Le bastarde Capitolo 8
scritto il 2026-11-05 tempo di lettura 10 min
di
NIKI4317
genere
Dominazione, Pulp
cura
A+
La dottoressa Emily Parker fece entrare il tenente Bilson e il sergente Stolkes nella sala dove stava facendo l’autopsia. La patologa mostrò a loro il corpo nudo di Erik Poster e poi sorrise sotto i baffi.
“Mi stavo chiedendo da stamattina con cosa potessero essere state inferte le ferite. Quale fosse insomma l’arma che lo aveva sfregiato in viso e addirittura bucato le gambe, e ho fatto una scoperta interessante”, esordì la dottoressa.
“Non mi dica che ha scoperto l’arma del delitto?” fece Jim speranzoso.
“Diciamo che per ora sono solo ipotesi. Io però mi sono fatta una mezza idea considerando le ferite, e aggiungendo il fatto che ho appena parlato con Studdy, uno degli agenti della scientifica. Anzi, direi proprio più di una mezza idea.”
“Ci dica, dottoressa Parker. Non ci faccia stare sulle spine”, intervenne Kate.
“Dunque, dicevo che non riuscivo a comprendere con quale arma potessero essere state inferte quelle ferite. Le ho esaminate attentamente. Ricordate che ritenevamo fossero state fatte da un’arma da taglio tonda? Bene, ho trovato una cosa interessante. C’è della terra intorno e addirittura dentro quelle ferite. Sia in quelle sul viso che su quelle più profonde sulle gambe.”
“Della terra?” domandò Kate, mostrando meraviglia.
“Esatto, tenente. Del terriccio. Ho già chiesto alla scientifica di appurare se quella terra è la stessa che si trova nella scena del crimine all’esterno della roulotte, e se al suo interno ci sono impronte compatibili con l’idea che mi sono fatta. Mi hanno detto che per il terriccio ci vorrà del tempo, ma ci scommetterei qualunque cosa che la risposta che mi daranno sarà positiva. Ho già fatto delle prove con le ferite e sembra proprio che io possa aver ragione.”
“Non capisco,” fece Stolkes. “Mi sta dicendo che l’assassino, prima di aggredire Poster, ha impresso l’arma del delitto sul terreno circostante. Ma è assurdo!”
“Io invece credo di aver capito cosa intende la dottoressa”, intervenne Kate.
“Scusate, signore, ma evidentemente la mia intelligenza è limitata. Volete dirmi di cosa si tratta?” chiese a sua volta Stolkes.
La patologa sorrise. “Non è che lei ha un’intelligenza limitata, sergente. Non ci arriva semplicemente perché lei è un uomo.”
“Continuo a non capire. Cosa c’entra il fatto che io sia un uomo?”
“Vediamo se indovino io, dottoressa Parker,” intervenne di nuovo Kate. “Quelle ferite non sono state inferte da un arma, ma da qualcosa che è stata a contatto col terreno.”
“E’ la stessa idea che mi sono fatta io, tenente. E cosa sta a contatto col terreno con la punta tonda? Secondo me, e come ho detto prima le ferite sembrano essere assolutamente compatibili, l’assassino, ma forse a questo punto sarebbe meglio definirla assassina, prima ci ha camminato e poi ha commesso l’omicidio.”
Jim Stolkes faticava ancora a comprendere.
“Usando i suoi tacchi a spillo come arma. E’ giusto, dottoressa?” disse invece la Bilson.
“Direi perfetto. Ho già fatto la prova e le ferite sono appunto compatibili con dei tacchi molto appuntiti, e la terra ritrovata nelle ferite farebbe presumere che l’idea sia giusta. O almeno è l’unica che mi possa venire in mente. E guarda caso, Studdy della scientifica mi ha riferito che sono state trovate impronte di scarpe da donna con i tacchi a spillo.”
Stolkes guardò le due donne con aria trasecolata. “Vorreste farmi credere che una donna con indosso delle scarpe coi tacchi a spillo ha ridotto in questa maniera Poster?”
“O qualcuno che ci vuol far credere che sia stata una donna, Jim. Qualcuno che era a conoscenza di ciò che è accaduto vent’anni fa. Ha imbrattato le scarpe con il terreno circostante, usando le mani e camminando a carponi con la sicurezza di non essere notato vista l’ora, e poi, quando Poster era svenuto o comunque a terra, ha inferto i colpi. Però senza ucciderlo visto che è stato soffocato, a quanto ci ha detto stamattina,” disse la poliziotta.
La patologa annuì. “Disamina perfetta, tenente Bilson. Poi se un giorno mi dirà cosa è accaduto vent’anni fa, mi toglierebbe una curiosità.”
“Lasci stare. Credo che sia meglio che se la tenga quella curiosità. Cos’altro ha da dirci, dottoressa?” chiese un ancora smarrito Jim Stolkes.
“Aveva ben cinque costole fratturate oltre a tre denti che l’assassino gli ha fatto saltare, ma la morte è dovuta senz’altro a soffocamento. Una delle morti peggiore che ci possano essere. L’assassino gli ha impedito di respirare fino a che la vittima non ha esalato l’ultimo suo respiro.”
“Ha usato qualcosa? Che so, dei lacci, una corda?” chiese ancora Kate.
“Non vedo nessun segno. E non vedo nemmeno i classici segni di uno strangolamento a mani nude, cosa comunque molto complicata considerando la stazza della vittima. Sinceramente, non saprei dirvi esattamente in che modo possa essere stato soffocato, ma possiamo fare delle ipotesi.”
“Qualsiasi laccio o corda avrebbe lasciato dei segni ben visibili, giusto dottoressa?” chiese ancora la Bilson.
“Assolutamente sì.”
“E anche se fosse stato strangolato a mani nude?” insistette la poliziotta.
“Ve l’ho appena detto. Lo strangolamento a mani nude lascia sul collo della vittima dei segni inequivocabili che su questo cadavere mancano del tutto.”
“Con cos’altro si può soffocare una persona?” chiese Stolkes, sempre più incredulo dalla piega che stava prendendo quell’indagine.
“Beh, ad esempio un cuscino”, propose la Bilson.
“Certo, perché no? Potrebbe essere una buona idea. L’uomo ormai non poteva opporre resistenza e quindi è un’ipotesi plausibile”, aggiunse Jim.
“Plausibile, ma io sarei propensa a scartarla”, fece invece la patologa.
“Perché mai?” chiese un sempre più attonito Stolkes.
“Perché ci sono dei lividi e un cuscino non lascia niente di visibile. Per di più lascia spesso delle fibre nella bocca del morto che mancano completamente.”
“Non capisco,” proseguì il sergente. “Lei ha appena sostenuto che non può essere stato strangolato a mani nude.”
“E lo confermo. Ho visto decine di donne strangolate, e tutte hanno dei segni specifici sul collo. Poster invece ha dei segni ma non di quel tipo.”
“Quindi?” domandò a sua volta Kate. “Con cosa pensa possa averlo soffocato?”
La patologa osservo i due investigatori e poi scosse la testa. “Prima ho parlato di ipotesi. Venite a vedere il morto. Vedete questi segni? Ci sono su entrambe le parti del collo, segno che l’assassino ha usato qualcosa che premeva su tutte e due le parti. Direi anche con forza equamente distribuita visto che i segni sono praticamente uguali.”
“Potrebbe essere stato soffocato con un braccio? Se fosse stato preso da dietro da una persona esperta, uno che possa aver praticato wrestling o arti marziali, nella classica presa “Nelson”, anche uno con la stazza di Poster non avrebbe potuto resistere a lungo. Cosa ne dice dottoressa? I segni sarebbero compatibili?” chiese di nuovo il tenente Bilson.
“Uhm, non ne sono convinta. Tenente, provi a prendere il sergente Stolkes alle spalle.”
Kate annuì e si avvicinò sorridendo a Jim. “Ti dispiace?”
“Basta che non stringi davvero”, rispose Stolkes, sorridendo a sua volta.
Kate si posizionò alle spalle di Stolkes e poi lo afferrò col suo braccio destro, facendo in modo che l’uomo fosse costretto ad arcuarsi all’indietro per cercare di dare meno presa. La patologa si avvicinò ai due.
“Osservate! Quali sono i punti che lei stringe, tenente?”
“Sto cercando di stringere sulla carotide”, rispose la giovane poliziotta.
“Esatto. Ma quali sono i punti esterni del collo che lei tocca col suo braccio?”
“Beh, lo cingo completamente, ma spingo appunto sulla carotide e sul lato destro del collo in quanto sono destrorsa. Un mancino spingerebbe invece dalla parte sinistra.”
“Esatto. Può lasciare il sergente, tenente Bilson. Vede, se l’assassino avesse afferrato la vittima da dietro per strangolarla col braccio, le ecchimosi dovrebbero trovarsi solo su una parte del collo e non su entrambe le zone laterali. Questo mi fa pensare che il delitto deve essere stato compiuto in modo diverso. Con quale altra parte del corpo si può soffocare una persona?”
Kate e Jim si guardarono e poi fu il sergente a prendere la parola:
“Con le gambe?”
“Nella classica presa scissors”, aggiunse la Bilson.
“Beh, non posso dire che sia andata proprio così, ma una presa del genere sarebbe proprio compatibile”, concluse la dottoressa Parker.
“C’è dell’altro?” domandò ancora Kate.
“Si. Le stranezze non sono ancora terminate. La lingua dell’uomo. E’ scura, come se avesse mangiato, o preferibilmente, direi leccato, qualcosa… Ho già inviato al laboratorio la sostanza che ho prelevato dalla sua lingua ma, vedete signori, considerando la situazione, sono pronta a scommettere un mese del mio stipendio che si tratta di vernice.”
“Vernice? Vuole dirmi che Poster prima di morire ha leccato della vernice?” chiese Stolkes, ormai completamente esterrefatto.
“Direi qualcosa sulla quale c’era della vernice”, precisò la patologa.
“Come ad esempio delle scarpe”, intervenne il tenente Bilson.
“Esatto, tenente. Forse le stesse che poi hanno trafitto la vittima.”
“Grazie, dottoressa Parker. Qualunque altra notizia, ci chiami immediatamente”, concluse Kate, uscendo dalla fredda sala adibita alle autopsie. Appena fuori, la poliziotta si rivolse al suo collega:
“Cosa ne pensi, Jim?”
“Credo che tu possa aver ragione sul fatto che qualcuno voglia far credere che si possa trattare di una donna. Mi sembra assurdo che una donna, per di più su tacchi a spillo, possa aver fatto una cosa del genere.”
Kate guardò il suo partner. “Io forse sarei in grado di farlo, Jim.”
“Sì, ma tu sei Kate Bilson, il miglior detective della polizia di Los Angeles.”
Kate sorrise a denti stretti. “Grazie, Jim.”
“E’ quello che penso. Rimangono però due domande, a questo punto. La prima è che l’assassino sta mettendo in atto una scenetta che ha a che fare con il sadomasochismo. Tacchi a spillo, leccare scarpe, insomma, mi hai compreso no? Perché una cosa del genere? E adesso la seconda. Chi era al corrente di ciò che vi facevano quei maledetti?”
La detective sospirò. “Alla seconda domanda non saprei proprio risponderti. Quanto alla prima… Forse è sbagliato parlare di sadomasochismo. L’assassino… o l’assassina, voleva inscenare qualcosa che riguarda la dominazione. Voleva costringere quell’uomo a sottomettersi. E’ una cosa diversa, Jim.”
“Diversa?”
“Sì, diversa, Jim. L’assassina, sempre ammesso che si tratti di una donna, voleva umiliarlo. Se l’ipotesi della dottoressa Parker corrisponde al vero, e gli ha fatto leccare le sue scarpe… Io credo che ci sia una forte componente umiliante in un’azione del genere. Chi lo ha ucciso voleva vendicarsi di qualcosa, qualcosa che a suo tempo l’aveva umiliata. E lei… o lui, l’ha ripagato con a stessa moneta.”
Stolkes annuì, e la seguì cercando la forza di riflettere. Chiunque fosse stato, voleva mettere in mezzo Kate, e lui questo non l’avrebbe permesso.
Continua...
“Mi stavo chiedendo da stamattina con cosa potessero essere state inferte le ferite. Quale fosse insomma l’arma che lo aveva sfregiato in viso e addirittura bucato le gambe, e ho fatto una scoperta interessante”, esordì la dottoressa.
“Non mi dica che ha scoperto l’arma del delitto?” fece Jim speranzoso.
“Diciamo che per ora sono solo ipotesi. Io però mi sono fatta una mezza idea considerando le ferite, e aggiungendo il fatto che ho appena parlato con Studdy, uno degli agenti della scientifica. Anzi, direi proprio più di una mezza idea.”
“Ci dica, dottoressa Parker. Non ci faccia stare sulle spine”, intervenne Kate.
“Dunque, dicevo che non riuscivo a comprendere con quale arma potessero essere state inferte quelle ferite. Le ho esaminate attentamente. Ricordate che ritenevamo fossero state fatte da un’arma da taglio tonda? Bene, ho trovato una cosa interessante. C’è della terra intorno e addirittura dentro quelle ferite. Sia in quelle sul viso che su quelle più profonde sulle gambe.”
“Della terra?” domandò Kate, mostrando meraviglia.
“Esatto, tenente. Del terriccio. Ho già chiesto alla scientifica di appurare se quella terra è la stessa che si trova nella scena del crimine all’esterno della roulotte, e se al suo interno ci sono impronte compatibili con l’idea che mi sono fatta. Mi hanno detto che per il terriccio ci vorrà del tempo, ma ci scommetterei qualunque cosa che la risposta che mi daranno sarà positiva. Ho già fatto delle prove con le ferite e sembra proprio che io possa aver ragione.”
“Non capisco,” fece Stolkes. “Mi sta dicendo che l’assassino, prima di aggredire Poster, ha impresso l’arma del delitto sul terreno circostante. Ma è assurdo!”
“Io invece credo di aver capito cosa intende la dottoressa”, intervenne Kate.
“Scusate, signore, ma evidentemente la mia intelligenza è limitata. Volete dirmi di cosa si tratta?” chiese a sua volta Stolkes.
La patologa sorrise. “Non è che lei ha un’intelligenza limitata, sergente. Non ci arriva semplicemente perché lei è un uomo.”
“Continuo a non capire. Cosa c’entra il fatto che io sia un uomo?”
“Vediamo se indovino io, dottoressa Parker,” intervenne di nuovo Kate. “Quelle ferite non sono state inferte da un arma, ma da qualcosa che è stata a contatto col terreno.”
“E’ la stessa idea che mi sono fatta io, tenente. E cosa sta a contatto col terreno con la punta tonda? Secondo me, e come ho detto prima le ferite sembrano essere assolutamente compatibili, l’assassino, ma forse a questo punto sarebbe meglio definirla assassina, prima ci ha camminato e poi ha commesso l’omicidio.”
Jim Stolkes faticava ancora a comprendere.
“Usando i suoi tacchi a spillo come arma. E’ giusto, dottoressa?” disse invece la Bilson.
“Direi perfetto. Ho già fatto la prova e le ferite sono appunto compatibili con dei tacchi molto appuntiti, e la terra ritrovata nelle ferite farebbe presumere che l’idea sia giusta. O almeno è l’unica che mi possa venire in mente. E guarda caso, Studdy della scientifica mi ha riferito che sono state trovate impronte di scarpe da donna con i tacchi a spillo.”
Stolkes guardò le due donne con aria trasecolata. “Vorreste farmi credere che una donna con indosso delle scarpe coi tacchi a spillo ha ridotto in questa maniera Poster?”
“O qualcuno che ci vuol far credere che sia stata una donna, Jim. Qualcuno che era a conoscenza di ciò che è accaduto vent’anni fa. Ha imbrattato le scarpe con il terreno circostante, usando le mani e camminando a carponi con la sicurezza di non essere notato vista l’ora, e poi, quando Poster era svenuto o comunque a terra, ha inferto i colpi. Però senza ucciderlo visto che è stato soffocato, a quanto ci ha detto stamattina,” disse la poliziotta.
La patologa annuì. “Disamina perfetta, tenente Bilson. Poi se un giorno mi dirà cosa è accaduto vent’anni fa, mi toglierebbe una curiosità.”
“Lasci stare. Credo che sia meglio che se la tenga quella curiosità. Cos’altro ha da dirci, dottoressa?” chiese un ancora smarrito Jim Stolkes.
“Aveva ben cinque costole fratturate oltre a tre denti che l’assassino gli ha fatto saltare, ma la morte è dovuta senz’altro a soffocamento. Una delle morti peggiore che ci possano essere. L’assassino gli ha impedito di respirare fino a che la vittima non ha esalato l’ultimo suo respiro.”
“Ha usato qualcosa? Che so, dei lacci, una corda?” chiese ancora Kate.
“Non vedo nessun segno. E non vedo nemmeno i classici segni di uno strangolamento a mani nude, cosa comunque molto complicata considerando la stazza della vittima. Sinceramente, non saprei dirvi esattamente in che modo possa essere stato soffocato, ma possiamo fare delle ipotesi.”
“Qualsiasi laccio o corda avrebbe lasciato dei segni ben visibili, giusto dottoressa?” chiese ancora la Bilson.
“Assolutamente sì.”
“E anche se fosse stato strangolato a mani nude?” insistette la poliziotta.
“Ve l’ho appena detto. Lo strangolamento a mani nude lascia sul collo della vittima dei segni inequivocabili che su questo cadavere mancano del tutto.”
“Con cos’altro si può soffocare una persona?” chiese Stolkes, sempre più incredulo dalla piega che stava prendendo quell’indagine.
“Beh, ad esempio un cuscino”, propose la Bilson.
“Certo, perché no? Potrebbe essere una buona idea. L’uomo ormai non poteva opporre resistenza e quindi è un’ipotesi plausibile”, aggiunse Jim.
“Plausibile, ma io sarei propensa a scartarla”, fece invece la patologa.
“Perché mai?” chiese un sempre più attonito Stolkes.
“Perché ci sono dei lividi e un cuscino non lascia niente di visibile. Per di più lascia spesso delle fibre nella bocca del morto che mancano completamente.”
“Non capisco,” proseguì il sergente. “Lei ha appena sostenuto che non può essere stato strangolato a mani nude.”
“E lo confermo. Ho visto decine di donne strangolate, e tutte hanno dei segni specifici sul collo. Poster invece ha dei segni ma non di quel tipo.”
“Quindi?” domandò a sua volta Kate. “Con cosa pensa possa averlo soffocato?”
La patologa osservo i due investigatori e poi scosse la testa. “Prima ho parlato di ipotesi. Venite a vedere il morto. Vedete questi segni? Ci sono su entrambe le parti del collo, segno che l’assassino ha usato qualcosa che premeva su tutte e due le parti. Direi anche con forza equamente distribuita visto che i segni sono praticamente uguali.”
“Potrebbe essere stato soffocato con un braccio? Se fosse stato preso da dietro da una persona esperta, uno che possa aver praticato wrestling o arti marziali, nella classica presa “Nelson”, anche uno con la stazza di Poster non avrebbe potuto resistere a lungo. Cosa ne dice dottoressa? I segni sarebbero compatibili?” chiese di nuovo il tenente Bilson.
“Uhm, non ne sono convinta. Tenente, provi a prendere il sergente Stolkes alle spalle.”
Kate annuì e si avvicinò sorridendo a Jim. “Ti dispiace?”
“Basta che non stringi davvero”, rispose Stolkes, sorridendo a sua volta.
Kate si posizionò alle spalle di Stolkes e poi lo afferrò col suo braccio destro, facendo in modo che l’uomo fosse costretto ad arcuarsi all’indietro per cercare di dare meno presa. La patologa si avvicinò ai due.
“Osservate! Quali sono i punti che lei stringe, tenente?”
“Sto cercando di stringere sulla carotide”, rispose la giovane poliziotta.
“Esatto. Ma quali sono i punti esterni del collo che lei tocca col suo braccio?”
“Beh, lo cingo completamente, ma spingo appunto sulla carotide e sul lato destro del collo in quanto sono destrorsa. Un mancino spingerebbe invece dalla parte sinistra.”
“Esatto. Può lasciare il sergente, tenente Bilson. Vede, se l’assassino avesse afferrato la vittima da dietro per strangolarla col braccio, le ecchimosi dovrebbero trovarsi solo su una parte del collo e non su entrambe le zone laterali. Questo mi fa pensare che il delitto deve essere stato compiuto in modo diverso. Con quale altra parte del corpo si può soffocare una persona?”
Kate e Jim si guardarono e poi fu il sergente a prendere la parola:
“Con le gambe?”
“Nella classica presa scissors”, aggiunse la Bilson.
“Beh, non posso dire che sia andata proprio così, ma una presa del genere sarebbe proprio compatibile”, concluse la dottoressa Parker.
“C’è dell’altro?” domandò ancora Kate.
“Si. Le stranezze non sono ancora terminate. La lingua dell’uomo. E’ scura, come se avesse mangiato, o preferibilmente, direi leccato, qualcosa… Ho già inviato al laboratorio la sostanza che ho prelevato dalla sua lingua ma, vedete signori, considerando la situazione, sono pronta a scommettere un mese del mio stipendio che si tratta di vernice.”
“Vernice? Vuole dirmi che Poster prima di morire ha leccato della vernice?” chiese Stolkes, ormai completamente esterrefatto.
“Direi qualcosa sulla quale c’era della vernice”, precisò la patologa.
“Come ad esempio delle scarpe”, intervenne il tenente Bilson.
“Esatto, tenente. Forse le stesse che poi hanno trafitto la vittima.”
“Grazie, dottoressa Parker. Qualunque altra notizia, ci chiami immediatamente”, concluse Kate, uscendo dalla fredda sala adibita alle autopsie. Appena fuori, la poliziotta si rivolse al suo collega:
“Cosa ne pensi, Jim?”
“Credo che tu possa aver ragione sul fatto che qualcuno voglia far credere che si possa trattare di una donna. Mi sembra assurdo che una donna, per di più su tacchi a spillo, possa aver fatto una cosa del genere.”
Kate guardò il suo partner. “Io forse sarei in grado di farlo, Jim.”
“Sì, ma tu sei Kate Bilson, il miglior detective della polizia di Los Angeles.”
Kate sorrise a denti stretti. “Grazie, Jim.”
“E’ quello che penso. Rimangono però due domande, a questo punto. La prima è che l’assassino sta mettendo in atto una scenetta che ha a che fare con il sadomasochismo. Tacchi a spillo, leccare scarpe, insomma, mi hai compreso no? Perché una cosa del genere? E adesso la seconda. Chi era al corrente di ciò che vi facevano quei maledetti?”
La detective sospirò. “Alla seconda domanda non saprei proprio risponderti. Quanto alla prima… Forse è sbagliato parlare di sadomasochismo. L’assassino… o l’assassina, voleva inscenare qualcosa che riguarda la dominazione. Voleva costringere quell’uomo a sottomettersi. E’ una cosa diversa, Jim.”
“Diversa?”
“Sì, diversa, Jim. L’assassina, sempre ammesso che si tratti di una donna, voleva umiliarlo. Se l’ipotesi della dottoressa Parker corrisponde al vero, e gli ha fatto leccare le sue scarpe… Io credo che ci sia una forte componente umiliante in un’azione del genere. Chi lo ha ucciso voleva vendicarsi di qualcosa, qualcosa che a suo tempo l’aveva umiliata. E lei… o lui, l’ha ripagato con a stessa moneta.”
Stolkes annuì, e la seguì cercando la forza di riflettere. Chiunque fosse stato, voleva mettere in mezzo Kate, e lui questo non l’avrebbe permesso.
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