Mia cugina Sabri

scritto il 2026-10-31 tempo di lettura 10 min

di
genere
Incesti
cura
A

Sono stato attratto da mia cugina Sabrina fin da bambino quando giocavamo insieme a casa sua, speravo sempre che la domenica i miei mi portassero dagli zii, ricordi i musi lunghi che mettevo quando finivamo a casa di altri parenti o amici dei miei.
Poi i bambini crescevano e sono diventati ragazzini e anche i giochi iniziavano ad essere diversi, più da grandi ecco, o così volevano essere.
Sabri aveva due anni più di me, cazzo com’era bella, dalla carnagione olivastra, ale labbra carnose, un viso che ogni volta che lo guardavo mi incantava, sarei potuto rimanere ore a guardarla, tante volte lo facevo quasi di nascosto e poi il suo corpo che vedevo crescere, diventare più adulto, quei due anni di differenza iniziavano a farsi sentire e vedere, almeno in lei, io invece mi vedevo sempre uguale, o almeno mi sembrava.

Intanto i ragazzini erano diventati ragazzi, lei ormai maggiorenne, a me mancava ancora tanto, troppo, com’è strana la vita, da ragazzi si vorrebbe essere già grandi, magari bruciando i tempi, da grandi si vorrebbe ritornare ragazzi maledicendo il tempo.
Le visite dagli zii stavano continuando anche se con cadenze diverse, dilatate nel tempo, a volte quando andavamo a trovarli capitava che Sabri non era a casa, aveva altro da fare, e quando mio zio Sandro mi disse che ora aveva un fidanzato, confesso che quella notizia è stata come un pugno nello stomaco, per un po’ rifiutai di andare a trovarli e ai miei trovavo sempre delle scuse, a volte anche poco credibili.

Con quel ragazzo terminò dopo poche settimane e dopo di lui un altro, un altro ancora, insomma la cuginetta sembrava darsi parecchio da fare, mentre io ero fermo al palo, e alla soglia della maggiore età a parte un paio di pompini non avevo ancora fatto centro.
Non perché non mancassero le occasioni, quelle arrivavano eccome, il punto dove mi perdevo e mi inchiodavo era sempre lo stesso, volevo trovare una che assomigliasse a Sabrina, e anche quando mi sembrava di averla trovata, trovavo sempre qualcosa, anche un particolare sciocco o insignificante, e lasciavo perdere.
Intanto lei era già al secondo anno all’università, io invece avevo perso già due anni, matematica e Inglese erano le mie bestie nere, non c’era verso e se non trovavo la quadra, le possibilità che mi silurassero anche il terzo anno era più che concreta, i miei ovviamente erano incazzati forte, un giorno mia madre tornato da scuola mi prende in disparte, ho trovato la soluzione alle tue carenze scolastiche, c’è una persona che certamente ti spronerà e ti aiuterà sia con matematica che con l’Inglese, tua cugina Sabrina.

A posto sono, davanti a me vedevo la terza bocciatura, non prenderò mai questa cazzo di maturità e per quanto l’idea di avere mia cugina come maestra ovviamente non mi dispiaceva, sapevo che sarebbe stata la persona meno indicata per spronarmi, almeno nello studio, sul resto invece parliamone, ovviamente questi pensieri mi guardai dal dirlo a mia madre, feci una bella espressione di gioia falsa come una moneta da tre euro, e poi inevitabilmente iniziai a fantasticare su Sabri maestrina zozza, e via con altre seghe, come se in quegli anni me ne stavo facendo poche.

Inutile dire che quelle due volte alla settimana che ci vedevamo per un paio di ore, la mia testa era altrove e questo lei lo sapeva molto bene, ma non contenta ci metteva anche del suo, ‘sta stronza, le settimane passavano e ormai era primavera, faceva già caldo quella primavera, molto caldo e Sabri ogni volta arrivava o con una gonna succinta e una delle sue camicette da urlo, o con dei vestitini da paura, sta di fatto che le erezioni si sprecavano, come le sue frecciatine e le frasi piene di doppi sensi, iniziavo ad odiarla, comunque fortunatamente o le sue lezioni effettivamente mi aiutarono o più probabilmente gli esaminatori ebbero finalmente pietà di me, sta di fatto che a vent’anni riuscii a passare sta cazzo di maturità.

Dopo quell’estate Sabri non la vidi per quasi due anni, aveva deciso di terminare l’università all’estero e questa cosa mi era molto dispiaciuta, con lei era come se ci fosse qualcosa in sospeso, lei sapeva molto bene che mi piaceva ed ero attratto fin da bambino, quando mi salutò pochi giorni prima di partire lo fece dandomi un bacio di quelli che ti restano appiccicati dentro, le sue labbra si posarono sulla mia guancia, ma vicine, troppo vicine, pericolosamente vicine alle mie labbra, e restò ferma alcuni secondi come se aspettasse qualcosa, qualcosa che non arrivò, ero come paralizzato, avrei così tanto desiderato spostare la testa di quei fottuti centimetri per baciarla, ma non feci niente.
Ricordo ancora il suo sguardo, era di una persona sconsolata, scosse la testa a destra e sinistra alcune volte, poi se ne andò senza dire una parola, ci sentimmo per telefono dopo molti mesi, fui felice di sentirla.

Non ci sentimmo molte altre volte in quel periodo che era all’estero, l'ultima volta mi anticipò che si era laureata e che a breve sarebbe tornata in Italia perché le avevano offerto un buon lavoro, anche se avrebbe dovuto trasferirsi in un’altra città, non molto distante dal paese.
Ero felice e non glielo nascosi, poi poco prima di salutarci mi disse se avevo trovato il coraggio.
Lì per lì quella frase non mi diceva niente, pensai molto a cosa voleva dire, ci arrivai qualche giorno dopo e questo mi fece sorridere, se lo ricordava ancora di quel bacio mancato o sospeso, io però nel frattempo mi ero messo insieme a una mia coetanea e collega di lavoro.
No no, non assomigliava a Sabri, o meglio, alcune cose in comune le avevano, ma solo alcune e comunque avevo rinunciato a cercare qualcuna che le assomigliasse, semplicemente perché avevo finalmente capito che lei era unica, come ognuno di noi d'altro canto, intanto quella sua frase ogni tanto mi rimbalzava nel cervello e mi faceva battere il cuore, e che qualcosa di diverso c’era in me se ne rese conto immediatamente Lucia, la mia ragazza.
Io negai ovviamente, ma le volte che facevamo sesso non ero quello di sempre, e così mi mandò allegramente a fare in culo, ripassa quando ti sei schiarito le idee stronzetto, mi disse con quel cazzo di accento che mi fa sciogliere ogni volta.

Mia madre un sabato organizzò una cena di bentornata per mia cugina, erano invitati anche altri parenti, in tutto saremo stati almeno una quindicina di persone, e per fortuna che qualcuno aveva altro da fare se no sai che palle, comunque Sabri e gli zii arrivarono già nel tardo pomeriggio, io ero in camera che mi stavo rincoglionendo davanti alla play, ormai eravamo cresciuti, lei 24 anni e fresca di laurea, io quasi ventiduenne e commesso in un negozio di scarpe.
Sabri salutò i miei e poi venne in camera mia iniziando da subito a prendermi in giro per via della play, io imperterrito facevo finta di niente continuando a giocare.
La verità è che era da tanto che non la vedevo, mi era mancata, e poi cazzo l’avevo lasciata bella ed era tornata ancora più bella, quel giorno aveva un leggero trucco, la sua carnagione olivastra l’adoravo, i suoi occhi era luce, il suo corpo fantasia, la sua voce incanto, ero ancora cotto perso di mia cugina cazzo.
Ad un tratto mi prese il joystick dalle mani, facendomi perdere la partita, cosa che suscitò in me una certa reazione, una reazione scomposta e goffa nel tentativo di riprendere il joystick dalle sue mani, in quel momento sembravamo quei due mocciosi di una vita fa, ed invece eravamo due ragazzi, due adulti dentro a una camera da letto e il resto del mondo fuori, non so neppure io quante volte mi sono immaginato qualcosa di simile, con mille varianti su quello che poteva succedere, anche se ogni volta nell’esatto momento di andare al dunque, il sogno sfumava e con esso anche lei e io ritornavo mestamente alla realtà, ma quel sabato pomeriggio era tutto reale, lei era veramente nella mia stanza e io avevo le mani sul suo seno, che non era più quella di quando eravamo adolescenti o ragazzi.

Ci fu un momento dove calò un silenzio quasi irreale, io con le mani sulle sue tette, lei a pochi centimetri da me che mi guardava, non fece nulla per sottrarsi, non si tirò indietro, non disse nulla, si avvicinò con le labbra alle mie, sentivo il suo respiro su di me, e un calore mi stava salendo nella colonna vertebrale irradiando tutto il resto del corpo, e poi sentivo tirare il cazzo che era già bello che gonfio e teso, avrebbe potuto bucare il tessuto di cotone della tuta che indossavo, però nessun imbarazzo, solo un desiderio che stava diventando un fuoco senza controllo, e lei si avvicinò ancora un po’ di più verso me, ormai le nostre labbra erano a pochi millimetri dal precipizio, un senso di vuoto mi prese lo stomaco, una sensazione come essere sulle montagne russe e ad occhi chiusi si è prossimi a una discesa, ecco la discesa è stata la sua mano che portò al mio petto, poi la fece scendere lungo il mio corpo fino a trovare quella protuberanza di marmo, ma calda come l’inferno.

Potevo sentire il battito del suo cuore, e lei probabilmente il mio, e poi quel meraviglioso calore delle sue labbra appena umide che sfioravano le mie, la sua mano mi afferrava il cazzo attraverso il tessuto, lo strinse forte, sentivo gocce dei miei umori bagnare gli slip, sarei potuto venire, volevo venire, ma non volevo venire così.
E dopo le labbra la lingua, un bacio iniziato casto, innocente, per continuare con maggiore trasporto, voglia e desiderio crescevano, le lingue danzavano una musica a me sconosciuta, ero in estasi e palpavo i suoi seni generosi, con due dita strizzavo un capezzolo attraverso il maglioncino, lo potevo immaginare nitidamente, cazzo era duro e grosso ma ancora nascosto ai miei occhi e prigioniero dentro reggiseno di pizzo nero che riuscivo ad intravedere appena, nella foga di quei momenti l’avrei scopata e scopata ancora, o mi sarei fatto scopare e scopare ancora.

Ragazzi dai che stanno arrivando tutti, la voce di mia mamma arrivò come una spada che ci trafisse, improvvisa, crudele, bastarda, lei si ritrasse immediatamente ricomponendosi subito dopo, si sistemò la gonna passando la mano come a volerla stirare e così fece anche con il maglioncino che indossava, glielo avrei strappato, le avrei strappato tutto in quel momento e intanto era la mia carne che si strappava, il cazzo non ne voleva sapere di tornare a riposo, il suo odore nel cervello, il suo sapore nella bocca, sentivo ancora il suo cuore battere forte, impazzito da quel momento interrotto.
Mentre usciva dalla camera guardandomi mi fece l’occhiolino, e con la mano mimò il gesto di fare una sega, che stronza di cugina cazzo, io così eccitato mi affacciai dalla porta dicendo che andavo a prepararmi, in realtà lo potevo fare in camera, ma avevo bisogno di trovare sfogo in bagno, restai chiuso dentro una decina di minuti e mi feci due seghe, la prima durò forse 30 secondi prima di godere, la seconda poco di più…
3.1K
visite
7
voti
valutazione
7
il tuo voto

Continua a leggere racconti dello stesso autore

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.