La sorella di mia zia

di
genere
incesti

Matilde è la sorella più piccola della moglie di un mio zio paterno, una zia acquisita insomma e che zia aggiungo.
Molto diversa da sua sorella Agnese, quest’ultima sempre allegra, decisamente appariscente sia nella forma che nella sostanza, una donna che nonostante l’età prossima ai 50 anni piace ancora fare la ragazza, cosa per altro che si può permettere con un discreto rammarico di Aldo, mio zio, che anche se non ne ho certezza, credo che un po’ di corna le abbia nel suo curriculum vitae, mentre, e di questo ne ho prova certa, di corna alla cara mogliettina ne ha messe eccome, l’ultima con una donna delle pulizie con la quale continua ad avere una discreta tresca, insomma ho dei bei parenti e potrei continuare, ma oggi non è di questo, o di loro che voglio parlare, ma appunto della cara e austera zia Matilde, o almeno così mi sembrava fino a poche settimane fa, quando quella mia evidentemente fallace certezza, si dissolse dentro all’abitacolo di una renault clio.

Nonostante siano molto diverse, le due sorelle sono sempre state estremamente legate, Zia Agnese ha fatto un po’ da madre a sua sorella, i genitori se ne andarono troppo presto e così anche per i 15 anni di differenza tra loro, è stato quasi naturale che Agnese le facesse più da madre che da sorella, vai a capire il perchè Matilde sia cresciuta così diversa dalla sorella, ma così è, inutile farsi inutili domande.

Matilde veste sempre in modo estremamente rigoroso, non l’ho mai vista con una gonna che non le cadesse almeno ai polpacci, per non parlare delle sue raffinatissime e ricercate camice che usa abbottonare fin al collo anche se fuori ci sono 40 gradi, quasi un peccato mortale mettersi del trucco al viso, o avere anche un solo capello fuori posto, e mi aveva sempre incuriosito sapere se aveva l’abitudine di curare le sue parti intime, al mare era praticamente obbligatorio il costume intero, una volta ricordo che si presentò con uno che sembrava essere arrivato direttamente dai primi del ‘900, ecco, diciamo che a suo modo non passava inosservata, e forse anche per questo ha da sempre suscitato in me una certa curiosità e una serie di fantasie poco canoniche.

Poi non so come sia capitato, proprio alcune settimane fa, forse un mio sguardo più sfacciato del solito, e magari lei se n'era resa conto, qualcosa cambiò nel suo modo di guardarmi, quella volta ho colto un seppur tenue rossore fare capolino sulle sue guance rosa chiaro, e negli attimi che i nostri sguardi si sono incrociati e fermati, ho colto il suo imbarazzo e subito dopo il suo repentino sfuggire a quel confronto, anche la sua verginità era un aspetto che mi incuriosiva sapere.

Ogni volta che mi soffermavo a fantasticare su cose di questo tipo, la curiosità aumentava alzando il grado di malizia o porcaggine, e così finivo a pensare se avesse mai fatto un pompino, e se ingoiava, o se magari era lesbica, beh su questo in effetti c’ho fantasticato parecchio, e non era raro che immerso tra tutte queste fantasie, concludevo chiudendomi nella mia camera dove soffocavo, appunto, le stesse nel classico cinque contro uno.

Una cosa che non poteva mai mancare è il tradizionale pranzo della domenica a casa dei nonni in campagna, e nessuno poteva essere esentato dal partecipare a meno che non fosse in procinto di trapassare a miglior vita, e così quella è sempre stata l’occasione per trovarci tutti, e quando dico tutti intendo quasi una trentina di persone, per la gioia di mia nonna alla quale piaceva cucinare e lo faceva anche molto bene, forse un po’ meno contente erano le figlie, nuore, insomma tutto il ramo declinato al femminile, che dopo la messa, sacra anche quella, si trovavano per collaborare alla buona riuscita del pranzo, sacro pure quello mi sa.
Quella domenica di primavera inoltrata era una bellissima giornata di sole e c’era un bel vento teso, avevo deciso di andare con la mia auto così da potermi defilare a una certa e raggiungere degli amici per festeggiare il compleanno di Marisa, intanto il pranzo trascorreva come sempre, tra aneddoti che venivano ripetuti all’infinito e ogni volta c’era sempre un nuovo particolare che si aggiungeva alla storia, spesso questo era dovuto anche al buon vinello di casa che scorreva a fiumi, poi ecco finalmente il caffè e l’orologio diceva che erano già le quattro e mezza, e così iniziai a fare il giro dei parenti per salutare tenendo per ultima nonno e nonna che mi misero in tasca il solito un foglio da 50, anche questo da tradizione, e mentre sto per raggiungere l’auto ecco che il caso bussa al destino, e mi sento chiamare proprio da zia Matilde che mi chiede se potevo darle un passaggio a casa perché, a sua detta, non si sentiva molto bene.
A memoria quella era la prima volta che da quando la conosco che siamo rimasti da soli, non nego che un certo movimento iniziava a sentirle verso il basso ventre e zone limitrofe,
anche se una parte di me cercava di scacciare quei pensieri e così per portare la mente altrove feci quello che s’interessava di come si sentisse, la risposta mi spiazzò e non poco, non ho niente, ti ho visto andare via da solo e l’istinto ha fatto il resto, è stato più veloce della ragione, me lo disse proprio così senza tanti giri di parole, inutile aggiungere che quei pensieri che a fatica avevo cercato di allontanare tornarono ancora più prepotenti ed audaci di poco prima, e intanto avevo anche sbagliato strada, ma lei non disse nulla e io neppure.
L’auto era come andasse da sola, senza meta verso un inaspettato appuntamento col fato che ci fece finire a imboccare una discreta stradina sterrata che finiva in un'ansa del fiume che quel giorno scorreva lento in un silenzio che si stava caricando di piacevole aspettative e di meravigliose scoperte sotto a quella camicia sempre così austera ma che aveva tanto da nascondere quanto da mostrare, e tra quel silenzio rotto solo dai frinire incessante dei grilli e il fruscio delle foglie mosse dal vento, che mi baciò.
Le sue labbra era morbide, anche timide all’inizio, senza toccarmi, ancora mantenendo quella distanza di sicurezza come se il suo cervello stesse metabolizzando una via di fuga o il modo per lasciarsi andare totalmente dando un calcio nel sedere alla ragione, io invece pensavo solo a come mi sarei fatto succhiare il cazzo, poi il bacio divenne più deciso, la sua lingua incrociava la mia unendosi in una danza intrinseca di malizia e desiderio, aspettavo solo un piccolo segnale da parte sua, montava in me il desiderio di strappargliela quella camicetta così austera e da brava ragazza.
Intanto che ci stavamo assaggiando prendevo confidenza col suo sapore che stavo facendo mio, ascoltavo il suo respiro che si faceva sempre più profondo ed intenso man mano che diventavo sfrontato e audace, senza domandare permesso alcuno la mano scivolava ancora nel tessuto cercando di liberarla da quella costrizione, un bottone alla volta e ad ogni conquista il suo respiro diventava più intenso e il suo corpo più teso, e poi un altro e un altro ancora, potevo sentire il battito del suo cuore accelerare e correre sempre più forte, poi ad un certo punto mi prese la testa tra le sue mani stringendola forte e guardandomi in silenzio, come se quel momento non avesse bisogno di alcuna parola che avrebbe potuto spezzare l’incantesimo nel quale ci eravamo calati, poi mi baciò nuovamente con ancor più foga e intensità di prima.
Matilde si fece più intraprendente mettendo la mano prima nella coscia e poi stringendo il pacco e trovando il mio membro rigido e pronto, intanto finalmente stavo ammirando il suo piccolo seno ora libero da fronzoli e tessuti vari, assaporavo la sua pelle succhiando un capezzolo quasi sproporzionato per quel suo seno, era accentuato e grosso, lo stringevo tra le labbra e sentivo i suoi mugugni diventare gemiti di piacere, intanto la sua mano sfilava la cintura e abbassava la zip dei miei jeans fino a trovare quella carne e che ora premeva a sua volta per conoscere le labbra e la bocca della cara zia, non esitò a lungo prima di abbassarsi tra le mie gambe che si aprivano per accoglierla.
Con mia immensa sorpresa la cara Matilde non sembrava così sprovveduta anzi, non solo sapeva bene come fare, ma lo stava facendo anche molto bene, usava sapientemente mano e lingua e poi bocca, dettando tempi e modi in quel suo incedere verso la via del piacere, mio di certo, suo immagino lo stesso, ma non volevo capitolare subito, avevo un desiderio sempre più crescente di assaggiarla, di vedere finalmente se era glabra o aveva del pelo, avevo voglia di sentire il suo sapore nella bocca, così la fermai e ci accomodammo nel sedile dietro, alzai quella vela che era la sua gonna lunga, trovando le sue mutandine color carne e macchiate dai suoi umori, le sfilai trovando il suo pelo arruffato e abbondante, adoravo quella vista che per me è piacere e mi fa crescere ancora di più la voglia di possederla.
Mai avrei immaginato di vederla appoggiata alla portiera chiusa dell’auto, completamente in balia della mia lingua che leccava ogni centimetro della sua intimità gonfia e bagnata dei suoi umori mescolati alla mia saliva, mi piaceva quel suo sapore pungente e denso che mi entrava nelle narici del naso fin dentro al cervello, poi misi un dito dentro continuando a leccare quel suo piacere e a lei uscì un grido appena trattenuto che fece zittire per un attimo il frinire dei grilli e che ripreso subito dopo, intanto cresceva e montava un suo organismo che mi avrebbe riempito la bocca e che esplose per la mia gioia e il suo godere intenso.

scritto il
2026-04-30
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