Le bastarde Episodio 4

scritto il 2026-10-24 tempo di lettura 6 min

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pulp
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La dottoressa Parker stava ultimando i primi rilievi sul cadavere di Erik Poster quando vide la coppia di investigatori che si avvicinava di nuovo a lei.
“Se volete sapere qualcosa su questo omicidio, quando avrete finito di chiacchierare posso esservi di aiuto anche prima che cominci l’autopsia.”
“Ci dica, dottoressa”, fece la detective, che sembrava essersi ripresa del tutto dall’attimo di ovvio smarrimento alla vista di un morto che così tanto aveva inciso nella sua vita adolescenziale.
“Dicevo che ha tutta l’aria di essere stato picchiato brutalmente, ma deve anche essere stato seviziato. Ci sono delle ferite da arma da taglio in varie parti del corpo, principalmente alle gambe, fatte con un’arma sottile ma molto affilata e tonda. Non so spiegarmi che tipo di arma potrebbe essere.”
“Alle gambe? Forse volevano evitare che potesse scappare”, intervenne Stolkes
“Non so quanto possa essere plausibile questa ipotesi. Le ferite sono state sicuramente inferte dall’alto verso il basso forando le gambe quasi da parte a parte, e questo significa che la vittima era già a terra, probabilmente in condizioni da non poter fuggire dai suoi aggressori.”
“Ma comunque non lo esclude?” proseguì il sergente.
“Direi che non posso escluderlo, se è questo che voleva sentirsi dire, sergente. Ma ci credo poco. La dinamica delle ferite lascerebbe supporre che l’assassino l’abbia voluto sadicamente far soffrire. Ad ogni modo, devo aggiungere che altri tagli, compatibili con la stessa arma, sono sul viso, anche se queste ferite sono meno profonde rispetto a quelle trovate sulle gambe, come se fossero state inferte in modo sconclusionato”, concluse la dottoressa Parker.
“Ok,” intervenne a sua volta Kate. “Ci conviene andare a dare un’occhiata alla roulotte.”
“Ah, c’è un’altra cosa importante”, disse ancora la Parker, bloccando i due poliziotti.
“Cosa, dottoressa?” chiese la Bilson.
“Ve l’ho detto prima. Non è stato ucciso qui. Con tutte le ferite che ha, ci dovrebbe essere un lago di sangue, e invece ce ne è ben poco. Inoltre c’è una bella scia di trascinamento che parte dalla roulotte per arrivare fino a questo punto.”
I due poliziotti si voltarono. In effetti, la scia era piuttosto visibile e percorreva tutto il viottolo, partendo dalla roulotte fino ad arrivare al ciglio della strada. L’uomo era stato trascinato da morto fino al punto dove si trovava in quel momento, ma doveva essere stato ucciso altrove. Ovviamente nella roulotte, dove una squadra composta da quattro agenti della scientifica stava lavorando alacremente.
Risalirono il viottolo facendo bene attenzione a non camminare sulla scia di sangue. Uno degli uomini della scientifica li fermò prima di farli entrare nella roulotte.
“E’ meglio che non entriate. C’è un casino immane in questa roulotte.”
“Fateci dare almeno un’occhiata. E’ questa la scena del crimine, non è così?” fece a sua volta il sergente Stolkes, osservando insieme alla collega l’interno della roulotte, e facendo ridere di gusto l’agente della scientifica.
“Certo che è questo. C’è un lago di sangue, e a meno che non abbia vomitato Dracula in persona, quell’uomo è stato ucciso dentro la roulotte.”
“Siete riusciti a raccogliere qualche prova?” chiese il detective Bilson?
“Dobbiamo ancora lavorare. Impronte ce ne sono a iosa, ma sembra che appartengano tutte al morto. La roulotte è, come potete vedere, in condizioni disastrose, e questo ci complica le indagini. Di sicuro possiamo dire che questa roulotte è stata teatro di una lotta. Per il resto, sarà complicato riuscire a trovare qualcosa di utile in questo bailamme, ma ci proveremo.”
“Sul viottolo ho trovato tracce di pneumatici. L’assassino è venuto in macchina. Cosa potete dirci a riguardo?” insistette la giovane detective.
“Ben poco, a dir la verità,” rispose l’agente della scientifica. “Le abbiamo già controllate e sono pneumatici adatti per una berlina. Praticamente, una macchina su due di quelle che circolano in California. Più facile trovare un ago in un pagliaio,” concluse l’agente della polizia scientifica.
I due poliziotti tornarono indietro dove la dottoressa Parker era ancora intenta a fare i primi accertamenti sul cadavere.
“Ah, dottoressa, dimenticavo la classica domanda di rito. Da quanto tempo è morto?” chiese Kate.
“Da poche ore. Quattro, cinque ore al massimo, anche se potrò essere più precisa soltanto dopo l’autopsia.”
il sergente Stolkes osservò il suo orologio che faceva ormai le 7.30, e quindi quell’uomo doveva essere stato ucciso tra le due e le tre e mezza di notte.
“Andiamo?” chiese poi il poliziotto a Kate.
“Si, credo che qui abbiamo terminato”, rispose la giovane poliziotta rientrando in macchina, subito imitata dal sergente Stolkes.
Per alcuni minuti nessuno dei due aprì bocca. La confessione di Kate riguardo il suo passato era stata pesante, ma adesso incombeva il lavoro, e fu proprio la Bilson a interrompere quel silenzio piuttosto anomalo tra loro due.
“Secondo te, per quale motivo l’hanno trascinato dalla roulotte fino al ciglio della strada?”
“Stavo pensando proprio a questo. E’ strano. Di solito un assassino si preoccupa di far scoprire il suo omicidio il più tardi possibile, mentre questo ce lo voleva far scoprire subito. Non è normale.”
“No, non è normale”, ripeté come un automa Kate, che poi afferrò il suo telefonino.
“Che fai?”
“Telefono al sergente Jimenez”, fu la secca risposta della donna. Raul Jimenez, un altro della squadra di Kate, un altro che adorava mettersi agli ordini di una donna così capace. La sua voce impastata dal sonno arrivò alle orecchie della giovane investigatrice.
“Kate? Cosa è successo? Chi hanno ammazzato?”
“Un certo Erik Poster. Quanto ci metti ad andare al distretto?”
“Ti prego, Kate, mi sono svegliato un quarto d’ora fa. Dovevo attaccare alle nove. Dammi almeno il tempo di fare una doccia.”
“Fra mezz’ora ti voglio al distretto con tutte le notizie che puoi trovare su questo Poster. Mezz’ora, chiaro Jimenez? Ti mando sul tuo telefonino il nome esatto del morto.”
“Sei insopportabile.”
“Lo so. E salutami tua moglie”, concluse la Bilson, sotto lo sguardo divertito di Jim. Era tornata la Kate che conosceva: sicura di sé stessa, intraprendente e un pizzico autoritaria. Ma l’autorità di una persona capace si accetta volentieri se non è fine a sé stessa e se è indirizzata al buon andamento del lavoro. E lui da una come Kate avrebbe accettato qualunque cosa.

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