Le bastarde Capitolo 6

scritto il 2026-10-30 tempo di lettura 8 min

di
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pulp
cura
A

La stanza era quasi completamente spoglia, a parte un tavolino di legno e tre sedie, anch’esse dello stesso materiale. Su una di quelle sedie era seduta una donna sulla cinquantina. Altezza media, capelli tinti sul biondo, era vestita con un pantalone blu e una maglia rossa. Nel complesso dava la sensazione di una donna che cercava di tenere al suo aspetto con dignità e senza scadere nella volgarità.
“Sono il tenente Katherine Bilson, e lui è il sergente James Stolkes, signora Poster. Le porgiamo le nostre condoglianze.”
La donna osservò i due poliziotti e si soffermò soprattutto sulla donna. Molto bella davvero. Aria da donna in carriera più che da poliziotta, malgrado il suo abbigliamento sobrio.
“Vi ringrazio, ma chiamatemi signora Banks. Da quando ho divorziato da Erik ho ripreso il mio cognome da nubile.”
“Giusto, signora Banks. Posso chiederle perché ha divorziato da Erik Poster?”
Anne Banks guardò i due poliziotti nuovamente, ma continuò a soffermarsi sulla donna. Una del genere, con quel fisico e con quell’altezza, non avrebbe sfigurato su una passerella.
“Ha un paio di giorni di tempo in modo che le possa elencare i motivi della mia richiesta di divorzio?”
“Addirittura! Era così insopportabile?”
“Senta, tenente, è inutile fingere. Gli agenti che mi hanno portata qui mi hanno detto del suo omicidio, ma se lei pensava di trovare in me una che si sarebbe strappata i capelli dal dolore, si è sbagliata di grosso. Non lo sopportavo. Mi dispiace che sia morto perché era pur sempre il padre dei miei figli, ma i nostri rapporti erano limitati allo stretto necessario.”
“Ho capito, signora Banks. E mi dica, da quanto tempo lei non lo vedeva?”
La donna sospirò nervosamente. “Da ieri sera.”
Kate sembrò sorridere a quella notizia. “E come mai l’ha visto ieri sera? Mi ha appena detto che vi vedevate lo stretto necessario.”
“Perché ogni tanto veniva a chiedermi dei soldi. Ieri però non gliel’ho dati e l’ho cacciato di casa.”
Kate Bilson rimase per qualche istante in silenzio, cercando di capire che tipo di donna avesse di fronte. “Lei che lavoro fa, signora Banks?”
“Cosa?”
“Non mi sembra una domanda così complicata. Le ho chiesto che lavoro fa, come mantiene sé stessa e i suoi figli.”
Anne prese un po’ di tempo. “Perché le interessa saperlo? Cosa c’entra il mio eventuale lavoro con la morte di Erik?”
Kate si alzò dalla sedia, cercando un sorriso che fosse il più dolce possibile. “Vede, signora Banks, il nostro lavoro di investigatori si basa prima di tutto sull’esclusione delle persone dalle indagini. Io le faccio certe domande non perché voglio incolparla, ma perché voglio escluderla. So che non è stata lei, ma devo sapere se accanto a lei ci potrebbe essere un uomo che invece potrebbe averlo fatto. Mi segue?”
“No, non metta George in mezzo a tutto questo.”
La Bilson fece un sorriso di grande soddisfazione. Aveva portato quella donna a dirle esattamente ciò che lei voleva sapere.
“George, il suo compagno, è anche colui che si occupa del sostentamento suo e dei suoi figli?”
La Banks annuì. “Sì.”
“E cosa è accaduto ieri sera tra George e Erik?”
“Niente. Abbiamo avuto una discussione, l’ennesima. Erik voleva dei soldi per andarsi a ubriacare e mi stava mettendo le mani addosso. E’ dovuto intervenire George.”
“Che l’ha picchiato e poi l’ha seguito dove ha completato il suo lavoro.”
La donna scosse la testa. “No, no, siete fuori strada. George è una brava persona e non ucciderebbe una mosca. L’ha preso per un braccio e l’ha cacciato di casa. Forse nel divincolarsi gli ha potuto fare un segno, ma non è successo altro. George non possiede armi, e comunque è rimasto tutta la notte accanto a me, senza muoversi da casa.”
Kate sorrise di nuovo. “Non le hanno detto come Erik è stato ucciso, vero?”
“No. Mi hanno detto che è stato ammazzato e ho pensato a una pistola, a qualcosa del genere.”
“No, è fuori strada. Ha fatto una gran brutta morte. Lo hanno seviziato con un’arma da taglio, lo hanno picchiato e poi lo hanno ucciso soffocandolo.”
“Oh, mio Dio. Forse nemmeno Erik meritava di morire in questa maniera”, disse la donna, scuotendo la testa.
“No, forse nemmeno lui. Senta, signora Banks, cosa faceva Erik oltre a chiedere soldi a lei?”
“Si arrangiava. Sapeva fare di tutto quando non era ubriaco. Faceva il falegname, l’idraulico, l’elettricista. Aveva le mani d’oro, ma purtroppo aveva il vizio dell’alcool e la gente si fidava sempre meno a dargli dei lavori. Ultimamente, sapevo che lavorava saltuariamente per una ditta alla quale occorrevano dei muratori.”
“Come si chiama la ditta?”
La signora Banks sembrò rifletterci per qualche istante. “Mi sembra Filmore constructions. O forse Kindmore constructions. Non lo so, non ricordo bene. Una cosa del genere.”
Kate Bilson si alzò invitando la Banks a fare altrettanto. “Bene, signora, per il momento è tutto. Per ora abbiamo terminato.”
“Posso andare?”
“Certo. Può andare. Prima mi dovrà scrivere il cognome di George su quel foglio che è dinanzi a lei, e poi si può anche accomodare. Il sergente l’aiuterà a trovare l’uscita.”
“Senta, tenente, glielo giuro sui miei figli. George non si è mosso di casa ieri sera. E’ stato un caso che ieri sera hanno avuto quel diverbio. Il mio compagno è la persona più buona che abbia mai conosciuto. Non lo accusate di cose che non ha commesso.”
“Stia tranquilla, signora Banks. Non vogliamo accusarlo di niente. Dobbiamo solo fare il nostro lavoro,” concluse la giovane tenente, rivolgendo poi lo sguardo verso il suo collega. “Jim, accompagna la signora, per favore.”
Il sergente si alzò, attese che la donna facesse altrettanto, e l’accompagnò verso l’uscita, facendo poi ritorno nella sala degli interrogatori con in mano un bicchiere di caldo caffè fumante che offrì al tenente. La giovane poliziotta ringraziò Stolkes con un sorriso. Sembrava piuttosto pensierosa.
“Un buco nell’acqua?” chiese il sergente.
La donna scosse la testa
“Non del tutto. Abbiamo saputo che l’ex moglie ha un compagno che, guarda caso, ha avuto una discussione con Poster proprio prima che questi fosse ucciso. Ora tu mi vai immediatamente a cercare una società edile che assomiglia a Filmore o a Kindmore, e poi ci andiamo a fare una passeggiata da quelle parti mentre incaricherò Jimenez di verificare l’alibi del nostro caro George.”
“L’alibi mi sembra che sia proprio la donna che stava qui, ovvero la signora Banks”, obiettò il sergente.
“Uhm. E’ la sua compagna e non mi fido. Facciamo domande lì intorno per sapere se questo George è uscito ieri sera.”
“Faccio subito, Kate.”
“Ah, Jim”, lo richiamò la giovane poliziotta.
“Si, Kate?”
“Grazie per essermi stato vicino.”
“Se ti sono stato d’aiuto, ne sono felice”, concluse Stolkes, per poi cercare di ottemperare all’ordine di Kate. Si sentiva bene. Era felice che lei avesse trovato giovamento dopo il suo intervento. Ne era felice anche se poi gli vennero i brividi nel ripensare a tutto quello che quella giovane donna aveva dovuto sopportare quando era appena una ragazzina. E gli venne da pensare anche alle altre ragazzine. Kate era stata capace di uscire da quell’incubo, di farsi una vita, una brillante carriera nella polizia, ma le altre? Come vivevano ora da donne adulte? Poi tornò con la mente sull’omicidio, cercando di capire come muoversi per far luce su quel mistero. Per ridurre in quel modo un uomo, dovevano essere stati più di una persona. Difficile immaginare che una sola avesse potuto fare ciò che era stato fatto a Poster. Ma perché ammazzare uno come Erik Poster? Per la sua esperienza, gli omicidi si svolgevano per interesse, e considerando la posizione economica di Poster sembrava un’ipotesi da escludere, per amore e anche quella era una strada difficilmente percorribile. Oppure per vendetta… E lui anni prima si era macchiato di una cosa talmente orribile che una vendetta poteva essere probabile. E guarda caso, il detective Kate Bilson, una delle ragazzine violentate da Poster vent’anni prima, era una delle poche persone al mondo in grado di ridurre Poster in quel modo. Conosceva perfettamente varie arti marziali e l’aveva vista lui stesso all’opera più volte. Ma cosa diavolo stava facendo? Stava sospettando di Kate? Della donna che amava? No, sicuramente c’era qualche altro motivo. Ne era certo. Più che certo.

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