Un nuovo lavoro, Sara
di
fatecomesenoncifossi
genere
etero
Erano già due anni che avevo trovato lavoro dopo un lungo periodo da disoccupato, l’azienda me l’aveva indicata una mia lontana parente e fu un bel colpo di fortuna che mi presero nonostante non avessi esperienza per il ruolo, ma probabilmente è stata proprio la spinta della parente ad aprirmi le porte, a parte questo era anche molto vicino a casa e così quasi sempre, tempo permettendo, andavo in bicicletta, mentre alcune volte, se mi alzavo prima del solito, anche a piedi e pure questa è stata una fortuna per le mie finanze.
Il lavoro in ufficio non era nulla di così entusiasmante, era un lavoro, di quelli che prendi per necessità e che non ti avrebbe dato nulla di più che uno stipendio per poter vivere, stipendio che non era neppure granché, ma che mi consentiva di vivere finalmente decentemente, e poi ero riuscito anche a pagare dei debiti che avevo contratto nel lungo periodo che ero rimasto senza lavoro.
A lavoro non avevo legato molto con i colleghi, tranne con Sara con la quale dividevo l’ufficio e con lei siamo entrati in sintonia fin da subito perché non mi piaceva come gli altri la trattavano per via del suo aspetto, era una donna robusta e che non si curava particolarmente come se preferisse cercare di passare il più possibile inosservata, per me era la sua autodifesa verso un mondo che probabilmente l’aveva spesso presa a calci in culo, e difenderla probabilmente mi era valsa l’antipatia di molti, non che questa cosa mi avesse fatto perdere il sonno, anzi, per uno come me che tutto sommato è spesso schivo e anche un po’ asociale, erano solo che meno rotture di palle da gestire.
Inutile dire che entrambi eravamo single, e così almeno una volta alla settimana uscivamo insieme, una pizza, un cinema o anche semplicemente a bere qualcosa in qualche locale, parlare insieme a lei era piacevole, una donna molto intelligente e con tanti interessi e passioni, ma con il complesso per il suo aspetto che la faceva soffrire dentro, e su questo molte volte ne abbiamo discusso, anche se ho lasciato lei libera di affrontare quel discorso, e il più delle volte mi limitavo ad ascoltare i suoi sfoghi ma senza dare giudizi, solo dei suggerimenti e del sostegno umano, che non voleva essere pietà, quello non l’avrei mai fatto e anzi, a volte cercavo anche di spronarla a non essere sempre così disfattista e troppo critica e dura verso se stessa, poi una sera davanti a due ottime birre artigianali le dissi che se voleva poteva fare qualcosa per iniziare a vedersi meglio, questa cosa la fece riflettere molto.
Nei giorni successivi la vedevo sulle sue, insomma non era la solita Sara che almeno con me rideva e parlava molto, era silenziosa, evitava gli sguardi, rispondeva quasi a monosillabe, e così le chiese cosa avesse, anche se ero certo che la sua rigidità era dovuta alla chiacchierata di alcune sere prima ed infatti, pur con una certa mia insistenza a parlarne, alla fine me lo confessò e ci chiarimmo abbastanza in fretta, le spiegai che non voleva essere una critica o chissà che altro, ma solo un modo per spronarla a fare qualcosa, considerato che alla fine si lamentava e basta, ma poi mangiava una serie infinita di schifezze, si spostava solo in auto anche per fare 20 metri, insomma non è che si aiutasse molto e poi aggiunsi anche un’altra cosa che da pensavo da molto, ma che mi ero sempre trattenuto dal dire, non so neppure perché, come non so neppure come quel giovedì pomeriggio mi sia uscita così, ossia che secondo me non era la brutta donna che lei si era convinta di essere.
Quella frase le fece abbassare lo sguardo dalla timidezza e divenne anche un po’ rossa, mentre io continuavo a parlarle senza pensare molto a quelle parole, poi passato il momento mi invitò a mangiare fuori il giorno successivo che era un venerdì, pago io per farmi perdonare, mi disse sorridendo.
Quel venerdì venne lei a prendermi a casa e mi portò in una trattoria sui colli, lungo il tragitto parlammo come al solito di vari argomenti e a tavola continuammo la conversazione, nel locale non c’era molta gente ma le cose che proponeva la casa erano molto buone, per non parlare del vino rosso fatto da loro che era un nettare che si beveva da solo e forse quella sera di bicchieri ne bevemmo più del solito, e così ci trovammo abbastanza euforici anche se ben presenti a noi stessi anche grazie a un paio di caffè belli forti e un paio di sigarette fumate nel parcheggio prima di riprendere la strada verso casa, era quasi mezzanotte e ci avremmo impiegato poco meno di un’ora per tornare verso la città, anche perché Sara guidava sempre molto piano.
Preso dal parlare manco mi ero reso conto che invece di portarmi a casa mia stava andando da lei, o magari neppure lei se n'era resa conto, però stetti zitto, una volta arrivati e parcheggiata l’auto mi guardò, ero uno sguardo che non le riconoscevo, e per alcuni attimi scese un silenzio, ci guardavamo e successe, un bacio improvviso, non fu lei, o io, ma entrambi come ci fossimo dati un segnale in quel silenzio, qualcosa di voluto da entrambi, sentii le sue labbra morbide, la sua pelle liscia tra le mie mani mentre le prendevo la testa tirandola verso di me, e poi i suoi capelli tanti e ricci, il suo respiro e il suo odore che assaggiavo quella prima volta, mi ritrovai eccitato come da non ricordo neppure da quanto tempo non mi succedeva, non so neppure quanto durò quel bacio, sembrava non finire mai, ci stavamo mangiando dal desiderio, poi lei si stacco, sentivo che voleva dirmi tante cose, ma dalle sue labbra usciva solo altro silenzio e in quello ci perdemmo ancora una volta in un altro bacio, questa volta più intenso e focosa, ora anche le sue mani stringevano la mia testa, le labbra s’intrecciavano e si gustavano, aveva un buon sapore e anche la sua fragranza inebriava i miei sensi, un pizzico di dolce in un mare di delicatezza, sfiorai il suo seno generoso, le sue cosce abbondanti, e lei portò la sua mano tra in mezzo allle mie gambe iniziando a strusciare il palmo della sua mano sul pacco ormai diventato duro.
No, non è stato il vino, è stata la voglia, il desiderio, qualcosa che forse entrambi sapevamo che poteva succedere, e così dal parcheggio ci siamo trovati prima nel divano del suo soggiorno e poi nel suo letto, lasciando fuori tutto il mondo, nudi nella penombra della sua stanza, e Sara era riuscita a lasciare fuori anche il suo imbarazzo, le sue paranoie per quel corpo cos’ abbondante, e io che facevo scivolare le mani sulla sua carne, tra le pieghe della pelle della sua pancia, tratteggiando i contorni del suo seno così grosso, succhiano i capezzoli al centro delle sue aureole marrone scuro.
- Ti prego fammi sentire la tua bocca divorare il mio piacere, non l’ha mai fatto nessuno -, le sue parole suonarono come una supplica che feci mia con voglia e desiderio, scivolando tra le sue gambe che lei aprì aiutandosi con le sue mani, era rasata ma non totalmente, le sue grandi labbra pronunciate, il clitoride era una piccola collina docile dove insistevo con la lingua e le labbra trovandola succosa e piena dei suoi umori che colavano nella pelle pallida e liscia delle sue cosce spalancate.
Gemeva intensamente dal piacere, si era completamente lasciata andare e mi stringeva la testa con le sue mani dimenando il corpo per i primi spasmi intensi e poi eccolo quell'organismo che esplose inondandomi la bocca con la sua abbondante venuta, il suo corpo vibrava sotto l’ultimo mio insistere con la lingua nel suo monticello pieno di succulenta rugiada che continuavo ad assaporare.
Continua…
Il lavoro in ufficio non era nulla di così entusiasmante, era un lavoro, di quelli che prendi per necessità e che non ti avrebbe dato nulla di più che uno stipendio per poter vivere, stipendio che non era neppure granché, ma che mi consentiva di vivere finalmente decentemente, e poi ero riuscito anche a pagare dei debiti che avevo contratto nel lungo periodo che ero rimasto senza lavoro.
A lavoro non avevo legato molto con i colleghi, tranne con Sara con la quale dividevo l’ufficio e con lei siamo entrati in sintonia fin da subito perché non mi piaceva come gli altri la trattavano per via del suo aspetto, era una donna robusta e che non si curava particolarmente come se preferisse cercare di passare il più possibile inosservata, per me era la sua autodifesa verso un mondo che probabilmente l’aveva spesso presa a calci in culo, e difenderla probabilmente mi era valsa l’antipatia di molti, non che questa cosa mi avesse fatto perdere il sonno, anzi, per uno come me che tutto sommato è spesso schivo e anche un po’ asociale, erano solo che meno rotture di palle da gestire.
Inutile dire che entrambi eravamo single, e così almeno una volta alla settimana uscivamo insieme, una pizza, un cinema o anche semplicemente a bere qualcosa in qualche locale, parlare insieme a lei era piacevole, una donna molto intelligente e con tanti interessi e passioni, ma con il complesso per il suo aspetto che la faceva soffrire dentro, e su questo molte volte ne abbiamo discusso, anche se ho lasciato lei libera di affrontare quel discorso, e il più delle volte mi limitavo ad ascoltare i suoi sfoghi ma senza dare giudizi, solo dei suggerimenti e del sostegno umano, che non voleva essere pietà, quello non l’avrei mai fatto e anzi, a volte cercavo anche di spronarla a non essere sempre così disfattista e troppo critica e dura verso se stessa, poi una sera davanti a due ottime birre artigianali le dissi che se voleva poteva fare qualcosa per iniziare a vedersi meglio, questa cosa la fece riflettere molto.
Nei giorni successivi la vedevo sulle sue, insomma non era la solita Sara che almeno con me rideva e parlava molto, era silenziosa, evitava gli sguardi, rispondeva quasi a monosillabe, e così le chiese cosa avesse, anche se ero certo che la sua rigidità era dovuta alla chiacchierata di alcune sere prima ed infatti, pur con una certa mia insistenza a parlarne, alla fine me lo confessò e ci chiarimmo abbastanza in fretta, le spiegai che non voleva essere una critica o chissà che altro, ma solo un modo per spronarla a fare qualcosa, considerato che alla fine si lamentava e basta, ma poi mangiava una serie infinita di schifezze, si spostava solo in auto anche per fare 20 metri, insomma non è che si aiutasse molto e poi aggiunsi anche un’altra cosa che da pensavo da molto, ma che mi ero sempre trattenuto dal dire, non so neppure perché, come non so neppure come quel giovedì pomeriggio mi sia uscita così, ossia che secondo me non era la brutta donna che lei si era convinta di essere.
Quella frase le fece abbassare lo sguardo dalla timidezza e divenne anche un po’ rossa, mentre io continuavo a parlarle senza pensare molto a quelle parole, poi passato il momento mi invitò a mangiare fuori il giorno successivo che era un venerdì, pago io per farmi perdonare, mi disse sorridendo.
Quel venerdì venne lei a prendermi a casa e mi portò in una trattoria sui colli, lungo il tragitto parlammo come al solito di vari argomenti e a tavola continuammo la conversazione, nel locale non c’era molta gente ma le cose che proponeva la casa erano molto buone, per non parlare del vino rosso fatto da loro che era un nettare che si beveva da solo e forse quella sera di bicchieri ne bevemmo più del solito, e così ci trovammo abbastanza euforici anche se ben presenti a noi stessi anche grazie a un paio di caffè belli forti e un paio di sigarette fumate nel parcheggio prima di riprendere la strada verso casa, era quasi mezzanotte e ci avremmo impiegato poco meno di un’ora per tornare verso la città, anche perché Sara guidava sempre molto piano.
Preso dal parlare manco mi ero reso conto che invece di portarmi a casa mia stava andando da lei, o magari neppure lei se n'era resa conto, però stetti zitto, una volta arrivati e parcheggiata l’auto mi guardò, ero uno sguardo che non le riconoscevo, e per alcuni attimi scese un silenzio, ci guardavamo e successe, un bacio improvviso, non fu lei, o io, ma entrambi come ci fossimo dati un segnale in quel silenzio, qualcosa di voluto da entrambi, sentii le sue labbra morbide, la sua pelle liscia tra le mie mani mentre le prendevo la testa tirandola verso di me, e poi i suoi capelli tanti e ricci, il suo respiro e il suo odore che assaggiavo quella prima volta, mi ritrovai eccitato come da non ricordo neppure da quanto tempo non mi succedeva, non so neppure quanto durò quel bacio, sembrava non finire mai, ci stavamo mangiando dal desiderio, poi lei si stacco, sentivo che voleva dirmi tante cose, ma dalle sue labbra usciva solo altro silenzio e in quello ci perdemmo ancora una volta in un altro bacio, questa volta più intenso e focosa, ora anche le sue mani stringevano la mia testa, le labbra s’intrecciavano e si gustavano, aveva un buon sapore e anche la sua fragranza inebriava i miei sensi, un pizzico di dolce in un mare di delicatezza, sfiorai il suo seno generoso, le sue cosce abbondanti, e lei portò la sua mano tra in mezzo allle mie gambe iniziando a strusciare il palmo della sua mano sul pacco ormai diventato duro.
No, non è stato il vino, è stata la voglia, il desiderio, qualcosa che forse entrambi sapevamo che poteva succedere, e così dal parcheggio ci siamo trovati prima nel divano del suo soggiorno e poi nel suo letto, lasciando fuori tutto il mondo, nudi nella penombra della sua stanza, e Sara era riuscita a lasciare fuori anche il suo imbarazzo, le sue paranoie per quel corpo cos’ abbondante, e io che facevo scivolare le mani sulla sua carne, tra le pieghe della pelle della sua pancia, tratteggiando i contorni del suo seno così grosso, succhiano i capezzoli al centro delle sue aureole marrone scuro.
- Ti prego fammi sentire la tua bocca divorare il mio piacere, non l’ha mai fatto nessuno -, le sue parole suonarono come una supplica che feci mia con voglia e desiderio, scivolando tra le sue gambe che lei aprì aiutandosi con le sue mani, era rasata ma non totalmente, le sue grandi labbra pronunciate, il clitoride era una piccola collina docile dove insistevo con la lingua e le labbra trovandola succosa e piena dei suoi umori che colavano nella pelle pallida e liscia delle sue cosce spalancate.
Gemeva intensamente dal piacere, si era completamente lasciata andare e mi stringeva la testa con le sue mani dimenando il corpo per i primi spasmi intensi e poi eccolo quell'organismo che esplose inondandomi la bocca con la sua abbondante venuta, il suo corpo vibrava sotto l’ultimo mio insistere con la lingua nel suo monticello pieno di succulenta rugiada che continuavo ad assaporare.
Continua…
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