Le bastarde Episodio 5

scritto il 2026-10-27 tempo di lettura 6 min

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pulp
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Il tenente Katherine Bilson attese pazientemente l’arrivo del capitano Richards. Nel frattempo Jimenez si era dato da fare e aveva trovato le prime notizie sul morto. Divorziato ormai da qualche anno, con due figli che erano naturalmente stati affidati alla madre, una certa Anne Banks. La figlia grande si trovava al college mentre il secondogenito viveva ancora con la Banks. Disoccupato da ben cinque anni, da quando l’istituto era stato chiuso, Poster si era arrangiato in diversi modi per guadagnare qualche soldo, che aveva comunque speso quasi sempre per ubriacarsi. Aveva mandato Jimenez e Stolkes a casa dell’ex moglie per convocarla e poterla interrogare in centrale, ma prima aveva bisogno del consenso del suo capitano. Proseguire un’indagine su un morto che conosceva bene era fuori dalle regole. A meno che Richards non fosse stato al
corrente del motivo e l’avesse autorizzata di persona.

E alle nove in punto Richards fece il suo ingresso al distretto, meravigliato di vedere il tenente Bilson in sua attesa.
“Cosa c’è tenente?” esordì Richards, un uomo alto e un po’ sovrappeso di circa sessantacinque anni, notevolmente stempiato e con un sorriso franco e sincero. Era stimato da tutto il distretto che sapeva gestire con precisione. Poteva dare l’impressione del buon padre di famiglia, ma sapeva anche essere duro quando ce ne era bisogno. E fra poco lo attendeva la meritata pensione.
“Le devo parlare, capitano”, fu la secca risposta della giovane.
Il capitano Richards entrò nel suo ufficio seguito come un’ombra dalla Bilson, che attese che il suo superiore si mettesse seduto dietro la scrivania per fare altrettanto, ovviamente di fronte a lui.
“Allora, tenente, sono curioso di sentirti. Prego.”
Kate Bilson raccontò all’esterrefatto capitano ciò che aveva già detto al sergente Stolkes, chi era e come aveva conosciuto il defunto Poster, le violenze sue e degli altri uomini nei suoi confronti e in quelli delle altre ragazzine, e quell’epiteto, “le bastarde”, che quegli uomini usavano nei loro confronti.
Il capitano Richards ascoltò pazientemente le parole della giovane donna, e poi la guardò per cercare di capire cosa stesse provando.
“Odiavi Poster?”
La poliziotta deglutì nervosamente. “Non lo so. All’epoca sicuramente sì, ma non pensavo più a lui ormai da tanti anni.”
“Pensi di riuscire a far bene il tuo lavoro?”
“Io… Io credo di sì, capitano. E’ una strana situazione, ma ho promesso di difendere la legge, e chi ha compiuto quell’omicidio l’ha infranta.”
“Bene, Kate. Era quello che volevo sentirmi dire da te. Sei un essere umano e la tua reazione di fronte a quella persona che tanto male ti ha fatto è più che giustificata. Hai il mio appoggio. Prosegui nelle indagini.”
“Io… Io non so come ringraziarla, capitano.”
“Io lo so, invece”, disse Richards sorridendo.
“Come, capitano?”
“Mettendoti seduta dietro questa scrivania.”
Kate spalancò gli occhi. “Ma, capitano, io…”
“Non interrompermi. Tu sei la più adatta a prendere il mio posto quando andrò in pensione, mentre invece ho sentito delle voci che sostengono che tu stai nicchiando.”
“Io voglio diventare capitano. Lo voglio con tutta me stessa, ma ci sono sergenti, come Jimenez o Stolkes che sono qui da più tempo di me, e già faccio fatica a dare loro ordini nelle vesti di tenente. Temo che se dovessi essere ancora più dura, come deve essere il responsabile del distretto, potrei perdere il loro appoggio. Lei capisce?”
Il capitano Richards scosse la testa. “Sei in errore, Kate. Forse per la prima volta da quando ti conosco stai sbagliando. I tuoi uomini ti ammirano e sarebbero pronti a buttarsi nel fuoco per te. Tu sai farti obbedire, Kate. Sai farlo con le buone maniere, ma anche dando ordini perentori. Sarai un perfetto capitano. Io comunque appoggerò la tua candidatura con tutto me stesso. E ora va’ e prendimi l’assassino di Poster”, concluse Richards sorridendo.
Kate si alzò dalla poltrona e sorrise a sua volta all’uomo che le stava di fronte. “Agli ordini, capitano”, disse contenta. Sapere di stare nel cuore dei suoi superiore e dei suoi sottoposto le dava una felicità intensa, e dimostrava come in quegli anni avesse lavorato alla perfezione alla squadra omicidi.
Uscì dalla stanza del capitano proprio mentre il sergente Raul Jimenez le veniva incontro.
“Kate, stiamo aspettando i tuoi ordini.”
“Hai portato la moglie di Poster in centrale?”
“Si, è in attesa di essere interrogata.”
“Bene, ci pensiamo io e Stolkes. Vediamo se da questo interrogatorio riusciamo a capire chi cavolo fosse diventato Poster e se poteva avere dei nemici. Chiamami Jim e digli di raggiungermi nella sala interrogatori.”
“Subito, Kate. Hai bisogno di altro?”
La Bilson sorrise. Sì, era piacevole vedere come uomini più grandi di lei non facevano nessuna fatica a prendere ordini da una giovane donna come lei. Giovane e bella. E sapeva anche che Jim Stolkes, oltre a pendere letteralmente dalle sue labbra, era anche perdutamente innamorato di lei. Forse pensava di essere stato bravo a nascondere i suoi sentimenti, ma agli occhi di una donna molto intelligente come lei tutto era risultato lampante. E lei? Cosa provava lei per Stolkes? Fisicamente, lo poteva definire più che interessante. Alto all’incirca come lei, circa un metro e ottanta, era decisamente armonioso nella struttura fisica, con due spalle niente male. E nemmeno di viso era male. Mascella squadrata, capelli castani, chiari, ricci e molto corti. E soprattutto un gran bel sorriso, quelle poche volte che sorrideva. Al momento però aveva altro a cui pensare che a decidere se incoraggiare Stolkes o no. Quello semmai, sarebbe venuto in seguito. Si avviò verso la sala delle interrogazioni raggiunta da Stolkes che arrivò trafelato.
“Scusami, Kate. Stavo facendo delle indagini sul nostro uomo.”
“Cos’hai scoperto?”
“Purtroppo niente di particolare. Non aveva carta di credito e la sua assicurazione sanitaria era scaduta. Non possedeva praticamente nulla tranne la macchina, quella vecchissima Ford parcheggiata proprio davanti a dove ce l’hanno fatto ritrovare, e la roulotte, che usava come abitazione in quanto era stato cacciato via dalla sua vecchia abitazione per morosità. Entrambe comprate usate per pochi soldi.”
“E’ tutto?”
“Si, Kate. Per il momento non so dirti altro.”
“Ok, è un inizio. Andiamo ad interrogare la vedova”, fece Kate, entrando nella sala adibita agli interrogatori.
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