamo attraverso lo specchietto, in silenzio, poi mi disse,
“Ora conosci un mio segreto, e hai visto che ti sei divertito anche tu amico mio, ora portami a casa che sono sfinita, contenta ma sfinita”
Sgrullato il cazzo per bene e girato notai che le auto parcheggiate erano più di quelle che avevo notato poco prima.
Anche il grande spiazzo in erba ora mi sembrava molto più grande, e subito dopo notai anche delle flebili luci, e dei bisbigli provenire da più direzioni, ma dove cazzo siamo finiti, chiesi tra me e me mentre risalivo nell’auto tirando giù i blocchi e guardandomi attorno con aria spaesata, ok la curiosità ma ora non mi sentivo più a mio agio, o forse a non farmi sentire a mio agio era questo non sapere.
Non sapevo dove eravamo, non sapevo chi fosse quel tipo di prima, non sapevo un cazzo di niente, Carlotta certamente aveva tutte le risposte alle mie perplessità.
“Mi vuoi dire cosa ci facciamo qua, dove siamo, e chi sono tutte queste persone?
Mentre le vomitavo addosso tutte queste domande continuavo a guardare attraverso il buio e che ora era poco di meno, almeno nello spiazzo arrivava un po’ di luce dalle stelle e dallo spicchio di luna alta sopra di noi.
“Ooo quante domande, vuoi tutte le risposte subito o prima te lo prendo in bocca, e magari apro la portiera dell’auto’”
“Stai tranquillo, è tutto ok, vedrai che poi ti piacerà, ti conosco”
Il tempo che ero uscito per andare a pisciare Carlotta si era cambiata, erano spariti i jeans e il maglioncino, ora indossava una gonna striminzita, così corta che da seduta potevo vederle le mutandine bianche che indossava, sopra era rimasta solo con un reggiseno di pizzo, sempre bianco, non feci in tempo a dire nulla che mi accorsi che vicino all’auto c'erano delle ombre più ombre del buio, e poi dei passi, lo scricchiolio di qualche fuscello secco.
Il bisbiglio si stava facendo più intenso, era diventato un vociare allegro, come se noi due fossimo una novità che aspettavano con trepidazione, ero bloccato, immobile, non sapevo cosa dire, Carlotta invece sapeva esattamente cosa voleva fare, accese il quadro dell’auto e i fanali illuminarono quelle ombre, alcuni avevano delle maschere nel viso, altri senza, ci saranno state almeno dieci uomini, forse anche una donna tra di loro, quasi tutti col cazzo fuori, chi si toccava solo e chi si segava, come se menarselo glielo facesse restare duro, riconobbi il tipo che ci era venuto a prendere, aveva un cazzo notevole.
Carlotta tirò giù i finestrini dell’auto e poi girò la chiave, tornò buio e le ombre tornarono ad essere solo ombre.
Volevo chiedere, dire qualcosa, avere delle risposte ma a cosa poi, la situazione era chiara, non lasciava adito a nessuna interpretazione se non a quello che era, quel posto, quel grande spiazzo era un luogo per guardoni e troie e chi come me era capitato là per curiosità, mi potevo aspettare di tutto dalla mia amica Carlotta, questo forse no, ma quando sentii ho sentito le sue labbra umide e calde entrare in contatto con la pelle del mio cazzo che era ancora barzotto, qualcosa mutò, tutte quelle domande alla fine non contavano più niente, ero eccitato, dalla bocca di lei, dalle ombre che guardavano nel buio di quella notte, e poi prima una mano e poi due e tre iniziarono a sfiorare e palpare Carlotta.
Questo la eccitò molto, gemeva e ansimava, e più la palpavano e più me lo succhiava con foga, ero quasi al limite, sarei potuto esplodere in bocca, si fermò, non voleva che finisse ora, scese dall’auto, guardò le ombre che si erano fatte poco più distanti, in cerchio, intanto quella che credevo fosse l’unica donna si fece avanti verso di me, indossava una maschera, aprì lo sportello dell’auto, non disse niente, mi infilò la lingua in bocca, le afferrai una tetta con una mano, ma volevo vedere Carlotta che nel frattempo aveva scelto uno, forse sulla cinquantina, tarchiato e con un collo taurino, non molto alto e uno di quelli col cazzo in mostra.
Si inginocchiò e glielo prese, la donna mi bisbigliò all’orecchio di guardare quella troietta, carne fresca, aggiunse, mentre Carlotta succhiava il cazzo di quell’ombra sconosciuta e teneva in mano il grosso cazzo del tipo che c’era venuto a prendere prima.
Poi iniziò a segare uno e succhiare l’altro, concedendo le sue abili doti da pompinara, i due apprezzavano e intanto almeno altri quattro uomini si stavano segando attorno a loro, Carlotta tra una succhiata e l’altra li esortava a godere, vi voglio addosso tutti, disse con tono famelico.
Ero estasiato da quello che stavo guardando, e anche molto eccitato, un impulso feroce di segarmi prese possesso delle mie facoltà, ma ero combattuto se farlo o meno, non volevo godere, volevo continuare questa piacevole sofferenza, in quel momento poi avrei voluto guardare la faccia di Carlotta, vedere il trucco colare nel suo volto bagnato di saliva e umori di questi sconosciuti, intanto già un paio di ombre si erano sfogate sborrando sulla mia amica, ogni schizzo era un gemito più forte del precedente, era eccitata come una cagna, era usata e stava usando questi corpi, dava e riceveva piacere in egual misura, penso che non avrei più guardato con gli stessi occhi Carlotta dopo questa sera.
La donna mi tirò per un braccio fuori dall’auto, mi teneva per mano mentre ci allontanavamo, mi portò vicino a un’altra auto, dentro c’era un uomo, poteva avere più di sessant’anni, forse era suo marito, poco importava, era un’altra ombra in quel circo, come lo ero diventato io.
“Dai mettimelo nel culo” mi ringhiò contro
“E tu cornuto, guarda” disse subito dopo all’uomo che si sfilò i pantaloni e abbasso le mutande, aveva un cazzo piccolo piccolo, si segava provando a farselo venire duro ma non ci riusciva, intanto la donna mascherata si piegò a pecora sul cofano dell’auto, si tirò su la gonna fino ai fianchi, passò due dita sulle labbra e poi in bocca e se le infilò nell’ano.
Nel buio non riuscivo a vedere la rosa del suo sfintere, lei si abbassò ancora un po’ allargandosi con le mani le chiappe generose, puntato il cazzo contro al suo buco ancora chiuso lo spinsi dentro.
Il buco era stretto ma non troppo, il cazzo scivolò dentro aiutato anche dalla saliva, sentivo le pareti del suo retto allargarsi, il suo respiro diventare profondo fino ad ansimare, pompavo e cresceva il piacere e la voglia di scoparle il culo, quasi a volerle fare male, ma dubito che ci sarei riuscito, la donna era certamente avvezza a questa pratica e sicuramente avrà conosciuto calibri ben più generosi del mio cazzo.
Intanto attorno a noi si erano fatte altre ombre, tre o quattro, tutti che guardavano in silenzio, si potevano udire solo i loro respiri profondi e li strofinare delle mani sui loro cazzi, andai avanti alcuni minuti a sbattere quella maiala che sembrava almeno apprezzare il mio impegno, forse qualcosa le diceva che ero nuovo per quel mondo, intanto che le scopavo il culo lei con le dita si masturbava, quando venne le sue gambe iniziarono a tremare, si sostenne puntando le braccia al cofano dell’auto, poi esplose nel suo piacere e dove io credo di non aver contribuito poi tanto, avevo voglia di sborrare ma avevo deciso che l’avrei fatto nel corpo di Carlotta.
Tornai dove avevamo parcheggiato l’auto, il tizio se la stava scopando in auto, era montata su di lui e allo stesso tempo stava facendo un pompino a un altro che era in piedi fuori dall’auto, altre ombre intorno all’auto guardavano segandosi, la mia amica stava godendo con quel gran cazzo dentro la sua fica, penso che gliela stesse allargando per bene, questo pensiero mi stava eccitando, mi avvicinai fino a montare dentro l'auto, nel posto del guidatore, ma non la potevo vedere, solo sentire, i suoi gemiti, a tratti erano dei docili lamenti di piacere, Carlotta aveva scelto la sua ombra quella sera, in bocca, in culo, in fica, era sempre quel tizio stempiato il protagonista, d’altronde aveva un cazzo notevole e una grande resistenza, credo che non era la prima volta che i due scopavano, e forse è stato proprio lui a far conoscere questo mondo alla mia amica.
Scesi dall’auto, volevo vedere, non mi bastava solo sentirla, volevo guardare il suo volto, le sue espressioni, si anche la sua sofferenza mentre scopava con quel tizio, e volevo anche che lei guardasse me mentre ammiravo quanto troia era la mia cara amica, e poi volevo anche sborrare nel suo corpo, magari con lei che me lo asciugava una volta venuto, si volevo tutte queste cose, erano dei pensieri che si erano impossessati di me, se non la vedevo era come se mi fosse mancato qualcosa, e così feci, scesi dall’auto e mi feci largo tra quelle ombre, e cazzo, vedere il suo volto ridotto a una maschera era impagabile, un fremito mi pervase nel cervello, nelle gambe, nel basso ventre, era piacere e sofferenza, trucco mescolato a sudore e sborra, i suoi occhi, volevo i suoi occhi sui miei, e capitò poco dopo.
Il tipo la stava martellando, quel suo bastone dentro di lei, pompava e lei lanciava grida di doloroso piacere, quel cazzo non era nella sua fica ma nel suo culo, ero eccitato oltre ogni immaginazione, Carlotta aveva mollato la presa sull’altra ombra che così se ne andò altrove in cerca di piacere, e allora mi misi io al suo posto, la sentivo urlare, imprecare, e allo stesso tempo supplicare di farle male, di spaccarle il culo, mi guardò abbozzando un sorriso, quel martello non le dava tregua, ma trovò la forza di prendere in bocca anche il mio cazzo, i testicoli gonfi e pieni, ero eccitato come mai nella mia vita, avevo bisogno, si bisogno di esplodere e dopo alcune succhiate inondai il suo viso, il collo, i capelli e anche il volto del tizio che sembrò apprezzare mentre continuava, poco dopo Carlotta si lasciò andare a un urlo feroce, vengo, gridò col poco fiato che aveva ancora in corpo, vengo e si accasciò sul petto di quel tizio che solo a quel punto smise di martellarla.
Nell’auto c’era un pregnante odore di sborra, sudore, saliva, Carlotta se ne stava rannicchiata dietro, si teneva le gambe, ogni tanto si lasciava andare a dei lamenti, io la guardavo dallo specchietto retrovisore, il suo viso era sfatto, quasi irriconoscibile, aveva preso una grande dose di cazzo, ovunque, e per quanto questo fosse stato doloroso, nei suoi occhi c’era gioia e felicità, ci guardavamo attraverso lo specchietto, in silenzio, poi mi disse,
“Ora conosci un mio segreto, e hai visto che ti sei divertito anche tu amico mio, ora portami a casa che sono sfinita, contenta ma sfinita”
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